Intervista con Dufresne
21/06/2010
La redazione di Sound Magazine incontra i vicentini Dufresne, freschi di pubblicazione del loro ultimo album “Am:Pm”. Risponde alle nostre domande il cantante Nicola “Dominik” Cerantola.
Domande a cura di Michael Simeon
Il vostro terzo album “Am:Pm” è fresco di stampa. Vorreste parlarci un po’ di questo lavoro?
Volevamo forse che questo disco risultasse più vario possibile e che mantenesse certe sonorità a cui siamo affezionati. Ma allo stesso tempo volevamo che non fosse riconducibile ad un filone particolare. Personalmente non amo molto le definizioni nella musica rock perchè generalmente ingabbiano gli artisti e impigriscono l’ascoltatore sono convinto che il rock sia la musica del futuro quindi in continua evoluzione e mi piace pensare che questo disco sia un passo avanti nella nostra carriera musicale. Il mio obbiettivo è riuscire a fare della musica pesante senza rinunciare alla melodia.
C’è un significato particolare dietro il titolo dell’album? Un tema, un motivo conduttore di tutti i pezzi?
Quando abbiamo cominciato a pensare ad un terzo disco dei Dufresne non avevamo ancora in mente di fare un concept album, l’idea di scrivere le canzoni in modo che evocassero sensazioni o situazioni legate ad un particolare momento della giornata è stata più la conseguenza di alcune nostre necessità. Volevamo che il disco rispecchiasse il più possibile quello che siamo e le nostre diversità anzichè cercare una soluzione musicale accomodante. AM:PM è un disco di canzoni ruvide, melodiche, veloci, sognanti, noi ci sentiamo di essere un po’ tutte queste cose, e ci piace ascoltare musica e generi anche molto diversi tra loro durante la giornata e così abbiamo idealmente interpretato ogni canzone legandola ad un orario.
Avete lasciato il colosso Universal in favore della più piccola Wynona Records. Come mai siete arrivati a questa decisione? Una maggiore libertà espressiva e meno vincoli?
A sei anni di distanza dal nostro esordio discografico come Dufresne abbiamo tutti pensato di rimetterci in gioco e di cominciare a far valere tutte quelle conoscenze e abilità che negli anni abbiamo acquisito. Questo disco per noi rappresenta un nuovo inizio, un punto e a capo non solo per aver scelto di registrare nello studio di Ciube il nostro bassista e quindi di produrci da soli. Le ultime esperienze a livello discografico e il particolare periodo non facile in cui viviamo hanno rafforzato le nostre convinzioni di sempre ovvero: “do it yourself” scegliere di pubblicare il disco con un indipendente anzichè continuare su una major, produrci video, grafiche, creare una nostra squadra composta da persone che conosciamo e stimiamo per promuovere il nostro lavoro fin ora si è rivelata la scelta migliore che potessimo fare. Se credi in quello che fai devi investire su te stesso tutto il tuo tempo e risorse e un consiglio che do a tutti i gruppi è quello di non aspettarsi che qualcuno vi stacchi un assegno!
Tra uscite, etichette, concerti e tour vari avete un palmares davvero invidiabile per una band non mainstream nostrana. E nonostante tutto riuscite a stare ancora con i piedi per terra, a differenza di gruppi meno blasonati che già si credono rockstar. Dite che crescere nel vecchio decennio abbia influito nel modo di applicarsi alla musica e mantenere una certa etica di non sentirsi superiori a nessuno?
Nono lo so… anche se spesso suonando con i gruppi più giovani noto anche io la differenza, di base c’è una maleducazione e un arrivismo che noi alla loro età non avevamo. Se parti già con il presupposto di finire in tv di sicuro non ti importa mantenere una coerenza con te stesso e la tua musica. Non so se è un problema generazionale, certo è che negli ultimi anni si e creato un vuoto culturale attorno alla musica come mai prima. Le band sono state svuotate di ogni senso critico e difficilmente un ragazzo si riconosce in un movimento o in un ideale. Forse noi avevamo una visione più romantica, meno disillusa.
Album nuovo, tour nuovo. La promozione di “Am:Pm” è partita in modo tragicomico, e mi riferisco alla recente “campagna di Russia”. Volete raccontarci qualcosa delle vostre peripezie? Magari qualche episodio particolare che vi è accaduto?
Siamo stati in Russia ed Ucraina e devo dire che sono rimasto molto colpito! Sono paesi abbastanza difficili per una serie di ragioni amministrative e ambientali ma nonostante questo abbiamo trovato della gente molto calorosa e ospitale, ci ha molto sorpreso constatare che molto ragazzi conoscono i nostri dischi e questo è forse il vero merito di Internet e dei vari social network come youtube o myspace. Quello che abbiamo tutti notato è la voglia che queste persone hanno di divertirsi e di conoscere realtà diverse dalla loro. C’è una grande curiosità nei confronti di band europee come noi in particolar modo noi italiani esercitiamo un certo fascino molte volte giustificato anche dalla cultura del nostro paese. Purtroppo la polizia locale vive di corruzione e non c’era giorno in cui non venissimo fermati, a mosca abbiamo rischiato di venire arrestati ma alla fine tutto si risolve tirando fuori le banconote… è decisamente triste ma se ci ragioni è una guerra tra poveri!
Il primo estratto dal nuovo lavoro è “Keep This Party Going”, di cui sarà presto girato anche il video. Come mai avete deciso di puntare su questa canzone?
Forse il testo è una delle cose che ci ha portato a sceglierla come primo singolo, “Welcome, welcome to everyone…” comincia come una sorta di benvenuto e per questo ci è sembrata anche la più adatta ad introdurre il resto del disco. Quello che abbiamo cominciato come dufresne continua ancora come una festa che non finisce ma si rinnova di nuovi volti e nuove idee. Il video è stato girato a Vicenza e per l’occasione abbiamo invitato amici e fan di sempre. Volevamo in un certo modo omaggiare tutti quelli che da anni ci seguono e spero che il divertimento e la positività che si percepiva durante le riprese venga trasmessa anche a chi vedrà il video finito.
C’è qualche gruppo che vorreste supportare o semplicemente consigliare suggerendolo ai nostri lettori?
Ce ne sono tanti di validi in Italia… Forty Winks, Slowmotion Apocalypse, Il teatro degli orrori, Hierophant, The secret… la lista sarebbe davvero lunga! Basta poco per conoscere nuove band, su internet ce praticamente di tutto ma spero che la gente abbia l’interesse e l’entusiasmo di avvicinarsi per davvero all’ underground italiano e di seguire da vicino quello che succede per costruirsi una propria idea e un pensiero vero e non sulla base di commenti e numero di ascolti dei social network che per quanto utili e indispensabili per promuovere la musica rischiano anche di allontanare chi ascolta dalla realtà.
Bene ragazzi, grazie dell’intervista. Volete aggiungere qualcosa per i nostri lettori?
Se nella vostra città non succede mai niente e vi annoiate prendete la macchina e andate a vedere un concerto, è il modo migliore che conosco per spendere i miei soldi.
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