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Amarone in Jazz

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“Sogni lacrime giorni bui” di Andromeda

Recensione di Eleonora Piazzi

Primo album per la formazione veronese degli Andromeda. La band, formatasi nel 1997 è riuscita dopo una lunga serie di live, con in alcuni casi anche 30 date l’anno, a pubblicare il suo primo lavoro, intitolato Sogni lacrime giorni bui, a cui aveva già fatto da apripista una serie di singoli, in particolare King Kong, che ha ricevuto un discreto successo di pubblico.
La formazione, dopo essersi stabilizzata con l’arrivo di Sabrina, si è messa all’opera per lasciare la propria impronta nel panorama musicale italiano.
La voce di Sabrina è molto particolare, potente e accattivante, dalle tonalità metal e dalla grinta rock, ed è ben supportata dalla musica di Michele (chitarra), Massimo (basso), Emanuele (tastiere) e Fabio (batteria). Si sente un influsso goth- metal mescolato all’elettronica, e il tutto ben si mescola con questa voce così particolare e con testi non sempre introspettivi, ma che spaziano tra i sentimenti umani, le esperienze passate che portano a ragionamenti amari e tristemente necessari e voli pindarici alla ricerca dei sogni nello spazio.
Se questo disco potesse essere identificato con un posto, credo che sarebbe la Transilvania in un giorno di sole. Non è identificabile in un genere ben preciso, ma al tempo stesso non è abbastanza strano da essere considerato indie. C’è una notevole passione nella loro musica, ma forse, nonostante la notevole gavetta, e i successi di pubblico, manca ancora quella scintilla che li farebbe brillare di luce propria.
Per rendere onore al nome che portano, dovrebbero rielaborare il suono in modo estremamente personale, sconvolgendo gli schemi tradizionali, incastonando la voce di Sabrina in una montatura che la faccia brillare perché non è la montatura consigliata, ma quella che nessuno si aspetterebbe di vedere, e che lascia tutti senza fiato. Via i richiami al metal, via le parole tristi e a volte di difficile comprensione e spazio alla poesia e alla realtà di tutti i giorni, quella raccontata in modo sottile e garbato, che non ha nulla a che fare con i buoni sentimenti e le cottarelle raccontate dal pop.
Sarei curiosa di vedere il loro impatto live, perché credo che dal vivo siano molto diversi da come si presentano in uno studio di registrazione. Ma questo è solo il mio sesto senso che parla.