soundmagazine

Interviste . Intervista con Anti-Hero

Intervista con Anti-Hero

La band romana giunge all’atteso esordio con “Snakes & Liars”, un EP che mette in risalto le varie forme artistiche che hanno forgiato questi musicisti. Passando dal post-hardcore al nu-metal abbiamo chiacchierato con loro scoprendo meglio idee e concetti mai banali.

Intervista a cura di Luca Malinverno

Ciao ragazzi, visto che siete sconosciuti a molti dei nostri lettori, direi di partire con un breve riassunto su chi e cosa sono gli Anti-Hero!
Ciao ragazzi, grazie per averci concesso questo spazio per farci conoscere! Gli Anti-Hero sono l’attuale forma di un gruppo di ragazzi che un po’ per scherzo e un po’ per passione formò la band nel lontano 2010 sotto il nome Cold Soffocate. Ormai dei membri fondatori è rimasto solo Alessio (per gli amici il Magli) ma questo non ci rende l’ultimo sussulto di una band morente: l’evoluzione stilistica e i vari cambi di formazione sono sempre avvenuti in modo organico, come se fossero i periodi che caratterizzano la vita di ognuno di noi. Al momento ne fanno parte Shawn Hernandez (voce), Cristian Ghitera (Chitarra e cori), Emanuel Cotosovitz (chitarra e cori), Duccio Nieri (Basso) e Alessio Magli (Batteria).

Mi vorrei subito togliere una curiosità: A cosa dobbiamo questo nome per la vostra band? Quale significato sta alla base?
Come detto prima il gruppo si è formato col nome di Cold Soffocate, un nome che ben si adattava all’impronta stilistica e concettuale che ci accompagnava al tempo. Col passare degli anni e dei membri ci siamo allontanati dalle origini e sentivamo il bisogno di trovare un nome che meglio esprimesse la nostra nuova identità. Anti-Hero significa Antieroe, colui che va contro ciò che ci si aspetta dalla sua figura, dal suo ruolo o semplicemente dalla sua persona; vuol dire rompere gli schemi, andare contro le convenzioni e i luoghi comuni. Volevamo essere antieroi prima di tutto verso noi stessi, il nome è venuto di conseguenza.

Artisticamente come è stato il percorso che vi ha portato verso queste sonorità? Quali band vi hanno spinto a metter in piedi la band e come è stato il percorso artistico dagli esordi fino a oggi?
Il gruppo originale aveva al suo interno membri la cui formazione musicale è iniziata nei primi anni 2000, con pesanti richiami all’eredità sonora punk, alternative e metal del decennio precedente. I primi concerti prevedevano cover di gruppi come Sum 41, Deftones, Drowing Pool , Papa Roach e System Of A Down, contornate di inediti che prendevano a piene mani da quel tipo di sound. Buona parte di quei tizzoni bruciano ancora ma alla nostra forgia ne abbiamo aggiunto altri dalle origini più o meno consapevoli: volevamo trasporre la forte connotazione alternative/nu metal dei nostri pezzi in un contesto più moderno e ci siamo avvicinati al linguaggio post-hardcore e metalcore, volevamo più espressività nella voce e l’abbiamo trovata nei cori e quasi ognuno di noi ha gusti musicali che esulano dall’essere strettamente vincolati alla dimensione del gruppo: pop, elettronica, rock classico, hip-hop, musica sperimentale e indipendente, fino ad arrivare al mondo di YouTube, che tra video prank e unboxing ogni tanto se ne spunta con individui incredibilmente talentuosi, capaci di creare interi generi musicali sconosciuti prendendo spunto dalla complessa comunità di cui fanno parte.

Oggigiorno siete finalmente giunti al tanto atteso esordio discografico con “Snakes & Liars”. Volete raccontarci tutto di lui?
Portarlo a termine ha rappresentato il raggiungimento di un grosso traguardo sia per quanto riguarda la storia della nostra band sia per come abbiamo affrontato gli ostacoli che si sono presentati strada facendo. Il processo di composizione ha preso più tempo del previsto perché sentivamo di essere sempre in una sorta di stato di transizione tra il vecchio sound e quello nuovo, non ci sentivamo di aver raggiunto il giusto equilibrio tra un sound abbastanza maturo e una tracklist che avesse il giusto livello di coesione. Basti pensare che la traccia “Pull The Trigger” doveva essere presente all’interno dell’EP ma più continuavamo a comporre nuove canzoni e più sentivamo che ci stavamo allontanando da quel tipo di sound e di mentalità, per cui è rimasta come videoclip sul nostro canale YouTube, un singolo orfano di un album a cui appartenere. Proprio in seguito a questi sentimenti abbiamo cambiato nome in Anti-Hero e abbiamo iniziato a registrare i pezzi col nuovo nome e a girare il video di “Ronald Disgust”. Poco dopo Matteo “Mad Dick” Simoni, il cantante con cui avevamo composto i pezzi presenti nel disco, uscì dal gruppo per proseguire la sua strada con i colleghi Welcome Aliens, di cui era membro fondatore ben prima che nascesse la nostra band. Sicuramente un momento critico e inaspettato, ma abbiamo da tempo chiarito le nostre divergenze e ciò ci ha permesso di incontrare Shawn, che con la sua energia ha dato una nuova spinta al progetto facendoci imbarcare in un’altra avventura sonora.

Il vostro stile credo sia una sorta di ibrido tra l’alternative rock odierno e il post-hardcore, quest’ultimo soprattutto per quel che concerne il sound. Siete d’accordo con questa mia visione delle cose?
Assolutamente sì. Abbiamo sempre difficoltà a trovare un genere che meglio di un altro possa descrivere il nostro sound quindi ci siamo “arresi” all’idea di suonare e basta. Anzi, se qualcuno trova un nuovo genere sotto cui categorizzarci si senta libero di farlo; a noi non interessano particolarmente certe cose e speriamo di suonare nei contesti più eterogenei possibili.

Il primo singolo “Saviour” credo sia l’esempio migliore per far capire chi siete. Cosa vi ha spinto a sceglierlo?
Domanda difficile, forse proprio perché è davvero il miglior modo per esprimere la nostra filosofia di vita: siamo affamati di esperienze, di nuove frontiere da superare e perché no anche di successo pur dovendo affrontare l’incertezza del futuro, le molteplici sfaccettature della nostra società, la mancanza di modelli a cui aggrapparsi. Nel pezzo c’è un pezzo che dice “We want to see another world”, vogliamo vedere un nuovo mondo ma non dal punto di vista dei saviours, dei salvatori, di coloro che raddrizzano i torti e puniscono i colpevoli, ma dal nostro punto di vista, partendo da quello che siamo, come possiamo cambiare, come metterci in gioco per vivere una vita migliore. Siamo antieroi, non possiamo farvi da esempio, ma non siamo villain; ciò che facciamo lo facciamo perché stiamo cercando di fare la cosa giusta in un modo che va bene a noi, vogliamo comporre della musica interessante ma per prima deve interessare noi.

Come leggevo in Rete i testi hanno un ruolo importante per voi. Come si riesce ad arrivare a una coesione di pensiero, ossia al testo che riesca a racchiudere in sé ciò che ogni musicista ha dentro di sé?
Non è un processo semplice perché come per altre cose non c’è un metodo esatto. Un punto di partenza è cercare di ascoltarci tutti quanti l’un l’altro, pensare ad ogni strumento come ad una voce che racconta una storia, con una cadenza ed un tono ben precisi. Una volta unite tutte le voci il testo è spesso più un lavoro di traduzione che di scrittura, perché traduce in parole ciò che glistrumenti e la linea vocale esprimono già attraverso il suono. Ciò non vuol dire che il testo sia meno importante della musica, anzi, casomai è il modo più diretto di interfacciarsi con l’ascoltatore quindi deve essere una traduzione molto fedele all’originale.

Come moltissime realtà underground anche voi avete optato per il DIY, lasciando la sola distribuzione digitale a una label. Quali sono i pro e quali i contro del dover gestire interamente il proprio progetto, anche al di fuori del puro lato artistico? Lo rifareste col senno di poi?
Ognuno di noi parte con delle aspettative rispetto al ruolo di musicista che spesso non coincidono con la realtà dei fatti. Si guarda ai grandi artisti del settore e si pensa la loro vita sia sempre stata musica, party e fama, che uno nasca speciale e sia questione di fortuna, basta essere abbastanza bravi in quello che si fa. Purtroppo o per fortuna non è così, oggi più che mai. Le grandi etichette non sono più una voce così imponente nel mercato discografico e molteplici band e artisti hanno dimostrato non solo che si possa andare lontano passando per la via del’ autoproduzione ed autopromozione ma anche che l’appoggio di una grande etichetta non rappresenta una sicurezza. Per noi è chiaramente stata una scelta imposta un po’ dalla nostra inesperienza e un po’ dal fatto che non avevamo paura di esporci in prima persona: siamo padroni della nostra musica, della nostra identità e dei nostri successi. Siamo noi a decidere come sono fatte le nostre magliette, chi disegna le copertine dei nostri album e dove suonare anche se questo comporta sostenere direttamente la band con i propri fondi e dedicarsi anima e corpo a trovare modo più efficace di pubblicizzare la tua band. Se lo rifaremmo? Probabilmente, e qui parliamo a nome di molte band che sono nate da poco, sì. Un’ agenzia di booking, una label, un’agenzia stampa, un promoter sono tutte figure professionali che offrono un servizio, praticamente sempre a pagamento, e non c’è nessuna figura esterna che ha intenzione di sobbarcarsi i rischi di investimento di una piccola band locale. Le etichette più importanti investono su personaggi che hanno già trovato la loro nicchia di fama e anche le più piccole hanno comunque degli standard di qualità da soddisfare prima di farti salire a bordo. Ormai il DIY non è più un ideale, ma una necessità.

Cosa dobbiamo aspettarci dagli Anti-Hero da qui al termine del 2017?
Sicuramente tante sorprese perché siamo all’interno di una vera e propria tempesta creativa. Stiamo vivendo la più florida stagione live dalla fondazione della band, con i prossimi appuntamenti per il 22 e 28 aprile rispettivamente in provincia di Frosinone e a Milano. Stiamo inoltre componendo un sacco di nuovi pezzi dove speriamo di riuscire a spingerci oltre i nostri limiti e contiamo di avere abbastanza materiale per pensare ad un nuovo album prima della fine di quest’anno. Purtroppo spesso le sorprese lo sono per i nostri followers tanto quanto lo sono per noi, quindi vi invitiamo a seguire i prossimi aggiornamenti sulla nostra pagina facebook, ma vi garantiamo che l’attesa sarà ripagata. Peace out!

https://anti-hero-band.bandcamp.com/releases

Condividi questo articolo

Lascia un commento

Lascia questi due campi così come sono: