Eastpak Antidote Tour – Milano – 02/11/09
Il tanto atteso carrozzone dell’Eastpak Antidote Tour sbarca in una Milano dai tipici tratti somatici autunnali di un lunedì che mai nella storia è stato il giorno designato per un concerto. Ma oggi si fa un’eccezione, oggi abbiamo fra le mani un bill di tutto rispetto costituito da pietre miliari e band affermate, da nuove leve e futuri rappresentanti della scena, gruppi per i quali converrebbe anche farsi una scampagnata a piedi nudi in un campo innevato per goderseli. Non sappiamo quanto abbia giovato il fatto che la serata è stata spostata dal Muscidrome all’Alcatraz di Via Valtellina, sappiamo però che il risultato acustico nel corso dell’evento è stato a dir tanto sufficiente. Per chi come me ha sudato e gridato sotto il palco per 3/4 del tempo, avrà riscosso l’enorme differenza nel seguire il tutto dal “soppalco” del locale, dove il sound era quasi inaccettabile. Un elemento che ha sicuramente influenzato negativamente la prova dei Mainline, rappresentanti del belpaese e pronti a ben figurare per quell’Italia ormai in crisi di idee e proposte valide internazionalemnte parlando. I torinesi se la cavano comunque alla grande, sono dotati di personalità e esperienza da vendere, anche se il loro prog hardcore di matrice Misery Signals non ssembra scaldare il poco pubblico fin li presente. Peccato perchè questi validissimi ragazzi meriterebbero maggiori attenzioni di quante altre band di casa nostra hanno. Il cartellone ufficiale si apre con i The Ghost Of A Thousand, band del calderone Epitaph che ha recentemente pubblicato lo spettacolare “New Hopes New Demonstrations”. Essendo stati tra i primi mescolatori di rock’n'roll e hardcore nel mondo, c’è molta curiosità di come reagiscano ad un nuova realtà come quella italiana. La setlist è quasi interamente dedicata all’ultimo lavoro, forse piu’ conosciuto da noi, e i fans di This Is Where The Fire Begins come il sottoscritto, rimangono un po’ a bocca asciutta nel non sentire brani come “Bored of Math” o “New Toy”. Grande prova, soprattutto del frontman Tom, che si getta nel pit piu’ e piu’ volte per scatenare il freddo gruppo di sostenitori, organizzando un wall of death (ben riuscito) e scatenandosi nel pogo, da buon punkers quale è. Non mi aspettavo così tanto entusiasmo invece per i Four Year Strong. I pop punkers di Boston sfornano un intensa scaletta basata su quelle perla quale è Rise Or Die Trying, evidenziando gli elementi migliori, entusiasmando anche coloro storcevano il naso prima che O’Connor & co. salissero sul palco. Persiste il dubbio di che ruolo il tastierista ricopre, la cui assistenza musicale è marginale. Il top è stato il double finale “Maniac” + “Heroes Get Remembered…” con lo scatenante circle pit e il corale TEAM UP! TEAM UP!, importante quanto uno scambio di mano ad una funzione religiosa e sul quale tutti siamo diventati un po’ piu’ amici. Un intro horror, degno del maestro Dario Argento, accompagna chi davvero è ultra atteso da tutti:gli AlexisOnFire.
I canadesi sono tornati da noi dopo 3 anni e sono saliti sul palco schiaffeggiando il pubblico con “Drunks,Lovers,Sinners and Saints”, con conseguente reazione a catena del pubblico e inizio di deliri e crowd surfing. Si va dalle vecchie “Waterwings” e “No Transitory”, a quelle avute dal capolavoro Crisis come “We Are The Sound”, “Boiled Frogs” e la hit “This Could Be Anywhere In The World”. Pettit è tanto sudato quanto carico, McNeill e l’epilettico Steele rendono sempre di piu’ come impatto scenico, mentre Green sembra essere una voce fuori dal coro. Non perchè pecchi con la sua voce, anzi, ma perchè sembra poco partecipe allo show, non emettendo neanche un verso che non sia di una canzone tramite il microfono nè interagendo con tanti e soprattutto le tante girls arrivate per ammirare il, non so poi quanto, bel Dallas. La conclusiva “Accidents” è stata uno dei momenti topici della mia vita da concerti e vedere Pettit sollevato sulle teste delle persone quanto Gesu’ Cristo camminare sul lago di Tiberiade ti puo’ solo riempire di gioia nell’intendere quanto gli AOF abbiano ancora quell’attitudine che mai è mancata e a tanti è invidiata. INIMITABILI.
Tempo di fumarmi una sigaretta e constatare dalla polizia che il mio cellulare rubato (TI AUGURO TUTTO IL MALE DELLA VITA) non è stato ritrovato, che è il turno dell’ultima band, gli Anti-Flag. Headliner in Europa ma non in Inghilterra, i punk di Pittsburgh sono accolti carolosamente e si capisce perchè da noi siano gli attori principali. Senza lasciar respiro, tra una canzone e il solito comizio antitutto, la band di Justin Sane si conferma ultima portabandiera del punk-rock a stelle e strisce che tanto ha fatto bene a noi ventenni, mostrando la grande forza d’impatto che hanno sui giovani che vogliono cambiare il mondo. Chris#2 è il solito animale e trascinatore, ma alla lunga la frittata diventa insipida e già mangiata. Chicca del loro show è la cover dei Clash “Should I Stay,Should I Go”, da sempre unica e dichiarata influenza della band. Abbandono l’Alcatraz con la consapevolezza di non avere piu’ un cellulare e di poter affermare che stasera nessuno ha vinto, nessuno è arrivato dopo nè ha sfigurato, nessuno ha perso. Se non coloro che se ne sono stati a casa piuttosto che assistere a uno dei migliori concerti di sempre.
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Dopo aver percorso in lungo ed in largo l’ UK fin dall’inizio del mese è arrivato finalmente in Europa ieri l’ EASTPAK ANTIDOTE TOUR 2009.
