
02/04/2010
La redazione di Sound Magazine incontra i piemontesi Stigma, gruppo a cavallo tra death metal e hardcore, sulle scene nostrane da ormai 10 anni. Hanno appena pubblicato il loro secondo lavoro “Concerto For The Undead”.
Risponde alle nostre domande il bassista Flavio.
Domande a cura di Michael Simeon
Ciao ragazzi! Innanzitutto vorreste presentarvi ai lettori di Sound Magazine?
Ciao a te e a tutti i lettori di Sound Magazine, sono Flavio il bassista degli Stigma, band che unisce il death metal all’hardcore da ormai quasi una decina d’anni. Abbiamo realizzato due EP e due album, il primo album “When midnight strikes!” uscito nel 2008, e il nuovissimo “Concerto for the undead” entrambi per l’etichetta americana Pivotal Rockordings. Abbiamo all’attivo molti live in Italia e in Europa partecipando poi ad alcuni festival e tour. Nei nostri album trattiamo tematiche legate al mondo dell’horror come dimostra il nostro ultimo lavoro, un concept ispirato al fumetto “Tales from the crypt”.
Il vostro secondo lavoro “Concerto For The Undead” sta praticamente per essere pubblicato. Come vi sentite a lavoro finito? Siete soddisfatti?
Sì, ci riteniamo soddisfatti del risultato che abbiamo ottenuto. In fase di scrittura abbiamo lavorato bene, dopo qualche intoppo iniziale abbiamo trovato un metodo efficace, mentre per quanto riguarda la registrazione abbiamo migliorato notevolmente i tempi, in modo da dedicare il giusto spazio al mix e alla produzione. Per la prima volta abbiamo lavorato con un team di persone differenti tra Italia e Inghilterra e il risultato finale è di gran lunga superiore alle nostre più rosee aspettative. Ora non vediamo l’ora che esca per poterlo supportare a dovere anche in sede live.
Come è stato lavorare con Jona Weinhofen e con un mostro sacro come Scott Atkins?
Senza dubbio strepitoso. Jona è una persona splendida che ha messo a nostra disposizione la sua grande esperienza nonostante tutti i suoi innumerevoli impegni, ci ha sempre seguiti e consigliati per tutte le fasi del lavoro. Per quanto riguarda Scott che dire… Un vero mostro! Capace di capire cosa vuoi alla prima spiegazione, senza passi falsi il tutto condito da una capacità di miscelare i vari strumenti fuori dal comune.
Suonate insieme da circa 10 anni, avete sputato sangue e sudato centinaia di magliette per arrivare a questo traguardo? Ditemi un po’, ve lo aspettavate di arrivare a questi livelli?
Sì, siamo sulle scene da parecchio tempo e siamo molto orgogliosi di aver raggiunto i traguardi che abbiamo superato in questi anni, soprattutto perché fare quello che facciamo essendo noi una band italiana spesso non è facile. Siamo tutti molto felici di aver condiviso il palco con band importanti, come del contratto con la nostra etichetta che finora ci ha sempre messo in condizione di lavorare al meglio senza alcun tipo di pressione sulle nostre scelte musicali. Ma sicuramente non vediamo tutto ciò come un traguardo ma come esperienze utili per migliorarci e riuscire, speriamo, a fare ancora tanta strada.
Come per il precedente lavoro, le tematiche delle vostre canzoni rimandano direttamente ai classici del cinema horror e anche alle serie fumettistiche di Tales From The Crypt, come dimostra anche il bellissimo artwork di Andrea Berton. Direi che siete decisamente influenzati da questo genere. Cosa ne pensate della deriva che ha preso l’ horror moderno? Io sinceramente guardo un po’ con nostalgia ai vecchi classici.
Siamo tutti molto affascinati dal vecchio cinema horror e in “Concerto for the undead” ci siamo divertiti molto nel trattare le tematiche di “Tales from the crypt” perché rispecchia la nostra visione un po’ ironica del genere. Andrea con il suo stile ha disegnato una cornice perfetta al nostro lavoro, in più essendo anche lui appassionato di questo fumetto si è divertito parecchio. Per quanto riguarda invece l’horror moderno, concordo con te nel dire che rispetto ai classici ormai si punta più su effetti speciali e trame standard che non sul puro piacere di un brivido genuino e “romantico”.
Come vi ponete nei confronti della scena nostrana? Sempre che di scena si possa parlare.
Purtroppo la scena nostrana non attraversa un periodo particolarmente felice, poca gente ai concerti, organizzazioni macchinose e molta invidia tra le band. Noi ci siamo divertiti e ci divertiamo molto a suonare in Italia, ma non possiamo negare che all’estero le cose funzionino molto meglio.
Avete avuto la fortuna di condividere il palco con gruppi come Bring Me The Horizon e A Day To Remember. Visto che la classe non vi manca affatto direi che è stato un giusto premio per la dedizione che avete messo in questi anni, nonché una grande soddisfazione. Cosa ricordate di quelle date?
Quelle date sono state fantastiche, il pubblico ci ha riservato un’ottima accoglienza, cosa rara in Italia per un gruppo d’apertura e poi le band con cui abbiamo suonato, oltre ad essere grandi professionisti, si sono rivelate persone disponibili e cordiali.
Avendo ascoltato e recensito il vostro nuovo lavoro, devo dire che per un album di tale portata ci vuole un dignitoso tour promozionale. Come siete messi? Puntate anche all’estero?
Stiamo lavorando proprio su questo fronte in modo da poter chiudere un tour promozionale con qualche band importante. Non posso ancora fare dei nomi ma posso dire che punteremo molto sull’estero, sperando di poter toccare più paesi possibili. Purtroppo “When midnight strikes!” non ha potuto avere il supporto live che volevamo, abbiamo fatto un bel tour e circa 70 concerti di supporto al disco, ma siamo rimasti penalizzati in più di un’occasione da agenzie poco serie e promoter inventati che ci hanno fatto perdere tempo e offerte valide. Ora stiamo proprio lavorando in modo da evitare da subito certe situazioni, puntando solo su chi è veramente professionale.
Domandone classico: c’è qualche gruppo che vorreste consigliare o supportare suggerendolo ai nostri lettori?
Ultimamente tra i gruppi che ho visto dal vivo mi hanno impressionato molto gli August Burns Red e gli Architects, non sono nomi nuovi, anzi, però va detto che sono due band che non si limitano ad avere dei buoni dischi e un’immagine vincente, ma sono in primis musicisti che dal vivo raggiungono un livello di perizia e qualità superiori.
Bene ragazzi, grazie per l’intervista e in bocca al lupo con la promozione del disco! Vorreste aggiungere qualcosa?
Ti ringraziamo per lo spazio concessoci, salutiamo tutti i lettori di Sound Magazine ricordando che “Concerto for the undead” uscirà in Italia il 30 aprile, ma che già da ora è pre-ordinabile dal nostro store! A presto!!