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Amarone in Jazz

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Intervista con Lab Eleven

 

23/07/2010

Il metal e l’hard italiani non sono morti; ce lo dimostrano i Lab Eleven in questa appassionata intervista rilasciata a Soundmagazine, approfittandone per presentare anche il loro nuovo lavoro, “Exceed the Veil of Maya”.
Domande a cura di Irene Ramponi

La vostra storia, in breve.
Abbiamo mosso i nostri primo passi nella musica nell’ormai lontano 2004, con l’ingresso in formazione di Daniele (basso). All’inizio era presente principalmente la voglia di “fare sul serio” che si scontrava continuamente con le difficoltà tipiche di un gruppo alle prime armi, in particolare con la volontà di voler comporre che non penso ci sia bisogno di spiegarlo, ma impone qualcosa di un po’ diverso che trovarsi qualche sera “alla stanza” per improvvisare qualche cover. Nel giro di un anno e mezzo riusciamo ad incidere una demo di quattro pezzi, prodotta in collaborazione con Matteo Buti dei Subhuman che inizia a girare riscuotendo un buon numero di giudizi positivi. Ma è stato proprio ascoltando le nostre registrazioni, che abbiamo iniziato a riflettere sulla possibilità di aggiungere una seconda chitarra che riuscisse a rendere ancora più completo e duro il nostro sound. All’inizio del 2006 entra in formazione Paolo e con lui i Lab eleven chiudono il discorso line up. Inizia un nuovo capitolo che ci ha resi un gruppo affiatato sia sopra il palco che fuori e questo (ma non solo) ha portato alla composizione di altri brani e live memorabili…
Questi sei anni di musica insieme, sono oggi gelosamente conservati in Exceed The Veil of Maya (distribuito Andromeda e 7Hard) nel quale abbiamo cercato di far spiccare i frutti della nostra maturazione musicale. Un lavoro prodotto negli studi di Federico Pedichini alias Freddy Delirio (Death SS ed H.A.R.E.M.) che ha suscitato l’interesse della italianissima SG record, etichetta discografica per la quale siamo attualmente sotto contratto.

Come avete scelto il vostro nome?
Non è stato semplice inizialmente riuscire ad amalgamare le diverse preferenze musicali e convogliarle in una vena prettamente death e thrash; serviva una sorta di laboratorio nel quale poter sperimentare e ricercare le nostre sonorità, sviluppare il nostro progetto musicale… e la nostra prima stanza, la mitica n°11 ha rappresentato e forse per noi rappresenterà per sempre tutto questo. E’ qua dentro che ha avuto origine la reazione chimica letale che ha sviluppato i Lab Eleven.

Avete esperienze musicali precedenti ai Lab Eleven?
Ognuno di noi proviene da ascolti ed esperienze differenti dalla attuale linea intrapresa. Progetti e studi hanno contribuito negli anni all’attuale formazione tecnica. Ovviamente chiunque ami suonare uno strumento possiede la voglia innata di formare un “gruppetto” con gli amici ed incominciare a suonare qualche cover delle band preferite del momento, come lo è stato per noi. Poi con il tempo i gruppi si sciolgono e altri si formano…insomma sapete tutti come vanno queste cose.
Possiamo però dire che con questa line up, ormai più che consolidata, ognuno di noi è riuscito ad ampliarsi e ridefinire il significato di “gruppo”.

Il vostro primo ep ha un titolo curioso, molto filosofico; come mai?
Il titolo dell’album deriva dalle filosofie orientali che ritroviamo anche nel pensiero filosofico di Arthur Schopenhauer, in cui, citando alla lettera, “E’ Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista”; è il tempo che viviamo fatto di verità negate e discorsi bonari. Lo squarcio del velo è la nostra volontà di vedere oltre,  raccontando nei nostri testi il lato più perverso e oscuro della vera realtà. Come in un libro horror di sette capitoli, le tracce dell’album urlano torbide vicende e raccapriccianti storie che qualcuno ancora si ostina a non vedere.
Nei testi sfruttiamo molto l’accostamento di metafore (come la stessa “Aedes Albopictus”) ad immagini immediate, forti, crude, (come in “God’s Masterpiece”) addentrandoci là dove la comune coscienza non ha accesso.

Quali sono i vostri ascolti preferiti?
A livello personale abbiamo una discreta diversità di ascolti al fine di comprendere le caratteristiche, i punti forti e le varie sfumature che sono utili alla propria composizione. Si spazia dal classico Death al Thrash, dal metalcore al doom, dal black al grind, cercando di scomporre ritmiche e melodie ed analizzandole per farle nostre.

E le vostre influenze musicali?
I Lab Eleven sono il risultato del giusto mix di vari ascolti a livello personale, però riteniamo valide le linee guida che costituiscono le colonne portanti della scena Metal a noi vicina,una su tutte i Carcass ai quali dobbiamo il binomio potenza-melodia strumentale, oltre a questi, non possiamo non menzionare Cannibal Corpse, Lamb of God, Unleashed, At the Gates e Testament, i quali hanno contribuito alla nostra formazione musicale e ci hanno aiutato a crescere come musicisti

Come vi sembra il panorama hard, heavy e metal in Italia?
Il Metal in generale, ma soprattutto le caratterizzazioni più pesanti e crude, vivono nella sfera underground dove ci sono delle realtà e degli scenari altrettanto interessanti che, purtroppo, non hanno nel nostro Paese gli spazi che meritano.
La dimensione live è la vera essenza di queste tipologie di musica e permette alle band non solo di farsi conoscere sul territorio, ma di diffondere un genere musicale, sì impegnativo e difficile ma, a nostro avviso, sottovalutato ed incompreso nella sua pienezza.

Avete avuto difficoltà a farvi notare in ambito italiano? Se sì, quali?
Chi suona Metal si deve sempre aspettare un percorso in salita, almeno nel nostro Paese. Infatti è molto difficile riuscire a farsi notare e a promuovere il proprio prodotto; questo è dovuto anche al fatto che alle etichette discografiche, alle aziende di promozione e alle società che ruotano intorno al panorama musicale, arriva continuamente un fiume di produzioni da valutare. Senza contare che spesso i locali non puntano su gruppi emergenti o che comunque suonano pezzi propri, per loro è molto più facile usare cover-band per le serate, escludendo automaticamente una grossa percentuale delle date durante l’autunno e l’inverno. Tutto sommato vengono forniti spazi per tutti nel periodo estivo, ma sono sempre molto pochi rapportati alle richieste.

Qual è la regola, se così si può chiamare, che vi date per far coesistere le esigenze di ciascuno nel gruppo?
Cerchiamo sempre di venirci incontro e tra l’altro senza nemmeno troppo sforzo; siamo un gruppo affiatato sia a livello musicale che personale, ed ecco perché dalle composizioni che creiamo traspare non solo lo stato d’animo del singolo, ma bensì lo stato d’animo del gruppo al completo che si sente parte del 10% della finale del tema del pezzo creato.
In ogni canzone di Exceed the Veil of Maya c’è appunto questa alternanza fra picchi di carattere e personalità del singolo e fra la vera e propria amalgama che contraddistingue da sempre i Lab Eleven.

Un messaggio e qualche consiglio per i giovani gruppi in via di formazione.
Non perdete mai la passione nella musica che fate e siatene orgogliosi! L’ingrediente segreto di un gruppo non esiste… siate uniti, siate corretti e umili con voi stessi e con gli altri gruppi con cui avrete la fortuna di dividere il palco!!! L’underground italiano ha bisogno di ogni singolo gruppo per poter far sentire la propria voce. Lavoriamo tutti assieme per far si che si possa creare una “situazione” italiana degna di nota.



“Exceed the veil of Maya” di Lab Eleven

Recensione di Irene Ramponi

Di netta impronta death metal, con qualche punta prog, questo ep dei toscani Lab Eleven ha tutti gli elementi death: dai riffoni violenti di chitarra, al growl molto spinto, a tratti quasi un po’ esagerato e fastidioso (per chi non è tanto avvezzo al genere, si intende), fino all’esasperato picchiare veloce della batteria.
Ma se è la passione ad unire tutto questo, tanto di cappello. Si sente che, pur nella brevità di Exceed The Veil Of Maya, questa passione straborda come non mai e muore dalla voglia di farsi notare e di farsi prepotentemente sentire.
Un concentrato di potenza e violenza assale le orecchie dell’ascoltatore, che si trova immerso in una nebbia di terrore; la qualità musicale è fuori dubbio, e indubitabilmente i cinque ragazzi ci sanno fare, contando che il genere che fanno non annovera molte band in Italia e ricordandosi come sia difficile essere apprezzati se si fa un certo tipo di musica.
La brutalità, l’irruenza e l’impeto non si affievoliscono mai, arrivano quasi a toccare punte hardcore; questi tentativi di contaminazione sono lodevoli in un gruppo che riesce ad unire il prog con il death e con il metalcore.
Ora aspettiamo l’uscita di un album, in modo da poter confermare quanto affermato.



Ecco le ultime due pubblicazioni di SG Records

Sono uscite le ultime due pubblicazioni di SG Records

SG Records è lieta di annunciare la disponibilità dei due ultimi titoli pubblicati.
Si tratta di:
- Exceed The Veil Of Maya dei Lab Eleven, un interessante connubio tra il death classico di derivazione inglese ed innesti provenienti  dall’estremismo statunitense. Prodotto da Freddy Delirio.
- Terrorized By Reality degli Inhale Your Hate: un vero colpo di rabbioso metal, intriso di Hardcore made in New York.

Link alla notizia sul sito SG Records:
http://www.sgrecords.it/it/news/47-lab-eleven/90-exceed-the-veil-of-maya-in-uscita
http://www.sgrecords.it/it/news/58-inhale-your-hate/91-terrorized-by-reality-in-uscita