“Life is sweet! Nice to meet you.” di Lightspeed Champion
Recensione di Mario Fabrocile
Devontè Hynes, meglio conosciuto come Lighstpeed Champion, è nato a Houston, Texas, ma ha praticamente vissuto a Londra sin da piccolo, per poi trasferirsi attualmente a New York. Hynes non è solo un artista dall’aspetto timido e brillante, è di più sicuramente. Innanzitutto , per chi non lo conoscesse, è si un compositore e cantautore, ma anche un valido produttore ( vedi Florence Welch) che si concede di tanto in tanto anche a collaborazioni (vedi Basement Jaxx). Sarebbe potuto essere il solito afro tutto shirts larghe, truckers alla testa (anche se quelli li indossa ancora, per non rinnegare le sue origini americane) e jeans larghi e sentire la sua “amata” crunk music. Ma non è andata così.
Dev è al suo secondo album, ma se dovessimo interpretare tutti i segnali espressi in tutte le sue sue produzioni/uscite , avremmo sicuramente impressioni più mature sul suo conto, dato lo spessore dei suoi prodotti. Prima di essere un artista Lighspeed Champion sembra essere un ragazzo dall’animo sensibile, amante dei fumetti, dei supereroi, della saga di Star Wars, prima di esserlo ovviamente della musica. Il suo nome d’arte deriva, infatti, da un personaggio, da lui inventato, molto abile nelle operazioni matematiche. La sua filosofia di musica quindi si intreccia sia con questi temi, sia col genere folk-pop, sia con il suono indie londinese di questi tempi.
Il risultato è qualcosa di assolutamente unico: la magia delle melodie si mischia alla fantasia degli arrangiamenti, il tutto condito da riff di chitarra accattivanti. Proprio per questi motivi le sue creazioni sembrano più arie che semplici canzoni ( vedi Midnight Surprise dell’album precedente). Da notare è anche la strana disposizione dei pezzi all’interno del secondo album, diviso in diversi momenti (Departure, Reminisce Oops,..), come se fosse un percorso, una saga appunto.
Le tracce all’interno del disco sono forse più concise rispetto ad alcune tracce dell’album d’esordio, ma mantengono comunque una certa qualità ed esaltano allo stesso modo le abilità di musicista dell’artista. Il filo conduttore è la ricercatezza della melodia che si esalta in diversi pezzi, come in “Marlene” (primo singolo estratto), “Romart “ e ” Madame Van Damme”; ma figurano anche le ballate, come “There’s nothing under water” e “I don’t want to wake up alone”. Tutti temi già espressi nei suoi precedenti lavori, considerando anche l’ Ep “natalizio” dove erano raccolte per lo più ballate acustiche piuttosto malinconiche. La sensazione è che Dev non abbia deluso le aspettative e, al tempo stesso, che non abbia stravolto il suo stile per impressionare gli ascoltatori. Siamo comunque di fronte ad uno tra i più talentuosi della scena indie britannica soprattutto per le sue doti di compositore e musicista. E’ sicuramente un artista che consiglio agli appassionati di questo genere, per la sua creatività e per la sua atipicità rispetto a quanti lo circondano nel panorama musicale della sua nazione adottiva. Allo stesso modo consiglio questo lavoro, perché è ben confezionato, perché è” leggero” ed allo stesso tempo “spesso” e perché ci si affeziona molto facilmente .
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