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Punk Rock Holiday 1.8!

PRH

 

Da qualche anno a sta parte ormai la mia estate fa rima con Punk Rock Holiday, che giunge quest’anno alla sua ottava edizione. Se ripenso alla prima sgangherata edizione mi scende una lacrimuccia a pensare come il festival sia passato da un evento per Slovenia e paesi limitrofi fino a diventare a tutti gli effetti uno dei più grandi e rinomati su scala mondiale. Per quanto banale possa sembrare la formula vincente sta nella perfetta alchimia tra tre elementi: la location, l’organizzazione e ovviamente la proposta musicale. Per chi si avvicinasse al festival per la prima volta non potrà che rimanere colpito dalla bellezza di Tolmin, i suoi boschi e il bellissimo fiume Soca (Isonzo per i nostrani), che fanno da contorno a due palchi (main e beach) e al campeggio. La scelta dell’organizzazione di limitare le presenze alle 5000 unità permette di vivere l’esperienza senza affollamenti vari: un vero e proprio villaggio vacanze in salsa punk rock con tutti gli stand e le strutture adeguate, che migliorano di anno in anno, premiando sempre di più la bontà del progetto. E poi la musica. Per chi come me è cresciuto negli anni 90 a pane e gruppi Epitaph, Fat Wreck Chords e Burning Heart, il PRH è diventato una manna dal cielo, perchè permette di vedere tutti quei gruppi che per questioni anagrafiche o per altre difficoltà logistiche non si è riusciti a vedere ai tempi.
La lineup di questa edizione è semplicemente da brividi: ci sono i leggendari Bad Religion che suoneranno per intero il loro capolavoro “Suffer” nell’anniversario del 30ennale della sua uscita, il ritorno di mostri sacri come Lagwagon, Satanic Surfers e No Fun At All, le prime volte di The Lawrence Arms, This Is A Standoff e Adhesive, le sonorità ska/ska core di Mad CaddiesVoodoo Glow Skulls e perfino l’hardcore di Comeback Kid, Terror e H2O. La lista è lunghissima, abbiamo anche Talco e Lineout a rappresentare i nostri colori. Personalmente sono pronto a godermi anche The Menzingers, The Lillingtones e i Nothington, ma anche tutti i gruppi che si alterneranno sul beach stage, palco che regala sempre cose interessanti. E come dimenticarsi del warm up show che anticipa l’inizio ufficiale del festival? Anche qua pelle d’oca, perchè con nomi come The Vandals, Dog Eat Dog e The Living End ti chiedi veramente se siamo nel 2018 o siamo stati catapultati indietro nel tempo fino ai mid 90s.
Si preannuncia una settimana davvero interessante, e quasi sicuramente raggiungerò il pathos emotivo della scorsa edizione.

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Mi viene ancora la pelle d’oca a ripensare alla scorsa edizione, a quanto per certi versi sembrava inarrivabile come lineup. Ma andiamo per ordine.
Il warm up show dell’anno scorso è stato forse l’apice dell’onnipotenza organizzativa del PRH, che si è potuto per mettere di infilarci un gruppo di caratura mondiale come i The Offpspring che, nonostante la polemica per la presenza delle transenne (l’assenza delle transenne è uno dei vanti del festival e una delle cose più amate dai partecipanti) hanno regalato una prova senza infamia e senza lode, come se fossero li a fare il compitino senza cogliere la magia del circondario. Di altra caratura il rock degli australiani Clowns, il punk rock ska dei Pigs Parlament e il reggae di Jaya The Cat, gruppi che hanno preceduto gli Offspring e hanno messo più pacca e cuore regalando show da applausi.
Il primo giorno parte subito alla grande sul beach stage, con Deadends e Petrol Girls a vincere la palma dei gruppi più interessanti, mentre sul palco grande hanno vinto a mani basse i Pennywise, con un set che ha dosato i grandi classici del passato con pezzi più recenti fino a chiudere con la leggendaria “Bro Hymn” con un invasione di palco da urlo. Prima di loro si erano esibiti Ignite, Real McKenzies e The Generators.
Il secondo giorno regala ancora tante emozioni al beach stage, con Not On Tour (autori anche di una bellissima esibizione acustica il giorno seguente), Higher Power e Start At Zero a farla da padrone. Sul main stage inziano invece le mie prime vampate emotive: i No Trigger, ma soprattutto i Face To Face, mi travolgono come un’onda gigantesca. Una carellata di classici e i pezzi migliori dell’ultimo lavoro mi fanno tornare un adolescente un po’ sgolato per il quantitativo enorme di singalong durante tutta l’esibizione. Seguono l’hardcore old school degli Slapshot e il punk rock anthemico degli Anti Flag, prima di concludere la giornata coi Good Riddance. Per loro vale lo stesso discorso dei Pennywise: tanti classici passati e presenti suonati con la solita maestria, sempre un piacere da vedere dal vivo.
Il terzo giorno è stato probabilmente quello più sfortunato a causa del maltempo che ha minato molte esibizioni sul beach stage, lasciando quasi tutto l’onere ai gruppi del palco principale. Premio personale della giornata va ai Teenage Bottlerocket che regalano un concerto da urlo, suonato alla perfezione e che mi ha lasciato in testa una canzone che non mi ha più mollato per il resto della settimana. Irriverenti i Pears, scolastici i Madball e esibizioni da manuale per i ska corers Less Than Jake e gli inglesissimi punkers Toy Dolls.
Il quarto giorno è stato quello del mio tracollo emotivo. Per problemi logistici mi sono perso le esibizioni di After The Fall (che però avevo visto in acustico la sera prima), Straigthline e Darko, ma di sicuro sono riuscito a godermi tutto il main stage. Il primo tutto al cuore arriva con gli Undeclinable Ambuscade, uno dei miei gruppi preferiti da adolescente che non ero riuscito a vedermi all’epoca. Scaletta perfetta, con tutti i classici e le mie lacrime che sgorgano su “7 Years”.  Segue il punk rock spensierato dei Chixdiggit! che scivola via tra melodie e ritornelli catchy, il sound perfetto per prepararmi moralmente ai 88 Fingers Louie. Pure loro, come i UA, sono tra le mie band preferite e seppur imbolsiti dagli anni regalano una scaletta da brividi, tra classiconi e pezzi dell’ultimo lavoro. Io non posso che gasarmi e apprezzare. Questa giornata però è un vero tour de force, perchè neanche il tempo di riprendersi che salgono sul palco gli Snuff, storico gruppo inglese che adoro. Già visti in precedenza, ma non per questo me li sono goduti di meno, anzi. Esibizione al fulmicotone e grande presenza scenica, ma su quello non c’erano dubbi.  A chiudere la serata probabilmente il gruppo più atteso del festival, ovvero i canadesi Propagandhi. Una band che nonostante il cambio di sound perpertrato negli anni ha sempre saputo restare nei cuori dei fan, anche quelli della prima ora: il loro set scivola via tra i pezzi più metallici degli ultimi lavori, ma sono ovviamente i classici dei primi due album a far gasare la gente. Anche loro visti parecchie volte, non hanno mai deluso.
Un bagaglio emotivo niente male che pensavo non sarei mai riuscito a bissare, ma vedendo la line up di questa edizione mi sa che vado verso il double.
Per chi ci sarà, ci vediamo a inizio agosto !

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