Ci trovate anche su Facebook My Space Twitter
Accedi al tuo account | Registrati per partecipare
Amarone in Jazz

Posts Tagged ‘ om ’



“Decapitalismo” di Om

Per chi come me era convinto che gli Om fossero solo il gruppo californiano capitanato da Cisneros, dovrà ricredersi. Esistono degli Om nostrani, per l’esattezza siciliani, che con “Decapitalismo” arrivano a tre album pubblicati.
Il disco in questione appare fin dal primo ascolto come un quadro variopinto, che abbraccia più generi ed umori in modo ponderato e curato. Si passa dal rock più energico e graffiante del brano d’apertura “Priapo”, al folk di “C’era una volta”, al boogaloo, alle sperimentazioni elettroniche di “Io potrei” e la canzone d’autore.
L’impatto strumentale è sempre raffinato, segno distintivo di una vasta esperienza compositiva. I testi, in italiano, confermano questa ricerca verso soluzioni innovative, finendo quasi col rischiar d’essere ridondanti. Quasi, perchè alla fine l’ironia riporta i pezzi ad una quota piacevole, che lascia addosso un certo buonumore, pur stimolando riflessioni.
Insomma, è un disco d’un certo spessore (anche grazie all’evidente talento dei musicisti), reso però più “leggero” e comprensibile da un linguaggio apparentemente spensierato ed un approccio “pop”.
Se questo è il percorso creativo degli Om, sarà interessante seguirne il percorso e vedere come evolverà ancora la loro musica.



Om – Verona – 30/01/2010

So di gente che al concerto si è annoiata a morte, chi dopo pochi pezzi è uscito infastidito dai suoni troppo alti, chi è rimasto senza parole e chi è rimasto totalmente indifferente di fronte agli Om.
Io non sono tra questi. A me il concerto è piaciuto e tanto, a partire dall’apertura sconvolgente di Lichens (aka Rob Lowe), cantante e bassista dei 90 Day Men, che ha traghettato dolcemente e lentemente il pubblico verso il giusto stato d’animo.
Lo stesso Lichens è poi rimasto sul palco con gli Om, in veste di ipnotizzante cembalista e cantante, in grado di emettere dalla gola note e scale pulite e dritte come dei binari. Anche grazie alla sua magnetica presenza, posso dire che gli Om sono stati straordinari. Chi ha seguito tutto il loro percorso, partendo magari dall’ascolto degli Sleep, potrà apprezzare tutta l’evoluzione di questa band, che ha perso il precedente batterista Chris Hakius, ma ha guadagnato Emil Amos. Quest’ultimo ha fatto sì che l’ultimo lavoro del gruppo californiano, “God is Good”, abbia delle influenze sotterranee dei Grails, sua precedente band.
Il binomio basso-batteria in versione live ha riportato ad uno stato primitivo e grezzo i pezzi. Il basso aveva delle frequenze così alte che si schiacciavano addosso al costato e in un vortice ipnotico si incastravano con la voce di Cisneros e la batteria di Amos, new entry del gruppo californiano. Gli inserti di batteria si sono rivelati utili nel donare sfumature decise e cambi di registro, che erano forse rilegati precedentemente nei brani più “heavy”.
Chi già conosce gli Om sa bene che si è avvolti da riff mantrici dal sapore etnico, ripetuti allo sfinimento con voce mono-tono da santone consumato. L’Om del resto è considerato il suono primordiale che ha dato origine alla creazione, la quale viene vista come manifestazione stessa di questo suono. Al Cisneros si fa quindi portatore rock del mantra più sacro.
Tribalismi, trance, spiritualità tattile, trascendentale downtempo, delirio artistico controllato e psichedelia: ecco cosa sono gli Om live.



“God is Good” – Om

“God is Good” è il quarto album della band californiana stoner rock Om, pubblicato nel settembre 2009 da Drag City e prodotto da Steve Albini.  E’ il primo album che vede la presenza del nuovo batterista Emil Amos (già nei Grails).

Tracklist
1. Thebes
2. Meditation is the Practise of Death
3. Cremation Ghat I
4. Cremation Ghat II