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Amarone in Jazz

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Fall Out Boy – Milano – 15/03/09

Per chi segue il gruppo dagli inizi come me è stato un evento imperdibile: anni di attesa e di speranze di vederli culminati con l’uscita di Folie A Deux che ha permesso ai Fall Out Boy di scendere per la prima volta in Italia. Ma partiamo con ordine. Il Palasharp è la location più idonea per un evento di tale portata e anche se non c’è stato il tutto esaurito la risposta del pubblico è stata più che soddisfacente. Ad aprire le danze ci pensano i milanesi Hey Hey Radio!, freschi di debutto discografico, che iniziano a scaldare la folla con il loro indie rock a tinte molto dance, supportati da un’estetica molto goliardica (i cinque erano in tenuta da tennis anni 80, n.d.a.) . Il gruppo sembra riscuotere un discreto successo tra i giovani sottopalco, che rispondono prontamente ai vari “Milanoooooooooo” in pieno delirio stile Vasco. Personalmente li ho trovato un po’ anonimi, con una buona tenuta di palco ma non eclatanti. A seguire gli svedesi The Sounds, autori di un robusto indie rock di discretta fattura, supportati dalla voce (e dalle gambe) della cantante Maja. Anche qui il pubblico risulta encomiabile per coinvolgimento e partecipazione, caricando la band e mettendola a proprio agio. Rispetto ai milanesi, la qualità è maggiore e i pezzi sono più digeribili. Promossi anche se da ascoltare in un contesto diverso. E dopo l’ultimo cambio palco tocca finalmente ai Fall Out Boy: i quattro di Chicago forniscono un’esibizione pressochè perfetta. La voce di Patrick regge dall’inizio alla fine senza cali (oserei dire più in forma del solito), la presenza scenica di Pete e Joe è sorprendente e Andy dietro le pelli non sbaglia un colpo. La scaletta si snocciola attraverso l’intera discografia del gruppo, partendo da Disloyal Order Of The Water Buffaloes (che apre anche l’ultimo album), continuando attraverso pezzi storici come Sugar We’re Going Down e A Little Less Sixteen Candles, A Little More Touch Me, fino alle più recenti America’s Suitehearts e il singolone I Don’t Care, supportato da una coreografia di giochi di luci impressionante, e c’è spazio anche per le cover di American Boy (Estelle) e la famigerata Beat It (Michael Jackson), a mio parere il pezzo più debole dell’intera scaletta. Tempo una breve pausa e regalano il bis con il trittico Thnx Fr Th Mmrs, Dance Dance e Saturday, dove Pete come di rito scende tra il pubblico scatenando il delirio delle teenager sottopalco. Inutile dire che son rimasto pienamente soddisfatto dell’esibizione: dopo anni passati a guardare dvd e video su youtube finalmente me li sono trovati davanti agli occhi. Brividi. L’unico appunto che posso fargli è quello di non aver fatto il mio pezzo loro preferito (Tell That Mick He Just Made My List Of Things To Do Today), ma dopo un’esibizione simile tutto può esser perdonato!