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Amarone in Jazz

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“The Betrayed” di Lostprophets

Sono passati quattro anni dall’ultima volta che un nuovo cd dei Lostprophets ha fatto capolino sugli scaffali dei negozi di musica. Quattro lunghi anni in cui l’attesa dei fan si è fatta spasmodica rinvio dopo rinvio. A complicare le cose ci ha pensato la dipartita del batterista Ilan Rubin, che ha raggiunto i Nine Inch Nails ed è stato sostituito da Luke Johnson. Ora, anno di grazia 2010, possiamo mettere mano (e orecchie) su questo travagliato oggetto misterioso.
I tempi dell’esordio “Thefakesoundofprogress” sembrano ormai lontani anni luce, e penso che anche il più oltranzista dei fan si sarà messo il cuore in pace sul fatto che quei tempi non torneranno mai. I Lostprophets sono cresciuti album dopo album, e si può tranquillamente dire che questo “The Betrayed” sia la summa di anni e anni di duro lavoro e concerti infuocati in giro per il mondo.
Mai connubio tra ritmiche serrate e potenti e melodie accattivanti è stato così azzeccato, sintomo di un enorme lavoro in studio dove nulla è stato lasciato al caso. Con questo non voglio dire che è un prodotto preconfezionato e privo di anima, tutt’altro. I Lostprophets forniscono una delle loro migliori prove per quanto riguarda intensità e resa sonora. L’inizio è da urlo, una “Dstryr/Dstryr” pronta a far scuotere le teste ai concerti del gruppo e che funge da preambolo ai singoli “t’s Not The End Of The World But I Can See It From Here” e “Where We Belong”, convincenti e accattivanti al punto giusto, che non hanno paura di suonare semplici e diretti.
“Next Stop Altro City” potrebbe fare l’accoppiata con la canzone iniziale in termini di grinta e adrenalina. C’è tempo anche per la punk-rockeggiante “For He’s A Jolly Good Felon” e la scialba “Streets Of Nowhere”, probabilmente l’episodio più debole del lavoro, il cui inizio ricorda “Are You Gonna Be My Girl?” dei Jet.
Ma la vera sorpresa di “The Betrayed” sono le canzoni “The Darkest Blue” e “The Light That Burns Twice As Bright…” dove venature dark avvolgono le trame sonore che si intrecciano tra muri di chitarre e pianoforte, regalando all’ascoltatore una valida alternativa al classico sound del gruppo.
Tirando le somme questo quarto album dei Lostprophets è davvero un buon lavoro, semplice, energico e piacevole da ascoltare. Un buon passo avanti rispetto alle derive pop/commerciali del precedente “Liberation Transmission”, e un gruppo che dopo essere scomparso momentaneamente dalle scene, torna per riprendersi il posto che gli spetta nel panorama della musica alternative mondiale.



Terzo album all’orizzonte per i Bring Me The Horizon

bring me liveIl 2009 è stato l’anno della consacrazione dei Bring Me The Horizon, coronato dall’uscita della ristampa remix di “Suicide season” (dove hanno collaborato – tra i tanti – membri di Utah Saints e Slipknot), dal primo tour giapponese, dai sold-out registrati in tutta Europa e dalle copertine di riviste musicali di tutto il mondo come Kerrang!, Rock Sound, Alternative Press e Blunt.
Ma ora per il gruppo di Sheffield è giunto il momento di pensare al futuro e in particolare al loro terzo album in studio. La prima notizia è che sarà ancora una volta il producer metal per antonomasia  Fredrik Nordström e i Fredman Studio a occuparsi della produzione (come in “Suicide season”), una scelta dovuta stando a sentire le dichiarazioni del cantante Oliver Sykes: “Il 2009 è stato un anno infernale per tutti noi, passato costantemente in tour! Il nostro secondo disco “Suicide season” ha avuto un successo clamoroso e molto di esso è dovuto al fatto che abbiamo fatto un lavoro promozionale incredibile, oltre ovviamente alla potenza delle sue canzoni. Tornare a lavorare con Fredrik ci rende felici e orgogliosi, in quanto si è andata a creare una sinergia che sono sicuro otterrà risultati ancora più clamorosi con il nuovo disco“. 
Il disco verrà pubblicato la prossima estate, licenziato ancora una volta da Visible Noise Records. www.myspace.com/bmth www.myspace.com/visiblenoiserocks



“Suicide Season – Cut Up” di Bring Me The Horizon

Suicide-Season-CUTUP-320x317I Bring Me The Horizon, nel bene e nel male, sanno sempre come stupire. Nel giro di pochi anni sono passati da illustri sconosciuti a uno dei gruppi metal più amati (prevalentemente dai e soprattutto dalle giovani) dei giorni nostri. Amati dai più ma anche pieni di detrattori, pronti ad aspettare qualsiasi passo falso per screditarli appena possibile.
Questo “Suicide Season – Cut up” rischia però di allineare per una volta sullo stesso livello fans e detrattori. Perchè mai? Perchè non si tratta altro che di una versione remixata del fortunato secondo album del gruppo uscito l’anno scorso. Il problema sta tutto nei generi che caratterizzano i remix, ovvero elettronica, dubstep e drum’n'bass. Non proprio il genere di chi segue il gruppo. Quindi se non siete avezzi a certe sonorità è meglio saltare a pie’ pari questo album. Per chi invece non si pone limiti o semplicemente sa godersi i generi, direi che “Suicide Season – Cut up” merita più di qualche ascolto. Certo, non tutti i remix sono degni di nota, ma nel complesso è un lavoro godibile che strappa perfino qualche sorriso se ci si ferma a pensare alle due versioni.
“The Comedown” remixata dai Robotsonics, “Chelsea Smile” remixata da Travis McCoy dei Gym Class Heroes, “Sleep With One Eye Open” remixata dai Tek-One, “Suicide Season” remixata da The Secret Handshake e “Football Season Is Over” remixata dai Utah Saints sono gli episodi migliori di questa bizzarra raccolta.
Potremmo stare qui ore a discutere sulla bontà e sull’utilità di un’uscita come questa, ma questo non ci porterà da nessuna parte. I Bring Me The Horizon sono giovani, hanno voglia di divertirsi e lo fanno facendo ciò che li piace. E questa uscita in qualche modo rispecchia questa attitudine: per quanto bizzarra possa sembrare, deve essere presa per quel che è, ovvero una goliardata in musica, che non ha secondi fini se non quello di divertire e intrattenere l’ascoltatore. Niente di più, niente di meno. Ma un ascolto potete concederglielo: chissà, magari potrebbe anche piacervi.



“Winds Of Osiris” di The Plight

fix_resize.phpE’ finalmente uscito, dopo un’attesa lunga un anno, l’album di debutto degli inglesi The Plight, battezzato “Winds Of Osiris”. Chi segue il gruppo da tempo sa quanta aspettativa c’è dietro questo lavoro, è devo dire che è stata del tutto rispettata.
Guai a considerare i The Plight come l’ennesimo prodotto del trend che vede gruppi hardcore fondere il loro suono con il rock’n'roll. Qui non c’è niente di leccato o semplici riff: il quintetto fa suo il dogma dell’accoppiata sporcizia e sudore, ovvero gli ingredienti fondamentali del rock fatto come dio (o il diavolo?) comanda.
La strumentale “Spit On The Cross – Part I” che apre il lavoro è una dichiarazione di intenti: hard rock sanguigno imbastardito col blues. Siamo sicuri di trovarci davanti a dei ragazzi poco più che ventenni? Neanche il tempo di darsi una risposta che si viene travolti dalla furia inconoclasta di “Lovesick Maniac”, un ottimo pezzo rock’n'roll come non se ne sentiva da tempo. Roba da stropicciarsi gli occhi. Canzoni come “Into The Night” e “Sick Of The Dreaming” sono più articolate ma non per questo meno efficaci.
Merito di una sezione ritmica che riesce a snocciolare riff interessanti, capaci di catturare l’attenzione per tutta la durata del lavoro, facendo propria la lezione del blues più sanguigno applicata al migliore hard rock, mescolato a sua volta con la frenesia del primo punk.
A rendere tutto più abrasivo ci pensa anche la voce del cantante Al, a metà strada tra lo sgraziato e il tagliente, in una prova superlativa. Oltre ai pezzi già citati, voglio ricordare anche “Before The Law”, “Tied To The Tracks” e “Hard To Swallow”, nonchè le strumentali “Lifted To The Sun” e “Spit On The Cross – Part II”.
Un disco pregno di sangue, sudore e lacrime, uno di quelli che ti capita di ascoltare poche volte e di cui apprezzi freschezza e genuinità. Un consiglio: ascoltarlo ad alto volume per apprezzarlo pienamente. Astenersi ricercatori di emozioni facili e preconfezionate. Questo è rock’n'roll…and I like it!!!



Intervista con Outcry Collective

27/07/2009

La redazione di Sound Magazine incontra Outcry Collective, promettente gruppo rock inglese. Hanno all’attivo un ep e un freschissimo album di debutto pubblicato dalla Visibe Noise. Risponde alle nostre domande il chitarrista Christopher Phelps.
Di seguito riportiamo l’intervista in lingua originale.
Domande a cura di Michael Simeon

Ciao ragazzi, è un piacere avervi qui su Sound Magazine. Vorreste presentarvi ai nostri lettori?
Christopher: Ciao sono Christopher e suono la chitarra negli Outcry Collective.

Il vostro attesissimo album di debutto “a r t i c l e s” sta per uscire. Quali sono le vostre aspettative a riguardo?
Christopher: Sono veramente contento di come è riuscito l’album. E’ più progressive di qualsiasi cosa che abbiamo mai fatto, e introduce nuove idee nel nostro stile. Mi aspetto che la gente lo veda come un diverso ma allo stesso tempo grande album di rock’n'roll.

Ho avuto la possibilità di ascoltarlo e recensirlo e una cosa che mi ha colpito è la quantità di generi che mescolate nel vostro suono. Sembra che abbiate ogni sorta di influenza ma allo stesso tempo anche la capacità di incorporarli in un suono unico e brillante. Che ne dici?
Christopher: Innanzitutto grazie, perchè è esattamente quello a cui volevamo arrivare, quindi hai guadagnato punti. Amiamo tutti una grande varietà di musica, quindi abbiamo voluto prendere suoni e stili diversi per inglobarli.

Molti giornali vi etichettano come i “nuovi Gallows”, anche se siete decisamente diversi. Vi infastidisce sta cosa? Nel senso, siete più rock e metal, piuttosto che hardcore, posso perfino sentire melodie sabbathiane nel vostro suono.
Christopher: Ci accade spesso di essere paragonati ai Gallows, ma non siamo l’unico gruppo a cui succede. Ma è un paragone debole. Non siamo per niente come i Gallows, abbiamo fatto sempre la nostra musica. Questo album ci porta nel nostro stile musicale, e vogliamo rimanerci.

Perchè avete deciso di registrare, mixare e produrre “a r t i c l e s” interamente da soli?
Christopher: Principalmente per tre motivi. Primo, è stato più economico. Secondo, sappiamo come fare e abbiamo la competenza grazie al nuovo batterista Sam. Terzo, abbiamo voluto affrontare il nostro progetto in proprio senza che qualcuno ci dicesse come dovrebbero andare le cose.

Da quando esistete come gruppo avete suonato più di duecento concerti in due anni, ed è una cosa incredibile. Questo vuol dire che vi piace molto suonare dal vivo. Cosa dici?
Christopher: Assolutamente, amiamo suonare dal vivo. I concerti che abbiamo suonato ultimamente sono stati fantastici, perchè stanno diventando sempre più grandi, quindi ci stiamo nutrendo di quell’energia e stiamo vedendo di spaccare ogni sera. Vogliamo andare a suonare per il maggior numero di persone in giro per il mondo.

Avendo così tante influenze nel vostro suono, probabilmente raggiungete un ampio raggio di ascolti e di fans. Che ne pensi?
Christopher: Se la nostra musica è ascoltata dalle persone giuste, penso che sia davvero possibile. Se ti piace la musica rock non c’è alcun motivo per cui non ti possa piacere il nostro disco. Dentro c’è qualcosa per tutti.

Quali sono i vostri progetti futuri? Verrete a suonare in Europa?
Christopher: Siamo appena ritornati da qualche settimana ed è stato fantastico! Non vediamo l’ora di tornarci!

C’è qualche gruppo che vorresti supportare consigliandolo ai nostri lettori?
Christopher: Certamente. Ascoltate i nostri amici Blackhole, hanno un album in uscita a settembre e sarà grandioso. Anche i Young Guns e i Computers. Grandi persone, e anche la musica non è male, vi piaceranno ;)

Bene Christopher, molte grazie per l’intervista. Qualcos’altro da dire ai nostri lettori?
Christopher: Grazie amico. Godete le canzoni che abbiamo composto, speriamo di vedervi presto. Grazie e arrivederci.

Hi mates, nice to have you here on Sound Magazine. Would you like to introduce yourselves to our readers?
Christopher: Hi I’m Christopher and I play guitar in Outcry Collective.

Your long awaited debut album “a r t i c l e s” is finally coming out. What are your expectations about it?
Christopher: Well I am very happy with how the album came out. Its far more progressive than anything else we have ever done, and introduces new ideas into our style. I expect people to think its different but still a great rock’n’roll record.

I had the possibility to listen to it to review it and one thing that hit me was the range of genres that you mix in your sound. It seems you have any sort of influences but at the same time the ability to incorporate them in a brilliant unique sound. What would you say?
Christopher: Firstly, thank-you, because I think that’s exactly what we were going for, so you are on the money there. We all love a whole range of music, and so we wanted to get a lot of vibes/styles in there to encompass this.

Most of the magazines label you as the “new Gallows”, even if you’re definitely different. Does this bother you? I mean you’re more rock and metal rather than hardcore, I can even recall some Black Sabbath melodies in your sound.
Christopher: We get the ‘Gallows’ comparison a lot, and we are not the only band around right now who do. But it’s a lazy comparison. We are nothing like Gallows, we have always done our own thing. This album takes us into our own musical style, and we would like to stay there.

Why did you decide to record, mix and produce “a r t i c l e s” all by yourselves?
Christopher: Mainly for three reasons. Firstly, it was cheaper. Secondly, we have the know how and expertise thanks to our new drumist Sam. And thirdly, we wanted to just get on with it and sink our teeth in to our own project without being told by someone how something should go.

Since you came out as a band, you’ve played nearly 200 shows in almost 2 years and it’s an incredible thing. This means that you really love the live dimension. What would you say?
Christopher: Absolutely, we love to play live. The shows we have played recently have been amazing because they are getting bigger, so we are feeding of that energy and looking to smash it every night. We are looking forward to being on the road to play to as many people all over the world as possible.

Having such many influences in your sound, you’ll probably reach a really large target of audience and fans. What do you think?
Christopher: If our music is listened to by the right people, I think this is a definite possibility. If you love rock music there is no reason why you shouldn’t like our new record. There is something on there for everyone.

What are your plans for the future. Are you coming to play in mainland Europe?
Christopher: We just got back a few weeks ago and it was awesome, we cant wait to come back! Amazing riders.

Is there any band you would like to promote by suggesting it to our readers?
Christopher: Yes of course. Check out our friends in ‘Blackhole’, they have a record coming out in September and it will be amazing. Also ‘Young Guns’ and ‘The Computers’. Great dudes all round, music is not to bad either, you will like it ;)

Well mates, thank you very much for the interview. Anything else to say to our readers?
Christopher: Thanks mate. Enjoy these songs we made, we hope to see you soon. Thank you and bye.



Intervista con The Dead Formats

25/06/2009

La redazione di Sound Magazine incontra The Dead Formats, sestetto inglese che ha appena pubblicato l’ep di debutto attraverso Visible Noise. Risponde alle nostre domande Glenn Wizik, uno dei due chitarristi del gruppo.
Di seguito riportiamo l’intervista in lingua originale.
Domande a cura di Michael Simeon

Ciao ragazzi, è bello avervi qui su Sound Magazine. Vorreste presentarvi ai nostri lettori?
Glenn: Va bene, io sono Glenn. Suono la chitarra e canto nei The Dead Formats. I restanti ragazzi sono Francis (voce), Darren (voce), Jon (basso), Chris (chitarra, voce) e James (batteria).

Recentemente avete pubblicato il vostro primo omonimo ep. Vorresti parlarcene?
Glenn: Abbiamo registrato queste canzoni un anno fa e penso che non avevamo nemmeno pensato di pubblicarle ma la Visible Noise ci ha sentiti e ha voluto farci uscire. Naturalmente eravamo eccitati da questa cosa e ci siamo buttati. Sono le prime canzoni che abbiamo scritto e sono piuttosto grezze ma era quello che volevamo.

Parliamo del vostro sound. Riconosco echi di punk settantasettino e un tocco di new wave, suonati in maniera moderna e coinvolgente. Cosa ne dici?
Glenn: Quella è la musica che ascoltiamo e la nostra influenza più grande quindi è grandioso che l’hai colto, però non siamo interessati a rimaneggiare quel sound. Devi lasciare il tuo marchio personale e penso che noi lo facciamo.

Siete definitivamente un gruppo nuovo. Non avevo mai sentito parlare di voi prima che appariste su Visible Noise. Voi ragazzi avete suonato in altri gruppi precedentemente?
Glenn: Si, abbiamo suonato tutti in altri gruppi, alcuni assieme, altri no ma non ne vale la pena menzionarli. La musica è nel nostro sangue, avremmo fatto questo ad ogni modo.

C’è qualcosa di tipicamente inglese nel vostro sound e anche per come vi vestite. Qualcosa come “suoniamo grezzi ma abbiamo stile”. Che ne pensi?
Glenn: I gruppi inglesi sono sempre sembrati i più fighi e hanno sempre suonato più forte ma non so il perchè di questo. Musica e vestiti sono anche sempre andati mano nella mano e succede che è lo stesso per noi.

Penso che l’ep sia solo un assaggio delle vostre potenzialità. Avete programmato di registrare un album intero?
Glenn: Abbiamo una manciata di canzoni scritte per un album e sono definitivamente un passo avanti per noi. Sono veramente contento di come sta andando.

Com’è un concerto dei The Dead Formats? Avete preferenze dove suonare?
Glenn: Diamo tutto noi stessi quando suoniamo, non conosciamo altri modi, quindi può sembrare veramente caotico su un palco piccolo. Suoneremmo veramente ovunque anche se sarebbe bello suonare su un palco grande e avere un po’ di spazio.

Quali sono i vostri progetti per il futuro?
Glenn: Promuovere questa uscita, con la speranza di suonare qualche bel concerto lungo la strada e comporre l’album.

C’è qualche gruppo che vorresti suggerire ai nostri lettori?
Glenn: Sharks e The Computers dei ragazzi in gamba che lo fanno per le giuste ragioni. Inoltre, al momento, mi piacciono i Twisted Wheel.

Ok Glenn, grazie mille per l’intervista. Qualcos’altro da dire ai nostri lettori?
Glenn: Take it easy. Grazie d’averla letta. Peace.


Cheers mates, it’s nice to have you here on Sound Magazine. Would you like to introduce yourselves to our readers?

Glenn: Alright, I’m Glenn. I play guitar and do vocals in The Dead Formats. The rest of the guys are Francis (vocals), Darren (vocals), Jon (bass), Chris (guitar/vocals) and James (drums).

You’ve recentely released your first self titled ep. Would you like to talk about it?
Glenn: We recorded these songs about a year ago and I don’t think we really ever planned on releasing it but Visible Noise heard us and wanted to put it out. Naturally we were thrilled by this and went for it. They’re the first load of songs we’d written so they’re pretty raw but we fucking mean it y’know.

Let’s talk about your sound. I can recall echoes of 77 punk and a bit of new wave played in a modern and catchy way. What would you say?
Glenn: That’s the music we listen to and our main influence so it’s cool thay you picked up on that but we’re not interested in re-hashing that sound. You need to put your own mark on it and I think we have.

You’re definitely a new band. I hadn’t hear from you before you appeared on Visible Noise. Did you guys play in other bands before?
Glenn: Yeah we’ve all played in other bands, some together, some not but they aint really worth mentioning. Music is in our blood, we’d be doing this either way.

There’s something tipically british in your sound and also in how you dress. Kinda like “we sound raw but we got style”. What do you think?
Glenn: British bands have always looked the coolest and played the hardest but I don’t know why that is. Music and clothes have always gone hand in hand as well and it just happens that it’s the same for us.

I think this ep is just a taste of your potential. Have you planned to record a full length?
Glenn: We’ve got a handful of songs written for an LP and they’re definitely a step forward for us. I’m really happy with how it’s going.

What does a Dead Formats show look like. Do you have any preferences where to play?
Glenn: We give it our all when we’re playing, we don’t know of any other way, so it can be very chaotic on a small stage. We’ll play anywhere really but it would be cool to play on a big stage and have a bit of space.

What are your plans for the future?
Glenn: Promoting this release, hopefully getting some cool shows along the way and writing the LP.

Is there any band you would like to suggest to our readers?
Glenn: Sharks and The Computers are cool guys doing it for the right reasons. Also, I’m loving Twisted Wheel at the moment.

Ok Glenn, thank you very much for the interview. Anything else to say to our readers?
Glenn: Take it easy. Cheers for reading. Peace.