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“Cells XIII” di Mechanical God Creation

Recensione di Irene Ramponi

Che potenza l’androgina (a livello di voce, non fisicamente, si intende!) Lucy! E’ una delle poche cantanti donne in questo genere di musica, non certo facile da cantare per una fanciulla; lei, invece, dimostra di avere i controcoglioni nel death metal, e ci spacca i timpani, facendo concorrenza al suo compare Simo nei Mechanical God Creation, band già affermata a livello sia nazionale che internazionale.
Questo primo album in versione full lenght, Cells XIII, è veramente un concentrato di orrore, violenza andrenalinica, di rumore ben fatto nel suo genere, anzi, forse un po’ troppo; potremmo quasi presentarveli come gli Arch Enemy italiani, infatti sono di Milano.
Il growl quasi del tutto in grind style domina su tutto, lacera, spacca, fa sanguinare e lascia in un lago di sangue, sui ritmi velocissimi ed impazziti, molto black metal, del doppio pedale; da non ascoltare se si è troppo sensibili o di stomaco debole, a maggior ragione, evitare la sera in casa da soli.
Cells XIII sarà infatti in grado di evocare i vostri incubi peggiori, di far riaffiorare le vostre paure più recondite, di mandarvi in paranoia con visioni apocalittiche di uccisioni e lacerazioni, fisiche, mentali e psicologiche.
Il difetto è forse un eccessivo appiattimento e una scarsa varietà nel succedersi dei brani, ma questa, purtroppo, è una pecca tipica del genere, non certo del gruppo, che si dimostra di essere benissimo all’altezza di una band nordica.

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