Skelters, giovane band di Catanzaro, deve amare molto il beat anni Sessanta, quel genere che oscilla tra il surf pop, il rock alla Clash e la new wave.
Deve amarlo così tanto che ha confezionato un album molto orecchiabile ed accessibile, incentrato su arrangiamenti “catchy”, che rimangono facilmente impressi in testa e che hanno la giusta dose di disimpegno per essere apprezzati da più palati (basti pensare a brani indovinati come “Destination”e “Under this moon”).
Gli undici pezzi scivolano con facilità, poichè trasmettono una sensazione di spensieratezza e leggerezza senza dubbio piacevoli. Questo ha però un limite: gli arrangiamenti così diretti ammiccano un bel po’ a quella vena British alla Babyshambles e rischiano di suonare alla lunga come “già sentito”, senza portare nessuna ondata innovativa o che lasci un’impronta fortemente identificativa della band.
Se si aggiustano la pronuncia a volte maccheronica inglese e si lavora su una personalizzazione del suono, magari verso un effetto con più mordente, credo che gli Skelters abbiano tutte le carte in regola per emergere a testa alta e allietare con la loro innata freschezza ed entusiasmo.