soundmagazine

Recensioni / Recensioni Concerti . American Football, Circolo Magnolia, Segrate (MI), 15/06/17

American Football, Circolo Magnolia, Segrate (MI), 15/06/17

IMG-20170617-WA0037

Recensire un concerto degli American Football è una di quelle cose che difficilmente mi sarei aspettato nella vita. Anche perchè fino a qualche anno fa la cosa era tecnicamente impossibile e non ti rimaneva che crogiolarti nella magia/malinconia di quello che al tempo era ancora l’unico album del gruppo. Un lavoro di rara bellezza che ha sempre lasciato molti interrogativi su quello che il gruppo avrebbe potuto raggiungere se avesse continuato, interrogativi che in qualche modo hanno avuto una risposta con l’uscita del secondo album nel 2016. Troppi gli anni di distanza tra i due lavori, troppe le similarità con i Owen (attuale progetto del cantante chitarrista Mike Kinsella), ma tutto sommato un buon lavoro, perchè in fondo anche se si è persa l’immediatezza originale, la classe e la bravura rimangono.
Un alone di curiosità permea la prima e unica data su territorio nazionale del quartetto. Certo, avendo fatto uscire solamente due album, non si corre il rischio di non sentirsi i classiconi, ma resta comunque la curiosità di vedere/sentire questi collegiali catapultati avanti di 18 anni nel tempo.
La location del Magnolia si presta bene all’evento, non troppo dispersiva, con un discreto afflusso di gente che deve combattere la calura estiva per vedersi i propri beniamini. I due gruppi di apertura, Les Enfants e Giorginess, sembrano trovarsi li per caso (potremmo andare avanti ore a discutere di quanti altri gruppi più consoni avrebbero meritato di stare su quel palco, ma non è il caso di fare polemica) e le loro esibizioni scivolano via nell’anonimato.
Alle 22.30 spaccate salgono sul palco gli American Football. La scenografia che appare sullo sfondo è la copertina dell’ultimo album, una porta socchiusa da cui si può sbirciare dentro, a simbolizzare quell’intimità che avvolge i presenti fin dalle prime note di “Where Are We Now?”. Il gruppo è di poche parole, interagisce raramente con il pubblico, un po’ come se aprendo quella porta sullo sfondo ti invitassero ad osservare in religioso silenzio, a concentrarsi sugli intrecci melodici delle chitarre, gli assoli di tromba, a farti avvolgere dalla delicatezza esecutiva, a trasportarti in un altro mondo.
Non si capisce se la voce di Kinsella sia solamente stanca o ci sia qualche intoppo a livello di suono, ma questo conferisce un’ulteriore aura di fragilità ad un esibizione sospesa nel tempo, dove pezzi come “Honestly?”, “I’ve Been So Lost For So Long”, “I’ll See You When We’re Both Not So Emotional”, “I Need A Drink (or Two or Three)” e dopo la mini pausa “Stay Home”, “Home Is Where The Haunt Is” e “My Instincts Are The Enemy” scivolano via in un flusso unico fino all’esplosione di “Never Meant” cantata all’unisono dal pubblico, in un turbinio di emozioni, lacrime, prese a male che rimangono nella stanza una volta chiusa la porta sullo sfondo.
Poi il ritorno alla realtà e quella domanda: cosa ho appena visto? Ho visto un gruppo di quattro amici che si è fatto carico di tutte le esperienze accumulate nei 17 anni di distanza tra un album e l’altro e ha deciso di rimettersi in gioco facendo quello che li viene meglio, ovvero suonare bellissime melodie imperfette che ci hanno fatto sognare per un’ora e mezza.
E pazienza se non hanno fatto “The Summer Ends”, penso che il me adolescente, ma anche tanti altri presenti, può tranquillamente chiudere un occhio.

Foto e video di Emanuela Bruzzi

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Lascia questi due campi così come sono: