soundmagazine

Recensioni / Recensioni Album . “Shape of my heart” di Katia Labèque

“Shape of my heart” di Katia Labèque

katia labeque coverDopo il primo impatto di rinnovato stupore di fronte all’innata bravura di Katia Labèque, “Shape of my heart” lascia in bocca un buonissimo sapore nuovo.
La pianista, lasciata momentaneamente (e professionalmente) la sorella Marielle, si è messa in gioco totalmente, affrontando una sfida non da poco: quella di amalgamare generi distanti come il jazz, il pop e la musica classica.
Il risultato è un’elegante scatola di madreperla contenente delle meraviglie. Certo, ce lo si poteva aspettare da una musicista del suo livello, ma il modo con cui è stato arrangiato, suonato e prodotto (dalla propria casa discografica KML Recordings) è eccelso, senza sbavature nè forzature d’alcun tipo. Ci sono inserti d’archi, sapori pop, la voce di Sting e David Chalmin, ma tutto ruota attorno al suo pianoforte e al suo carisma. La cosa che più mi è piaciuta è che non c’è quel retrogusto stucchevole che hanno i pezzi orchestrati e composti per assecondare il gusto del pubblico. C’è invece molta delicatezza ed interiorità, raffinatezza e colore.
A rendere il tutto ancor più prezioso è la presenza di artisti come Sting (con la sua tzigana “Moon over Bourbon Street” e la più celebre “Shape of my Heart”), la voce e la chitarra del genio David Chalmin (in “Because” e “Purple Diamond”) e il paradisiaco piano di Chick Corea (“We will meet again”), Herbie Hancock (“My funny Valentine”) e Gonzalo Rubacaba.
“Shape of my heart” è destinato a diventare un evergreen, uno di quegli album squisamente “contaminati” che potrebbero far avvicinare anche chi non si sente attratto dal jazz perchè la qualità altissima è innegabile.

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Lascia questi due campi così come sono: