
23/02/2011
Sound Magazine incontra Mingle, eclettico compositore che ha da poco pubblicato il lavoro strumentale “Movements” l’11 febbraio 2011 per Tannen Records.
Ciao Andrea, benvenuto! Vuoi presentarti ai lettori di Sound Magazine che ancora non ti conoscono?
Ciao a tutti, sono Andrea Gastaldello in arte Mingle, nato in terre mantovane ed adottato da Verona. Musicalmente, nasco come chitarrista, ho studiato pianoforte (a fasi alterne) e Composizione (mai finita) appassionandomi poi allo studio della musica sperimentale/elettronica.
Il tuo album, “Movements” arriva dopo anni di “gavetta” attraverso molti generi musicali. Come sei approdato all’elettronica?
L’interesse per la musica elettronica nasce parecchi anni fa innanzitutto grazie agli ascolti, partendo dagli immensi lavori di Luciano Berio, Edgar Varèse, Luigi Nono (per citarne alcuni) arrivando ai più moderni Kraftwerk e Tangerine Dream (anche qua ne cito alcuni, ma la lista sarebbe lunga) e furono una vera e propria folgorazione. Decisi nei primi anni novanta di comprarmi un computer Atari con Cubase, un synth ed il mitico campionatore Akai S01 e cominciai così a comporre i primi brani Elettro per un etichetta di Brescia in auge in quel periodo. Col passare del tempo, ho curato sempre più gli ascolti (l’etichetta Warp, è stata un gran punto di riferimento per la mia formazione) e sviluppato l’interesse e la conoscenza, partecipando a corsi di composizione elettronica, seminari e concorsi internazionali di Musica Elettroacustica presso l’Accademia Musicale Pescarese e la Fondazione Russolo-Pratella di Varese.
I tuoi pezzi sembrano dei piccoli affreschi. Come avviene la composizione?
La composizione è una vera e propria seduta analitica. Nel mio caso cerco sempre di scrivere i brani con l’intento di darmi un’emozione ben precisa e continua, legandoli l’uno all’altro senza soluzione di continuità. Nel mio percorso son riuscito a trovare un linguaggio, arricchendolo negli anni con un vocabolario sempre più ampio di suoni e melodie minimali. Quello che cerco è un continuo dialogo tra aggressività e dolcezza, tra il bianco e nero, tra staticità e nevrosi, per portare l’ascoltatore in un viaggio intimistico.
Le fasce sonore son create da un insieme di effetti, niente di campionato, e da parti suonate. L’idea di fare musica elettronica sta proprio nel fatto di una continua manipolazione, di un gioco fatto per creare un suono o dargli un volto nuovo, o creare un pattern di batteria che sarebbe impossibile suonare fisicamente, formando un immaginario atipico, una serie di suoni e di conseguenti emozioni, diciamo, imprevedibili.
Vedrei bene i tuoi pezzi come colonna sonora di qualche film o cortometraggio…immagino tu ci abbia già pensato!
Assolutamente sì! L’idea di commentare musicalmente le immagini è una cosa affascinante, nel passato son state usate musiche mie per documentari, ed al momento tre brani di Movements son inseriti nella colonna sonora di un episodio pilota per una serie TV sugli sports estremi.
Da cosa è stata dettata la scelta di far uscire “Movements” in formato digitale?
Il formato digitale è una grande sfida che lancia l’etichetta che cura Movements, la Tannen Records. Dopo averne parlato con Riccardo Orlandi (titolare della Tannen) abbiamo deciso di inserire Mingle nella vendita digitale. Come ripeto, questa rappresenta una sfida in Italia, per quanto riguarda l’Europa, in paesi come l’Inghilterra e la Germania per esempio, le etichette hanno ormai reso l’ascolto in streaming dei brani (con la possibilità di comperarli subito), come una cosa “normale”. In questo modo ti arrivano comodamente nel tuo computer (questo è rivolto ai più pigri) e te le metti in un cd od in una chiavetta usb e/o lettore mp3, ed il gioco è fatto.
Ritieni che il mercato italiano sia “propenso” alla musica sperimentale o elettronica o sia difficile farsi ascoltare?
L’Italia è un paese in cui nasce e permane una sperimentazione elettroacustica di altissimo livello ed in teoria dovremmo trovare un pubblico attento alla musica sperimentale e/o elettronica, difatti molti la seguono, purtroppo pochi conoscono il passato ed i pionieri come i sopracitati Berio, Nono a cui aggiungo Bruno Maderna, Salvatore Sciarrino e molti altri, che dovrebbero rappresentare quello da cui veniamo. Per fare un esempio, nei primi anni ’70 la RAI mandò in onda una trasmissione sulla musica condotta da Luciano Berio ed intitolata “C’è musica e musica”, la RAI dimostrò un gran coraggio ma anche una grande slancio creativo che oggi mancano, questo di sicuro influenzò almeno un poco il mercato. La gente è sempre curiosa, ma purtroppo in Italia son poche le etichette, le radio e le tv che osano nel proporre musica diversa dal rock, quindi se non si forma prima una cultura, che come ripeto l’Italia ne avrebbe in quantità esportabile, risulta difficile inserire sul mercato materiale da ascoltare con un minimo di attenzione in più… ma va bene così (risata).
Stai già scrivendo nuova musica? Progetti futuri?
Son sempre in movimento, nel cassetto ho vecchie idee a cui sto lavorando, alle quali sto unendo le nuove, di sicuro entro l’anno il seguito di Movements. Sto dialogando con autori di musica, video e letteratura di Verona e non per collaborazioni future, alle quali aggiungo e sottolineo il lavoro che sto svolgendo con la band De Curtis. Insomma un bel po’ di roba in cantiere.
Tra le band emergenti degli ultimi anni chi consiglieresti ai nostri lettori?
L’elenco è lunghissimo, in Italia e nel Mondo c’è un grande movimento sperimentale, unico consiglio che do è di osare e cercare ascolti nuovi. Dico solo chi sto ascoltando io in questo momento: Nicolas Jaar alternato all’intramontabile Insen di Alva Noto e Ryuichi Sakamoto.
Grazie per l’intervista e in bocca al lupo!
Crepi! Grazie a voi di Soundmagazine ed a tutti i lettori.
www.tannenrecords.com