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“Costellazioni” di Le Luci della Centrale Elettrica

“Costellazioni” è il titolo dell’ultimo disco di Vasco Brondi alias Le Luci Della Centrale Elettrica. Terzo disco in carriera, dopo “Canzoni da spiaggia deturpata” (2008) e il successivo “Per ora noi la chiameremo felicità” (2010), seguito dall’Ep “C’eravamo abbastanza amati” (2011). Un percorso iniziato ancor prima, con un demo che si diffuse di mano in mano, di concerto in concerto, poi la preziosa collaborazione con Giorgio Canali, il premio Tenco come “Miglior Opera Prima” e da quel momento è stata un’ascesa costante.  Nel mezzo ci sono centinaia di concerti, con i palchi che si sono fatti sempre più importanti e il pubblico sempre più numeroso. Una fase frenetica, in cui Vasco Brondi si è diviso tra studio di registrazione, intensa attività live e due libri pubblicati (“Cosa racconteremo di questi cazzo di anni zero” e “Come le strisce che lasciano gli aerei”).

“Costellazioni” esce a distanza di quattro anni dal disco precedente. Tempo durante il quale l’artista si è dedicato senza pressioni o scadenze da rispettare alla sua nuova creatura, lavorandoci per giorni e notti, cambiando, modificando, registrando nuovamente. Un album dalla lunga gestazione che ingloba dentro di se tutto quel percorso di crescita artistica e sicuramente personale, vissuto dal cantautore della pianura padana. “Costellazioni” rappresenta quindi il nuovo corso dell’artista, che pubblica un lavoro che si muove da Borgo Panigale sino alla Via Lattea, seguendo un filo apparentemente impercorribile, che diventa il tema del disco, dal particolare all’universale.

Un album che racchiude in sé attitudine punk e una forte vena di sperimentazione. Ci sono linee melodiche che si mischiano all’elettronica, passaggi più raccolti, che si alternano a momenti energici ed insoliti rispetto a quanto sinora sentito. Cambi di rotta che arricchiscono una proposta musicale diventata riconoscibile, senza snaturarla. Importante in tal senso è stata sicuramente la collaborazione alla produzione di “Costellazioni” di Federico Dragogna de I Ministri. Rimangono invece inconfondibili i tratti distintivi della sua poetica, con le immagini, i volti, le suggestioni e gli immancabili slogan. Uno stile che nel nuovo disco si fa più narrativo e l’io narrante dei primi testi, lascia spazio ad altre storie e ad altri volti. I testi risultano perfettamente fusi con i suoni e coi beat dai quali sono nati.
Il disco si apre con “La Terra, L’Emilia, la Luna”, una traccia che sicuramente ne racchiude l’essenza, che ne delinea le direzioni mentali, partendo dalla sua Emilia, spesso citata nelle sue canzoni, allargandosi alla Terra per arrivare sino alla Luna. Seguendo la stessa direzione la Via Emilia si confonde con la Via Lattea, collegate da un ipotetico bar con quattro cinque amici dentro. Racconta di amori che non erano poi tanto diversi (“Le ragazze stanno bene”), dedica una canzone al Delta del Po (“Blues del delta del Po”) o ancora inventa una preghiera tecnologica e post moderna in “Padre Nostro dei satelliti”. Brano sicuramente atipico per il nostro è “Ti vendi bene”, una canzone urlata e da ballare, che richiama i CCCP. A chiudere il disco è “40 Km” con quel verso ossimorico “qui dove anche le rondini si fermano il meno possibile / qui dove tutto mi sembra indimenticabile”. Quindici tracce che danno vita ad un disco vario, ma al tempo stesso legato da quei fili rossi che dall’Emilia si muovono verso nuovi universi creativi e sonori.

Vasco Brondi diventa, volente o nolente, voce della generazione degli anni zero, di chi  guarda al futuro con incertezza, senza troppe aspettative, tra rabbia e rassegnazione, disperazioni quotidiane e vitali speranze.
In “Costellazioni” questa visione devìa verso mood più allegri, ma è un’allegria disturbata, governata da nuove consapevolezze, e forse chissà, da un umano istinto di sopravvivenza, di chi, preso atto dell’attuale situazione, affronta l’esistenza con spirito rinnovato. E’ così che alle spiagge “deturpate” e alla felicità che non è mai condizione ma flebile attimo, si accostano inni alla deriva economica (“I Destini Generali”) o la scoperta che “non c’è alternativa al futuro” (“Le ragazze stanno bene”), il tutto ambientato in quest’epoca di cui “non resteranno neanche delle belle rovine” e in cui ognuno ha il suo “centro di gravità almeno momentanea” da ritrovare.

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