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Interviste . Intervista con And So I Watch You From Afar

Intervista con And So I Watch You From Afar

Giovedì 2 novembre gli And So I Watch You From Afar erano al Circolo Arci Magnolia di Milano per l’unica data italiana del tour promozionale del nuovo disco “The Endless Shimmering”. Li abbiamo raggiunti per un’intervista e non potevamo certo perderci il concerto.

Arriviamo proprio mentre stanno servendo la cena, così lasciamo che le band si rifocillino con tutta la calma, mentre ne approfittiamo per dare un’occhiata in giro. Restiamo sorpresi quando ci accorgiamo che suoneranno sul palco piccolo. Oddio, immagino che non ci si aspetti un’invasione di giovedì sera per una band math-rock strumentale, ma stiamo parlando di un gruppo che ha rivoluzionato il suo genere musicale con un sound innovativo e divertente, che ha all’attivo 5 album, tour in Europa, Stati Uniti, Cina e Giappone. Di certo non nascondo il mio amore per questi 4 ragazzi di Belfast, ma il palco piccolo sembra un po’ riduttivo.

Finito di cenare Rory Friers e Niall Kennedy, i due chitarristi, ci raggiungono nell’area fumatori per la nostra chiacchierata.

SOUNDMAGAZINE: Il vostro tour è cominciato il 18 ottobre scorso, come sta andando?
NIALL KENNEDY: Ieri siamo riusciti a rilassarci un po’. Abbiamo fatto una tirata da Lisbona per riuscire ad avere un giorno libero nel sud della Francia. E’ stato grandioso ed il tour sta andando molto bene.

SM: C’è stato qualche momento particolarmente divertente o terribile?
NK: Beh, guidare è stato piuttosto terribile.
RORY FRIERS: Siamo partiti da Lisbona alle 2 di notte e ci siamo fermati alle 20.30 della sera dopo, in un unica tratta. E’ stato abbastanza hardcore.

SM: Nelle ultime 2 settimane avete suonato in Olanda, Germania, Francia, Spagna e Portogallo.E’ molto diverso il pubblico in questi paesi? C’è stato un posto in cui vi siete divertiti più degli altri?
RF: Il pubblico è sicuramente diverso. In parte per il fattore geografico, ma ovviamente dipende molto da quale sera della settimana suoni. Dopo la Francia abbiamo fatto due concerti in Spagna, di venerdì e sabato e lì è stato il caos.

SM: Com’è andata all’AMFest a Barcellona? Avete incontrato i LITE?
RF: E’ stato fantastico! Purtroppo non siamo riusciti a vedere i LITE, suonavano la sera prima, ma abbiamo fatto un tour in Giappone con loro, l’anno scorso.

SM: A questo proposito, so che a gennaio i Tera Melos, della vostra stessa etichetta discografica, la Sargent House, faranno un tour giapponese con i LITE. Avete in programma un tour in Giappone anche voi?
RF: Sicuramente! Per ora il piano è di fare un altra parte di tour in Europa in primavera e poi la stagione dei festival estivi. Poi a settembre/ottobre dovremmo andare in Asia e Australia. Speriamo ci sia spazio per qualche show in Giappone.

SM: Siete emozionati all’idea di suonare qui? Come mai solo una data in Italia?
NK: Non è una decisione difficile dove e quando suonare, ma in realtà noi andiamo dove ci manda il nostro management. E’ sempre emozionante suonare davanti ad un pubblico nuovo, anche se solo per uno show. Poi non si sa mai, magari più avanti faremo qualche altro show in Italia.

SM: Preferite la musica italiana o il cibo italiano? O le ragazze italiane?
NK: Ah aha ha!
RF: Oh mio Dio!
NK: Certamente il cibo italiano! In realtà noi gestiamo un piccolo locale notturno a Belfast dove facciamo la pasta fresca. Quindi davvero amiamo molto la cucina italiana.
RF: Ma anche la musica italiana è buona!

SM: Dimmi il nome di una band italiana che conosci.
RF: “Zu” sono i miei favoriti. Li ho visti uno o due mesi fa ed i miei orecchi poi non erano più gli stessi.

SM: C’è un posto in cui non siete ancora stati dove vi piacerebbe suonare?
NK: Sud America.
RF: Sì, ci piacerebbe davvero suonare da qualche parte nell’emisfero sud. Abbiamo suonato in tutto il mondo, ma mai al di sotto dell’equatore. L’anno prossimo andremo in Australia e non vediamo l’ora, se poi riuscissimo ad andare anche in Sud America sarebbe incredibile!

SM: Parliamo del vostro ultimo album “The Endless shimmering”, com’è stata la reazione del pubblico ai nuovi brani?
RF: Finora è stata molto positiva. Ci sentiamo a nostro agio a suonare i pezzi del nuovo album dal vivo, proprio per il modo in cui sono stati scritti. Voglio dire, sono brani live che poi abbiamo registrato in studio piuttosto che pezzi nati in studio e che poi abbiamo imparato a suonare dal vivo. Credo che sia il tipo di esperienza perfetta per la nostra musica. La reazione del pubblico al nuovo album c’è sembrata follemente positiva.

SM: Avete già qualche statistica di vendita? Anche se siete in tour da quando è uscito il disco.
RF: Più che altro abbiamo visto la reazione dei nostri fan sui social media, un sacco di gente che ci scrive su Twitter , che si fotografa con il disco su Instagram e Facebook. E’ emozionante per noi vedere la gente così entusiasta.

SM: “The Endless shimmering” è il vostro terzo disco ad uscire per Sargent House ed il primo a non essere registrato in Irlanda. Perchè avete deciso di spostarvi dallo Start Together Studio di Belfast al Machine With Magnets nel Rhode Island, Stati Uniti? E’ stata una scelta vostra o dell’etichetta discografica?
RF: E’ stata una nostra scelta. Avere un’esperienza di registrazione diversa era una cosa che volevamo veramente fare con questo album. Il fattore più importante per noi era proprio avere un’esperienza di registrazione nuova, lavorare in modo diverso sull’album e sulle canzoni. Amiamo il sound di molti album che sono stati prodotti là.

SM: Com’è stato lavorare con Keith Souza?
RF: Principalmente abbiamo lavorato con Seth Manchester.
NK: Keith ogni tanto entrava, dava un’occhiata in giro con aria soddisfatta e parlava un po’ con Seth, con molta calma…noi cercavamo di capire cosa si stessero dicendo…

SM: È stato molto diverso registrare negli Stati Uniti? Ho sentito che è stata la vostra sessione di registrazione più veloce di sempre.
NK: Abbiamo discusso molto tra noi riguardo al fatto di andare a registrare da un’altra parte, per potersi chiudere dentro allo studio ed isolarsi dal resto del mondo, creando una specie di bolla dentro la quale potessimo vivere e respirare il disco e sapevamo che andando a registrare laggiù sarebbe necessariamente andata così. Invece se registri a Belfast alla fine della giornata ognuno torna a casa sua. Era proprio un’esperienza diversa che volevamo fare.

SM: Se dovessi scegliere un aggettivo per questo disco lo definirei “sincero”. Credo sia molto onesto rispetto ai vostri album precedenti e rispetto a come voi siete dal vivo. Potete dirmi qualcosa riguardo alle vostre intenzioni quando avete cominciato a lavorare al disco? E’ cambiato qualcosa nel flusso di lavoro e nella scrittura dei brani?
RF: Gli album precedenti sono nati in maniera diversa. Non registravamo molti demo o cose del genere, andavamo in studio con i pezzi più o meno al 75%, poi sperimentavamo un sacco, divertendoci con le diverse attrezzature che avevamo a disposizione. Stavolta volevamo che fosse il più fedele possibile al nostro show dal vivo, solamente noi 4 che suoniamo, senza elementi aggiuntivi. Abbiamo provato i pezzi centinaia di volte, fino ad averne una sorta di memoria muscolare che ci permettesse di registrarli in un unica sessione invece di registrare piccole parti e poi unire il tutto. Questa è stata un’altra delle ragioni per cui abbiamo scelto il Machine With Magnets, perchè sapevamo che avevano una stanza che suona molto bene, dove potevamo stare tutti e 4 contemporaneamente a suonare e registrare insieme. Credo sinceramente che siamo riusciti a catturare la cosa più vicina possibile a come suona la band quando ci vedi dal vivo.

ASIWYFA live @ Circolo Arci Magnolia, Milano. 2017.11.02

ASIWYFA live @ Circolo Arci Magnolia, Milano. 2017.11.02

SM: Riguardo ai suoni del disco, sono tutte chitarre o ci sono anche sintetizzatori o altro?
RF: C’è un punto in cui ci sono degli archi, ma per il resto sono tutte chitarre.
NK: In “A Slow Unfolding Of Wings” c’è un punto in cui sembra ci siano dei synth, ma sono solo chitarre. Ho visto alcune recensioni ultimamente che parlavano di quanti synth ci fossero nel disco ed io ero tipo “davvero ci sono synth sull’album?!”…

SM: In questo disco non avete inserito alcuna voce, è stata una scelta o è semplicemente andata così?
RF: E’ successo. Per noi è divertente vedere quanto fortemente la gente reagisce al “cantare o non cantare”, c’è sempre qualcuno che
discute, il che per noi è piuttosto strano. Siamo musicisti e abbiamo un approccio molto concreto, cerchiamo di rendere una canzone al meglio di quello che potrebbe essere cercando di capire di cosa ha bisogno il pezzo. Alle volte negli album precedenti è capitato di inserire dei sintetizzatori, oppure delle registrazioni di canti di uccelli o altre volte abbiamo cantato, perchè ci piace l’idea di non avere limiti. In questo disco non abbiamo deciso a priori di non avere altri elementi, se a qualche brano fosse mancato qualcosa, se ne avessimo sentito l’esigenza, sicuramente ne avremmo discusso e magari li avremmo inseriti. Semplicemente in questo disco non ci è mai capitato di pensare che una canzone avesse bisogno di qualcosa in più. Non voglio dire che i brani sono perfetti, perchè puoi sempre scrivere delle canzoni più belle, ma per noi questo è assolutamente il meglio che potessimo fare con questi brani e sento che qualsiasi cosa avremmo potuto aggiungere non sarebbe riuscita a migliorarlo.
NK: Non c’è mai stata una conversazione tipo “Niente voci su questo album!”.

SM: Voi siete molto attivi sui social media ed allo stesso tempo continuate a produrre vinili. Qual’è la vostra opinione riguardo alle piattaforme di condivisione online (iTunes, Spotify, Deezer) ed il futuro dell’industria discografica?
RF: Io uso Spotify e credo sia fantastico, per il mio stile di vita, essere sempre in giro ed avere la possibilità di accedere a tutta quella musica è veramente comodo. Riguardo al vinile, beh, io sono sempre molto orgoglioso di vedere la nostra musica finita, in una forma fisica e tangibile. Anche se tutti quanti registrano in digitale e poi stampano su vinile, voglio dire, non è puro, a meno che tu non vada in uno studio totalmente analogico, ma non potrai mai sostituire la sensazione di avere qualcosa nelle tue mani. Se hai bisogno di questo, se lo vuoi, se ti piace una band abbastanza da volerne possedere fisicamente la musica, in tal caso il vinile è sicuramente la forma più bella. Molto meglio del cd o della cassetta o qualsiasi altra cosa. Possiedo molti dischi, una volta li suonavo più spesso, ma continuo a comprarne, anche se principalmente ascolto musica con le mie cuffie ed il mio telefono.

SM: È come avere un libro e leggere un ebook.
RF: Esatto, puoi leggerne molti, ma non hai bisogno di averli tutti, perchè non tutti i libri anno la stessa importanza per te.

SM: “A Slow Unfolding Of Wings” è il vostro primo videoclip. Vi siete divertiti a realizzarlo e qual’è stata la vostra parte nella produzione del video? Pensate di realizzarne altri?
NK: E’ stato veramente divertente! Abbiamo girato altri video precedentemente, con altre persone, ma non li abbiamo mai pubblicati, perchè non eravamo soddisfatti del risultato. Questa volta eravamo molti più coinvolti ed avevamo una visione di quello che volevamo fare, così abbiamo trovato lo spazio adatto e poi abbiamo trovato questo ragazzo, Tristan Crowe che è semplicemente un genio.

SM: Come ci siete riusciti? Eravate su una piattaforma rotante?
RF: No no, abbiamo suonato la canzone più veloce, in modo da poter avere questo effetto slow motion in sincronia con la musica. La telecamera è montata su una steady cam e l’operatore è su un hoverboard, e continua a girare attorno e in mezzo a noi, accelerando e rallentando…
NK: Sicuramente ne faremo degli altri!
RF: Ne faremo ancora per altri brani di questo album, ma un’altra cosa che abbiamo scoperto riguardo al fare dei video è che portano via un sacco di tempo. Comunque è stato molto divertente essere così coinvolti ed essere in grado di dirigere noi stessi e non abbiamo nessuno da biasimare se ha portato via del tempo alle nostre prove.

SM: Quali sono le vostre band preferite? Cosa state ascoltando ultimamente?
NK: Totorro, sono francesi, credo, c’è un disco che si chiama “Come To Mexico”, lo sto ascoltando da un po’.
RF: Proprio oggi ho ascoltato l’ultimo album dei Code Orange, sono una band hardcore americana.
NK: Parlando di hardcore, al nostro tour manager piacciono gli Architects e li abbiamo ascoltati un po’ in questi giorni, sono forti, non ci sono molte band hardcore che mi piacciono, ma loro sono molto bravi.

SM: Ascoltate cose diverse o siete una di quelle band toppo impegnate che hanno solo il tempo di ascoltare la propria musica?
RF: Credo che siamo tutti abbastanza curiosi, cerchiamo di ascoltare della nuova musica, ultimamente ho ascoltato molto Nihls Fraham, ma anche Sufjan Stevens, i Talking Heads ed ovviamente i Minor Threat!

SM: Ci sono delle band irlandesi che vi piacerebbe fossero più conosciute all’estero?
RF & NK: Devi assolutamente sentire gli Alarmist.
RF: Anche i Catalan! Col punto esclamativo.
NK: Blue Will sono molto bravi.
RF: Mi piacciono molto anche gli Hot Cops.
NK: I nostri amici Hornets. C’è un sacco di buona musica in Irlanda!

SM: Prima poi verremo a trovarvi a Belfast.
RF: Ottimo!

SM: Ci consigliate qualche locale per uscire, bere qualcosa ed ascoltare un po’ di musica?
NK: Ce ne sono parecchi…
RF: Puoi vedere degli ottimi concerti al Voodoo Bar ed al Limelight, in entrambi trovi le band più originali di Belfast.

Rory e Niall proseguono con una sequela di locali dove bere e mangiare che è impossibile ricordare… (ndr)

SM: Prossima fermata Friburgo, giusto? Avete un mese piuttosto impegnativo davanti.
RF: Sì, sarà un mese molto impegnativo, ma la settimana prossima le nostre ragazze vengono a trovarci, così spezziamo un po’ la nostalgia di casa. Era da un po’ che non andavamo in tour e credo che ci servisse la prima settimana per acclimatarci, ma ora siamo tutti rodati e con lo spirito giusto. Sai, tutto il tour è incredibile, ma abbiamo gli show nel regno unito alla fine del tour e ci saranno degli spettacoli molto grandi.

SM: Credo ci sia molto più pubblico per il vostro genere musicale nel Regno Unito.
RF: Esattamente. Comunque non sempre gli spettacoli più grandi sono i migliori, ma è molto eccitante suonare anche su quei palchi, ci sono alcuni posti in cui non vediamo l’ora di suonare e poi chiuderemo il tour con alcuni concerti in Irlanda.

SM: Grazie mille ragazzi, non vedo l’ora di vedere il concerto!
NK: Grazie a voi, è stato un piacere!
RF: Grazie! Sono un po’ emozionato, è da tempo che non suoniamo a Milano!

ASIWYFA live @ Circolo Arci Magnolia, Milano. 2017.11.02

ASIWYFA live @ Circolo Arci Magnolia, Milano. 2017.11.02

Attaccano con “Dying Giants”, da “The Endless Shimmering”. Il basso deflagra ad ogni pennata di Johnny Adger e si capisce subito che sì, il palco piccolo è davvero riduttivo.
Il pubblico incredulo resta col fiato sospeso per tutto i 7 minuti e mezzo del brano e ci vuole qualche secondo prima che scatti l’applauso alla fine del pezzo. Il palco è piccolo e non si sente benissimo, ma di questi dettagli non frega niente a nessuno. Le luci dalle spalle dei musicisti illuminano il pubblico e tutti restano fermi col naso in su, come in attesa di essere rapiti dagli alieni.
“Search:Party:Animal” e inizia la festa.
Per quanto i riff possano essere complicati, per quanto i suoni possano essere ricercati, gli ASIWYFA restano un gruppo punk e questa attitudine dal vivo è preponderante.
“Like A Mouse” poi “Terrors Of Pleasure”, un altro brano dall’ultimo disco e “Wasps”, da “Heirs”.
Finalmente arriva “A Slow Unfolding Of Wings”, primo singolo estratto da “The Endless Shimmering”.
Proseguono con “Beautyfuluniversemasterchampion” , “7 Billion People all Alive at Once” da “Gangs” e due brani dal primo disco “Don’t Waste Time Doing Things You Hate” e “Set Guitars To Kill”.
Si prendono una piccola pausa, non c’è neanche il tempo di chiedere il bis e sono di nuovo sul palco. L’ultima parte del concerto comicia col botto: “Run Home”, “Eunoia”, “Big Thinks Do Remarkable” fino a chiudere con “The voiceless”.
Un concerto favoloso.
Non c’è molto da aggiungere, questi 4 ragazzi irlandesi sanno suonare alla grande ed hanno lo spirito giusto. Nessun atteggiamento da star, ad ogni concerto riescono a creare un legame con il pubblico, a coinvolgerlo, e si ha davvero l’impressione che lo spettacolo si faccia insieme.
In fin dei conti è una fortuna riuscire a vedere una band di questo calibro in un ambiente così intimo, ma fatevi un piacere, non permettete che un concerto del genere lo vedano neanche 100 persone, la prossima volta che vi capitano a tiro alzatevi dal divano e spendete due lire. Il giorno dopo arriverete in ritardo al lavoro, ma con un sorriso gigantesco stampato in faccia.

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