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Intervista con Plugs Of Apocalypse

Passano gli anni e come per il naturale corso della vita, anche artisticamente si tende a maturare. Questo concetto rispecchia fedelmente il nuovo lavoro dei Capitolini Plugs Of Apocalypse, che in “Deeper Than Hell” hanno avuto il coraggio di dare nuova linfa a una proposta fin lì ancorata agli stereotipi metal. Andiamo a conoscerli meglio in questa piacevole chiaccherata.

Intervista di Paolo Malinverno

Ciao ragazzi, innanzitutto partiamo dalle presentazioni. Come vi descrivereste a chi ancora non vi conosce?
Ciao, siamo i POA – Plugs of Apocalypse una band composta da quattro membri che in dieci anni di attività ha sempre cercato di proporre sonorità particolari e di variare di pubblicazione in pubblicazione tanto da partire da un deathcore pesante e aggressivo fino ad arrivare a un’alternative metal con tendenze goth/rock malinconiche.

Il vostro percorso artistico lo definirei decisamente interessante, ossia partendo da sonorità decisamente più death/core oriented e arrivando alla proposta odierna, che sinceramente trovo più incline al rock. Cosa vi ha spinto a questo cambio di rotta stilistica e come è stato affrontare un simile salto?
Dopo aver scritto canzoni su canzoni e pubblicato tre album con uno stampo prettamente deathcore, per quanto differenti fra loro sotto tanti punti di vista e per quanto sia sempre stata nella nostra natura l’idea di evolverci di album in album, abbiamo sentito l’esigenza di cambiare radicalmente e di proporre un qualcosa che con la crescita musicale raggiunta sentivamo più nostro, cercando anche di ottenere un sound più orecchiabile e alla portata di tutti. L’intento principale era di trasmettere un concept che potesse entrare nella vita delle persone in modo più diretto ed efficace, essendo quest’ultimo molto importante per noi.

Il risultato di questo percorso evolutivo è rappresentato dal vostro ultimo lavoro “Deeper Than Hell”, dove a mio modo di vedere è la malinconia a farla da padrona. Siete d’accordo con questa mia visione del disco? Con quale approccio mentale e artistico vi siete avvicinati alla stesura dei nuovi pezzi?
Siamo assolutamente d’accordo, la malinconia è il punto focale del nostro ultimo lavoro “Deeper Than Hell”. Il tema trattato è estremamente importante per noi e una realtà ben presente nella società di oggi: la depressione, il dolore psicologico, sono parte integrante della vita di tutti, chi più e chi meno si ha sempre dei momenti in cui ci si sente cadere il mondo addosso ed a volte si finisce nello sprofondare in un baratro “più profondo dell’Inferno”. Trattare un argomento così delicato necessita di uno studio accurato sotto tutti i punti di vista, creando un collegamento durante il songwriting fra sound, melodie, parole, strumenti, dettagli riguardanti interpretazione canora e molto altro. Abbiamo voluto proporre un viaggio di circa 33 minuti attraverso delusioni, abbandoni, dolore, bipolarità, autolesionismo e malinconia con l’intento di creare degli spiragli, delle vie di fuga invitando l’ascoltatore alla condivisione, il chiedere aiuto sia a livello spirituale o, per i più scettici, a livello scientifico.

Come lecito attendersi avere a che fare con un così netto taglio artistico trasmette sicuramente voglia e determinazione ai musicisti ma al tempo stesso difficoltà in fase di songwriting, dovendo pensare in un modo meno “estremo”. Siete d’accordo? Quali sono stati i momenti chiave della fase di composizione dell’album?
Assolutamente sì, questa è una bellissima domanda e considerazione visto il nostro cambiamento. Siamo stati per anni a scrivere pezzi con tempi dispari, soli complessi, strutture al limite dello schizofrenico, tecnicismi di ogni tipo con la convinzione di non trovarci mai di fronte a un qualcosa di più “difficile” che vada oltre l’esercizio e la pratica. Solo dopo aver iniziato ad approcciarci con un genere più “canonico” e semplice ci siamo resi conto di quanto sia difficile semplificare i propri lavori e raggiungere un prodotto non dispersivo senza cadere in complessità musicali che renderebbero i brani meno capibili e troppo caotici. Render le cose semplici è, almeno per noi, il “tecnicismo” più difficile e questo ultimo disco ne è stata la prova.

La scelta di presentarvi prima dell’uscita del disco con un singolo come “Burn Everything I Love” credo sia stata coraggiosa, soprattutto nella volontà di affrontare subito di petto la situazione e far capire a tutti – attraverso un brano tendenzialmente diverso dal vostro classico repertorio – chi sono oggigiorno i Plugs Of Apocalypse. Che reazioni ci sono state dopo il lancio di quel singolo? E di cosa parla nello specifico?
Il lancio di “Burn Everything I Love” è stata una scelta azzardata ma necessaria. Avevamo bisogno di dare un segnale chiaro di cambiamento sia a chi ci seguiva da tempo sia a chi aveva da poco iniziato a seguirci. Il pezzo ha diviso i commenti fra delusi e soddisfatti, ed ha comunque incuriosito tutti nel sentire cosa avremmo proposto nel cd completo. Siamo consapevoli che un cambiamento così radicale possa stonare alle orecchie di molti, ma per quello che volevamo trasmettere rappresentava il miglior modo per cominciare un nuovo percorso. Non a caso “Burn Everything I Love” è l’unico brano ad aver intrapreso anche un percorso anche radiofonico con ottimi risultati.

La scaletta è assai varia, tra brani più rock oriented e altri dove di tanto in tanto a venir allo scoperto è il vostro passato death. Quale pensiate sia il miglior biglietto da visita del disco e perché?
Non è  facile scegliere un brano particolarmente rappresentativo proprio perché l’album è stato scritto per completarsi su se stesso in tutte le nostre sfaccettature, ma sicuramente i brani “Louder” e “Live Together, Die Alone” sono la giusta via di mezzo che può descrivere i POA nel migliore dei modi.

Cosa vi rende orgogliosi di ciò che siete oggi?
Ciò che ci rende orgogliosi è senza dubbio vedere quanto quest’ultimo lavoro sia stato capito ed apprezzato da tanti giovani ragazzi. Quando riesci ad arrivare in modo così diretto ad un pubblico giovane ti rendi conto di quanto il tuo percorso durato anni abbia portato a trasmettere un qualcosa di importante non solo per te, ma anche per chi ti ascolta. Per la prima volta abbiamo ricevuto e continuiamo a ricevere veramente tanti commenti di nuovi supporters emozionati nel sentire le nostre canzoni, che ci sostengono e ci regalano tanta soddisfazione. Ci auguriamo solo che tutto ciò possa continuare ed aumentare.

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Guardando indietro, cosa pensate non abbia funzionato in fatto di deathcore?
Il deathcore è stata la nostra prima passione e dobbiamo tanto a questo genere. I primi concerti, i primi risultati ottenuti, i primi fans, le prime soddisfazioni. Come se fosse una storia d’amore durata anni che anche una volta terminata ti condiziona in ciò che fai e farai in futuro, e lo si può sentire dal nostro ultimo cd. Purtroppo la rottura con questo stile musicale è dovuta a tanti fattori che la hanno resa inevitabile, e la sua utenza di nicchia con il passare del tempo si è fatta sempre più sentire in modo negativo. Non avevamo più idee, non avevamo più stimoli per continuare a fare quel tipo di musica, potevamo solo portarla con noi nell’impostazione e nelle influenze per i lavori successivi.

Quali band vi hanno ispirato maggiormente in fase di scrittura?
Principalmente abbiamo avuto influenze da band come Bring Me The Horizon e Architects, per poi ispirarci a progetti come Above And Beyond e Placebo per le atmosfere e Make Them Suffer e Chelsea Grin per il lato più estremo.  Ci sono tantissime influenze come si può notare e spaziamo dal metal al goth/rock anni 80, al post hardcore e così via.

E quali state ascoltando in questo periodo?
Fra i membri del gruppo abbiamo gusti molto diversi e ascoltiamo veramente tutto: c’è chi ascolta indie, chi metal, chi prog, chi pop. Possiamo confermati che più o meno tutti seguiamo molto ciò che il mercato discografico propone al momento, non abbiamo pregiudizi su nessuno tanto meno sulla musica “commerciale”, molto spesso criticata dai puristi del metal.

Cosa dobbiamo aspettarci dall’estate/autunno targato Plugs Of Apocalypse?
Principalmente abbiamo in programma di portare dal vivo il nostro nuovo album, faremo tappe sia in Italia che all’estero per poi magari iniziare a lavorare ad una nuova produzione. Chiediamo solo un po’ di pazienza per organizzare il tutto e accontentare tutti coloro che scalpitano per vederci dal vivo.

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