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Amarone in Jazz

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“John see a day” di John see a day

Recensione di Irene Ramponi

A metà strada tra il rock’n’roll, il rock puro, il blues e qualche sfumatura Sixtyes alla Led Zeppelin, oltre a quella punta demenziale e un po’ punkeggiante che non guasta mai, eccovi il primo album omonimo dei John see a day, venetissimo quintetto molto brillante e divertente nel sound come nelle idee.
La sfumatura molto vintage e la leggerezza pesante dei cinque sono la punta di diamante di un album che scorre via come una festa d’estate in spiaggia a tasso molto alcolico!
Ad arricchire sonorità tipicamente rockeggianti contribuisce l’abilissimo sax di Mauro “Moonroad” Boscolo, davvero efficace, ironico e divertente, oltre ad essere molto fresco ed a conferire un’aura un po’ aulica a qualcosa che potrebbe risultare un po’ grezzo.
I testi sono una commistione tra l’inglese, lo spagnolo ed il dialetto veneto, che fa giustamente e meritatamente da padrone (gran bell’idioma!!!), usato nei casi in cui si voglia accentuare l’ironia, anzi la satira e la voluta ed intelligentemente congegnata demenzialità rock (Colpo de man, El Giovanelo capo del batelo, Heverland, John see a day, SS 309 Romea, Deghe in tre), che non nasconde una critica appena poco velata al troppo valore dato ai soldi, al materialismo ed alla materialità, oltre che al pettegolezzo nella cronaca come nella vita di ognuno.
Da notare il bellissimo funkeggiare, a tratti presente nell’album, dato dal gioco di basso-sassofono-batteria-chitarra, davvero una prova di abilità quasi jazzistica! Il tutto contrasta molto con i toni scanzonati e molto popolari del cantato.
La title track si discosta un po’, sconfinando leggermente nello ska-core; proprio la versatilità e la capacità di passare stilisticamente e musicalmente attraverso diversi panorami denota una grande capacità dei cinque pazzi veneti.
Davvero quello che ci vuole per tirarsi su il morale, scherzando e sdrammatizzando anche relativamente ad argomenti seri…Decisamente lo spirito giusto “contro il logorio della vita moderna”, detto come Elio.
Non mancano le citazioni e gli omaggi a pezzi più o meno famosi, sapientemente coverizzati; da segnalare la fortissima Deghe in tre, ripresa in chiave dialettale e sputtanatrice di Daitan 3, geniale!