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“Summer Of Hate” di Crocodiles

Ci sono certi dischi che pur non brillando di originalità o senza avere pretese stilistiche di nessun genere, riescono a catturare l’ascoltatore per semplicità e immediatezza. Detto così rischio di banalizzare e togliere meriti ai Crocodiles, ma la freschezza del loro sound ha fatto entrare il loro “Summer Of Hate” dritto dritto ai vertici dei miei ascolti attuali. Cos’è che li rende così gradevoli ed entusiasmanti alle mie orecchie? Un mix letale di Suicide ripuliti e modernizzati, melodie eteree dei primi Jesus And Mary Chain e la solarità di melodie vocali prettamente sixties che in qualche modo rimandano ai gruppi della British Invasion.
Si perchè c’è molto british in questo lavoro. Poi cerchi informazioni e scopri che sono californiani. Di più : i due membri dietro a questo progetto, Brandon Welchez e Charles Rowell, sono ex membri dei The Plot To Blow Up The Eiffell Tower (uno dei nomi più bislacchi e geniali di sempre), combo a cavallo tra punk e indie rock di 4-5 anni fa. Un sound lontano anni luce da quello attuale. Poi scopri che l’album è stato pubblicato da Fat Possum Records, etichetta storica dedita a rock e blues sanguigno. Anche questo lontano anni luce dal sound dei Crocodiles. Ma qui il discorso è già diverso, visto che l’etichetta sembra aprirsi verso sonorità più moderne, come testimonia anche la pubblicazione dell’album di Wavves, un concentrato di melodie a bassissima fedeltà.
E se un’etichetta come la Fat Possum ha deciso di puntare su un gruppo come i Crocodiles vuol dire che questi due ragazzi hanno veramente qualcosa di speciale. Qualcosa che magari non è così immediato, ma che esce dalle note di pezzi come “I Wanna Kill”, “Young Drugs”, “Refuse Angels” e la title track “Summer Of Hate”: un suono ipnotico, acido, sporco, ma a suo modo dannatamente pop, come se questi ragazzi più che sulle spiagge di Baywatch fossero cresciuti su quelle di Santa Carla, in mezzo ai vampiri di “Ragazzi Perduti”.
Un disco che potrebbe subire un hype fortissimo da parte della stampa specializzata inglese, sempre alla ricerca della “next big thing”, ma anche stroncature pesanti da parte delle riviste più “snob”, sempre alla ricerca del sound più originale, strano e sconosciuto. Io non mi schiero dalla parte di nessuna delle due barricate, anzi sinceramente me ne infischio. A me piacciono moltissimo e continuerò a tenerli nella top dei miei ascolti, a costo di custodirli come un gioiello raro e prezioso.