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Recensioni / Recensioni Concerti . Giardini di Mirò – Bologna – 21/10/2016

Giardini di Mirò – Bologna – 21/10/2016

Quando uscì nel 2001 venne subito osannato dalla critica. A distanza di quindici anni il giudizio non è cambiato: Rise and fall of academic drifting dei Giardini di Mirò rimane una delle pietre miliari del post rock italiano – e non solo – di questo millennio. Un disco verrebbe da dire imprescindibile. Per festeggiare i suoi primi tre lustri la band emiliana ha deciso di ridare alle stampa il disco, anche in vinile che fa risaltare ancora di più la meravigliosa copertina – e di ripresentarlo in un mini tour di nove date nei club italiani.
Nella tappa bolognese al Covo i Giardini hanno convinto il folto pubblico che ha velocemente riempito il piccolo ma accogliente spazio del locale felsineo. L’onda sonora creata da Jukka Reverberi e compagni ha trasportato i presenti quasi in un’altra dimensione, sempre in equilibrio tra le morbide carezze dei momenti più dolci e le scariche elettriche di quelli più “tirati”. La partenza del viaggio è stata affidata a Pearl Harbor, mentre la chiusura del cerchio all’impeccabile A New Start, forse il momento più alto dell’intero concerto, testimoniato anche dai consensi dei fan. In mezzo tra il nuovo “inizio” e la nuova “fine” di “Rise and fall…” il livello qualitativo è sempre stato elevato, grazie alle altre sei piccole pietre preziose incastonate in un disco che ha scritto un piccolo ma significativo pezzo della storia musicale indipendente italiana. Dalla incalzante e poi esplosiva Tromsø is ok a Pet Life Saver e Little Victories, autentiche ballate senza tempo e gli unici due brani cantati del disco – il primo da Matteo Agostinelli degli Yuppie Flu e il secondo da Paul Anderson dei Tram – interpretate per l’occasione dal chitarrista dei GdM Corrado Nuccini.
Applausi a scena aperta prima dei bis, eseguiti senza la rituale momentanea uscita dal palco – troppo complicato e con troppo poco spazio per scendere e risalire – dedicati a pezzi di altri dischi, come The soft touch of Berlin e Connect the machine to the lips.
Alla fine si sprecano i sorrisi e i gesti di approvazione per la band di Cavriago. Una “ascesa” partita quindici anni fa e che, anche sul palco, sembra non essersi ancora esaurita.

http://www.giardinidimiro.com/

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