“Sogni lucidi” di Aurorabrivido
Può un album ben registrato e prodotto da Daniele Persoglio (già produttore dei Finley) essere automaticamente considerato “bello”, senza passare dal via?
No, non in questo caso. Intendiamoci, non si tratta di un lavoro nè dozzinale, nè sciocco. Nasconde sicuramente cura e sensibilità ed è suonato e cantato tutto sommato bene. Non posso dire che il cantante non sia versatile e non abbia un buon timbro, adatto sia per i pezzi più rock che quelli pop.
Il problema di fondo è che non basta scrivere pezzi molto orecchiabili e “radiofonici” per catturare l’attenzione dei giovani, ormai bombardati da troppe boy band e affini.
Gruppi come Finley e Lost dimostrano che il pop-rock tutto immagine e poca sostanza è il mezzo e la formula giusta per vendere dischi, ma che non lascia un’impronta significativa nella musica.
Tornando a parlare degli Aurorabrivido, ciò che a mio avviso manca in “Sogni Lucidi” è proprio la ricerca di un suono personale ed originale, che si stacchi dal concetto di “già sentito” e rimanga ben impresso in mente per la sua freschezza.
Sicuramente avranno già un buon seguito (di ragazzine che non coglieranno nemmeno il tributo agli Snap?), ma se puntano ad un pubblico più adulto e scafato dovranno aggiustare il colpo e guardare alla sostanza. Sentendo come suonano hanno le carte in regole per farcela.
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