“Polvere” di Hank
Recensione di Angela Mingoni
Se nasci in una città difficile e vivi in una realtà altrettanto dura, cresci con una rabbia dentro che puoi esprimere in pochi modi; o frequenti le compagnie sbagliate o ti butti a pieno in una passione che, nel caso degli Hank, è la musica.
“Polvere“, il loro nuovo Ep, contiene quattro pezzi in puro stile indie; un rock’n’roll più sporco nel suono ma anche nei testi, dove non mancano le espressioni forti e colorite che non possono comunque scandalizzare gli amanti del genere.
La frustrazione per il marcio che regna nella nostra società, dove solo pochi vivono da vincitori e gli altri sono derelitti, è scaricata in “Gelida“, un brano forse sopra le righe, che si apre con un sospiro.
È proprio in questo istante che tutte le energie vengono raccolte e poi sputate fuori, in un agglomerato di ira e rancore accompagnato dalle chitarre elettriche potenti e dalla batteria, che però qui non è eccessivamente invasiva. La voce di Edoardo Frigenti è tanto vibrante da farla esplodere, sul finale, in un urlo di liberazione. Essa rimane costantemente tesa e roca, ma comunque più pulita che in “Regina“, pezzo d’apertura del lavoro.
L’inizio è decisamente col botto. L’adrenalina che scorre nelle vene si riversa tutta sulla musica proponendoci un brano sfacciatamente rock, ancora una volta di chiara denuncia sociale, fatto sempre di chitarra elettrica (suonata da Edoardo) e batteria.
A smorzare lievemente i toni ci pensa “Mi senti dentro“, una canzone d’amore non convenzionale.
Come in tutti gli album che si rispettino, non può mancare la classica ballata, che qui di classico, a ben pensarci, non ha un granche (per fortuna).
Essa parte con un intro quasi sommesso di chitarra pulsante e prosegue in un crescendo dove, per la prima volta, sentiamo preponderante il suono grave del basso, suonato con forza da Tommaso Siniscalchi. Non manca ovviamente la batteria che fa sentire la sua presenza grazie a Mario Carillo, il quale insiste soprattutto sui piatti senza risparmiarsi un briciolo di energia.
Anche “Polvere“, fa respirare un’aria più rilassata grazie al canto più sommesso, a volte sussurrato, e all’eco in sottofondo che crea un’atmosfera quasi eterea. Purtroppo lo schema per la base musicale è sempre lo stesso, non
propone grandi novità e non genera alcun tipo di stupore con le sue solite chitarre (forse qui un po’ più strazianti), il basso e la batteria.
Apprezzabile è, ovviamente, il coraggio di comporre in italiano, perché si sa che la nostra non è sicuramente la lingua abusata dai gruppi emergenti che preferiscono, invece, adottare l’inglese, probabilmente per nascondere le loro
origini (delle quali non vanno certo fieri) o perché erroneamente pensano di aver più possibilità per sfondare.
Questo nuovo Ep esce a sette anni di distanza da “Hank” e a sei da “Ridotti all’osso”, ed è il terzo lavoro della band che si auto produce nella speranza, che è sempre l’ultima a morire, di trovare una casa discografica che creda in
loro.
Si tratta di un gruppo molto giovane (con alle spalle, però, infiniti live) che sembra si sia fatto carico di una sorta di crociata personale contro la prevaricazione. I tre ragazzi di Salerno hanno assunto negli anni il ruolo di
portavoce dei disadattati e disagiati che, come loro, cercano solo un riscatto personale e sociale che ci auguriamo non tardi ad arrivare.
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