“Black Gives Way To Blue” di Alice In Chains
Quando ti ritrovi a che fare con gli Alice In Chains, finisci sempre con il groppo alla gola e il cuore in mano. C’è poco da fare, le emozioni scorrono al pari dei brividi se si ripensa ai capolavori che hanno sfornato, dagli esordi di “Facelift” fino a quel “Unplugged” che ti fa stare con la pelle d’oca dall’inizio alla fine.
La prematura scomparsa del fragile Layne Staley è stato un duro colpo da assorbire, troppo difficile accettare la perdita di quella voce magnetica, suadente e ipnotica. Talmente duro che alla notizia della reunion di qualche anno fa con William DuVall, molti fans sono rimasti letteralmente interdetti. Fortunatamente sia le esibizioni che le impressioni da parte della gente sono state positive, tanto da indurre il gruppo a comporre materiale inedito per un ritorno discografico.
Un ritorno che si è concretizzato all’inizio di questo mese, che ha portato negli scaffali dei negozi il primo disco del gruppo dall’omonimo album del 1995, ovvero “Black Gives Way To Blue”. Ammetto di aver affrontato il primo ascolto con un certo timore, uscendone poi spaesato. E’ stato solo con gli ascolti successivi che ho iniziato ad apprezzare sempre di più questo nuovo capitolo nella storia degli Alice In Chains. Perchè alla fine si tratta di un bell’album, che spazza via ogni dubbio sulla bontà della reunion.
Ci sono episodi che rimandano al passato glorioso del gruppo, come l’iniziale “All Secrets Known”, con quell’incedere lento e ipnotico che porta ad un ritornello dove le voci di DuVall e Cantrell si intrecciano risvegliando antichi fasti, e “Your Decision”, una piccola gemma acustica che rimanda al periodo di “Jar Of Flies”, con strati di chitarre e armonie e un ritornello nel classico stile del gruppo. A fare il paio con quest’ultimo pezzo c’è la sognante ed evocativa “When The Sun Rose Again”, totalmente acustica.
Degni di nota sono anche gli episodi in cui DuVall si allontana dal classico cantato del gruppo per intraprendere soluzioni più personali, come in “Last Of My Kind”, grintosa al punto giusto, e “Lessons Learned”, evocativa e con un ritornello killer, che non mi stupirei diventasse presto singolo.
“A Looking View”, “Acid Bubble” e “Take Her Out” suonano heavy, lente, monolitiche e ipnotiche allo stesso tempo, mentre “Private Hell” è un pezzo pregno di armonie e linee vocali sublimi che ti immergono in un atmosfera sognante. Ma è il pezzo che da il titolo al lavoro, ovvero “Black Gives Way To Blue”, quello che tutti aspettano. Quella dedica col cuore in gola all’amico scomparso. Inutile dire che è uno degli episodi migliori del lavoro, toccante, che fa riaffiorare un mare di ricordi, con il piano di Elton John (si proprio lui!) ad accompagnare questo bellissimo tributo. Penso che da lassù, o da ovunque si trovi, Layne abbia apprezzato.
E’ ovvio che questo lavoro non possa reggere il confronto con quelli del passato, ma è un buon disco che si fa ascoltare, che potrà essere apprezzato dai nostalgici ma anche da chi si avvicina al gruppo per la prima volta. Un peccatuccio che si può perdonare, a patto che poi si comprino il resto della discografia in blocco.
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