Ci trovate anche su Facebook My Space Twitter
Accedi al tuo account | Registrati per partecipare
Amarone in Jazz

Posts Tagged ‘ 30 seconds to mars ’



30 Seconds to Mars – Milano – 22/03/2010

Recensione di Eleonora Piazzi

Più che di un concerto, stavolta si può parlare di un vero e proprio show. Allo spegnimento delle luci gli Street Drum Corps si sono presentati subito al meglio delle loro capacità, suonando con i volti imbavagliati tre bidoni della spazzatura, tirando fuori della musica semplicemente eccezionale. Hanno energia, bravura e ritmo da vendere questi cinque ragazzi californiani, in grado di fare musica con qualsiasi cosa, dai bidoni della spazzatura ai fusti vuoti di birra. Il pezzo più bello è stato indubbiamente  “I miss you”, una canzone melodica ma molto intensa che farà parte del nuovo album in uscita tra breve, il perfetto finale dei precedenti pezzi di puro stampo punk- rock californiano, di quelli che ti fanno sempre e solo pensare a giornate di sole al mare.
Un po’ più fredda è stata l’accoglienza per il secondo gruppo di supporto, i danesi Carpark North, visto anche il loro genere maggiormente paragonabile al più intellettuale brit pop che non al punk casinista dei garage universitari, anche se questo gruppo esordiente ha dimostrato di avere talento e buone capacità musicali, di tenere il palco e il pubblico in modo adeguato, anche se purtroppo non si trovavano nel contesto ideale per essere apprezzati appieno.
Eccezionale l’arrivo dei 30 seconds to Mars, il cui arrivo è stato ovviamente preannunciato dal solito telone che copre il palco, su cui sono state proiettate le ombre di Jared and co. da potenti fari che hanno illuminato tutta la serata. Alla caduta del telone  nero che li copriva, gli Street Drum Corps sono venuti alla ribalta sventolando grandi bandiere bianche, mentre Jared e soci si lanciavano in una performance eccezionale di “Night of the hunter”. Shannon, finalmente alla ribalta nel nuovo tour, e non più costretto con la sua batteria in posizione defilata dietro al fratello, seppure sul suo solito trespolo, è stato promosso alla sinistra di Jared, a scapito però del povero Tim, il bassista che non ha mai preso ufficialmente il posto di Matt (attualmente nelle schiere degli AVA con Tom DeLonge), e che è stato retrocesso in seconda fila, con qualche sporadica e non sempre apprezzata incursione alla ribalta.
Purtroppo non è stato fatto nessun pezzo del primo album, anche se sono stati scelti i pezzi migliori di A beautiful lie, il secondo album, e ovviamente  This is war, il terzo lavoro, a cui è stata aggiunta l’inedita “Revenge”, riproposta in versione acustica. Sempre a proposito di acustiche, la sessione unplugged è stata stupefacente, fatta proprio dagli spalti del Palasharp, in mezzo alla folla, memorabile il commento di Jared “Damn I’m surrounded by italians!” che ovviamente ha scatenato una potente risata collettiva. Vedere di nuovo questo cantante, molto spesso così schivo rispetto alla folla, in mezzo al suo pubblico è stato davvero incredibile, così come è stata incredibile la calma delle tribune, forse troppo attonite dalla sua presenza tra di loro per capire cosa stesse realmente accadendo.
Il colpo di grazia credo sia stato dato alla fine, quando Mr Leto ha chiamato a raccolta un discreto numero di fan sul palco, per concludere con il primo singolo del nuovo album “Kings and Queens”, a cui hanno partecipato anche gli Street Drum Corps, chiudendo il concerto in una sorta di grande abbraccio collettivo.
Particolarmente interessante si è rivelato il concorso per videomaker indetto dagli stessi Mars, i quali hanno dato la possibilità a due registi in erba di cimentarsi con le riprese live del concerto, riprese che finiranno nel DVD in lavorazione di prossima uscita. Alcune delle immagini che i ragazzi stavano registrando erano proiettate direttamente sul megaschermo alle spalle della band, alternato ad alcuni video storici, riproposti proprio in concomitanza con l’esecuzione delle canzoni stesse. L’effetto è stato molto scenico e al tempo stesso quasi surreale, perché vedere Shannon ripreso dall’alto mentre ce l’hai di fronte ha la capacità di farti girare la testa.
Insomma, per una volta un concerto dei Mars si è trasformato in un vero e proprio spettacolo di intrattenimento, piacevole, coinvolgente e ben orchestrato, invece che il solito momento di autocompiacimento del cantante.



“This is war” di 30 Seconds to Mars

Recensione di Eleonora Piazzi

La prima cosa che viene in mente ascoltando quest’album, alle persone che come me hanno superato da un pezzo i vent’anni, sono le musicassette. Alcuni molto probabilmente non sanno nemmeno di che parlo, ma io ne avevo una quantità industriale. Quelle che compravi degli artisti in voga a quei tempi, come Ivana Spagna, Madonna e i Duran Duran, erano fatte in questo modo: il lato A conteneva i pezzi migliori, e di solito terminava o con un paio di motivi calanti o si spegneva verso la metà per riprendersi con l’ultimo brano, mentre il lato B iniziava con due o tre pezzi discreti e si spegneva in un brusio di sottofondo.
Quest’album è un po’ la stessa cosa. Parte davvero forte, con pezzi come “Night of the hunter”, “Kings and queens”, primo singolo estratto, e “Hurricane”, per poi calare in parte verso il finale, con “Search and destroy” e “Stranger in a strange land”, sbagliando inoltre, a mio modesto avviso, il posizionamento di “Alibi”, che è la ballata melodica e strappalacrime dell’album.
L’intento perseguito da “This is war”, dichiarato dallo stesso Jared Leto, cantante e compositore del gruppo, è di raccontare una storia, fondere elementi visionari ed esperienze personali, e creare una sorta di trilogia assieme ai due album precedenti, “30 Seconds to Mars” del 2002 e “A beautiful lie” del 2005, e per realizzare tale intento si sono rivelati molto importanti anche i consigli dello stesso Flood, il loro produttore, già produttore di importanti nomi quali Nine Inch Nails, Depeche Mode e Smashing Pumkins, che ha consigliato loro di registrare con umanità, mettendoci dentro la sostanza che rende gli esseri umani tali e li distingue dalle macchine, lasciando un po’ in disparte i virtuosismi tecnici e il metodo, per dare spazio alla creatività e alla sperimentazione.
Se dovessi definire “This is war” con una sola parola, penso che userei proprio questa: sperimentazione. I testi continuano a essere visionari e densi, a volte anche troppo, di significati, non sempre comprensibili al primo ascolto, ma le melodie sono completamente diverse, quasi smorzate rispetto ai due precedenti lavori. La batteria di “Shanimal”, soprannome che Shannon Leto ha acquisito proprio per la potenza con cui suona il suo strumento, sembra la tigre della copertina: un animale feroce in grado di uccidere, reso innocuo dallo scatto di una macchina fotografica che lo ha reso immortale ma bidimensionale. Interessante la reintroduzione della tastiera, e dello stesso pianoforte, le cui parti sono state registrate da Jared, mentre per le parti di basso, dal momento che Matt Watcher, il precedente bassista, non è mai stato ufficialmente sostituito dopo il suo abbandono risalente al 2007, sono state affidate a Tomo Milicevic, il chitarrista, che ha comunque fatto un ottimo lavoro. La parte geniale dell’album sta però nei cori, che sono stati registrati durante lunghe sessioni con i fan, chiamati a raccolta dallo stesso Jared, che li ha guidati e istruiti sulle parti corali di “Search and destroy”, “Kings and queens”, “Night of the hunter”, “Hurricane”, “This is war” e “Vox populi”, dando all’album un’impronta live, che ne mitiga la freddezza caratteristica degli album registrati in studio, e dimostra come, nonostante la fama e il successo, questa band sia ancora profondamente legata ai suoi fan, considerandoli una vera e propria famiglia.
Il lavoro che precede la registrazione è davvero imponente: Jared si è rinchiuso in studio con più di 120 brani, lavorandoci su giorno e notte, a volte anche per 24 ore filate, senza riposare, creando e distruggendo e ricreando, proprio come l’araba fenice che rinasceva dalle proprie ceneri scelta dal gruppo come uno dei loro simboli, e ha riversato nei propri testi non solo la sua anima, ma anche le proprie emozioni, le lezioni imparate durante il tour di A beautiful lie, i problemi legali con la Virgin/EMI, l’introspezione, gli input derivanti dal mondo circostante, come la guerra, il calo delle certezze, la crisi economica, ma soprattutto il viaggio. Questo tema resta centrale per tutto l’album, sia inteso come un viaggio che ci avvicina all’abisso per farci risalire o sprofondare, come in “Closer to the edge”, che inteso come il viaggio collettivo di “Vox populi”, dove c’è una chiamata alle armi generale, “this is a call to arms, gather soldiers, time to go to war”, è ora di svegliarsi, scrollarsi di dosso la polvere che abbiamo accumulato con i nostri piccoli e grandi problemi quotidiani e ripartire, insieme agli altri, tutti uniti nella sofferenza e nella lotta. Per viaggiare però serve anche il carburante, e quale combustibile migliore se non “The belief”? Bisogna credere per fare qualsiasi cosa, bisogna credere per andare avanti, per distruggere e ricostruire, per difendere e combattere, bisogna lottare duramente per realizzare i propri sogni, e anche una volta che si sono avverati, continuare a lottare affinché nessuno ce li porti via, perché chi si ferma è perduto, “Do battle is the only way we feel”, recita “Alibi”.
Lasciamo quindi che le parole visionarie e apocalittiche di Mr Leto ci guidino in un viaggio introspettivo, di distruzione e rinascita, alla scoperta di noi stessi, delle nostre forze e delle nostre debolezze, mentre ci culla con la sua voce, sexy e potente al tempo stesso, verso nuovi orizzonti, in attesa della prossima sperimentazione, che ci auguriamo non gli prenda altri quattro anni.



“This is war” – 30 Seconds to Mars

“This is war” è il terzo album in studio della rock band statunitense 30 Seconds to Mars, pubblicato a dicembre 2009 da Virgin Records e EMI. L’album arriva a quattro anni di distanza dal precedente “A beautiful lie”.

Tracklist
1. Escape
2. Night of the Hunter
3. Kings and Queens
4. This is War
5. 100 Suns
6. Hurricane
7. Closer to the Edge
8. Vox Populi
9. Search and destroy
10. Alibi
11. Stranger in a strange land
12. L490



I 30 Seconds to Mars al lavoro (ancora con EMI)

Dopo la ben nota diatriba tra il gruppo statunitense 30 Seconds to Mars (il cui frontman è Jared Leto, celebre attore oltre che cantante) con l’etichetta discografica EMI di qualche tempo fa, sembra pace fatta ora.
La band è ora al lavoro sul terzo album, la cui produzione è stata affidata a Flood (Depeche Mode, Smashing Pumpkins, U2, Nine Inch Nails tra gli altri) e la cui uscita è prevista per l’autunno.

A febbraio lo stesso Jared Leto aveva annunciato che il titolo probabilmente sarà “This is war“, ma al momento non sono state date informazioni ufficiali e definitive in merito.