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Amarone in Jazz

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Intervista con Julie’s Haircut

13/05/2009

Sound Magazine ha il piacere di intervistare i Julie’s Haircut, gruppo rock attivo dal 1994 e con all’attivo cinque album (“Fever in the Funk House”, “Stars never looked so bright”, “Adult Situations”, “After Dark My Sweet” e “Our Secret Ceremony”) e diversi EP.
Risponde alle domande Luca Giovanardi.
Domande a cura di Michael Simeon

Ciao, è un piacere avervi qui su Sound Magazine. Vorreste presentarvi ai nostri lettori?
Ciao, sono Luca dei Julie’s Haircut.

Avete fatto uscire qualche mese fa il vostro ultimo lavoro “Our Secret Ceremony”, addirittura su doppio cd. Vorreste parlarcene?
Parliamone. Che dire? Direi, soprattutto, ascoltiamolo.

“Our Secret Ceremony” è anche il primo lavoro lontano dalla Homesleep Records. Come mai siete giunti alla fine del sodalizio?
E’ stata una decisione molto serena. Homesleep come etichetta discografica semplicemente ha deciso di sospendere l’attività. Noi abbiamo dovuto quindi cercare una label per fare uscire questo nuovo lavoro. Abbiamo proposto la cosa ad alcune (poche) etichette, abbiamo anche preso in considerazione l’idea di produrlo completamente da soli, ma poi è arrivata A Silent Place con un carico di entusiasmo che ci ha letteralmente conquistato. Inoltre è un’etichetta davvero atipica per il panorama italiano, molto indirizzata a un mercato mondiale anche se di nicchia, non asfissiata dalle logiche italiane del realizzare e vendere dischi. Valorizzano molto il packaging al di là della musica, c’è una filosofia editoriale dietro che noi apprezziamo molto e che infatti dà i suoi frutti.

Per quanto riguarda lo stile, da quel che ho potuto sentire, il vostro ultimo lavoro segue il percorso iniziato col precedente “After Dark My Sweet” , penso che, dopo 15 anni di carriera, non dovete più dimostrare niente a nessuno e siete liberi di sperimentare a vostro piacimento. Che ne pensate?
Per la verità non ci siamo mai posti il problema di dimostrare alcunchè nemmeno prima. Ma sì, certamente alla nostra età e dopo tanti anni di attività abbiamo ormai raggiunto una serenità e una tranquillità ancora più marcate. D’altra parte credo che sia più difficile per un artista di enorme successo poter sperimentare o decidere di cambiare completamente le carte in tavola tra un album e l’altro, perché ha grosse responsabilità sulle spalle, un pubblico folto cui rispondere, tante persone che lavorano per lui e che da lui dipendono, ecc… Noi purtroppo non abbiamo di questi problemi, quindi possiamo permetterci una certa libertà di osare.

“Our Secret Ceremony” è anche abbastanza complesso nei suoi arrangiamenti, segno di una maturità invidiabile. Ma come riuscite a riprodurlo dal vivo? Nel senso, penso che molte canzoni vengano scarnificate e votate all’impatto.
Nemmeno troppo, per la verità. Certamente nel live tutto diventa più violento, questo è naturale. Ma noi possiamo contare su Andreino dietro le tastiere e alle percussioni, che ha solo due mani, ma con ogni dito riesce a suonare uno strumento. Poi a volte dal vivo si uniscono a noi altri musicisti, ai fiati, ecc…

Ora due curiosità. La prima: due canzoni dedicate a Kate Moss. Siete veramente incuriositi da questa figura o è una metafora del connubio bellezza/distruzione che in qualche modo può rappresentare?
La seconda che hai detto. La canzone non è dedicata alla modella, è una riflessione sulla fascinazione del “male”.

La seconda: probabilmente vi è stata posta molte volte, ma volevo sapere qualcosa in merito alla questione riguardo la canzone “Tono Metallico Standard” degli Offlaga Disco Pax. Volete parlarne?
Non ce lo chiedono spesso per la verità, credo che abbiano paura o semplicemente quella sorta di pudore ipocrita tipicamente italiano. D’altra parte tu fai l’intervista via email, quindi hai meno imbarazzo. In ogni caso no, non vogliamo parlarne, perché non è una nostra canzone e non ne rispondiamo, anche se sappiamo che gira voce sia indirizzata a noi (o a me nello specifico). La domanda sarebbe più corretto porla a loro. Se invece vuoi un mio giudizio sulla canzone in sè, credo che musicalmente sia una delle loro migliori. Personalmente ho solo qualche problema ad apprezzare i recitati in musica, mi piacciono proprio poco. E’ lo stesso motivo per cui fatico ad apprezzare Le Luci della Centrale Elettrica, ad esempio, per quanto lui mi sembra un tipo simpatico e intelligente. Troppe parole e troppa poca musica. Musicalmente gli ODP hanno invece fatto cose ottime e Enrico ci ha chiesto di lavorare su un remix di “The Devil In Kate Moss” che speriamo ci consegni presto, siamo molto curiosi. Sulla questione sovrabbondanza di parole / mancanza di musica comunque ci sarebbe tantissimo da dire. Credo proprio che la musica negli ultimi anni, da queste parti, abbia assunto un ruolo sempre minore nella vita delle persone. Lo dimostra proprio il successo di quel tipo di proposte che parlano verbalmente invece che musicalmente. E non mi si venga a dire che il successo di format televisivi come X-Factor invece sta a dimostrare il contrario. Il programma può anche essere piacevole, ma lì l’oggetto di interesse è la fama. La musica entra nel discorso solo incidentalmente.

Progetti per il futuro? Avete già iniziato l’attività concertistica per promuovere il nuovo lavoro?
Eccome, abbiamo fatto quasi una ventina di concerti in due mesi. Suoneremo a qualche festival in Italia questa estate, poi a ottobre faremo un tour europeo.

C’è qualche gruppo che vorreste consigliare ai nostri lettori?
Ho visto dal vivo i Buzz Aldrin (stanziano a Bologna, se non sbaglio) e mi hanno davvero colpito, una botta micidiale.

Bene Luca, grazie mille per l’intervista. Volete aggiungere qualcosa?
Nulla, grazie a voi.