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Intervista con Replosion

 

 

26/07/2012

Direttamente dall’Emilia ecco i Replosion, ennesimo esempio di qualità made in Italy in chiave prog-metal. Andiamo a scoprire il loro debutto “The Resting Place Of Illusion” attraverso le parole del batterista Michele Galletto.
Domande a cura di Luca Malinverno

La prima domanda è sempre la più scomoda pertanto eccola: cosa può trovare di valido un ascoltatore nel vostro disco che possa indurlo a vostro avviso all’acquisto del disco?
Ciao a tutti dai Replosion innanzitutto e grazie di questo spazio. Il disco ha un sound fresco, nitido e godibile a mio avviso… E’ il dosaggio delle influenze rock, prog-metal, thrash e power che dà carattere ai Replosion. Non crediamo troppo nell’etichettare un genere, facciamo un metal influenzato da vari generi e l’abum andrebbe ascoltato senza specifiche aspettative… Ma col gusto di scoprire le diverse sfumature di canzone in canzone. Questo secondo me è un buon motivo! Diverse recensioni dicono che il nostro “mix” ci smarca dalle proposte italiane dell’ambito… Speriamo lo sia davvero!

“The Resting Place Of Illusion” è un disco che per essere suonato così bene ha avuto uno studio del songwriting molto meticoloso a mio avviso. E’ andata così? Ci raccontate come nasce un vostro brano?
Nei Replosion non c’è un compositore che dice agli altri cosa suonare. La regola è sempre la stessa: mai affezionarsi alle proprie idee. L’idea di uno di noi viene data in pasto al resto della band e reinterpretata, così si ha l’apporto di tutti (mettersi così in discussione è una caratteristica che apprezzo molto della mia band). In seguito si passa ai raccordi tra le parti e all’ottimizzazione della struttura globale. Infine quando tutto è a posto aumentiamo di almeno 40 bpm la velocità del brano, per assicurarci che sia davvero impossibile da suonare! Ovviamente sto scherzando! (risate)

Il fatto di andare spesso e volentieri oltre i quattro minuti di durata denota in voi una grande sicurezza. Non avete il timore di sfiancare l’ascoltatore con tale minutaggio?
Mah, il metal dal quale deriviamo ci ha abituati a minutaggi ben più pompati con canzoni ben più complesse, è altrettanto vero che oggi i tempi si sono ridotti rispetto a un tempo…
Diciamo che confidiamo nella capacità d’intrattenimento dei nostri brani, cercando in futuro di arrivare al punto in meno tempo.
 
Il pregio del vostro disco è che a venir fuori è il gruppo e non il singolo musicista. Siete d’accordo? Come si arriva a tale affiatamento?
Siamo d’accordissimo. Come dicevo prima, la regola fondamentale nei Replosion è la rielaborazione delle parti proposte da un singolo. Ci vuole un minimo d’ apertura mentale, umiltà e sapersi mettere in discussione. Conosco gruppi che si scioglierebbero dopo una prova con il nostro metodo!

Il brano che più vi rappresenta?
Ad oggi direi “The Resting Place Of Illusion” a pari merito con “Turn The page”.

Prog metal, power, rock… Ma alla fine qual è la giusta definizione del vostro sound?
Se esistesse tale definizione, io direi che siamo una metal band prog-oriented. In cui prog sta semplicemente a dire che alla base c’è la ricerca di un progresso espressivo. Che oggi si configura con questo album, ma che domani potrebbe essere una album più fusion e meno metal, o più pop e meno tecnico…

Musicalmente quali reputate siano i punti di forza di questo esordio?
Che facciamo canzoni in cui voce e melodie sono importanti tanto quanto arrangiamenti e parti strumentali… Abbiamo tenuto equilibrio tra voce e musiche concedendoci comunque tutte le sfumature nelle quali volevamo cimentarci. C’è la canzone con attitudine thrash e parte strumentale atmosferica col basso protagonista, la ballad andante con suoni di tastiera imprevedibili, la canzone con rimandi 80s, la canzone che tributa il power metal dei 90s… Ci sono molte situazioni, a mio avviso divertenti da scoprire per l’ascoltatore.

Il tallone d’achille di “The Resting Place Of Illusion” è sicuramente il lungo periodo speso a metterlo in piedi. Non avete mai avuto il sentore di non farcela ad arrivare al debutto?
Devo ammettere che questa domanda ce la stanno facendo tutti… E volendo chiarire la cosa la biografia vede il 2000 come data di inizio del progetto, ma eravamo solo io e mio fratello. La prima formazione stabile – quindi l’inizio dei lavori “da band” – risale al 2005. Da lì abbiamo composto e registrato il primo demo e fatto molti live a supporto, fino a quando nel 2008 qualcuno pensò bene di appiccare fuoco alla nostra sala-prove: perdemmo quasi tutto, materiali registrati, strumentazione, metodi e libri. Tante furono le conseguenze, dal dover aumentare lavoro e insegnamento per ricomprarsi tutto, al trovare un nuovo posto (due di noi sono di Mantova e tre di Bologna), al riprendere in mano le composizioni andate perse. Reagimmo decidendo che avremmo messo alla luce il primo vero album, ma il bassista non se la sentì e ci lasciò. Dopo un anno di ricerche trovammo Enrico, e iniziammo a ri-arrangiare le parti di basso di tutto il disco… In parole povere questo album è stata una “prova di forza”!

E adesso che siete finalmente on the road, che sensazioni state percependo a riguardo del disco?
Dalle recensioni che stiamo avendo direi che va molto bene…speriamo che continui così!

Quali sono i mercati più sensibili alla vostra proposta secondo voi?
Sicuramente centro-nord Europa e Giappone, ultimamente anche l’est Europa sembra si stia interessando di più al nostro genere.

Su quale concept si basano i testi?
Sulle relazioni e le estensioni del “sé” (come suggerisce la cover dell’album). Il disco inizia dentro il singolo individuo, con la title-track “The Resting Place Of Illusion” e prosegue con l’individuo in relazione ad altre persone, altre situazioni, altri valori, altre concezioni di vita.

Dal punto di vista live è complesso proporre un disco come “The Resting Place Of Illusion”?
Dal punto di vista della godibilità della tracklist non è ottimale avere un solo album da cui attingere. Non è facile creare momenti diversi durante lo show, ce la caviamo proponendo qualche  cover, come insegnano i grandi gruppi. Dal punto di vista esecutivo non ci riteniamo e non vogliamo essere così tecnici… Non siamo i Meshuggah o i Symphony X! Noi facciamo pop a confronto! (risate)

Quanto è importante per una band avere alle spalle un team che vi segue in ogni situazione?
Oggi credo sia fondamentale avere un team di produzione col quale si instauri un rapporto aperto e collaborativo. Le visioni del producer e del musicista sono diverse ma assolutamente complementari. E’ bene si impari l’uno dall’altro. Nel team includo anche chi aiuta la band nella promozione: oggi, per molti motivi, c’è veramente troppa “offerta”, la facilità con cui si può arrivare a registrare un buon disco rende l’underground veramente affollatissimo. Ci sono tantissimi gruppi che si propongono e distinguersi è quasi impossibile, diventa quindi indispensabile avvalersi di una buona promozione.

Cosa dobbiamo aspettarci da un vostro show?
Chi ci ha visto dal vivo lo sa bene: semplicità e schiettezza, sono caratteristiche che traspaiono anche guardando il nostro disco, la nostra copertina e le nostre foto.
Cerchiamo di suonare al meglio i nostri pezzi, di farli apprezzare, sempre con un feeling positivo e auto-ironico.

E cosa dobbiamo aspettarci nel futuro prossimo dai Replosion?
Live di supporto all’uscita dell’album, un nuovo video e un secondo album prima di altri dodici anni! (e dicendo dodici anni mi sto comunque esponendo parecchio! – risate)

Quali dischi hanno influenzato il vostro debut album e cosa siete soliti ascoltare oggigiorno?
Difficile dirlo. A grandi linee, siamo cresciuti nel periodo d’oro del prog-metal e del power e quindi nelle nostre orecchie c’era sicuramente quel tipo di metal, se parliamo di metal.
Ma abbiamo sempre ascoltato tanti generi, prog-rock, musical jazz, latin, fusion… Tante sono le influenze che abbiamo concentrato nel disco, anche se magari occupano tre secondi, in una parte nascosta di una canzone. Oggi come allora ascoltiamo tante cose oltre al metal: latin, jazz, fusion, pop, musical, elettronica. Come ogni musicista interessato alla musica in generale affronti diversi studi, diversi generi e quindi diversi ascolti.
 
Dopo il clip di “Turn The Page” dobbiamo aspettarci un nuovo video? Su cosa sarà incentrato il concept?
Credo che il prossimo video sarà della canzone conclusiva dell’album “Ice Queen”, che per la precisione non dura affatto 17 minuti! Sugli store online si vede tale minutaggio perché per errore è stata inclusa anche la ghost-track più il silenzio tra una canzone e l’altra… Accidenti, dicendo ciò ora la ghost-track non sarà più ghost… Però era una precisazione dovuta, soprattutto dopo aver appena detto che non siamo band da minutaggi pompati!

Il sogno nel cassetto di questo 2012?
Semplicemente riuscire a fare ascoltare i Replosion a più gente possibile.

Chiudete a vostro piacimento!
Ringrazio tantissimo Soundmagazine per lo spazio dedicatoci, rimando tutti i lettori al sito www.replosion.com per tutte le news che ci coinvolgeranno in questo periodo e speriamo di tornare presto su queste pagine!

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