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Amarone in Jazz

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Faith No More – Milano – 14/06/09

Questo 2009 sembra portare bene. Dopo Propagandhi e New Found Glory ecco rispuntare un altro dei miei ascolti storici: i Faith No More. E in tutta sincerità mai mi sarei aspettato una loro reunion, conoscendo il carattere infuocato di Mike Patton e i suoi mille progetti.
Ma c’è una cosa di cui non ho tenuto conto: la sua imprevedibilità. Ed ora eccomi qui a parlare della loro unica data italiana, ovvero l’esibizione che ha chiuso la seconda giornata del Rock In Idro. Anche se alla fine l’immensità del concerto ha fatto si che fosse un’esibizione a se stante rispetto al resto del festival.
Incuranti del caldo infernale che impregna l’interno del Palasharp, i cinque salgono sul palco in abiti da gran galà e attaccano con una non definita canzone con vaghi richiami 50′s intitolata Reunited, se non altro un modo per scaldare sia il pubblico che le corde vocali di Mike Patton, più in forma che mai.
La doppietta che ne segue è da infarto: The Real Thing e From Out To Nowhere, come se il tempo si fosse fermato a quegli anni, con le note che avvolgono il Palasharp e una voce perfetta a dimostrare come Mike Patton sia uno dei migliori cantanti di sempre.
Si prosegue con una scaletta che prende a piene mani dal repertorio classico del gruppo, tra fantastici siparietti pattoniani in perfetto italiano tra una canzone e l’altra, una Evidence cantata totalmente in italiano e perfino una breve cover di Pokerface di Lady Gaga (che cantata da loro sembra una canzone decente, n.d.a.). Per il resto il cuore comanda le corde vocali del pubblico che accompagna canzoni immense come Easy, Ashes To Ashes, Midlife Crisis fino alla conclusiva Epic, prima dei bis di Stripsearch e We Care A Lot. Immensi. Grandiosi. Superlativi.
Gli aggettivi si sprecano certo, ma non sono per niente azzardati. In fondo un Palasharp gremito di gente è solo un piccola testimonianza di quanto i Faith No More abbiano segnato la vita di molte persone e il sorriso generale accompagna la gente che esce dal Palasharp per andare verso casa. Un ritorno che è durato anche ore, ma con la voglia di non sentire altra musica per lasciare le orecchie ancora impregnate dalla magnifica esibizione di Patton e soci.