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Amarone in Jazz

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“There Is A Hell, Believe Me I’ve Seen It. There Is A Heaven, Let’s Keep It A Secret” di Bring Me The Horizon

I Bring Me The Horizon sono un gruppo che nel bene e nel male farà parlare sempre di sè. E questo “There Is A Hell, Believe Me I’ve Seen It. There Is A Heaven, Let’s Keep It A Secret” non si esenta dal soffiare sul fuoco di questa diatriba di amore e odio per il quintetto inglese.
Che i cinque si divertono a spiazzare gli ascoltatori lo si era già capito con il precedente “Suicide Season”, che aveva introdotto elementi elettronici e parti melodiche, per non parlare dello stesso album completamente remixato in chiave dubstep ed elettronica.
Ma con questo lavoro rimescolano ulteriormente le carte con un ghigno beffardo. Emblematica è “Crucify Me”, la canzone che apre il nuovo lavoro: una struttura che rimanda alla progressione di stile iniziata sul precedente album, arricchita però da tastiere, litanie con voci spettrali e un finale con cantato femminile a coronare quella che fino ad ora è la canzone più “stramba” dei Bring Me The Horizon.
Lo stesso singolo “It Never Ends” gioca sul giusto mix tra metal, tastiere e melodia, anche se non convince del tutto, rimanendo uno degli anelli deboli del lavoro. Pezzi come “Anthem” e “Fuck” (che ha come ospite Josh Franceschi dei You Me At Six) sono belli tirati e pronti a far muovere un bel po’ di teste durante i concerti. Non risparmiano nemmeno il violino, come nella sofferta “Don’t Go”, che si alterna tra chitarre acustiche, sfuriate metalliche e di nuovo una candida voce femminile che si alterna al rantolo di Oliver Sykes.
“Alligator” sembra una nuova “Chelsea Smile”, mentre “Home Sweet Hole” e “Visions” sono tipiche tracce in puro stile BMTH. “Blacklist” gioca inizialmente con l’elettronica per poi sviscerare liriche al vetriolo su ritmiche mid tempo, probabilmente indirizzate al vecchio chitarrista Curtis Ward, che ha abbandonato il gruppo nel bel mezzo di un tour americano.
C’è spazio perfino per l’ambient minimalista di “Memorial”, che con il suo progredire etereo regala quella sensazione di pace dopo la tempesta, anche se in realtà è solamente il prologo all’esplosione di “Blessed With A Curse” che, dopo un intro acustico su tappeto elettronico, esplode fragoroso per poi concludersi con la sola batteria e la voce in dissolvenza. Il lavoro si chiude con “The Fox And The Wolf”, un assalto decisamente “in the face” che risulta anche essere il pezzo più vicino al hardcore che il gruppo sia riuscito ad incidere.
Ebbene si, questo nuovo lavoro è pieno di spunti di discussione, quindi prepariamoci a mesi di diatribe tra fans sfegatati, scene kids, haters, puristi, diffidenti e chi più ne ha più ne metta.
Io, però, mi sento di spezzare una lancia in favore del gruppo. Seguendoli dagli inizi posso tranquillamente dire che hanno avuto un’evoluzione continua, pure in positivo, senza porsi dei limiti o rinchiudersi in schemi convenzionali. Osano, con la sfacciataggine di chi se ne sbatte di seguire dogmi precostituiti, e questo li porta a scelte bizzarre e coraggiose. Ma, per quanto poco convenzionali, a forza di ascoltarle, le canzoni suonano giuste e ben amalgamate. E come gruppo crescono pure stilisticamente, merito anche dell’inserimento nella formazione del chitarrista Jona Weinhofen (I Killed The Prom Queen, Bleeding Through) che ha portato idee e freschezza in un sound in continua evoluzione.
Amore? Odio? Provate ad ascoltarlo senza pregiudizi e vedrete che non ve ne pentirete.



“The Kids We Used To Be” di Your Demise

C’è poco da fare. Nel bene o nel male i gruppi inglesi fanno sempre parlare di se. Era toccato ai Gallows per “Grey Britain” perché uscito su major, tocca continuamente ai Bring Me The Horizon con ogni loro uscita. E ora toccherà pure ai Your Demise. Vuoi per i continui cambiamenti di line up che hanno portato a costanti malelingue sulla bontà del gruppo. Vuoi per la dipartita non del tutto amichevole con lo storico cantante George Noble, le cui linee vocali costituivano gran parte dell’unicità del gruppo.
Ora tutte queste malelingue, perplessità, curiosità e interrogativi hanno un appiglio concreto, perché il successore del fortunato “Ignorance Never Dies” ha finalmente visto la luce: “The Kids We Used To Be” si appresta a diventare il tormentone – musicale e non – nella comunità hardcore/alternative per questo finale di 2010.
Se qualcuno si aspettava un cambiamento drastico, può tirare un sospiro di sollievo: dal punto di vista musicale il nuovo lavoro riprende il discorso lasciato interrotto sul disco precedente, eliminando gli intermezzi dubstep in favore di momenti più melodici, ma senza allontanarsi del tutto dalla matrice “core”. Anzi c’è da dire che è più forte che mai, specialmente nell’uso massiccio di gang vocals (“MMX”, “Miles Away” e una “Scared Of Life” che strizza l’occhio ai Deez Nuts) e di velocità forsennate (“The Kids We Used To Be”, “G.T.F.O.O.L.R.”, “XO”). Per il resto sono classici pezzi alla Your Demise (“Shine On”, “Give Up, Get Dropped, Lose Out”) e qualche esperimento melodico a livello vocale (“Life Of Luxury” e la stessa “The Kids We Used To Be”) che faranno storcere il naso, ma che comunque si legano bene alle canzoni.
Il nuovo cantante Ed McRae non avrà lo stesso impatto di Noble, ma le sue linee vocali su questo nuovo lavoro fanno il loro sporco lavoro, risultando godibile e utile alla causa. Il resto del gruppo affina ulteriormente l’intesa iniziata sul precedente lavoro, mentre una produzione potente e un po’ ruffiana fa risaltare il disco in tutta la sua potenza.
Come detto all’inizio di questa recensione, questo “The Kids We Used To Be” farà molto parlare di se. Certo non è un disco per cui strapparsi i capelli, ma si fa ascoltare piacevolmente, e questo è già un punto a suo favore.
Certo, avrebbero potuto anche cambiare nome al gruppo, visto che di membri originali dovrebbe essere rimasto solo uno, ma arrivati a certi livelli di notorietà chi ha il coraggio di rimettersi in gioco?
Piccolezze che personalmente non attaccano la bontà del gruppo e del nuovo lavoro. Se sarà un successo o meno? Beh, ne riparleremo tra qualche mesetto.



Bring Me The Horizon: news dallo studio

Dopo aver passato qualche mese nei Rehearsal Studio di Sheffield alle prese con la scrittura dei nuovi brani, i Bring Me The Horizon sono volati per la seconda volta in Svezia e più precisamente ai Fredman Studio per collaborare nuovamente con il leggendario produttore Frederik Nordstrom.
A fare il punto della situazione è l’ultimo arrivato, il chitarrista australiano Jona Weinhofen: “Questo sarà il terzo album dei Bring Me The Horizon e devo dire che abbiamo fatto un ottimo lavoro per quel che riguarda la fase di scrittura. Per la prima volta mi sono trovato a lavorare con loro su qualcosa di nuovo e devo ammettere di essermi trovato molto bene, in quanto il nuovo materiale è stilisticamente più completo e assai differente dei suoi predecessori. Ci siamo concentrati soprattutto sulla struttura dei brani in modo da renderli più catchy e ascoltabili. Cosa aspettarsi? Nuove idee, sperimentazione e una produzione ancor più eccellente di quella ottenuta in “Suicide season”! Ciò non deve però mettere in agitazione i fan, in quanto troveranno nuovamente tutti quegli elementi che ci hanno resi amati: riffing veloce, il solito concentrato di musica heavy e breakdown per farvi smuovere le teste”. 
A breve su www.myspace.com/bmth saranno disponibili studio diaries e documentari riguardanti la fase in studio.
La pubblicazione del disco è prevista intorno ad agosto licenziato da Visible Noise Records.



The Plight: news sul disco d’esordio!

Winds of Osiris”, questo il titolo scelto dalla rock band britannica The Plight per il proprio esordio su Visible Noise Records.
Prodotto nei Jase Sanderon’s studio (dove avevano già registrato il mini “Black summer”), il disco pone le sue basi stilistiche su sonorità heavy/prog, lasciando poi all’estro strumentale dei musicisti il compito di dare immediatezza al tutto. “Winds of Osiris” sarà nei negozi dal 9 novembre, distribuito da Audioglobe.

Per maggiori informazioni: www.myspace.com/theplightwww.myspace.com/visiblenoiserocks