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Amarone in Jazz

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Editors – Torino – 12/04/2010

Recensione di Chiara Bronzin

Dopo le due date dello scorso anno a Roma e Milano, la band inglese torna in Italia per presentare il nuovo album ‘In This Light And On This Evening’ al Palatorino.
Purtroppo la location non è delle migliori, l’impianto acustico lascia un po’ a desiderare e il pubblico torinese non è numeroso ad accoglierli.
Il concerto si apre con il pezzo “In This Light and on This Evening”, il leader Tom Smith è al piano e la sua inconfondibile voce ipnotizza. Il pubblico risulta un po’ freddo nonostante questa sia una delle migliori track dell’album.
Ma ben presto arriva la svolta, appena si riconoscono le prime note di “An end has a start”, il pubblico si scioglie anche grazie al carismatico Tom Smith, un vero trascinatore, sorprendendo tutti nel modo in cui sa tenere il palco.
Poi è la volta di “Bones”, altro brano fantastico, eseguito alla perfezione. A questo punto il “delirio” è generale e i visi sono più sorridenti e la gente ipnotizzata dalla musica.
Un altro pezzo del nuovo album che merita di essere ascoltato è “Eat Raw Meat = Blood Drool”, il quartetto di Birmingham dà il meglio di sé con gli strumenti e bisogna ammettere che dal vivo sono molto più piacevoli e coinvolgenti.
I brani vengono interpretati alla perfezione e nonostante l’acustica penalizzi un po’ l’ascolto, con “Racing Rats” il pubblico si lascia trasportare definitivamente e comincia a dimenarsi e a ballare e così anche gli Editors vengono ripagati per la loro bravura.
La voce perfetta di Tom Smith, che si contorce sempre di più sulla sua chitarra, così come la parte strumentale, viene assaporata anche in “Munich” e nella struggente “Smokers Outside the Hospital Doors”.
Dopo una breve pausa, Tom Smith torna sul palco da solo e sedendosi al piano intona “No sound but the wind”, ballata incantevole contenuta nella colonna sonora del film Twilight e non importa ciò che pensate della pellicola, questa canzone fa venire i brividi da quanto riesce ad emozionare.
In conclusione non poteva mancare “Papillon”, il singolo che piace un po’ a tutti anche se, a mio avviso, sopravvalutato e banale ma a questo punto il pubblico è a dir poco esaltato dal brano e per chiudere in bellezza, il quartetto inglese saluta i torinesi con Fingers in the Factories.
Un’ora e mezza di concerto è sufficiente per capire che gli Editors hanno delle gran canzoni e dal vivo ce ne si accorge ancora di più, sono degli ottimi musicisti e anche se si potrebbe pensare il contrario non hanno deluso, anzi, sono stati una bella sorpresa.