Ci trovate anche su Facebook My Space Twitter
Accedi al tuo account | Registrati per partecipare
Amarone in Jazz

Posts Tagged ‘ Unòrsominòre ’



UNòRSOMINòRE all’Atelier Discreto il 21 gennaio 2012

Atelier Discreto,

in affermato sodalizio con i montanari della Vaggimal Records e i collinari estivi della Casetta Lou Fai

presentano

L’ O S T E D I S C R E T O part.2.5
[L’oste che canta non vola]

Sabato 21 GENNAIO 2012
ore 18.30-21.30

APERITIVO CON COSTELLAZIONE MUSICALE DI

UNòRSOMINòRE
(Pop / Cantautorato, Lavorare Stanca)

[http://unorsominore.it/
http://www.shiverwebzine.com/2011/10/31/unorsominore-%E2%80%93-la-vita-agra-2011-lavorare-stanca/
http://www.youtube.com/watch?v=TYLNva4nkCU&feature=related]
 
 

 OBBLIGATORIA CONFERMA (vostra e dei vostri amici) VIA MAIL
atelierdiscreto@gmail.com

AGGIORNATEVI SULLE INIZIATIVE
del garbato Atelier Discreto qua: http://atelierdiscreto.tumblr.com/ e qua https://www.facebook.com/atelier.discreto

dell’etichetta montanara Vaggimal Records qua: http://vaggimalrecords.com/ e qua https://www.facebook.com/signor.vaggimal

e della collinare Casetta Lou Fai qua: http://casettaloufai.tumblr.com/ e qua https://www.facebook.com/pages/Casetta-Lou-Fai/50665590644



Intervista con unòrsominòre.

 

 

24/11/2011

Sound Magazine ha nuovamente il piacere di intervistare unòrsominòre, cantautore veronese che ha da poco pubblicato il nuovo disco “La vita agra” per Lavorare Stanca.

Domande a cura di Andrea Broggi

Cominciamo con le presentazioni che c’ho sto pallino dei nomi e mi piacerebbe capire il perché del tuo. Perché unòrsominore. tutto minuscolo, tutto attaccato e col punto finale?

Perché richiede impegno e attenzione, per disorientare un po’, perché è diverso dagli altri; o per lo meno lo era quando ho iniziato, cinque o sei anni fa. Non c’era questa invasione di bestie nell’indie italiano. Adesso con tutti i quadrupedi e i plantigradi in giro mi sa che cambio pseudonimo. Mi ricorda l’invasione di nomi di donna nella scena degli anni 2000. Bah, tutto passa.
 
Il tuo ultimo album “La vita agra” parla di questo presente. Cosa vedi?

Quello che vedo l’ho scritto e cantato: un paese stravolto, sconvolto, abbruttito nel suo intimo da decenni di corrosione della cultura, dello spirito critico, della tensione morale, e generazioni di padri e di figli distratti e superficiali e smemorati. Il 12 novembre scorso è cambiato qualcosa, è finita un’epoca ed è caduto un simbolo, ma l’epoca nuova di serenità e progresso è ben di là da venire. Le radici del disastro nel quale viviamo ormai da troppo tempo affondano nella storia di questa nazione. Questa liberazione, diversamente da quella del ’45, non porta con sè la voglia di ricominciare a ricostruire; siamo tutti stanchi, sfiduciati, non ci aspettiamo niente di nuovo. La mia generazione è cresciuta con l’imperativo categorico di rinunciare a credere, a sperare di cambiare qualcosa; “ci hanno preso tutto” e non vedo spiragli di sorta, nel futuro. La sinistra non esiste più da anni, l’Italia era e resta un paese di destra più o meno criptica, populista e ignorante, con o senza il tirannuccio in prima persona sullo scranno. E circa le nuove generazioni, direi che Manuel Agnelli la cantava giusta già una quindicina d’anni fa, e la situazione non è migliorata, anzi.

E il mondo discografico, invece, come ti appare?

Se parli del mondo indie, direi per lo più un mondicino piccino tutto teso a vivacchiare di cosine piccine; una piccola rete di amicizie e favori personali, esattamente come ogni altro settore. Per carità, esistono le eccezioni, ci mancherebbe. E comunque ovviamente io parlo solo per invidia. Del mondo major non posso parlare perché non lo conosco direttamente, ma mi pare che abbia sempre meno a che fare con la musica e sempre più con altre faccende.
 
“Le parole sono importanti”, quanto lo sono per te e da quali letture o esperienze o modi di sentire nasce la tua poetica?

Lo sono assai, e mi piace pensare presuntuosamente che si intuisca nelle cose che scrivo e canto. Forma e sostanza non sono scindibili, “chi parla male pensa male e vive male” e chi scrive male difficilmente parla bene. Non è solo il godimento estetico di leggere e ascoltare costruzioni verbali piacevoli, c’è anche la necessità di essere chirurgici e spietati con le parole, per dire esattamente quello che va detto, per non lasciare spazio a formulazioni deboli – sia che si scelga di non essere ambigui, sia che si scelga di esserlo, il che è solo una questione stilistica. L’importante è avere coscienza di quello che si scrive e si dice. Letture: circa l’uso delle parole, direi Borges, su tutti; e poi Eco, Buzzati; Bulgakov. Ma metti anche Moretti, ovviamente, anche se non scrive romanzi.

Questo disco segna un’ulteriore crescita rispetto ai precedenti lavori, sia dal punto di vista degli arrangiamenti che delle tematiche proposte. Quando hai cominciato a scrivere “La vita agra” e come si sono sviluppati i pezzi?

Ho iniziato a scrivere le canzoni per questo disco molto tempo fa, un paio di anni almeno. E’ stato un processo lungo e complicato, non è il tipo di canzoni che sono sempre stato abituato a scrivere e quindi ho dovuto e voluto limare e sistemare ogni dettaglio. Poi cercare i suoni e le soluzioni musicali giuste per quelle parole è stato altrettano difficile, e in questo ho ricevuto un enorme aiuto da Fabio. Ho cercato, sia nelle parole che nelle musiche, di evitare stereotipi di genere e cercare di non scadere in ovvietà. Non tutti sono convinti che ci sia riuscito, ma era preventivato. Alla fine, per aggiungere complicazioni alle complicazioni, ho deciso di registrare tutto da solo suonando tutti gli strumenti. E’ stato divertente.
 
Cinismo, rabbia, voglia di reagire, disillusione… quali sono gli stati d’animo che hai riversato in questo disco?
 
Molta rabbia, sì, e molta disillusione, ma sempre cercando di filtrarle attraverso uno sguardo il più possibile razionale. Ho cercato di evitare sfoghi emotivi, anche quando urlo lo faccio con coscienza.
Il cinismo fa parte di me ma non credo si avverta troppo in queste canzoni, mi sa che tendo più a dare voce al mio idealismo romantico (per quanto pessimista) nella musica, per poi essere cinico e fastidioso nella vita di ogni giorno. Circa la voglia di reagire, in Celluloide sono abbastanza esplicito a riguardo: “Se cambiare qualcosa è impossibile, a cosa ci può servire la voglia di fare?”. La voglia magari c’è anche, è il metodo che manca.

Ci sono state altre possibilità musicali o precisi momenti in cui hai pensato di dover cercare nuove esperienze oppure dal momento in cui hai aperto questa nuova parentesi artistica ogni ripensamento ha trovato soddisfazione in ciò che stavi riuscendo a creare?
 
No, hai voglia, decine di ripensamenti, continuamente. Ogni giorno, anche oggi. Sono un insicuro e non sono mai del tutto convinto delle mie scelte. Per questo lavoro poi, avendo deciso per scelta e per necessità di virare significativamente rispetto alle cose passate, i dubbi e le incertezze sono stati numerosissimi. Però posso dire che alla fine la soddisfazione è maggiore rispetto ad ogni altra mia esperienza passata in ambito musicale. Mi sembra di aver fatto, insieme e grazie a Fabio, il meglio che si potesse fare.

Ci sono musicisti o gruppi italiani che godono della tua manifesta stima?

Come no, e anzi grazie che me lo chiedi, così per una volta non sembro l’eterno insoddisfatto di tutto. Fra i cosiddetti indipendenti mi piacciono Il teatro degli orrori, Offlaga disco pax, Ministri, Non voglio che Clara. Meno noti ma bravissimi: Dilaila, Bancale, Misachenevica. Poi ci sono quelli veri, ma lì è un altro discorso, no? :)
 
Quanto pesa una tua canzone e quale del tuo ultimo album senti ti appartenga di più?
 
Quanto pesa per chi? Per me parecchio, troppo probabilmente; per gli altri dipende, non saprei. Immagino non molto, altrimenti vivremmo in un paese migliore. Circa le canzoni, ce ne sono due o tre a cui sono molto legato: Celluloide, La vita agra II, Ci hanno preso tutto. Sono forse fra le meno immediate, e fra le più dirette, e cupe. Fosse stato solo per me forse il disco sarebbe stato tutto su quei toni, ma il mio produttore non ha voluto sentire ragioni e ha esatto il singolo ballabile.

Quali sono i tuoi programmi prossimi?

Suonare un po’ in giro, dove si riesce a farlo.

www.unorsominore.it



unòrsominòre presenta “La vita agra” live

Dopo l’uscita del suo nuovo album “La vita agra” (pubblicato per Lavorare Stanca lo scorso 7 novembre), unòrsominòre presenterà le nuove canzoni in concerto.

Ecco le prossime date:

giovedì 1 dicembre – Macaco Country (Preganziol, TV) – unòrsominòre e Fabio De Min (Non voglio che Clara) – concerto acustico
venerdì 2 dicembre – Banda Larga (Feltre, BL)
domenica 4 dicembre – Magnolia (Milano) – con Valerio Millefoglie e Schiavocampo
venerdì 9 dicembre – La Mela di Newton (Padova) – concerto acustico

INFORMAZIONI SUL DISCO:
Il disco prende il nome da un romanzo di Luciano Bianciardi nel quale si racconta la lenta e inesorabile omologazione di un potenziale rivoluzionario piccolo-borghese attraverso la quale, demolendo il mito del boom economico italiano, si comprendono le radici del degrado sociale e culturale del nostro paese: è la cronaca di un fallito tentativo di rivolta, affogato nel grigiore della vita di ogni giorno, ridotta ad una stanca lotta per la sopravvivenza giornaliera dove, citando Gaber, “non si riesce mai a dare fastidio a nessuno”.
Il tema del romanzo è il punto di partenza per un’amara, a tratti sarcastica, spesso rabbiosa riflessione in musica attorno alle miserie della società italiana di oggi.

Il disco, ispirato ai grandi album politici degli anni settanta anche nella veste grafica, è denso di un linguaggio crudo e di immagini vivide; parole dirette, poche metafore, nessuna ricerca di leggerezza, di ironia, di scioglimento della tensione. “La vita agra” ricerca e raggiunge una spietatezza verbale e concettuale senza concessioni, mentre racconta dell’insensatezza delle nostre abitudini, del futuro e del passato rubati a un’intera nazione, della superficialità di una generazione distratta, o dell’impossibilità oggettiva di intervenire per cambiare il corso degli eventi.

Il suono dell’album si completa nella collaborazione fra l’òrso e Fabio De Min (Non voglio che Clara), produttore del disco e co-arrangiatore di molti dei brani, che ha impreziosito il lavoro con interventi di pianoforte e sintetizzatori, arricchendo le canzoni costruite dall’òrso attorno alla sua voce, alle sue chitarre, basso e batteria (strumenti che su “La vita agra” sono  suonati tutti dallo stesso òrso).
 
www.unorsominore.it
www.reverbnation.com/unòrsominòre
facebook: unòrsominòre.



“La vita agra” di unòrsominòre.

Recensione di Andrea Broggi

Partiamo dal titolo, che è tratto da un romanzo di Luciano Bianciardi nel quale si racconta la lenta e inesorabile omologazione di un potenziale rivoluzionario piccolo-borghese. Qui viene a demolirsi il mito del boom economico, riportandolo a un significato più maturo che lo vede come il principio del degrado culturale in cui quotidianamente viviamo.
La Vita Agra, ultima fatica musicale di unòrsominore. (accenti attaccamento e punto inclusi nel nome) pubblicata da Lavorare Stanca, si presenta come una riflessione non disimpegnata, né approssimativa, di questi tempi così montati, altisonanti e falsi.

Questo lavoro richiede un’attenzione all’ascolto davvero capillare. La musicalità è spesso acustica, senza fronzoli, cantautorale alla vecchia maniera, quando bastava una chitarra e un testo che parlasse di vita per fare buona musica.
E lo apprezzerete anche quando il suono (come nei brani Testamento di Giovanni Passannante, Anarchico italiano e Perfetto così) diventa elettrico e quasi psichedelico nella distorsione come quello che fu dei Lecrevisse, formazione da cui l’autore proviene.
Il tratto dell’album è severo, malinconico e velato da quella mancanza di speranza che fa di questa nostra generazione le vittime circostanziali, i vitelli grassi da sacrificare, dopo averli illusi e pompati.
Non è un disco in cui ricercare la spensieratezza del passatempo, per me ad esempio è stata come una chiacchierata con un amico disilluso appena conosciuto. Va quindi considerato a tutti gli effetti un mondo in avvicinamento, che potrebbe in qualche modo non darvi forse un punto di vista differente dal vostro, ma piuttosto le parole giuste con cui parlarne, un’osservazione in più per riflettere al buio immersi nel silenzio della propria coscienza, quando si percepisce davvero che “un apostrofo non è un accento mai”.



unòrsominòre.: in uscita il 3 ottobre il nuovo disco “La vita agra”

La vita agra” è il titolo del nuovo album di unòrsominòre., in uscita per Lavorare Stanca il 3 ottobre 2011. Il disco prende il nome da un romanzo di Luciano Bianciardi nel quale si racconta la lenta e inesorabile omologazione di un potenziale rivoluzionario piccolo-borghese attraverso la quale, demolendo il mito del boom economico italiano, si comprendono le radici del degrado sociale e culturale del nostro paese: è la cronaca di un fallito tentativo di rivolta, affogato nel grigiore della vita di ogni giorno, ridotta ad una stanca lotta per la sopravvivenza giornaliera dove, citando Gaber, “non si riesce mai a dare fastidio a nessuno”.
Il tema del romanzo è il punto di partenza per un’amara, a tratti sarcastica, spesso rabbiosa riflessione in musica attorno alle miserie della società italiana di oggi.

Il disco, ispirato ai grandi album politici degli anni settanta anche nella veste grafica, è denso di un linguaggio crudo e di immagini vivide; parole dirette, poche metafore, nessuna ricerca di leggerezza, di ironia, di scioglimento della tensione. “La vita agra” ricerca e raggiunge una spietatezza verbale e concettuale senza concessioni, mentre racconta dell’insensatezza delle nostre abitudini, del futuro e del passato rubati a un’intera nazione, della superficialità di una generazione distratta, o dell’impossibilità oggettiva di intervenire per cambiare il corso degli eventi.

Il suono dell’album si completa nella collaborazione fra l’òrso e Fabio De Min (Non voglio che Clara), produttore del disco e co-arrangiatore di molti dei brani, che ha impreziosito il lavoro con interventi di pianoforte e sintetizzatori, arricchendo le canzoni costruite dall’òrso attorno alla sua voce, alle sue chitarre, basso e batteria (strumenti che su “La vita agra” sono  suonati tutti dallo stesso òrso).

www.unorsominore.it
www.reverbnation.com/unòrsominòre
facebook: unòrsominòre.



“Tre canzoni per la repubblica italiana” di unòrsominòre

Si è tolto la giacca e l’ha appesa ad una porta. Si è chiuso in una stanza zeppa d’oggetti, mobili e vestiti. Ha imbracciato la chitarra e ha scelto tre canzoni simbolo da cantare quasi a denti stretti, alternando amara rabbia a finta rassegnazione.
E’ un ep non a caso pubblicato il 2 giugno, festa della Repubblica Italiana. E’ proprio a questa repubblica attuale che unòrsominòre dedica i tre pezzi, che rivelano tre sfaccettature diverse di un’opinione di sfondo politico, sociale, personale. In fondo credo sia un modo per esprimere le proprie idee con la propria voce ma attraverso canzoni altrui. La musica è questo, un mezzo che possa rappresentarci e in questo caso fa da spunto immediato per far riflettere l’ascoltatore, senza filtri, senza pretese.
“Povera patria” di Battiato apre le danze. L’immagine dei governanti, visti come “perfetti e inutili buffoni”, che dovrebbero esser mossi dal senso del dovere mentre finiscono per assistere indifferenti alle risse negli stadi e alle stragi per mafia, è dipinta con tinte forti ed è alternata ad un giudizio critico anche verso i connazionali, che si piegano troppo facilmente su se stessi, in un individualismo accecante.
Ne “La domenica delle salme” di De Andrè si trova invece la dura invettiva sulla pace traballante e finta, ottenuta dopo la caduta del Muro di Berlino e sulla posizione di comodo degli stessi cantautori, che stanno “sui trampoli e in ginocchio, coi pianoforti a tracolla, vestiti da Pinocchio”. C’è lo sprezzo verso chi ha applaudito o si è indignato a comando, chi ricopre solo il ruolo di un’inutile comparsa, “i trafficanti di saponette”, “la scimmia del quarto Reich”, “il ministro dei temporali”. La canzone trasuda un’anima vibrante e angosciosa, che vuole mettere su un vassoio d’argento carne cruda, andata a male, come l’incoerenza del cittadino e il senso d’abbandono che in un giorno di festa come la domenica ci pervade troppo spesso.
Unòrsominòre sa bene esprimere la denuncia più sottile e il sarcasmo che solo l’immenso De Andrè sapeva racchiudere in una sola canzone.
“Quando lo vedi anche” di Gaber chiude l’ep e si può considerare come un vero e proprio j’accuse verso la propria generazione, da critico osservatore esterno, che grazie all’arma dell’intelligente ironia narra una realtà quasi decadente, che ti fa sentire “arrendevole e fiacco”. Come non pensare che tutto ciò sia ancora estremamente attuale?
L’òrso lo sa. Personalmente ho apprezzato molto la scelta di presentare i tre brani nel modo più semplice e minimale possibile, con chitarra e voce in primissimo piano, che esaltano i testi e fa emergere tutto, da dentro. In qualche magico modo lui sa strizzarti addosso tutti i sentimenti e le buone intenzioni. Fa riflettere, fa appendere la giacca alla porta per un attimo, arrendevoli ma non arresi.



“Unòrsominòre” – Unòrsominòre

“Unòrsominòre” è l’album di debutto del progetto solista di Kappa (voce dei veronesi Lecrevisse), pubblicato nel marzo 2009 da I Dischi del Minollo.

Tracklist
1. La coscienza di meno
2. Gagarin
3. Un orso minore
4. Sono stato anch’io sereno
5. Il mio diario
6. Non sono tranquillo
7. Glory days
8. Discanto
9. Le notti difficili
10. Di passaggio (gli scheletri)
11. rochet #1




“Gli artisti veronesi e le indies al MEI 2009 di Faenza”

Comunicato stampa del 10 novembre 2009
SABATO  14/11/ 2009  ore 15
C/O SALA PROVE SAVAL – CENTRO SET UP -  VIA MARIN FALIERO 73
     “GLI ARTISTI VERONESI  E LE INDIES AL MEI 2009 DI FAENZA “

In anteprima per la stampa:

neXus
Presenteranno alcuni brani del loro album “Firesound”
 in uscita su etichetta VREC il prossimo 15 Gennaio 2010
PRESENTAZIONE A CURA DELL’UFFICIO DELLA MUSICA VERONA
Un servizio dell’ ASSESSORATO POLITICHE GIOVANILI
Sabato 14 Novembre ore 15,00 Giordano Sangiorgi,il presidente del MEI – MEETING DEGLI  INDIPENDENTI, la più grande ed importante manifestazione della MUSICA INDIPENDENTE IN ITALIA che si svorgerà il 27, 28 e 29 NOVEMBRE,  assieme a Marco POLLINI dell’Ufficio Comunale della Musica VERONA, presentano le realtà veronesi che saranno presenti quest’anno a Faenza:
-Federico POGGIPOLLINI, dell’etichetta 1st POP, ormai veronese di adozione, che riceverà quest’anno al MEI il premio per i 20 anni di carriera

- L’OR , NeXus   e Cherry Lips della DAVVERO COMUNICAZIONE
Tutti e tre i gruppi  hanno partecipato alla compilation  “Dal profondo” voluta dai Gang. I neXus presenteranno in anteprima agli addetti ai lavori alcuni brani del loro album “Firesound” in uscita il 15 Gennaio 2010 (Vrec/Venus)

- O’CIUCCIARIELLO (busker folk) e UNORSOMINORE (indie rock d’autore) presentate da Doc Servizi Freecom. 

- Destiny’s lyrics e Mercanti della Musica di DEA DISTRIBUTION/Ascoltalamusica.it

Vi aspettiamo al SAVAL – VIA MARIN FALIERO 73  sotto il supermercato MIGROSS  SABATO  14  NOVEMBRE   DALLE ORE 15,00

Per maggiori informazioni: Ass. Cult. Ascoltalamusica.it, Via Roveggia 17/B, Verona  tel:045.580336 Tel 045.6020873  e-mail: info@ascoltalamusica.it



Intervista con unòrsominòre.

19/05/2009

Sound Magazine intervista kappa (o òrso dir si voglia), anima e voce di unòrsominòre, progetto solista del cantautore veronese, in passato cantante e chitarrista della band Lecrevisse.
Essendo un caro amico da anni, oltre ad essere un’intervista è un cordiale dialogo, talvolta un po’ strampalato ma estremamente sincero.

Valentina: Solitamente a inizio intervista chiedo che l’artista si presenti ai lettori: chi è unòrsominòre?
òrso. : E’ uno che pensa troppo. Però la faccenda delle stelle e della tana in effetti non si può non mettere.

Valentina: E allora parlacene…
òrso.: Uhm. uhm. No, dai. Odio essere ripetitivo. Secondo te chi è unòrsominòre? Non è che possiamo far finta di non conoscerci.

Valentina: Va bene, però io darei una visione troppo personale di unòrsominòre, mentre quello che mi incuriosisce è sapere come lo definiresti tu.
òrso. : Scusa, non è per fare quello che si fa le storie. Sul serio è che non mi piace dire banalità, e definirsi da soli è assurdamente complicato.

Valentina: Quando è iniziata la scrittura dell’album? c’è un momento particolare che ti ricordi?
òrso.: Uh. La canzone che ho scritta per prima è stata anche provata con i lecre (Lecrevisse, precedente band di kappa, ndr), è una coscienza di meno. L’ultima invece ha avuto il suo testo definitivo pochi giorni prima di registrare. Mi ricordo un momento seduto sul letto di casa mia con l’acustica in mano, non so se stavo componendo sono stato anch’io sereno o di passaggio, una delle due… e ho pensato che le avrei suonate da solo, senza gli altri.
E… boh, è stato strano. Sai, quando uno realizza che è a una svolta. In mezzo son successe mille cose. è stato un disco che è nato piano piano, spalmato lungo un periodo di tempo molto lungo…il contrario di quello che vorrei succedesse per il prossimo.

Valentina: Quindi hai già nuovi pezzi pronti?
òrso. : No no, calma. Sto iniziando a lavorarci. diciamo che non vorrei prendermela troppo comoda. Sai, ho un’età. Mica posso pubblicare un disco ogni 5 anni.

Valentina: Vedendo il buon risultato di questo direi che sarebbe auspicabile sentire nuove canzoni al più presto, tralasciando l’aspetto dell’età.
òrso. : Ti ringrazio. Tutto sta in come ti sorprende l’ispirazione. mi è già successo di stare per mesi senza riuscire a scrivere niente, e poi in due settimane, plop, 3 pezzi tutti interi.

òrso.: “plop”, non male.

Valentina: “plop” è un brutto suono…non potevi sceglierne un altro?
òrso. : Orso sono.

Valentina: Si è vero, è bene non dimenticarlo.
òrso. : Never.

Valentina: Come sai ho ascoltato per bene la tua creatura e ho avuto la piacevole conferma sulla tua capacità nello scrivere i testi.
òrso.: Ti ringrazio.

Valentina: Bei testi, mai banali, ma sempre con un grosso impatto emotivo. Escono semplicemente o ci impieghi del tempo a “confezionarli” così bene?
òrso.: Tempo. tanto tempo. Scrivere un buon testo per me è un’impresa titanica. Per lo più vengo sorpreso da una buona idea, un’immagine, una combinazione di parole che mi colpisce e mi sembra possa funzionare. ma poi da lì in avanti è tutto un lavoro di lima e di scalpellino.

Valentina: Quindi la cura che traspare è reale.
òrso. : Per quanto posso, per quanto riesco. Magari butto giù abbastanza di getto una base, una bozza – a volte mi ci vuole un’ora, a volte una settimana, ma poi la lima va avanti per mesi, le virgole le cambio fino all’ultimo momento.

Valentina: Per poi essere soddisfatto al 100%?
òrso. : Più che altro, più invecchio e più divento esigente verso me stesso e verso i miei testi…beh, noto una maturazione. I testi di questo disco mi piacciono molto quasi tutti, e quelli che mi piacciono meno sono per lo più fra i più datati. Poi io non sono mai soddisfatto di me stesso al 100%, penso sempre che si possa far meglio. E appunto, come ti dicevo, col passare del tempo divento sempre più esigente. inoltre anche trovare nuove angolazioni per raccontare certe cose è difficile.
Ma è una sfida che mi appassiona. I sentimenti sono sempre quelli, quello che succede è che si cercano nuove immagini e combinazioni di parole per rappresentarli. Quando si riesce a combinare tutto in un modo che funziona, scatta qualcosa.

Valentina: Io ho avuto l’occasione, o la fortuna dir si voglia, di conoscerti prima dell’era “unòrsominòre” e ho notato una maturazione,come dici tu, nei testi e un avvicinamento verso il pop, verso sonorità meno complesse e ostiche, tipiche dei Lecrevisse, e l’ho apprezzato perchè il cambiamento è sempre positivo in questi casi.
òrso.: Mah, questa cosa delle “sonorità ostiche” dei lecre un po’ mi ha sempre lasciato un po’ lì. Alla fine eravamo molto pop secondo me. Facevamo canzoni lunghe, qualche suono strano, ma insomma l’osticità è un’altra cosa mi pare.

Valentina: Non è una definizione che mi appartiene, visto il grande rispetto che ho sempre avuto verso il gruppo, è più un aggettivo altrui riportato spesso. Ma la psichedelia c’era però.
òrso. : Bè, tu definiresti “ostica” la psichedelia?

Valentina: No di certo.
òrso. : E poi ok, c’era qualche brano deviante e deviato, ma c’erano anche parecchi pezzi al limite del pop… almeno, dal mio punto di vista.

Valentina: Ma vorrei solo evitare di usare quei modi di dire televisi come “mi arriva meno”, “mi arriva di più”.
òrso. : eheh. Guarda, ti dico la verità. Rispetto ai lecre fondamentalmente c’è che sono io da solo a comporre e anche a dare una certa “impronta” ai suoni e al mood generale. Quindi escono solo le “mie” componenti, che nei lecre si dovevano fondere con quelle delle altre teste pensanti del gruppo. Quindi, ad esempio, certe mie sbandate pop allora venivano sempre mediate dai gusti più eccentrici degli altri; ma poi funzionava anche in senso opposto, per cui alla fine il risultato era che c’era sempre un guizzo di qualche tipo, frutto dell’invenzione di uno dei cinque. Ora io scrivo e io realizzo; dove io sento “pop”, esce pop. non so se mi sono spiegato…
Un pezzo come “un orso minore” probabilmente con i lecre sarebbe stato trasfigurato in chissà cosa.
L’òrso invece lo suona come se lo immagina, ma non c’è una scelta deliberata, ecco.

Valentina: Su questo non avevo dubbi, credo che questo tipo di musica necessiti di una buona dose di sincerità e si sarebbe sentito lontano un chilometro se avessi scelto deliberatamente di staccarti da ciò che facevi prima. La mia frase iniziale voleva essere una costatazione positiva.
òrso. : Non l’ho presa per niente di diverso! Volevo solo chiarire come funziona.

Valentina: Conoscevo bene la musica dei Lecrevisse, avevo un po’ di timore di scoprire unòrsominòre e di ritrovarci dentro chissà cosa, invece mi ha piacevolmente sorpreso l’aria di novità, il poterti scoprire in vesti ancora diverse, più mature come hai detto tu.
òrso.: Sì? Ti ringrazio, io su questo non so bene cosa dire. Non riesco a capire se è più presente l’eredità che è rimasta o più il cambiamento che è arrivato. Me lo faccio dire da chi ascolta.

Valentina: Poi ovviamente chi ascolta da una propria interpretazione dei sentimenti che emanano i pezzi…
òrso.: Beh, non può essere altrimenti, l’arte è fatta così. Uno crea qualcosa, e poi è l’occhio o l’orecchio di chi ne fruisce che sceglie cosa trarne.

Valentina: Com’è stata la tua reazione di fronte alle prime recensioni dell’album?
òrso.: La primissima che ho letto è stata la meno positiva delle quattro uscite finora, quindi mi sono un po’ allarmato. Poi le successive sono state tutte piuttosto incensanti, no? Non posso negare che queste cose danno molto soddisfazione, ero un po’ timoroso, dopo tanto tempo tornare sulla scena e da solo… poi sono ben conscio che non è che cambi molto, ma quello è un altro discorso.
Quella su mescalina in particolare mi ha proprio colpito.

Valentina: In cosa ti ha colpito?
òrso.: Beh, è molto dettagliata, molto accurata. Poi beh, l’autore ha usato parole abbastanza forti… superlativi assoluti che mi hanno lasciato a bocca aperta pare che il disco gli sia proprio piaciuto insomma. non l’ho pagato, giuro.
Ops, ma si può parlare della concorrenza?

Valentina: ormai l’abbiamo fatto!
òrso.: Vabè, poi tu taglia quello che vuoi eh, mi fido.

Valentina: Non si taglia nulla, amo la sincerità e poi me la sono cercata . La risposta del pubblico invece?
òrso.: Pubblico? eheh

Valentina: Non puoi dirmi che non hai venduto nemmeno una copia…
òrso.: No, dai. Bè, non so molto… qualcuno mi ha scritto facendomi dei bei complimenti. Ma per il resto è tutto in mano ai miei magnaccia, i gunclubbi e il minollo. Comunque non parlerai sul serio di “vendite”… ormai non vende più manco Ramazzotti, eh.

Valentina: era una piccola provocazione per carpire i primi commenti dei fruitori della tua creatura.
òrso.: Per quanto mi riguarda, il “supporto cd” è destinato a morire in tempi brevi. Beh ma poi mica lo dico io, non ricordo quale major multinazionale ha già annunciato che di qui a qualche anno il cd non esisterà più. Beh, i commenti tutti positivi, ma mica posso cantarmele e suonarmele io da solo no?

Valentina: Non sia mai, ma io sono una di quelle che non si prodiga in super complimenti ai gruppi che va a sentire, quindi ero curiosa di capire se invece c’è gente che riesce a parlare con i cantanti.
òrso.: Ahah, beh, amici di vecchia data per lo più. Mah, poi qualche lode inaspettata mi è giunta (ma prima ancora che uscisse il cd, solo dai brani caricati su myspace) da qualche artista che stimo molto… è stata una bella soddisfazione.

Valentina: Visto che si parla di concerti…unòrsominòre non suona da solo live, per ovvi motivi. Com’è nata la collaborazione con i ragazzi che suonano con te?
òrso.: Beh, è gente che conosco da una vita. Quando si sono sciolti i lecre mi sono rivolto ai musicisti che già conoscevo e che più mi parevano vicini al mio modo di interpretare la musica. Con il Ted già suonavo in un progetto divertente, una tribute band beatlesiana, è stato naturale coinvolgerlo. Apprezzavo il batterismo di Manuel già da tempo e Mauro (che in realtà è stato il primo che ho contattato, e che poi per un periodo non è stato con noi per poi ritornare dopo la realizzazione del disco) è un musicista pieno di inventiva e di curiosità. Ma poi ci siamo trovati subito molto bene anche come gruppo di persone, e avere a che fare con un orso non è facile, te lo assicuro. Più che altro, è nato subito un equilibrio molto solido… al contrario di quello che spesso avviene nei gruppi, in questo caso tutti abbiamo capito fin da subito il ruolo di ciascuno. funziona tutto molto bene, e spero che dicendolo non si rovini niente.

Valentina: Non credo molto negli scongiuri,ma le corna le sto facendo, sotto banco.
òrso.: Eheh. Faccio per dire anch’io eh. sono un ultra-razionalista, lo sai bene.

Valentina: Ti aspetta un’estate concertistica? Avete già date programmate?
òrso.: Eh, stiamo mettendo giù il programma, sì. In giugno dovrei avere qualche data interessante. In particolare – non ancora confermato al 100%, diciamo al 99% – aprirò il concerto dei Diaframma al Kroen di Villafranca… è un onore per me!

Valentina: Ovviamente le date saranno prontamente pubblicate sul nuovo sito: www.unorsominore.it
òrso.: Senza meno e anche sullo space, e financo su facebook.

Valentina: Come è nata invece la collaborazione con i Dischi del Minollo?
òrso.: Beh, per quello devo ringraziare i miei mecenati, i ragazzi della gun club management, che si sono occupati della trafila di spedizioni e contatti per trovare una produzione una volta che il disco è stato pronto. Francesco dei dischi del minollo si è fatto avanti… la sua è un’etichetta ancora piccolina ma è molto agguerrita, e lui ci mette passione autentica. e poi le altre band sono tutte molto valide, il che non capita sempre. è un’etichetta di qualità, lo dico sinceramente. La consiglio.
Poi niente, ci siamo incontrati al Mei 2008 a Faenza, due parole, strette di mano e contratto multimilionario firmato.

Valentina: Un ottimo affare per entrambe le parti allora…anche se la parola multimilionario mi fa un certo effetto.
òrso.: Beh, dovresti chiedere a Minollo, proponigli un’intervista, no?

Valentina: Potrei pensarci in effetti,sarebbero più unici che rari.
òrso.: Sì, sono ricco ora. vivo nel lusso.

Valentina: E vivi ancora in Italia.
òrso.: Scherzi? per chi vive nel lusso l’Italia è un paradiso.

Valentina: In effetti…
òrso.: Sono i poveri cristi che devono bestemmiare per arrivare in fondo al mese… ma per fortuna ora grazie a minollo records ho voltato pagina e anch’io faccio le vacanze in costa smeralda. tsk

Valentina: E vai alle feste con l’aereo privato, diciamolo.
òrso.: Macché privato. A spese dei contribuenti, ciccia. Aereo di stato.

Valentina: Caspita,si vede che non ho ancora firmato per il Minollo.
òrso.: Mica firmano cani e porci col minollo. Solo orsi.

Valentina: Beh, un po’ della specie ci sono anch’io…ma giustamente non posso aspirare a tanto.
Direi che dopo questo piccolo delirio posso lasciare l’orso libero. Ti ringrazio tanto d’aver risposto alle mie domande e d’aver pazientato.
òrso.: Ma piantala!

Valentina: I ringraziamenti sono di rito, non puoi esimerti!
òrso.: Sgrunt

Valentina: Ma io ignoro i tuoi lamenti e ti abbraccio forte.
òrso.: rowl. (abbraccio ricambiato di cuore!)

Valentina: E col cuore ci salutiamo,sperando di potersi rivedere presto!
òrso.: Sappiamo entrambi che così sarà. Ciao e grazie!

www.unorsominore.it
www.myspace.com/unorsominore



“unòrsominòre” di unòrsominòre

Con una voce così si può far qualsiasi cosa? Si potrebbe facilmente pensare di sì, ma io non credo. Direi che è ancora più difficile scrivere pezzi che siano belli, pregni di significato e che raccolgano e scaldino tra le proprie braccia una voce splendidamente espressiva come quella di kappa e non viceversa. Lui ci è riuscito.
E’ quasi disarmante quanto queste canzoni siano schiettamente intime, come ci si ritrovi ad ascoltare narrate in musica le emozioni di un cantautore, presentate così, nude e spigolose.
Ci si ritrova ad essere trasportati in un vortice ordinato di riflessioni, su temi personali e “universali”, in cui si può solo vederle passare con calma apparente e sentirsene partecipi. Si riesce a sentirsi tali poiché i testi in italiano sono dotati d’affascinante intelletto ed onestà, che non può far altro che incuriosire inizialmente e poi entrare dalle orecchie, scendere dalla gola, proseguire nell’esofago ed approdare nello stomaco. Lì si ferma.
Le canzoni che colpiscono l’animo rimangono a batter le proprie ali nella pancia, per un po’ di tempo.
Credo che kappa “senta” la musica in questo modo. Traspare un’emotività sporcata talvolta dalla rabbia, altre volte da una lucida rassegnazione e da sofferenza, ma pur sempre autentica e piena d’energia.
Il rock che si lascia ingentilire da sonorità pop aiuta ad esprimere amara ruvidità e dolcezza. L’album è questo e tanto altro e, sebbene sia lievemente penalizzato nei suoni volutamente incisi “in presa diretta”, racchiude canzoni veramente ben scritte ed interpretate col cuore.
Non fatevi scappare l’occasione di conoscere l’orso, che per l’occasione esce dalla sua tana e racconta tanto di sé. Prendere o lasciare.

www.myspace.com/unorsominore