Afterhours – Cervignano del Friuli (Ud) – 02/08/09
Per me che sono cervignanese da una vita questo concerto degli Afterhours è stato un piccolo evento. Un po’ perchè finalmente si è alzata la qualità dei concerti estivi al Parco Europa, un po’ perchè per una volta sono potuto andare a piedi ad un concerto senza fare mille spostamenti.
Il clima è ottimale, con l’afa che ha lasciato il posto ad una decisamente più piacevole brezza estiva. Il parco è decisamente una bella cornice per l’evento, con un palco enorme pronto ad accogliere il quintetto milanese.
Gli Afterhours salgono sul palco puntualissimi e attaccano con la doppietta Il Paese è Reale e Male di Miele, dando subito l’impressione di essere decisamente in forma, con un Manuel Agnelli che appare grintoso e suadente allo stesso tempo e il resto del gruppo impeccabile ad accompagnarlo. I classici scorrono via piacevolmente, con una scaletta che annovera vecchi e nuovi successi – Musa di Nessuno, Non è per Sempre, Ballata per la mia Piccola Iena, Quello che non c’è, Bunjee Jumping, Sulla mia Pelle – regalando addirittura due bis, dove si segnalano pezzi come Voglio una Pelle Splendida, Bye Bye Bombay, una cover di What A Wonderful World e una toccantissima versione piano voce di Ci Sono Molti Modi, da brividi sulla pelle.
Il pubblico risponde alla grande, urlando a squarciagola i testi e applaudendo calorosamente ad ogni canzone. A livello di intrattenimento, sulle prime il gruppo appare un po’ schivo, limitandosi a ringraziare tra un brano e l’altro, poi man mano che il concerto è andato avanti – e forse anche per l’alcool, visto che erano sempre con un bicchiere in mano – si sono sciolti regalando siparietti e ringraziamenti per aver scelto di vedere loro anzichè i Chemical Brothers, che suonavano in contemporanea a Jesolo (Ve).
Il concerto si chiude con i cinque che si fermano a firmare autografi e a far foto con i fans. Io rimango con due belle ore di musica e la consapevolezza di aver potuto finalmente vedere una delle icone del rock alternativo italiano.
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Questo 2009 sembra portare bene. Dopo Propagandhi e New Found Glory ecco rispuntare un altro dei miei ascolti storici: i Faith No More. E in tutta sincerità mai mi sarei aspettato una loro reunion, conoscendo il carattere infuocato di Mike Patton e i suoi mille progetti.
I Gallows sono stati uno dei gruppi più chiacchierati oltremanica dall’inizio del 2009. Il loro recente lavoro Grey Britain aveva creato un’attesa mostruosa e che per fortuna è stata ben ripagata da un ottimo lavoro. Ma i Gallows sono soprattutto famosi per le esibizioni incendiarie dei loro concerti, dei veri animali da palco insomma. Quindi l’attesa per la loro apparizione sul main stage del Rock In Idro era in qualche modo raddoppiata. Sinceramente un po’ di preoccupazione ce l’avevo – essendo i Gallows un gruppo da palco piccolo a stretto contatto con la gente – data la location dell’evento (Palasharp di Milano) e soprattutto per la temperatura che lo avvolgeva. Ma i cinque inglesi ci han messo poco tempo per liberarmi da questi cattivi pensieri. Partono a testa bassa con pezzi tratti dall’ultimo lavoro: London Is The Reason (che a fine canzone diventa Milan Is The Reason), il primo singolo Vultures Act. II, I Dread The Night (dedicata a Parkay Drive e Bring Me The Horizon) e Leeches, con tanto di invettiva contro le religioni e un pensierino rivolto al Papa.
Sembra che il 2009 si stia divertendo a giocare con i miei ricordi e le mie memorie. Dopo i Propagandhi, ho avuto il piacere di (ri) vedere uno dei gruppi fondamentali nella mia crescita musicale: i New Found Glory da Coral Springs, Florida (anche se penso si sian trasferiti altrove già da un bel pò).
Evento memorabile. Almeno per me che li seguo da 15 anni e che per un motivo o per l’altro me li sono sempre persi nelle precedenti discese sul suolo italico. Ma partiamo con ordine. Ad aprire le danze i nostrani 400 Colpi, dei quali però sono riuscito a vedere solo gli ultimi due-tre pezzi, senza peraltro poterli apprezzare del tutto, vuoi un pò per l’ambientamento vuoi un pò per i saluti con gli amici veneti. Un peccato perchè da quanto ho potuto ascoltare sul loro nuovo lavoro Homo Homini Lupus hanno un impatto niente male, con il loro hardcore a due voci che in alcuni punti rasenta il crust.
Finalmente la tanto attesa tappa italiana del Through The Noise European Tour capeggiato dai canadesi Comeback Kid. Il Vidia Club per una volta non è pieno di frange e modaioli e questo è già una cosa positiva da notare. Ad aprire le danze ci pensano gli statunitensi Outbreak, autori di un hardcore senza fronzoli, potente e veloce, ma abbastanza fine a se stesso: vuoi per la proposta, vuoi perchè sono ai primi a suonare, la loro esibizione scivola via senza destare particolare interesse e si chiude nell’anonimato. Peccato perchè su cd hanno un bel tiro. A seguire gli inglesi Architects, ormai di casa al Vidia (tutte le volte che hanno suonato in Italia l’hanno fatto li): i cinque di Brighton tirano fuori un’esibizione energica, con buona risposta di pubblico. La scaletta è incentrata molto sull’ultimo “Hollow Crown” , ma vengono anche proposti i “classici” degli album precedenti. Nonostante il buon impatto, gli ho preferiti le due volte precedenti, probabilmente perchè in un contesto a loro più congeniale, ma rimangono sempre una delle mie band preferite live. Un pò a sorpresa salgono sul palco per terzi (si pensava aprissero il concerto) i nostrani To Kill: i romani ribaltano ogni previsione supposta e sfornano un set impensabile, potentissimo ed energico. Iniziano a muoversi i primi circle pits e le prime avvisaglie di mosh, il pubblico risponde alla grande tributando un gruppo che da anni si sta sbattendo sul fronte nazionale ed estero. Seguono gli americani Misery Signals, già visti un paio di anni fa in Australia. La loro esibizione non fa altro che ribadire l’idea che mi ero fatto al tempo, ovvero un’incompatibilità tra il cantato monocorde e l’ottima sezione strumentale. Come dire: hanno un potenziale enorme ma potrebbero fare molto di più. Ma è una questione di gusti e di punti di vista, perchè la gente risponde calorosamente e positivamente all’esibizione. Giunge poi il turno degli americani Bane, ormai un’istituzione del hardcore mondiale. Avendoli persi nelle loro precedenti esibizioni nostrane, la curiosità e l’eccitazione erano a mille. E il gruppo non ha fatto niente per deludermi: scaletta con i maggiori successi del gruppo cantati a squarciagola dal pubblico, presenza scenica incredibile, coinvolgimento a mille. E i ragazzi presenti hanno giustamente ricambiato il favore scatenando il delirio sotto palco. Neanche il tempo di riprendersi che tocca agli headliner della serata, i canadesi Comeback Kid. Il gruppo offre un set non lungo ma intensissimo: ogni canzone è cantata all’unisono con tutta la gente ammassata sotto il palco, stage diving interminabili, cori come quasi si fosse allo stadio. I cinque canadesi pescano a piene mani dai loro tre album sfornando tutte le canzoni migliori (False Idols Fall, Die Tonight, Talk Is Cheap) fino al loro capolavoro finale, ovvero Wake The Dead, cantata in coro in una catarsi quasi religiosa. In una parola: immensi. Si conclude fradici di sudore, pieni di lividi, botte e dolori vari, ma con un sorriso enorme e la consapevolezza di aver assistito a qualcosa di magico.
Non un concerto ma uno spettacolo teatrale a tutto tondo: questo é quanto offerto dalle Sorelle Marinetti al pubblico del Teatro Sociale di Mantova.
Dopo varie peripezie, tra pioggia battente e lunghe strade interminabili, riusciamo ad arrivare al Baza Club di Ajdovscina (pronuncia aidiuscina) in Slovenia.
I Nightwish hanno un’esperienza concertistica decennale alle spalle e si sente.
Gruppi come i Ministri li ami o li odi, si sa. Vederli in concerto merita, si presentano schiettamente quanto nei loro album e t’attaccano la rabbia e la voglia di gridare come adesivi.