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Amarone in Jazz

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“Weight Of The World” di This Is Hell

Il peso del mondo. Così i This Is Hell introducono il loro nuovo lavoro, terzo album della loro discografia. Il combo di Long Island, che dopo ripetuti cambi di line-up si è stabilizzato come quartetto, torna più in forma che mai, portando avanti il discorso iniziato con il precedente ep “Warbirds”.
Questo “Weight Of The World”, oltre a portare una ventata di freschezza nel sound del gruppo, è anche una dimostrazione di come si possa evolvere il proprio stile senza snaturarlo del tutto: quello che agli inizi era un hardcore grezzo e diretto si ritrova ora imbastardito con il metal (attenzione, non metalcore…), di cui riprende lo “shredding” (assolo rapido in tapping) e la compattezza esecutiva. Attitudine e foga esecutiva li tengono legati alle loro origini, ed è proprio questo connubio a rendere interessante e allo stesso tempo particolare questo nuovo capitolo della loro discografia.
“No One Leaves Unscathed”, “Out Come The Bastards”, “The Search”, “Shadows” e “Worship Syndrome” sono pugni nello stomaco, compatti e dritti all’obiettivo, con il riffing potente di Rick Jimenez e la voce di Travis Reilly che da sempre contraddistinguono lo stile dei This Is Hell, coadiuvati dal basso potente di Andrew Jones e dalle ritmiche potenti e precise del batterista Benny Mead (in prestito dai Dead Swans).
Molti dei testi sono stati ispirati dalla figura di Terry Funk, colui che è considerato il padre del wrestling moderno, che si è costruito da solo la strada per il successo, vivendo sempre al limite, ma senza che questo riuscisse a dargli alla testa.
Una grinta e determinazione che contraddistinguono da sempre il quartetto di Long Island: da quel lontano 2005 quando, dopo aver fatto uscire il loro ep, si imbarcarono subito in un tour europeo promuovendosi da soli, fino ai giorni nostri, quando si sono ritrovati a suonare nei maggiori festival nel mondo, con mostri sacri come Anthrax e ultimamente anche i Guns’n'Roses (o quel che ne rimane). Rimanendo sempre umili e con i piedi per terra.
Ah, se tutti i gruppi avessero un’attitudine simile…