“Wolvves” di Eaststrikewest
Non avrei mai pensato che Thirty Days Of Night Records, etichetta specializzata in hardcore e metal, potesse pubblicare un disco del genere.
Gli Eastrikewest, rispetto ai loro compagni di etichetta, si trovano agli antipodi, perchè si muovono su territori decisamente più soft, a cavallo tra il post rock, indie e pop, con un leggero tocco di progressive.
La prima traccia “God Can’t Take His Eyes Off Me” racchiude in sè tutti gli elementi portanti del sound, come se fosse messa lì a indicare la direzione da prendere all’ascoltatore: toni epici, chitarre taglienti alternate a arpeggi più dolci che creano un’atmosfera onirica, con la voce di Tom Clarke potente ed evocativa che si erge come valore aggiunto. Una qualità che gioca un ruolo importante anche in canzoni come “Stumble” e “Welcoming The Ghost”, piccole gemme dall’incedere lento ed ipnotico.
Ci sono poi pezzi come “The Architect”, un indie dark ipnotico dove si fondono Dredg e White Lies e la bellissima “Every Word And Whisper Said”, un crescendo di melodie sognanti che ti avvolgono e ti lasciano ammaliati, senza dubbio uno degli episodi migliori di questo “Wolvves”.
Degna di nota è anche “Electricity”, che si diversifica lentemente dal resto delle canzoni del disco, una ballata costruita su un tappeto orchestrale, arpeggi delicati e la voce che spicca in una delle sue migliori prove.
Un disco intenso, sognante ed evocativo. La lunghezza delle canzoni, che si aggira tra i 5 e i 6 minuti di media, potrebbe rivelarsi un ostacolo per chi non è pratico del genere, ma una volta entrati negli ingranaggi degli Eaststrikewest è facile perdersi e farsi avvolgere dalla loro musica. Un gruppo interessante, che non ha paura di osare per creare qualcosa di nuovo. E, al giorno d’oggi, questa è una qualità davvero invidiabile. Dategli un ascolto, se lo meritano.
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Ormai si sa, gli AFI sono un gruppo che non si pone limiti. Partiti con un sound molto vicino al hardcore melodico di stampo californiano, c’è stata poi l’infatuazione per i Misfits, con conseguente cambio di suono e tematiche, fino a giungere alla fase “dark” degli ultimi album. Il tutto sempre supportato da un’accurata reinvenzione estetica al passo con il cambio di rotta. Detto così sembra che siano dei venduti pronti a cambiare genere quando fa comodo, ma è la bontà dei loro lavori, sempre impeccabili, a smentire queste ipotetiche illazioni.
I Fomento sono un gruppo trash death metal di Roma, attivi dal 2005, che giungono ora al loro album di debutto, “Either Caesars Or Nothing”.
Tornano i Muse con “The Resistance”, il quinto album della loro carriera. Degli esordi spigolosi non è rimasto praticamente niente, il suono del gruppo si è evoluto album dopo album, proiettandosi verso un rock melodico pomposo e barocco, molte volte al limite del pacchiano. Questo nuovo lavoro riprende da dove il precedente “Black Holes And Revelations” era terminato, portando il suono del gruppo ad un’ulteriore evoluzione (o esasperazione?) verso nuove soluzioni musicali.
Giunge alla terza edizione la Stay Rad! Night, uno dei freschi eventi hardcore al Pieffe Factory. Dopo aver ospitato Terror e Carpathian nelle prime due edizioni, il piatto succulento di questa terza serata sono i new yorkesi This Is Hell. Ma andiamo con ordine.
Ci dev’essere qualcosa di speciale in Mike Kinsella. Qualcosa che lo porta a trasformare in magico qualsiasi cosa tocchi. E’ successo con Cap’n'Jazz, con American Football, con Owls, con Joan Of Arc (e sicuramente con altri progetti condivisi e non con il prolifico fratello Tim), e da un po’ di anni a sta parte con il progetto solista Owen.
Non ci siamo. Dov’è finito il genio di colui che nel bene e nel male ha cambiato la musica hip-hop degli ultimi 15 anni? O meglio, cosa è rimasto di quel genio? Ascoltando le quindici canzoni di “The Blueprint 3″ non riesco ancora a trovare una risposta, o perlomeno una che abbia parole confortanti.
Che i The Used non saranno mai più quelli dell’omonimo album lo si sapeva da tempo. La svolta commerciale iniziata col secondo “In Life And Death”, che sembrava essere un passo falso nonostante avesse buonissime canzoni all’interno, è stata ribadita anche dal successivo “Lies For The Liars”, mettendo così un macigno sopra ad ogni possibilità di ritorno alle origini.