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Intervista con Douglas Dare

Rimanere stupita e colpita da una nuova uscita, di questi tempi, è una rarità. Mi sono soffermata su Douglas Dare perchè viene presentato da Erased Tapes Records, etichetta sinonimo di qualità, e non sono rimasta delusa. Inglese, giovanissimo, rappresenta un ideale “eroe musicale”, in bilico tra performance, teatro, scrittura ispirata e talento espresso al meglio. In punta di piedi riesce nel suo ultimo lavoro “Aforger“, uscito il mese scorso, a portare l’ascoltatore dentro un mondo intimo, suo. L’originalità e la sua personalità sono i veri punti di forza in questo artista, tutto da scoprire.
Potete leggere sotto l’intervista in lingua originale

Come ti definiresti?
Sono uno scrittore, cantante, pianista e performer.

Quando ho ascoltato il tuo meraviglioso album, mi è venuta in mente subito un aggettivo: intenso. Com’è stato il processo creativo?
Ho iniziato provando a fare cose diverse rispetto al mio primo album (Whelm); ho tentato di scrivere prima la musica, ma di nuovo poi ho iniziato con i testi. Scrivo sempre poesie, quindi alcune di esse diventano canzoni e altre no. Ero uscito da delle esperienze di vita difficili, quindi tutto quello che ho scritto era molto “intenso”, come dici tu.

Cos’è schietto e cos’è vulnerabile per te?
Tutto ciò che ho scritto è onesto, talvolta così onesto che quando penso alla gente che lo sta ascoltando, mi sento molto vulnerabile. Oh Father in particolare è molto schietta, cita proprio delle conversazioni con mio padre – volevo che il linguaggio fosse diretto, senza alcuna ambiguità.

Sebbene sia un album solista, l’ho trovato molto “corale”. Mi sbaglio?
Ho voluto includere un coro nell’album, che facesse da “voce della coscienza”. Il mio cantato rappresenta le mie emozioni più profonde and il coro è come fosse un angelo sulla mia spalla che parla con saggezza.

Quante persone hanno lavorato su quest’album?
Più di 20 musicisti hanno cantanto o suonato nel disco, ma solo io e Fabian Prynn (produttore e batterista) ci abbiamo lavorato giorno dopo giorno. Sapevo di volere che questo disco suonasse più grandioso rispetto al precedente e credo che ci siamo riusciti.

Chi è il tuo “forger”?
C’è una persona a cui penso quando mi chiedono del mio “forger” ma sono io stesso il mio forger, e anche la gente attorno a me lo è stata in qualche momento. Niente e nessuno è autentico al 100% tutto il tempo.

Ascoltare i tuoi pezzi significa sognare ad occhi aperti per me. È come saltare dentro la tua realtà e sogni al tempo stesso. Era qualcosa che hai volutamente ricercare?
Ho sempre voluto creare qualcosa che permettesse all’ascoltatore di scappare dalla realtà ed essere immerso in qualcos’altro. Non è qualcosa che ho provato razionalmente nella mia musica, ma credo che il mio stile creativo porti a questo. Sono uno storyteller, in fondo.

Una delle tue canzoni si chiama “Greenhouse” (serra in italiano, ndt) ed è il mio posto preferito. Trovi anche tu pace lì?
La serra rappresenta un luogo di evasione per me, c’è della bellezza al suo interno e non rappresenta solo la piccola costruzione in fondo al giardino, ma anche un intero mondo a sè.

Qual è il tuo posto preferito?
Sono cresciuto in campagna e amo stare in mezzo ad un campo, lontano da qualsiasi cosa sia artificiale, ma credo che Londra sia al momento il mio posto preferito. Forse stando sul Millennium Bridge, tra la Tate Modern Gallery e la St Paul’s Cathedral. Amo la storia, l’architettura e la gente.

Mi piacerebbe vederti sul palco. Cosa dovrebbe aspettarsi il pubblico?
Ora ho un terzo membro nella band e questo significa che sono un po’ più libero di esibirmi. Potete aspettarvi dinamica, grandi momenti pieni d’energia ed anche momenti di tranquillità e pace.

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How would you define yourself?
I’m a writer, singer, pianist and performer.

When I first listened to your amazing album, a word popped up in my mind: intense. How was the writing process?
I began trying to do things differently from my first album (Whelm); I tried writing music first but again, I started with the words. I’m writing poems all the time, some become songs and some don’t. I had come out of a couple difficult life experiences so everything I wrote was quite ‘intense’, as you say.

What’s candid and vulnerable for you?
Everything I’ve written is honest, sometimes so honest that when I think about people listening to it now I feel very vulnerable. Oh Father in particular is very candid, it directly quotes a conversation with my father – I wanted the language to be direct with no ambiguity.

Even if it’s a solo album, I found it very “choral”. Am I wrong?
I wanted to include a choir in the album to act as a voice of consciousness. My vocals are my core emotions and the choir are my greek chorus or angel on the shoulder speaking with wisdom.

How many people worked on this album?
There are over twenty musicians singing or playing on the record but it was just myself and Fabian Prynn (producer and drummer) working on the record day to day. I knew I wanted this album to sound bigger than the first and we achieved this.

Who’s your forger?
There is one person I think of when asked about my forger but I am my own forger as well and also everyone around me has been a forger at some time or another. Northing or nobody is authentic 100% of the time.

Listening to your songs means daydreaming to me. It’s like jumping into your reality and dreams at the same time. Was it something that you voluntarily pursued?
I always want to create something that allows the listener to escape their reality and be immersed in something else. It’s not something I consciously try do musically but I find my writing style lends itself to that. I’m a storyteller after all.

A song of yours is called “Greenhouse” and it’s my favourite place ever. Do you find peace there too?
The greenhouse represents a place of escape for me, there’s a beauty to it and also it doesn’t have to mean the small building at the end of the garden, it can also mean the world as a whole.

What’s your favourite place?
I grew up in the countryside and I love standing in the middle of field away from anything manmade but I think London is currently my favourite place. Maybe stood on Millennium bridge between the Tate Modern Gallery and St Paul’s Cathedral. I love the history and the architecture and the people.

I’d really like to see you on stage. What should the audience expect?
I now have a third member of the band which means I’m a bit more free to perform. You can expect dynamics, huge energetic moments and quiet peaceful moments too.

http://aforger.com/

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