
15/01/2010
Sound Magazine ha il piacere di incontrare Meg, cantante napoletana che ha fatto parte della band 99 Posse e del progetto Nous con Marco Messina. Ha all’attivo due album da solista, il primo omonimo e l’ultimo del 2008, “Psychodelice”.
Ciao Meg, è un piacere averti su Sound Magazine. So che sei stata a lungo impegnata all’estero ed ora sei in tour, quindi grazie per la disponibilità.
L’ultimo tuo album, “Psychodelice” risale all’aprile del 2008. E’ un album molto suggestivo e diretto: qual’è stato il percorso creativo tra l’uscita del tuo album omonimo del 2004 e “Psychodelice” (entrambi pubblicati dall’etichetta indipendente da te creata Multiformis)?
Ogni disco rispecchia secondo me il relativo periodo della vita di chi l’ha scritto. Così per esempio il mio lavoro precedente parlava in buona parte della necessità psichica – dopo circa dieci anni di sovraesposizione e tinte forti – di avere un momento tutto per sè, raccolto ed intimo.
Durante tutta la scrittura di “Psychodelice”, invece, ho sentito forte l’esigenza di far convivere, armonizzandole, due parti emozionali di me in apparenza agli antipodi ma che invece finiscono per essere essenziali l’una all’altra completandosi. Quella delicata e femminile che era venuta fuori in maniera così evidente nel disco scorso e quella più sfrontata, danzereccia, estroversa, insomma quella più da maschiaccio, della quale non potevo prorpio più fare a meno.
Com’è lavorare con Stylophonic?
Ho scelto Stefano perché in mente avevo un progetto sonoro ben chiaro e, quando ho cominciato a lavorare con lui, i miei brani erano già in “fase di lavorazione avanzata”. Nella musica elettronica è molto importante la scelta dei suoni, della library che hai. Stefano è un musicista che ha una naturale predilezione per i suoni solari, ironici, giocosi: i miei pezzi stavano andando proprio in quella direzione, quindi avevo bisogno di un esperto che ottimizzasse e valorizzasse ancora di più questi tratti, che radicalizzasse ancora di più l’energia prepotente con cui tutto ciò stava avvenendo. Volevo che “Psychodelice” esprimesse nel sound compattezza, e che sprigionasse gioia di vivere e di sperimentare, a prescindere dal mood delle singole canzoni.
“Psychodelice” ha una grafica accattivante, basata sul rosa fluo e sulle forme geometriche. Chi ha seguito il progetto grafico (secondo me molto indovinato) ed i video di “E’ troppo facile” e “Distante”?
E’ sempre la stessa persona: Umberto Nicoletti. La collaborazione con lui è iniziata ai tempi del primo disco, con la realizzazione del un video di “Parole Alate”. La cosa che mi ha sempre stimolato del rapporto creativo tra me e Umberto è che riesce a tradurre in immagini la mia musica. In particolar modo per “Psychodelice” abbiamo lavorato in sinergia per far sì che i suoni e le parti visive fossero un esperienza multisensoriale. Oltre alla direzione artistica di tutto il lavoro ha curato anche il merchandising del disco (http://m-e-g.it/wp/?page_id=280).
Una delle tue peculiarità è la sperimentazione: dobbiamo aspettarci cambiamenti in futuro o manterrai l’interesse per l’elettronica?
Per me la sperimentazione è di vitale importanza. Nel nuovo tour “Meg vs. Phone Jobs” esploriamo, credo in modo più estremo di quanto mi sia mai capitato di fare, le potenzialità creative della tecnologia.
La tecnologia progredisce per “capitoli”; se un musicista è curioso di esplorare, può sfruttare a proprio vantaggio tutte le possibilità dell’esistente, del suono che esiste in quel momento, in termini di conoscenze e tecnica. Così è successo quando è uscito il “nuovo oggetto” iPhone, oppure quando ho capito che potevo fare musica con il pc, invece di andare in uno studio: la tecnologia mi ha fatto scoprire che con pochi mezzi riuscivo a creare.
È l’approccio con le cose che fa la differenza: anche se usi un oggetto freddo, come il pc o l’iPhone, puoi fare musica che emoziona. Si può tirare fuori l’emozionalità da tutte le cose; ogni oggetto ha una sua musicalità. A me piacciono gli ossimori, le contraddizioni. Così mi interessa la freddezza della tecnologia unita alla musica, che proprio per questa sua duttilità continua a rinnovare la sua potenza come forma ancestrale di comunicazione.
A proposito di futuro, sono in cantiere nuove canzoni?
Si, certo. Sono ancora in fase embrionale, però: ora sono concentrata sulla realizzazione dello spettacolo con i Phone Jobs, che è molto coinvolgente per me a livello creativo…
Com’è andato il Psychodelice Tour? So che sei stata anche all’Eurosonic Festival di Groningen, com’è andata?
Il tour è andato molto bene! E Groningen è stato un esperimento molto importante di “esportazione” della mia musica: la risposta è stata più reattiva di quanto potessi aspettarmi, e mi ha portato una serie di proposte, che sto valutando proprio in questo periodo.
Una domanda per noi di rito: c’è qualche gruppo emergente che vorresti consigliare ai nostri lettori?
Purtroppo in questa fase di crisi in generale si è tutto per forza di cose un pò fermato, mi sembra anche in ambito musicale… Chissà che proprio i momenti di crisi non facciano sbocciare nuove realtà che riescano a fare di necessità virtù!
Se devo fare dei nomi, ho sentito un rapper molto bravo: si chiama Ghemon Scienz, e il suo stile di scrittura mi piace molto! Restando nella mia zona segnalo – anche se non sono ‘emergenti’ – ovviamente CòSang, Clementino e, di tutt’altro genere, gli Atari.
Grazie mille d’aver risposto alle nostre domande, spero di poterti vedere al più presto in concerto!
Vi aspetto!
www.m-e-g.it