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Intervista con LITE

Sabato 28 ottobre 2017 siamo andati al Bloom di Mezzago (MI) per sentire i LITE e farci quattro chiacchiere. Il quartetto nipponico di rock strumentale ha all’attivo 5 album e più di dieci anni di carriera. Sono considerati una delle band math rock / post rock più influenti a livello mondiale, nonché la miglior band giapponese dal vivo.
I LITE sono quattro ragazzi molto timidi ed educati, finito il soundcheck ci spostiamo nella sala da ballo sopra il Bloom per fare qualche domanda a Noboyuki Takeda (chitarra), Kozo Kusomoto (chitarra, synth), Jun Isawa (basso) e Akinori Yamamoto (batteria).

Domande e foto a cura di Stefano Masotto.

Sound Magazine: Come sta andando il tour? Qualche show memorabile?
Noboyuki Takeda: Londra e Parigi, era da tre anni che non suonavamo là.
Jun Izawa: Sì, il concerto di Londra è stato fantastico! Abbiamo suonato insieme ai The Fin, un’altra band giapponese, siamo amici da tempo e siamo sotto la stessa etichetta. Andiamo molto d’accordo perciò è stato bello dividere il palco con loro.

SM: Siete emozionati all’idea di suonare in Italia? Avete già suonato qui in passato?
JI: Abbiamo suonato a Milano e Roma 9 anni fa, tornare dopo tanto tempo è molto emozionante.

SM: Preferite la musica italiana o il cibo italiano?
Ridono
NT: Il cibo! JI: Io adoro il cibo italiano, impazzisco per gli spaghetti! In Giappone ci sono ristoranti molto economici e mi piace il gusto giapponese, ma quello italiano è meglio!

SM: Voi avete suonato spesso oltreoceano, questo in qualche modo influenza il vostro modo di comporre musica?
NT: Il pubblico in Europa e negli Stati Uniti è molto più caloroso che in Giappone, la gente impazzisce letteralmente. Perciò ora quando componiamo ci immaginiamo cosa può piacere e cerchiamo di scrivere parti su cui il pubblico si possa scatenare. “Baloon” è stata scritta con questa intenzione.

SM: Suonare oltreoceano influenza anche il vostro pubblico giapponese?
NT: Sì, non poco, essere apprezzati all’estero ha un’influenza molto positiva sul nostro pubblico in Giappone.

SM: Aiuta con le ragazze?
Ridono
NT: …no lo so…
JI: siamo tutti sposati! (mi mostra la mano sinistra).
NT: …non importa…

SM: Vi manca il cibo Giapponese quando siete all’estero?
NT: Tutti i giorni!
JI: Sì! Soprattutto la zuppa di miso ed il ramen!

SM: C’è qualche paese dove non siete ancora stati e dove vi piacerebbe suonare?
JI: Brasile!
NT: L’Europa dell’Est, non ci siamo mai stati.

SM: Vi piace suonare ai Festival o preferite i vostri concerti da soli?
NT: Questa è una domanda molto difficile…
JI: Io preferisco i nostri concerti, ma ai festival il pubblico è molto diverso, è più disomogeneo. I festival ci piacciono perchè puoi vedere le reazioni diverse della gente che non è lì solo per te.

SM: L’anno scorso siete stati in tour in Giappone insieme agli ASIWYFA, vi siete divertiti?
NT: E’ stato un tour fantastico. Loro sono una band molto potente e cool, in effetti non credo ci siano band così potenti in Giappone.

SM: Quando siete in tour come scegliete la tracklist dei concerti? É sempre la stessa o la cambiate ogni sera?
NT: Di solito la scaletta è la stessa per tutti i concerti, ma alle volte cambiamo o aggiungiamo uno o due pezzi, dipende dall’atmosfera e dalla reazione del pubblico.

SM: Ci sarà spazio per qualche vecchio classico tipo “EF” o altri pezzi dei primi album?
JI: Certamente!

SM: Riguardo al vostro ultimo disco “Cubic”, come stanno andando le vendite?
NT: In Giappone è ok, ma qui no.
JI: In Inghilterra sta crescendo, ma qui non abbiamo molto mercato.

SM: Chi canta in “Warp” e “Zero”? Perchè avete deciso di inserire una voce in questi pezzi?
NT: Su “Warp” canto io, mentre in “Zero” è il cantante degli “Z”. In origine abbiamo scritto questi brani perchè fossero strumentali, poi c’è sembrato mancasse qualcosa. Mi sono accorto che mancava una melodia. Così abbiamo provato ad aggiungere la voce e tutto è andato a posto.

SM: Come componete la vostra musica?
NT: Una volta i pezzi nascevano principalmente dall’improvvisazione, ma perdevamo un sacco di tempo. Ora scrivo e registro la maggior parte delle idee al computer, poi le porto alla band e ci suoniamo su, cercando di svilupparle in sala prove.

SM: Che rapporto avete con i social media e le piattaforme online tipo iTunes e Spotify?
JI: Non sono allergico a iTunes o Spotify, credo che siano utili per diffondere la propria musica e al giorno d’oggi sono una cosa assolutamente normale. I social media sono altrettanto utili per promuovere la propria immagine, aiutano la band ad apparire più cool. Ad esempio durante il tour giapponese abbiamo chiesto al pubblico di taggarsi nelle foto dei concerti per diffondere ancora di più le immagini.
NT: Per “Cubic” è stata fatta una campagna pubblicitaria su Spotify.

SM: Vi piace realizzare i videoclip? Qual’è il vostro ruolo nella produzione?
JI: Crediamo sia molto importante avere un video per promuovere un nuovo disco, ma in realtà non ne sappiamo molto di come si realizza. Di solito chiediamo ad altri di farli per noi.
NT: Per noi è molto importante che il video sia coerente con la musica, per questo passiamo molto tempo con il regista per spiegare il concept del brano.

SM: Quali sono le vostre principali influenze musicali?
NT: Battles, Shellac e molte altre band della scena posthardcore.

SM: Ci sono delle band giapponesi che vi piacerebbe fossero più conosciute all’estero?
NT: Ce ne sono tante, Skillkills, Lostage, Z, ma soprattutto ci piacerebbe che riuscissero ad emergere più band che cantano in giapponese.

SM: Ci consigliate qualche locale per vedere dei bei concerti a Tokyo?
JI: Liquid Room a Ebisu.
NT: Shibuya Club Quattro!

SM: E se ci viene fame?
JI: I takoyaki di Gindaco suono buonissimi, dovresti provare quelli fritti!

LITE live @ Bloom, 2017.10.28

LITE live @ Bloom, 2017.10.28

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