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Amarone in Jazz

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“Rehab Doll” – Green River

“Rehab Doll” è il primo ed unico album della band grunge statunitense Green River, pubblicato nel 1988 da Sub Pop Records. E’ stato poi ripubblicato nel 1990 come parte di un album/compilation intitolato “Dry as a Bone/Rehab Doll”. Il bassista Jeff Ament e il chitarrista Stone Gossard entrarono poi nei Pearl Jam.

Tracklist
1. Forever Means
2. Rehab Doll
3. Swallow my Pride
4. Together we’ll never
5. Smilin’ and dyin
6. Porkfist
7. Take a dive
8. One more stitch




“2″ di Retribution Gospel Choir

E con l’inzio del 2010 arriva anche il secondo capitolo della discografia dei Retribution Gospel Choir, side-project di Alan Sparhawk, chitarrista e cantante dei Low.
Dello slowcore e della sperimentazione di questi ultimi però non c’è traccia, anzi sembra proprio che Sparhawak liberi tutta l’energia trattenuta negli anni dalle ritmiche lente del suo gruppo principale.
Rispetto al graffiante esordio, questo “2″ punta molto sulle aperture melodiche, regalando un rock forte e compatto che attinge dagli anni 60 e 70, contaminandolo con il powerpop e con qualche incursione nel country rock. Una miscela che, seppur non originalissima, ci regala una mezzora di rock anthemico e passionale, decisamente ben suonato: la batteria picchia bene, le batterie sferzano accordi che si amalgano perfettamente con le melodie delle linee vocali.
L’originalità purtroppo latita, segno anche di un songwriting più istintivo e meno ricercato: canzoni come “Hide It Away”, “Your Bird”, “Working Hard” e “White Wolf” possono fare la loro bella figura su qualche stazione radio americana, ma non aggiungono nulla a quanto già scritto nella storia del rock, e finiscono nel dimenticatoio della mente subito dopo averle ascoltate. Più interessanti pezzi come “Poor Man’s Daughter”, “Electric Guitar” e “Bless Us All”, che coinvolgono di più con i loro ritmi rallentati e con un minimo di sperimentazione che li porta a non cadere nel calderone del già sentito.
Un album che scivola via senza infamia e senza lode, limitandosi a svolgere il suo compitino, nonostante la bravura dei musicisti. Se lo si considera per quel che è, ovvero un side-project, si può perdonare a Sparahawk questa “scappatella”, magari sorridendo al pensiero che qualcuna di queste canzoni possa fuoriuscire dalle casse di un fast food polveroso situato lungo qualche highway americana.
Se invece si vuole proprio dare una valenza seria al progetto, meglio cercare altrove, almeno per quanto riguarda la musica contenuta nell’album. E magari incrociare le dita nell’attesa dell’uscita di un nuovo album dei Low.



“Around The Well” di Iron And Wine

Raccolte di questo tipo ormai sono diventate rituali nella carriera di un artista moderno. C’è da dire che se di solito sono delle mere operazioni commerciali o dei tappabuchi per arrivare prima alla scadenza di un contratto, in questo caso ci troviamo di fronte a un qualcosa di sincero. E per questo devo fare un plauso alla Sub Pop per aver dato alla luce questi due cd di rarità, brani comparsi su colonne sonore, ep fuori stampa e via dicendo.
Dimenticatevi per un momento delle sperimentazioni dell’ultimo album in studio “The Shepherd’s Dog”. Qui ci si trova di fronte a piccole gemme di rara bellezza, dove Sam Beam mette a nudo le sue emozioni attraverso una delicatezza disarmante e quella voce flebile che lo contraddistingue da sempre, che colpisce con sussurri le armonie della sua chitarra.
Sono piccoli quadri di vita spensierata, uno strappo alla frenesia di un mondo che corre troppo veloce. C’è serenità, ma anche la malinconia e la nostalgia verso quei piccoli momenti intimi a contatto con la natura. Bellissime anche le riletture di Such Great Heights (The Postal Service), Love Vigilantes (New Order) e Peng! 33 (Stereolab), che pur spogliate della loro veste elettronica, rimangono immutate nella loro bellezza, segno anche di una capacità enorme da parte di Sam Beam nel riuscire a trasformare canzoni altrui con il proprio stile.
Acquisto obbligato per i fans, per gli altri è l’ideale colonna sonora di un pomeriggio al parco passato nella più totale tranquillità e spensieratezza. Da avere!