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Amarone in Jazz

Posts Tagged ‘ tannen records ’



“Call it blazing” è l’album di debutto di A Classic Education

Gli A Classic Education, ovvero il canadese Jonathan Clancy e la gang di Luca Mazzieri, Paul Pieretto, Giulia Mazza e Federico Oppi, hanno deciso di registrare Call It Blazing a Brooklyn, New York, negli studi Rear House di Jarvis Taveniere (Woods, Vivian Girls, Real Estate, Widowspeak, Ganglians).
Taveniere e la band hanno forgiato il suono unico dell’album utilizzando un metodo classico: registrazione su bobina analogica, i musicisti stipati in una vecchia cucina dal pavimento di legno, con l’aggiunta poi in un secondo momento delle partiture di organi e cori, gli strati di archi e theremin, suonati dall’amico Stefano Roveda. La traccia finale Night Owl è invece stata registrata a Philadelphia durante le session per l’acclamato format video musicale Shaking Through da Brian McTear and Jon Low.
Call It Blazing è il debutto della band sulla lunga distanza e arriva sulla scia del successo ottenuto dagli EP e i singoli che hanno portato gli A Classic Education gli elogi dei maggiori magazine, webzine, blog esteri e italiani come Gorilla Vs Bear, Nylon Mag, The Fader, Brooklyn Vegan, MBV, Polaroid, Rolling Stone, Rockit, Rumore, Blow Up e ad essere scelti da SPIN come una delle band rivelazione dello scorso South By South West, il mega festival di Austin, Texas. La band negli ultimi due anni ha suonato in giro per il mondo con oltre 100 date tra Uk, Stati Uniti e Canada, dividendo il palco con band affini come Wolf Parade, Real Estate, Crystal Stilts, The Fresh & Onlys, British Sea Power e Arcade Fire, fino a esibirsi in festival importanti come Primavera Sound, SXSW, Indietracks e CMJ.
Nel 2011 la band ha completato il suo primo intero tour tra Stati Uniti e Canada di oltre 30 date di supporto ai British Sea Power (Rough Trade).
Un critico ha sottolineato come gli ACE “sembrino dei punk europei usciti da uno dei primi film di Pedro Almodovar, con un sound che unisce i Galaxie 500 ai The Shins con in più un pizzico di rock and roll anni ’50. Roba buona.”
Call It Blazing uscirà il 25 Ottobre in tutto il mondo per Lefse, in Giappone per Moor Works e in Italia per La Tempesta International. L’edizione in vinile sarà a cura della Tannen Records.

Vedi qui i teaser di lancio del disco:
http://vimeo.com/aclassicedu/videos

http://www.aclassiceducation.com



Esce il 5 luglio in vinile “A Better Man” di One Dimensional Man

Sette lunghi anni di impaziente attesa intervallati dalla raccolta “The Box”, tanti ne son voluti agli One Dimensional Man per regalarci il timbro anglofono di Pierpaolo Capovilla e la ritmica intensamente cupa di Giulio Ragno Favero e Luca Bottigliero (dal 2010 alla batteria). A Better Man è il titolo dell’album che battezza l’allontanamento dalle sonorità dei dischi passati, e che si avvale dei testi del pittore e poeta australiano Rossmore James Campbell e della collaborazione di artisti nazionali e internazionali come: Eugene Robinson degli Oxbow, Rodrigo D’Erasmo degli Afterhours ed Enrico Gabrielli dei Calibro 35, per citare alcuni dei “complici” di questo gruppo sempre in evoluzione.
Un disco dalla copertina inquietante che con undici brani inediti e una cover (“Face On Breast” di Scott Walker, dall’album “Tilt”) sembra tratteggiare una malinconica surrealtà. È un racconto a più voci sia nei testi, sia nella musicalità, arricchita quest’ultima da distorsioni ed echi come in Fly e Too Much. Fortunatamente la musica italiana non ha una sola dimensione, il 5 luglio ve ne ricorderete.

SCALETTA
A-1. A Measure Of My Breath
A-2. Fly
A-3. This Crazy
A-4. The Wine That I Drink
A-5. Ever Sad (A Better Man Reprise)
A-6. A Better Man
B-1. Ever Smile Again
B-2. This Hungry Beast
B-3. Too Much
B-4. Face On Breast
B-5. This Strange Disease

Data di uscita del vinile: 05/07/2011
 
Formato: LP Gatefold 180 Grammi (Bianco)

www.tannenrecords.com



Esce il 7 giugno il terzo lavoro dei Soviet Soviet

Potenti linee di basso, ritmi serrati, l’eco di una voce ampia e chitarre distorte sono le caratteristiche dei Soviet Soviet, il gruppo pesarese fondato nel 2008 da Alessandro Costantini, Alessandro Ferri e Andrea Giometti (rispettivamente chitarra e voce, batteria, basso e voce). Finalmente il gruppo marchigiano è giunto al terzo attesissimo EP caricato dall’onda del successo ottenuto nel 2010 con il tour live che li ha portati anche oltralpe (Nizza, Salisburgo e Berlino).
Summer, Jesus questo il titolo del loro ultimo lavoro che uscirà il 7 giugno ha la cupezza del post punk nei toni e nei messaggi dei testi. Sei tracce che attraverso i riverberi elettronici e gli echi sfumati, cattureranno la vostra irrequieta attenzione musicale.
Prestate attenzione all’abilità di questo giovane terzetto dai contenuti eccezionali. Parlatene voi, non fatevelo raccontare!

SCALETTA
01. Contradiction
02. Human Nature
03. Prince, Prostitutes
04. Warmata
05. The Beasts Are Brave
06. Aztec Aztec
 

www.tannenrecords.com



Dust: ecco la rassegna a Corte Radisi

DUST
“tiny friday for epic souls”
27 maggio // 10 giugno
24 giugno // 2 luglio 2011

CORTE RADISI
Via Cesare Abba 2, San Martino B.A. (VR)

L’Associazione Culturale Corte Radisi in collaborazione con l’etichetta Tannen Records presenta DUST, una serie di appuntamenti musicali il cui calendario vedrà l’alternarsi di gruppi veronesi e non, per iniziare al meglio la stagione dei concerti live di questa estate 2011!
DUST
Il progetto DUST nasce nell’autunno del 2010 in collaborazione con l’Associazione Culturale Corte Radisi (www.corteradisi.com), con l’intenzione di affiancare la già esistente programmazione di dj-set marchiati Roots, completandola con un calendario di eventi musicali improntanti su esibizioni live.
Il primo evento DUST ha visto la luce il 26 novembre 2010 con l’esibizione delle band De Curtis (Verona) e Bad Love Experience (Livorno), suscitando grande interesse e afflusso di pubblico da tutta la provincia di Verona.
Il progetto DUST si pone come obiettivo quello di promuovere e sensibilizzare la cultura della musica live di qualità, affiancando band del territorio a formazioni provenienti da tutta Italia e dall’estero.
Ogni mese la programmazione musicale di Corte Radisi prevede appuntamenti DUST (venerdì) e dj-set Roots (sabato). Questo per diversificare i 2 progetti che coinvolgono entrambi un target giovane ma di diverso interesse di generi musicali.
Dal 27 maggio DUST torna con 4 serate a tema, dal pop-rock con Home e Jackie-O’s Farm, passando dal post-punk dei Soviet Soviet e Antenna Trash fino alla musica surf con un vero e proprio party con ospiti Ray Daytona and The Googoobombos e Go Go Monellas. Al termine dei concerti seguiranno dj-set a tema con le serate fino alle ore 2.
A chiusura di questa prima tornata di date ci sarà la prima edizione di Bugs Festival, dal pomeriggio di sabato 2 luglio con Mamud Band, Ancher, Trenomattone, fino a notte fonda con un prestigioso dj ospite: Marcellus Pittman.
DUST e ROOTS sono 2 progetti indipendenti ma allo stesso tempo complementari che rientrano nelle attività culturali dell’Associazione Corte Radisi.

Ecco il succulento programma DUST:

Venerdì 27 maggio 2011
Opening…
HOME (powerpop / rock) – Verona
THE JACKIE-O’S FARM (indie / pop / rock) – Livorno
dj-set // Mr.Cigno

Presentazione di “Who’s next?”, il nuovo 45 giri degli Home, prodotto da Tannen Records. Alle prime 50 persone che arriveranno a Corte Radisi sarà regalata una download card ecologica del disco in omaggio.
In apertura i livornesi Jackie-O’s Farm, band rivelazione del pop rock nostrano.

Venerdì 10 giugno 2011
Post Punk etc.
SOVIET SOVIET (post punk) – Pesaro
ANTENNA TRASH (post punk / psichedelica) – Verona
dj-set // Warsaw

Da Pesaro la band post punk del momento, i Soviet Soviet, reduci da svariati tour in Est-Europa, presentano il nuovo attesissimo disco “Summer, Jesus”.
Alle prime 10 persone che arriveranno un disco in omaggio.
In apertura Antenna Trash, freschi del loro secondo EP “DED comes for DED”, appena uscito.

Venerdì 24 giugno 2011
Surf Party
RAY DAYTONA AND THE GOOGOOBOMBOS (garage / surf) – Siena
GO GO MONELLAS (garage / rockabilly) – Verona
dj-set // Fog Surfers Crew

Affilate le vostre tavole da surf perchè a Corte Radisi arriva il primo “Party Surf nella Vecchia Fattoria”…con 2 band, di cui una veronese, che non hanno bisogno di presentazione.
A seguire la gloriosa Fog Surfer Dj Crew!

Sabato 2 luglio 2011
Bugs Festival
MAMUD BAND (afro beat / funk) – Milano
ANCHER (powerpop) – Verona/Venezia
TRENOMATTONE – Verona
dj-set // MARCELLUS PITTMAN

Per Bugs Festival maggiori informazioni sul sito dell’Associazione.

INFO GENERALI
Tutti i concerti inizieranno alle ore 22.00 e finiranno alle ore 2.00
Ingresso con tessera dell’Associazione Culturale Corte Radisi.

Corte Radisi – Via Cesare Abba, 2 – San Martino Buon Albergo (VR)
Sito internet: www.corteradisi.com // pagina Facebook: Roots Corte Radisi // pagina Twitter: Roots Verona
HOME
(powerpop / rock)



Uscito il primo EP dei Brothers In Law

Brothers In Law è il primo Ep dell’omonimo progetto musicale cominciato nel 2010 dai giovani pesaresi Giacomo (voce e chitarra) e Nicola (chitarra). Cinque pezzi che si aprono con un suono argentino, come se attraversaste una tendina dai filamenti di cristallo, di Crystal Birds e terminano con l’acustica di T.T.T., caratterizzate dalla distorsione elettronica e dai testi anglofoni.
L’eco lontano delle loro armonie eteree, sembra provenire da un rock quasi psichedelico, sporcato da influenze dark tipiche degli anni ottanta.
Una breve degustazione melodica che se potrà lasciarvi insoddisfatti sarà solo per la sua brevità, ma che denota già una personalità ben definita e un gusto senza tempo che i palati più raffinati potranno apprezzare a pieno.
 Brothers In Law è uscito in formato digitale (iTunes e Amazon) il 29 aprile per Tannen Records.

www.tannenrecords.com



“Bow Wow” di Forty Winks

Che i Forty Winks siano uno dei gruppi più eclettici del panorama alternativo nazionale, beh su questo non ci piove. Hanno un palmares che parla da se: 13 anni di carriera, tre album, un ep, concerti con Blink 182 e Jimmy Eat World, tour in Giappone e moltissimi estimatori. Allo stesso tempo si sono reinventati negli anni, passando da un pop punk stile The Ataris e simili, passando per un alternative rock stile Foo Fighters fino all’evoluzione odierna, ovvero un sound che strizza l’occhio al college rock e all’indie moderno, con diverse spruzzatine sixties. C’è anche da dire che non brillano di fertilità produttiva (l’ultimo lavoro risale a 6 anni fa), un fattore che fa di loro una certezza ma allo stesso tempo li relega a essere un oggetto misterioso.
In molti si sono chiesti che fine avessero fatto i quattro bolognesi, visto anche il buon impatto ricevuto dal precedente lavoro. Successo spianato? Affermazione definitiva? No, i quattro scompaiono e lentamente rischiano di finire nel dimenticatoio. Fino ad oggi, quando tornano in pista con questo nuovo “Bow Wow”. Alleluja, esistono ancora. Le carte in tavola vengono rimescolate, e come ogni volta che ci si appresta ad ascoltare un loro lavoro è come se ci si trovasse di fronte ad un nuovo inizio. L’energia dei precedenti lavori sembra latitare, ma dopo qualche ascolto si capisce che è solo canalizzata e addomesticata in favore di un sound più pacato ma allo stesso tempo ruvido ed energico.
In queste 12 tracce si intravede l’indie moderno (“Beneath Her Feet”, “Meet You At The Bar”), richiami sixties (“Mannequins”, “One Last Round”, “I Feel Dead”), college rock (“Way Out”, “Outta Love”), un po’ di brit pop (“Sommersault”, “Whatever”) e una strizzatina d’occhio al passato (“Ain’t Good Enough”).
Disco della maturità? Beh, è difficile dirlo, vista l’imprevedibilità compositiva del gruppo, capace di spiazzarti ad ogni uscita. Sicuramente c’è un notevole affinamento in ambito compositivo, merito anche della capacità del gruppo di assorbire facilmente i generi musicali più disparati e riproporli a modo loro con una semplicità disarmante.
Se siete fan del gruppo, bene o male sapete a cosa andate incontro. Certo potreste rimanere inizialmente spiazzati, ma ascolto dopo ascolto capirete che tutto torna. Se siete dei neofiti invece, beh, avrete tra le mani un bel lavoro, ben suonato, fresco e accattivante, perfetto per queste giornate primaverili.



“Nice” di Soviet Soviet

Se c’è una cosa che ho imparato negli anni è quella di prendere con le pinze i gruppi rock italiani. Un po’ per una paurosa mancanza di cultura musicale che aleggia sulla nostra penisola che porta a scimmiottare generi e trends anni dopo la loro esplosione in altre parti del mondo. Un po’ per quella boria che sembrano darsi molti artisti nostrani sul fatto di essere migliori di tutto e tutti (potrei stare ore ad elencare esempi di come gruppi stranieri decisamente più rinomati siano più alla mano e meno spocchiosi di alcune realtà nostrane, ma mi dilungherei troppo…). Devo ammettere che questo molte volte mi porta ad avere un approccio distaccato e diffidente quando si tratta di ascoltare un gruppo italiano. Fortunatamente in diversi casi vengo smentito, e molte volte mi è capitato con i gruppi della Tannen Records. Vuoi per la validità dei gruppi (Jackie O’s Farm, Radio Days, Home, Forty Winks, per citarne alcuni), vuoi per il fatto che il “boss” dell’etichetta viene dall’underground e sa come funzionano certe dinamiche, oltre ad avere gusto nella scelta dei gruppi.
Questi Soviet Soviet non sono da meno rispetto ai loro compagni di etichetta. Nel loro lavoro “Nice”, il trio elabora una sorta di dark/new wave rielaborata in chiave alternative moderno. Certo non li vedremo mai spettrali come i Bauhaus, malinconici come i Joy Division o coi capelli arruffati alla Robert Smith dei The Cure, ma di sicuro i ragazzi hanno imparato bene la lezione in termini musicali. Un sound minimale ma allo stesso tempo efficace e a suo modo “pieno”, con basso e batteria che pulsano imperterriti e rocciosi, mentre la chitarra dipinge riff ipnotici e atmosfere surreali, che a mio avviso ricordano i Bauhaus più malati e perversi (e quindi un altro punto a favore per i Soviet Soviet). E quando la batteria attacca ritmi in levare, è impossibile non pensare a gruppi come Bloc Party o Editors (per non parlare di centinaia di gruppi copia carbone), ma non c’è il rischio che il trio venga ricollegato a quella scena usa e getta, perchè tutte le influenze e i richiami del loro stile sono assorbiti e riproposti in maniera decisamente personale. “Royal Casino”, “First Man, Then Machine”, “Lokomotiv” i pezzi migliori a mio avviso.
Un gruppo decisamente valido, capace di inventare e reinventarsi, decisamente più valido di gruppi più rinomati e “pompati”. Un piccolo gioiello che passerà inosservato ai più (spero di no) e che si guadagnerà buone recensioni da parte di critici che per un momento smetteranno di farsi seghe mentali su gruppi più blasonati ma destinati a scomparire dopo un solo album. Se vi piace la Musica questo album fa per voi, non perdete l’occasione di supportare un gruppo validissimo e un’etichetta, la Tannen Records, che sta sfornando alcune delle migliori realtà nostrane.



“Movements” di Mingle

Recensione di Alessandra Mingoni

Rassegnati come siamo alla “coralità” della musica leggera italiana, al racconto di esistenze che si scontrano, di storie d’amore tragiche e senza speranza, imbattersi nel minimalismo di Mingle significa restare spiazzati. Un universo sommerso, pronto per essere scoperto e goduto. Bisogna essere disposti ad ascoltare, però, a lasciarsi andare. Fatevi coraggio dunque, anime prave, ed imparate a guardarvi dentro.
L’artista mantovano prodotto da Tannen Records propone nel suo album 13 “movimenti”, affreschi musicali perfettamente congegnati che la soggettività di ciascuno può trasformare in immagini.
Il viaggio parte in punta di piedi con la prima traccia, Submerged: un mono-suono essenziale, secco, che si arricchisce col progredire del minutaggio. Ci si sente immediatamente trasportati in una dimensione di sogno quasi intollerabile se non si è in pace con se stessi. Si percepisce il rumore del vento, che allontana da tutto ciò che conosciamo. Non si tratta però di un disco da meditazione. La musica di Mingle ci parla dell’umana industria, dell’omologazione di animali allevati in batteria. Tutto questo ritroviamo in Wearing out, brano caratterizzato dal suono ipnotico e metallico di un elettroencefalogramma piatto; un fischio persistente ed assordante intervallato da brevi momenti di tregua. Sulla stessa scia segue Give me Bellows, un brano piuttosto complesso, attraversato soprattutto nella parte iniziale da scosse elettriche, quasi a rappresentare il momento in cui nasce la vita ad opera della tecnologia. Troviamo qui il primo accenno di voce umana, lontana, incomprensibile, impersonale, quasi provenisse dall’altoparlante di un aeroporto. L’uso delle parole è limitato a pochi brani: si tratta di suoni comunque distorti, ovattati, appena sussurrati o di una risata campionata , nel caso di No one else. Negli ultimi 3 brani del disco il suono si fa più pieno e si avvicina maggiormente al comune concetto di musica. Il cerchio si chiude con Slow Ahead in cui il suono antico e non proprio nitido di un pianoforte ci riporta alle sonorità di Submerged, senza essere però pronti ad affrontare di nuovo il viaggio.
La musica di Mingle è snervante perché costringe a guardarsi dentro, a pensare, ad immaginare. Impossibile ad avviso di chi scrive entrare nel merito delle sue scelte “architettoniche” di costruzione dei brani che affidati a qualcun altro sarebbero sicuramente diversi, in quanto traduzione in note di immagini, idee e sensazioni percepite e vissute altrove.
Menzione speciale per Bright Colour, movimento delicato e gradevole dal punto di vista acustico, che descrive magistralmente l’azione di scoprire il mondo attraverso il battito delle proprie ciglia, poco prima di spegnere la luce.
Un’ ultima considerazione, un consiglio spassionato a tutti i cineasti amanti dell’essenziale: Mingle potrebbe essere un ottimo compositore di colonne sonore; un contributo di spessore all’industria cinematografica o televisiva, che gli permetterebbe di diffondere in modo ancor più capillare la sua arte.



Cabeki: esce il 18 marzo il suo “Il montaggio delle attrazioni”

Il compositore veronese Andrea Faccioli, con il suo progetto strumentale Cabeki, esplora e rielabora delle musiche di scena scritte per il teatro e delle colonne sonore. Il Montaggio Delle Attrazioni è la narrazione solitaria ma corale di paesaggi ed ambientazioni sonore (dal Mississippi al Marocco, dal post rock al blues, dalla musica da camera e all’elettronica minimale). Grazie all’uso di strumenti convenzionali, folk ed etnici e non convenzionali strumenti/giocattolo come Ukelin, Autoharp e Stylophone, Cabeki sa illustrare abilmente diversi scenari, riuscendo a far toccare con mano all’ascoltatore i loro colori, suoni ed odori.
Il montaggio delle attrazioni” è quindi un’opera prima d’alto livello, che merita l’occhio di bue ben puntato addosso.

SCALETTA
01. Finchè L’ombra Rotola
02. Con La Strada
03. Polvere Di Carta
04. Nelle Tasche Rotte
05. I Suoi Occhi
06. Alla Luce Verde Dei Neon
07. Risveglio
08. Tokio New Orleans
09. In Una Notte
10. La Distanza
11. Di Una Tregua

Data di uscita: 18/03/2011 per Tannen Records.

www.tannenrecords.com



Intervista con Mingle

23/02/2011

Sound Magazine incontra Mingle, eclettico compositore che ha da poco pubblicato il lavoro strumentale “Movements” l’11 febbraio 2011 per Tannen Records.

Ciao Andrea, benvenuto! Vuoi presentarti ai lettori di Sound Magazine che ancora non ti conoscono?
Ciao a tutti, sono Andrea Gastaldello in arte Mingle, nato in terre mantovane ed adottato da Verona. Musicalmente, nasco come chitarrista, ho studiato pianoforte (a fasi alterne) e Composizione (mai finita) appassionandomi poi allo studio della musica sperimentale/elettronica.

Il tuo album, “Movements” arriva dopo anni di “gavetta” attraverso molti generi musicali. Come sei approdato all’elettronica?
L’interesse per la musica elettronica nasce parecchi anni fa innanzitutto grazie agli ascolti, partendo dagli immensi lavori di Luciano Berio, Edgar Varèse, Luigi Nono (per citarne alcuni) arrivando ai più moderni Kraftwerk e Tangerine Dream (anche qua ne cito alcuni, ma la lista sarebbe lunga) e furono una vera e propria folgorazione. Decisi nei primi anni novanta di comprarmi un computer Atari con Cubase, un synth ed il mitico campionatore Akai S01 e cominciai così a comporre i primi brani Elettro per un etichetta di Brescia in auge in quel periodo. Col passare del tempo, ho curato sempre più gli ascolti (l’etichetta Warp, è stata un gran punto di riferimento per la mia formazione) e sviluppato l’interesse e la conoscenza, partecipando a corsi di composizione elettronica, seminari e concorsi internazionali di Musica Elettroacustica presso l’Accademia Musicale Pescarese e la Fondazione Russolo-Pratella di Varese.

I tuoi pezzi sembrano dei piccoli affreschi. Come avviene la composizione?
La composizione è una vera e propria seduta analitica. Nel mio caso cerco sempre di scrivere i brani con l’intento di darmi un’emozione ben precisa e continua, legandoli l’uno all’altro senza soluzione di continuità. Nel mio percorso son riuscito a trovare un linguaggio, arricchendolo negli anni con un vocabolario sempre più ampio di suoni e melodie minimali. Quello che cerco è un continuo dialogo tra aggressività e dolcezza, tra il bianco e nero, tra staticità e nevrosi, per portare l’ascoltatore in un viaggio intimistico.
Le fasce sonore son create da un insieme di effetti, niente di campionato, e da parti suonate. L’idea di fare musica elettronica sta proprio nel fatto di una continua manipolazione, di un gioco fatto per creare un suono o dargli un volto nuovo, o creare un pattern di batteria che sarebbe impossibile suonare fisicamente, formando un immaginario atipico, una serie di suoni e di conseguenti emozioni, diciamo, imprevedibili.
 
Vedrei bene i tuoi pezzi come colonna sonora di qualche film o cortometraggio…immagino tu ci abbia già pensato!
Assolutamente sì! L’idea di commentare musicalmente le immagini è una cosa affascinante, nel passato son state usate musiche mie per documentari, ed al momento tre brani di Movements son inseriti nella colonna sonora di un episodio pilota per una serie TV sugli sports estremi.

Da cosa è stata dettata la scelta di far uscire “Movements” in formato digitale?
Il formato digitale è una grande sfida che lancia l’etichetta che cura Movements, la Tannen Records.  Dopo averne parlato con Riccardo Orlandi (titolare della Tannen) abbiamo deciso di inserire Mingle nella vendita digitale. Come ripeto, questa rappresenta una sfida in Italia, per quanto riguarda l’Europa, in paesi come l’Inghilterra e la Germania per esempio, le etichette hanno ormai reso l’ascolto in streaming dei brani (con la possibilità di comperarli subito), come una cosa “normale”. In questo modo ti arrivano comodamente nel tuo computer (questo è rivolto ai più pigri) e te le metti in un cd od in una chiavetta usb e/o lettore mp3, ed il gioco è fatto.
  
Ritieni che il mercato italiano sia “propenso” alla musica sperimentale o elettronica o sia difficile farsi ascoltare?
L’Italia è un paese in cui nasce e permane una sperimentazione elettroacustica di altissimo livello ed in teoria dovremmo trovare un pubblico attento alla musica sperimentale e/o elettronica, difatti molti la seguono, purtroppo pochi conoscono il passato ed i pionieri come i sopracitati Berio, Nono a cui aggiungo Bruno Maderna, Salvatore Sciarrino e molti altri, che dovrebbero rappresentare quello da cui veniamo. Per fare un esempio, nei primi anni ’70 la RAI mandò in onda una trasmissione sulla musica condotta da Luciano Berio ed intitolata “C’è musica e musica”, la RAI dimostrò un gran coraggio ma anche una grande slancio creativo che oggi mancano, questo di sicuro influenzò almeno un poco il mercato. La gente è sempre curiosa, ma purtroppo in Italia son poche le etichette, le radio e le tv che osano nel proporre musica diversa dal rock, quindi se non si forma prima una cultura, che come ripeto l’Italia ne avrebbe in quantità esportabile, risulta difficile inserire sul mercato materiale da ascoltare con un minimo di attenzione in più… ma va bene così (risata).

Stai già scrivendo nuova musica? Progetti futuri?
Son sempre in movimento, nel cassetto ho vecchie idee a cui sto lavorando, alle quali sto unendo le nuove, di sicuro entro l’anno il seguito di Movements. Sto dialogando con autori di musica, video e letteratura di Verona e non per collaborazioni future, alle quali aggiungo e sottolineo il lavoro che sto svolgendo con la band De Curtis. Insomma un bel po’ di roba in cantiere.

Tra le band emergenti degli ultimi anni chi consiglieresti ai nostri lettori?
L’elenco è lunghissimo, in Italia e nel Mondo c’è un grande movimento sperimentale, unico consiglio che do è di osare e cercare ascolti nuovi. Dico solo chi sto ascoltando io in questo momento: Nicolas Jaar alternato all’intramontabile Insen di Alva Noto e Ryuichi Sakamoto.

Grazie per l’intervista e in bocca al lupo!
Crepi! Grazie a voi di Soundmagazine ed a tutti i lettori.

www.tannenrecords.com