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Amarone in Jazz

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Intervista con Calibro 35

 

17/06/2010

Sound Magazine ha il piacere d’intervistare una delle realtà più interessanti del nostro Paese, i Calibro 35, il cui sound è ispirato dalle colonne sonore di film polizieschi italiani anni Settanta.
Recentemente è uscito il loro secondo album, “Ritornano quelli di…” e ne abbiamo parlato con Massimo Martellotta, il chitarrista del gruppo.
Domande a cura di Cristiano Mecchi

E’ difficile cercare di fare delle domande sensate o quantomeno non banali ad un ensemble tutt’altro che banale come i Calibro35. Sto ascoltando a rotazione “Ritornano quelli di….” e la mia attenzione va immediatamente sulla registrazione. Sia live che in studio noto con molto piacere una ricerca del suono molto dettagliata e filologicamente corretta. Avete avuto un approccio , passatemi il termine, vintage, anche per l’esecuzione dei pezzi in studio? Mi piace immaginare abbiate registrato in presa diretta, piuttosto che su nastro…raccontatemi un po’!
Massimo Martellotta: Abbiamo registrato proprio come hai detto tu, in presa diretta sia il primo che il secondo disco. Ognuno di noi fa da sempre ricerca sul suono e se già alla fonte hai dei musicisti con delle idee molto chiare ed evolute sul proprio suono, va da sé che hai la possibilità di esaltare al massimo anche l’utilizzo delle macchine in regia. Puoi quindi veramente plasmare il suono in maniera creativa più che correttiva come si fa spesso. Inoltre da sempre tendiamo a scegliere le take più ispirata, che spesso non sono necessariamente quelle suonate “meglio” ma quelle che ci divertono di più. Un pò come si faceva prima, ma in realtà come si fanno i dischi che ci piacciono.
Il nastro no, non l’abbiamo usato. Ma prima o poi lo facciamo, anche se secondo me ha senso usare il nastro se resti in dominio completamente analogico. Spesso sento dischi “registrati su nastro” dove il nastro non si sente. E allora tanto meglio restare in digitale, piuttosto che fare dischi che suonano peggio di un digitale usato male dove il “registrato su nastro” serve solo a fare i fighi con i giornalisti.

Perché avete deciso di intraprendere un progetto di questo tipo? Cosa vi ha mosso e come vi siete incontrati, visto che arrivate un po’ da tutto lo stivale?
MM: Perché ci siam chiesti: possibile che nessuno l’abbia già fatto? Nessuno l’aveva fatto, o almeno non così. Ci siamo incontrati e conosciuti in studio il giorno in cui abbiamo registrato metà del primo disco dopo che ci siamo cercati a distanza. Tommaso Colliva ha coordinato il tutto e invece di dirci “piacere” abbiamo registrato Trafelato buona la prima. E da lì abbiamo capito che c’erqa una buona intesa e valeva la pena fare un’altra session.

Come scegliete i pezzi da riarrangiare?
MM: Facciamo una cernita di un’ampia rosa di pezzi papabili e poi in base un pò al gusto personale e un pò a quello che pensiamo possa venire meglio registriamo quelli scelti.

Come è avvenuta la stesura di brani propri?
MM: Molti degli originali fanno parte della sonorizzazione del documentario EUROCRIME! di Mike Malloy. Un regista americano impazzito per il nostro sound. Lì sono io l’artefice principale del danno, mi sono divertito a scrivere i brani dribblando i cliché del genere e puntando molto sui timbri dell’organico calibro. Mi sembrava anche un’occasione ghiotta per poter aggiungere una sezione fiati al completo qui e là. Gli altri originali invece sono venuti fuori durante i soundcheck, come nella migliore tradizione di ogni band che gira molto.

Avete avuto molte esperienze live all’estero. Come è stata la risposta del pubblico e degli addetti ai lavori?
MM: direi sorprendentemente buona. Dopo il primo giro in USA, dove NESSUNO conosce il genere poliziesco italiano, i concerti sono andati  bene e ci sono arrivate molte proposte discografiche. Usciamo in luglio negli states con la nublu records. Il pubblico è un pò diverso, generalizzando molto la fruizione è più “di pancia ” negli states e un pò più ragionata in Europa dove hanno più familiarità con il cinema di qualità dagli anni 50 i 70. La cosa che ci fa sempre molto piacere è che il concerto piace indipendentemente da quanto il pubblico conosca o meno il repertorio e l’estetica cui facciamo riferimento. E questo è un buon segnale, credo.

Siete presenti in cartelloni Indie, jazz, fiere del libro ecc… Una varietà davvero vasta di ascoltatori. Quando siete partiti col progetto avevate un tipo di ascoltatori ben preciso verso cui mirare o questo risultato era esattamente quello che volevate?
MM: All’inizio semplicemente tenevamo molto a come gli appassionatissimi avrebbero reagito. E’ un genere considerato di nicchia e toccare gli originali ad un appassionato è da sfacciati e molto rischioso. Fortunatamente è andata bene. Preso coraggio il resto è venuto da sé: nel pubblico ormai abbiamo il quarantenne che passava notti insonni su retequattro, il curioso che dopo va a ballare la techno, l’indie fanatico e ragazzi con voglia anche solo di vedersi uno show divertente.

Ho avuto il piacere di ascoltarvi live al Camploy di Verona. Avete intrapreso un lungo tour durante questa primavera. Quali appuntamenti importanti avete per quest’estate?
MM: questa estate ce ne saranno molti di eventi. In particolare stiamo preparando due concerti speciali: la sonorizzazione di Milano Odia di Lenzi ( 17 luglio a Firenze e 12 Agosto chiusura del festival di radio onda d’urto ) e il 23 settembre metteremo su un progetto del MI.TO di torino. Il prestigioso festival di musica contemporanea ci ha chiesto di sonorizzare il film muto ” il racket” e improvviseremo direttamente sulle immagini. Con direzione a turno di ognuno di noi. Sarà interessante. Spero.

La stampa vi ha spesso accostato a Tarantino (notoriamente un grande appassionato di b-movie italiani)….quale dei suoi film vi piacerebbe musicare?
MM: Tarantino sceglie le musiche come pochi, ed è veramente difficile fare meglio. Ecco perché a me piacerebbe musicare il prossimo, quello che sta preparando ora.  Non ho idea se ne stia preparando uno ma penso di sì. I registi fanno i registi sempre. Nel caso avesse bisogno…