“Nel Mezzo” di Mano-Vega
Un percorso lungo, tortuoso, ipnotico e a tratti asfissiante, quello percorso e proposto dai Mano-vega.
Non è un debutto “convenzionale”, in quanto sembra già esserci una buona dose di sperimentazione, che solitamente arriva con la “maturità artistica”. Questo tipo di sperimentazione, persa nella nebbia della psichedelia e del progressive, toglie l’ossigeno e straborda.
Se da un lato è apprezzabile il fatto che tendano a scegliere nei pezzi strutture aperte ed imprevedibili, dall’altro lato questa peculiarità diventa di difficile assimilazione, facendo sentire sulle spalle una certa pesantezza.
Amo da molti anni gruppi come i Tool e di tributi in quest’album ce ne sono parecchi, nonostante cantino in italiano e probabilmente siano spinti da esigenze emotive e comunicative lontano dal celebre gruppo statunitense.
Accanto all’uso imperante di synth, elettronica e theremin, c’è anche una preparazione tecnica palese, che alza fortemente la qualità del disco, facendone apprezzare tutte le sfumature, senza fermarsi su quelle più scure e opprimenti. Insomma, “Nel Mezzo” è un disco a più strati, da assaporare con i giusti tempi, senza la pretesa di comprenderlo al volo.
La musica dei Mano-Vega non vuole essere d’impatto, vuole piuttosto scivolare in modo sornione sotto pelle e lì rimanere.
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