
11/08/2009
In occasione dell’edizione annuale del Goose Festival a Zevio (Vr), la redazione di Sound Magazine ha avuto il piacere e l’onore di incontrare una figura storica della musica rock italiana che risponde al nome di Giorgio Canali. Un personaggio che ha militato in formazioni storiche come Cccp, Csi, Pgr e Rossofuoco, ritagliandosi un posto notevole all’interno della scena alternativa nazionale. Ma quello che ci ha colpito di più è stata l’umiltà e la disponibilità, prima con i fans e poi con noi, e soprattutto la genuinità di una persona che è riuscita a trasformare l’intervista in una piacevole chiacchierata attorno a un tavolo dietro al palco, alla presenza degli organizzatori del ben riuscito Goose Festival, tra Pastis e risate.
Domande a cura di Michael Simeon
Sono passati due anni dal precedente “Tutti Contro Tutti”, ora torni addirittura con una doppietta. Ma se “Ultime Notizie Di Cronaca” rappresenta il canto del cigno dei Pgr, “Nostra Signora Della Dinamite” dimostra che Giorgio Canali c’è ancora, in stato di grazia se vogliamo dirla tutta.
Giorgio: Negli ultimi due anni ho vissuto le tre cose più belle della mia vita. Ho compiuto 50 anni, ovvero l’inizio della terza età. A questa età la gente si avvicina alla pensione, io non ci penso nemmeno. Poi ho prodotto “Canzoni Da Spiaggia Deturpata” di Le Luci Della Centrale Elettrica, un disco che sento molto mio. E poi ho avvuto la fortuna di pubblicare il nuovo lavoro dei Pgr, e per la prima volta posso dire di sentirlo veramente mio. Le altre volte partiva tutto da Gianni Maroccolo, con cui alle spalle ho decenni di litigi e divergenze riguardo alle composizioni, questa volta per una serie di cose ho avuto la possibilità di lavorarci io principalmente. Ma se lo sento mio musicalmente, non ne condivido i contenuti e le tematiche, ma Giovanni (Lindo Ferretti, n.d.a.) non scrive testi, ma fa poesia, e la poesia va oltre a queste cose.
Dici di aver vissuto le tre cose più belle della tua vita, ma ascoltando il tuo ultimo lavoro sembra che il tema conduttore sia un pò l’amarezza, il sentirsi fuori posto in un mondo che sembra cambiare ma rimane sempre lo stesso.
Giorgio: Beh, non vuol dire mica che ho le tre cose più felici della mia vita. Sai, sono convinto che la creatività e la felicità non stiano bene assieme. Chi sta bene non può tirare fuori delle cose che colpiscono l’animo degli altri. Che poi alla fine la creatività cos’è? Riuscire ad arrivare al cuore degli altri in maniera struggente se vuoi, in maniera che uno si senta coinvolto, che si senta afferrato dentro e strappato fuori. E così ci arrivi solo con l’auto-sofferenza e comunicando la sofferenza agli altri.
Difficilmente “Ciao mamma guarda come mi diverto”…stimo tantissimo Lorenzo, però, cioè sta li e rimane li, ma non si muove. Poi è chiaro che c’è tanta gente che prende queste cose come riferimento. Mi ricordo “Sono fuori dal tunnel del divertimento”, con lui che cantava e la gente che non capiva una sega di quello che stava dicendo – Caparezza – e lui ci tiene moltissimo e l’ho visto in concerto lamentarsi più di una volta “non si capisce-eee?” e il pubblico rispondeva come se non avesse capito un cazzo di quello che cantava. Ed era tragica. L’ho visto ad Arezzo Wave davanti a 30.000 persone che ululavano yo yo yo, hai capito no? Per fortuna non ho questo tipo di problemi ahahah. Questo problema ce lo siamo tolti di dosso più di dieci anni fa quando abbiamo spento i Csi perchè stava arrivando questo momento. Questo momento di eccessiva notorietà e facile plauso.
Per quanto riguarda la questione della musica nostrana, c’è un pezzo sul nuovo disco, intitolato “Rifiuti Di Emergenza”, dove te la prendi un pò con il cantautorato…
Giorgio: Ma no, me la prendo con i bar della mia città, è diverso. E’ il discorso del “mondo per vecchi”, ci stanno spegnendo tutto quanto, e i piccoli rifugi che troviamo fanno cagare ancor di più del mondo che è fuori. Però io non posso aprire un bar, un ristorante e aspettarmi che sia un posto decente. Cioè io devo essere il cliente, non posso essere il gestore. Cosa devo fare, mettermi dietro al bancone? E’ dura, è dura vivere. Cinque-sei anni fa era molto meglio, dieci anni fa era molto meglio ancora, quindici anni fa era molto meglio ancora. Ci stanno uccidendo pian piano e purtroppo anche i posti che sono di qualità fanno cagare.
Ma nei confronti della musica commerciale…
Giorgio: Mi danno molto più fastidio quelle meteore che passano nella musica della hit. Improvvisamente per 20 giorni sei sulla bocca di tutti, sulle copertine, in prima pagina sui siti, la prima cosa da cliccare, capito? Poi un anno dopo nessuno si ricorda di chi cazzo era quella gente.
Ma pensi che questo sia più un problema di composizione da parte dell’artista o un problema di cultura generale da parte di chi ascolta?
Giorgio: No, è un problema di modelli e di imitazione dei modelli. Ci lamentiamo spesso di come tutti siamo pronti ad accettare dei modelli diversi sulla vita – non ti parlo della musica ma della vita – perche c’è questo mondo patinato, degli spot televisivi, delle robe così, e poi facciamo le stesse cose quando si tratta di andare a cercare robe interessanti e di qualità quando si tratta della musica del hit, le meteore che le vedi sulle copertine di qualsiasi giornale e dopo sei mesi non ne sentirai più parlare te lo dicono da sole.
Perchè sono fenomeni di moda, e non tra virgolette, tutto maiuscolo. M-O-D-A.
Giorgio Canali e l’amore.
Giorgio: Uhhhh che tasto dolente. Io vorrei essere single nella mia vita, non sono mai riuscito ad esser single. Ti dico anche il perchè: sono così figo che è difficile lasciarmi andar via.
Io non riesco a stare single, ma non per volontà mia.
Ho fatto questa domanda perchè sull’album ci sono due canzoni che mi hanno colpito…
Giorgio: Sai, con quest’album ho cercato di dare tutto da dentro, di vendere molto meno me, di vendere il mondo in assoluto. Non mi sono messo in prima persona e sputtanato, anche quando racconto delle cose diciamo molto personali. E’ entrare in una parte che non è così personale, “Tutti Gli Uomini” è un pezzo che parla di come si sente una donna. Penso che il 90% delle ragazze che ascolta quel pezzo dice “ma quella sono io!” e non c’è verso. Però forse per me è molto sentito, io sono un pò donna. Mi sento molto femminile nel mio essere vivo. E poi parto da un concetto molto stupido se vuoi, però secondo me è importante: i maschi che ci sono in giro fanno veramente cagare. E’ facile per un ragazzo trovare una ragazza interessante, che abbia un sacco di cose da dire e la maniera di esprimersi e scambiare opinioni valide. Per una ragazza è difficilissimo, poi il mondo è pieno di stronzi di sesso maschile. Poi non so, forse è il mio retaggio, la mia parte gay inespressa ahahah. Scherzi a parte, penso che sia così. E’ difficile per una ragazza trovarne uno decente.
E’ stata furba la dicharazione che “Nostra Signora Della Dinamite” è un album che porteresti su un’isola deserta in caso di naufragio?
Giorgio: No no no no, io, secondo me, ho fatto i cinque album più belli della storia della musica, su questo non ci piove. Poi si la valigia è grande, c’è posto per almeno otto album. Si non è che vado tanto lontano. Ci metto dentro “Street Hassle” di Lou Reed, ci metto dentro ” Canzoni Da Spiaggia Deturpata”, perchè mi piace veramente tanto quello che scrive quel bimbo li, mi piace veramente tanto.
Come ti trovi con La Tempesta, la tua etichetta?
Giorgio: La Tempesta non è un’etichetta, è una cosa virtuale. La gente pensa a La Tempesta a una cosa come il Cpi (Consorzio Produzioni Indipendenti), che era una strategia, una direzione, che era strutturata come un’etichetta che era fatta da due etichette, I Dischi Del Mulo e Sonica. La Tempesta invece ognuno si fa i suoi dischi, siamo amici, li mettiamo il marchio de La Tempesta, e poi nessuno si sbatte per nessuno. Poi è chiaro che Enrico Molteni dei Tre Allegri Ragazzi Morti è quello che tiene un po’ le fila, si sbatte anche per me, non voglio dire che non faccia niente. Ma avere un’etichetta è una cosa, essere ne La Tempesta è un’altra roba, è più un marchio di intenti, di cose. A differenza del Cpi che aveva fatto un sacco di porcherie – purtroppo – secondo me La Tempesta ha il pregio, per quanto mi riguarda, che tutto quello che pubblica se non al 100% mi piace al 90% almeno. Questa cosa mi fa sentire dentro il progetto.
Ci sono gruppi italiani o esteri, oltre a Le Luci Della Centrale Elettrica, che da come ne parli è come un figlio per te, che consiglieresti, emergenti, magari che hai prodotto?
Giorgio: Una roba a cui ho lavorato nell’ultimo anno è un gruppo di montanari che si chiama Dondolaluva. Sono un trio di ragazzi improbabili, non suonano in nessun tipo di strada, ma hanno la capacità di essere molto molto originali, e hanno una persona che canta, scrive e suona il basso molto molto intelligente che scrive delle cose bellissime.
Io il cd l’ho ascoltato e mi è piaciuto.
Giorgio: E’ bello eh?
Si, però ad un primo ascolto mi ricordano un pò i Tre Allegri Ragazzi Morti, forse per la voce.
Giorgio: Si ma sono molto più corposi, hanno un piglio toscano che magari può essere solo un italiano un po’ astruso, per me sono proprio dei giri dialettali che parlano il mio dialetto, anche se non lo è. Mi piace quella maniera di contaminare la lingua con le costruzioni e le locuzioni tipiche di una zona, ogni zona ha la sua maniera di dire.
Bene Giorgio, grazie mille per l’intervista.
Giorgio: Grazie a voi.