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“Jeremiad” di Daniele Santagiuliana

Vedo “Jeremiad” come la copia carbone di uno spaccato d’anima di Daniele Santagiuliana. Lui ha riversato nei suoi brani stati d’animo a tratti indefiniti, un certo amore verso sonorità noir dense, e soprattutto la necessità di raccontarsi, svuotarsi, riviversi, riconoscersi, dividersi in frammenti e lasciar tutto scorrere in suoni ripetitivi, come canti antichi, che danzano in cerchio.
Facciamo un passo indietro: conosciamo Daniele Santagiuliana non solo come solista, ma anche nelle vesti di Anatomy, Testing Vault, Pariah, e anche grazie alla partecipazione nell’album “Everything Collapse[d]” di Deison & Mingle, dove ha interpreato una cover degli Swans.
Proprio a Michael Gira viene da pensare ascoltando la voce profonda e bassa di Daniele, che in questo disco fa davvero da colonna portante, vero perno dove il disco gira attorno e trova colore, significato, passione.
Di base un lavoro acustico, “Jeremiad” sta in piedi appunto grazie all’interpretazione vocale e a un’atmosfera crepuscolare e minimalista, così distante da melodie orecchiabili, ritornelli e facili vie d’uscita. Del resto credo che il suo intento non fosse quello d’esser ricordato per dei passaggi catchy, ma piuttosto di essere ascoltato con attenzione, in modo che il momento stesso dell’ascolto fosse intenso e pregno.
Trovo quindi che queste canzone siano estremamente oneste e che mettano a nudo un musicista completo, che affronta il proprio “lato oscuro” senza perder d’occhio una bussola interiore, che bene o male tiene a galla sia lui, che le sue composizioni.

 

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1 Commento

  1. Intervista allo specchio: Daniele Santagiuliana | Sound Magazine - 14 gennaio, 2015

    […] avevamo conosciuto con il precedente lavoro “Jeremiad“, ora Daniele Santagiuliana ci parla dell’ultimo oscuro ed intenso EP […]

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