“Sex With An X” di The Vaselines
Diciamocelo: senza la passione viscerale di Kurt Cobain per certi gruppi minori e oscuri ai più, che lo ha portato a tributare i The Vaselines per ben tre volte (“Son Of A Gun” e “Molly’s Lips” su “Incesticide”, “Jesus Doesn’t Want Me For A Sunbeam” su “Mtv Unplugged In New York”), il duo scozzese sarebbe rimasto nell’anonimato o ridotto a un mero oggetto di culto (del tipo A: “Carini questi, chi sono?” B: “The Vaselines.” A: “Chiiiii?!?).
E sarebbe stato un vero peccato lasciare nell’anonimato questo gruppo, autore di un pop rockeggiante che poco si sposa con il pop inglese in voga in quegli anni. Parliamo di metà anni 80, ovvero The Smiths, The Housemartins e i gruppi della compilation di NME, “C86″. Non sempre viene fatta giustizia, si sa, ma questi scozzesi devono ringraziare di aver trovato la loro dea bendata nella figura di un ragazzo dai lunghi capelli biondi e gli occhi da cerbiatto, che con il suo gruppo ha aperto (involontariamente) le porte del mainstream al mondo underground.
E in fondo di talento ne hanno se la Sub Pop ha deciso di regalargli ben due retrospettive, nonostante un solo album (“Dum Dum”), una manciata di singoli e svariati pezzi per compilation. Insomma, gente che aveva qualcosa da dare al mondo e non era solo “uno dei gruppi preferiti di Kurt Cobain”.
Ora, a distanza di 21 anni dal primo e unico album pubblicato, tornano con il loro secondo lavoro “Sex With An X”. Un lavoro che, a dispetto del sound classico del gruppo, appare più compatto, figlio anche dell’estensione della formazione da duo a quartetto e della produzione moderna, ma senza rinunciare a quelle melodie che hanno caratterizzato il passato degli scozzesi. Non lasciatevi traviare dall’inizio roccioso di “Runied” perchè nelle canzoni successive sembra che il tempo non si sia fermato per i The Vaselines, come se avessero ripreso da dove avevano lasciato: “Sex With An X”, “The Devil’s Inside Me”, “Turning It On” possono tranquillamente aggiungersi ai classici del loro repertorio senza far pensare che son passati oltre 20 anni da quel periodo. Stesso discorso vale per pezzi come “Poison Pen” e “My God’s Bigger Than Your God”, fino alla canzone manifesto “I Hate The 80′s” (“What do you know? You weren’t there/ It wasn’t all Duran Duran/ You want the truth? Well, this is it/ I hate the 80′s, cause the 80s were shit”), simbolo di quella mai celata insoddisfazione verso i propri tempi che non hanno mai capito la musica del gruppo.
Un disco genuino, senza troppe pretese, ma che regala 11 pezzi di onesto pop/rock, lontano dai trend e dai dischi confezionati come merendine. Erano passati in sordina nel periodo migliore della loro carriera, probabilmente succederà lo stesso anche per questo lavoro. Peccato, perchè nonostante gli anni, sanno ancora scrivere ottime canzoni originali, una peculiarità che manca a tanti gruppi oggigiorno. E, purtroppo, non c’è nemmeno più un Kurt Cobain che potrebbe dar loro linfa con nuove cover.
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