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“Poison Blues” di Blues Ash of Manhattan

Recensione di Eleonora Piazzi

Un sound innovativo, ritmato, accattivante e coinvolgente. Ecco che cosa caratterizza questo album da tanti altri.
I Blues Ash of Manhattan, conosciuti anche come Blues Ash band, nascono in Molise attorno all’idea di Giampalerio Arcari e Davide Perrella, appassionati di blues, ma alla ricerca di qualcosa che possa dargli modo di toccare anche cuori meno elitari. Da qui si uniscono al progetto i fratelli Valentino e Niko Notte, rispettivamente basso e batteria del gruppo, e Tony De Cesare alle percussioni, ultimo acquisto in casa Blues Ash band. Con la formazione al completo il nome che viene scelto è quello di Blues Ash of Manhattan, perché, per una strana coincidenza del destino, il loro primo spettacolo live si è svolto proprio l’11 settembre 2001.
Le sette tracce di cui è composto l’album sono tutte parimenti penetranti e ad effetto, e gran parte del merito va sicuramente alla voce di Giampalerio, roca, profonda, graffiante e calda, come nella migliore tradizione rock, ma al tempo stesso avvolgente come una carezza di vento, ideale per accompagnare un genere così particolare come il blues, composto principalmente di ritmo sincopato e percussioni.
La chitarra di Davide impressiona soprattutto durante gli assoli, dove emerge prepotente e complice, a rimarcare la propria presenza tra la batteria accarezzata dalle fruste e il basso dolce in sottofondo, il tutto completato dalle percussioni che conferiscono alle singole tracce un gusto dolceamaro di indubbia qualità.
I testi sono intensi, ricchi di emozioni e di energia, che viene trasmessa anche in accordo alla parte strumentale, fondendosi in ricchi giochi cadenzati e graffianti pur nella loro delicatezza. I temi affrontati denotano una profonda introspezione da parte di chi li ha scritti, lasciando intendere un lavoro di base estremamente complesso e raffinato, che coglie ogni singolo aspetto e sfaccettatura dell’ampio spettro delle emozioni umane, e si inserisce nell’essenza di ogni persona che lo ascolta, trasmettendo positività ed energia.
A mio modesto avviso il disco è buono, ma visti live devono essere eccezionali. Potremmo paragonarli ai Nickleback mescolati a Bob Dylan. Con un’armonica in sottofondo la fusione sarebbe completa.

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