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“Nebbia” di Gazebo Penguins

Che questo fosse un lavoro diverso dal solito lo si era capito dal singolo apripista “Febbre”: dolce, etereo, quasi post rock, con una spiccata sensibilità pop. Piacevolmente sorprendente, se posso aggiungere.
Fuoco di paglia? Singolo paraculo? Niente di tutto questo, per fortuna.
I Gazebo Penguins tornano con una formazione a quattro e con “Nebbia”, quarto album della loro avventura musicale e molto probabilmente disco della maturità. Un modo di dire spesso abusato, ma in questo caso un doveroso tributo alla crescita musicale che si percepisce durante l’ascolto dei nove brani che compongono l’album. La “rabbia” e l’immediatezza di lavori come “Legna” e “Raudo” lasciano spazio ad un sound molto più intimista, più ragionato, un po’ meno irruento, che addomestica le influenze “emocore” strizzando l’occhio ad atmosfere post rock, senza disdegnare la dolcezza del pop. I testi potranno anche sembrare banali, ma in loro c’è un minimalismo essenziale che si sposa alla grande con le atmosfere del disco. Perchè dopo la rabbia dei lavori precedenti rimane un senso di vuoto e di smarrimento, la difficoltà nel sapersi muovere con sicurezza, un po’ come la nebbia evocata nel titolo.
“Bismantova”, “Nebbia”, “Febbre” e “Pioggia” sono i picchi di un lavoro che dimostra come può evolversi il songwriting del gruppo senza rimanere intrappolato nei clichè del genere.
Un plauso al gruppo e un plauso alla To Lose La Track che continua a sfornare lavori degni di nota. Ascolto consigliatissimo.

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