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	<title>Sound Magazine &#187; Interviste</title>
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	<description>Il magazine della musica</description>
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		<title>Intervista con Todio</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 13:45:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>eros pasi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Biomechanical Future Engine]]></category>
		<category><![CDATA[intervista todio]]></category>
		<category><![CDATA[Todio]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/02/todio-212x300.jpg" alt="" width="54" height="54" />Una storia come tante quella dei Todio, band che da oltre vent'anni cerca il proprio spazio in una scena – quella heavy – in esubero. Con l'uscita di “Biomechanical Future Engine” li incontriamo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-30480" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/02/todio-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">06/02/2012</p>
<p>Una storia come tante quella dei Todio, band che da oltre vent&#8217;anni cerca il proprio spazio in una scena – quella heavy – in esubero. Una storia fatta di passione e sacrifici, perchè si sa, la musica troppo spesso non paga. Con l&#8217;uscita di “Biomechanical Future Engine” li incontriamo per avere un sunto della situazione.<br />
<em>Domande a cura di Luca Malinverno</em></p>
<p><strong>Pur essendo on the road da quasi vent&#8217;anni, il nome Todio non è mai riuscito a venire alla ribalta. Quali pensate siano stati i motivi principali di questo salto di notorietà non ancora pienamente compiuto?</strong><br />
Credo che i motivi siano tanti ma premettiamo che non è importante per noi quanto successo otteniamo ma la maturità artistica che dimostriamo. Mi spiego meglio: non è un progetto nato per sfondare. Nella composizione non si è mai cercato di piacere ma di piacersi e così siamo passati a tanti cambi di formazione e a toccare molte espressioni del metal e dell’hard rock. Dal 2008 &#8211; cioè dall’epocale cambio di formazione con introduzione di voce femminile &#8211; abbiamo una discreta continuità di stile e questo ci sta aiutando ad avere più fan, che sono sì preziosi ma non fondamentali. Fondamentalmente lo facciamo prima di tutto per noi stessi.</p>
<p><strong>Guardando indietro nel tempo, c&#8217;è qualcosa a vostro avviso che andava fatto o andava fatto in maniera diversa per far sì che la band prendesse una strada più semplice per uscire dall&#8217;underground?</strong><br />
Riallacciandomi a sopra, diciamo che per emergere soprattutto nell’ era “moderna” ci vuole un progetto fatto a tavolino in tutto: dal look alle canzoni e noi siamo quanto di più spontaneo e lontano da questi cliché. Siamo sempre stati e saremo sempre semplicemente noi stessi.</p>
<p><strong>Con il vostro nuovo album a mio avviso vi presentate in maniera diversa rispetto al passato. Il vostro sound è più vario, così come molto fa sicuramente la voce femminile nel vostro caso. Notate anche voi ciò che ho percepito io e cosa vi ha spinti a questo nuovo modo di operare?</strong><br />
Il nuovo sound è frutto delle nostre esperienze ed evoluzioni. Col tempo si migliora la capacità di arrangiare i brani ma se dieci anni fa scrivevamo le canzoni estrapolandole dall&#8217;idea di un singolo membro curando poi l’arrangiamento finale assieme oggi viene sviluppato tutto in totale sinergia. Questo ha creato un sound originale frutto di idee e influenze tutt’altro che uniformi… Il risultato è “Biomechanical Future Engine”!</p>
<p><strong>Ogni musicista tende a parlare del suo nuovo album come il migliore di sempre. Ma sinceramente, cosa vi piace e cosa non vi convince pienamente del nuovo lavoro?</strong><br />
Noi non la vediamo così. Certo se si ascolta l&#8217;ominimo del 1996 fa sorridere per la sua “semplicità” ma a me piace tutt’oggi&#8230; E se una cosa mi piace, mi piacerà sempre. “Biomechanical Future Engine” è un concentrato di cose che ci piacciono, questo è certo, ma per esempio il precedente album &#8220;Sixteen&#8221; sta ancora benissimo nella nostra  discografia. E&#8217; come parlare di viaggi. Ogni CD è un viaggio e i viaggi sono belli da fare ma anche da ricordare… Anche per questo dal vivo non ci limitiamo a proporre solo i nuovi brano, i Todio sono 20 anni di musica e dal vivo li rappresentiamo nell’insieme.<br />
 <br />
<strong>“Biomechanical Future Engine” cosa si cela dietro al titolo del disco e su quale concept si basa l&#8217;intero lavoro?</strong><br />
Il titolo è la frase più strampalata che ci veniva in mente per definire una grande quantità di idee divergenti che sono confluite nel songwriting. &#8220;Motore biomeccanico del futuro&#8221;&#8230; A dirla tutta non si sa bene cosa sia ! Potrebbe essere la musica stessa come parte vivente di noi stessi, come l&#8217;immagine del nostro ultimo lavoro nella sua difficoltà di collocamento&#8230; E questo per noi è un vanto. Il concept base ( anche se io avrei voluto si lavorasse così anche in passato e “Sixteen” in parte lo è stato) era: non seguiamo un genere o un risultato, suoniamo insieme quel che ci piace e divertiamoci.</p>
<p><strong>Nella recensione ho citato i Nightwish e Tarja Turunen come fonte d&#8217;ispirazione. E&#8217; lecito parlare di ciò per questo disco?</strong><br />
Nel nostro modo di comporre ci possono essere molteplici citazioni ma l’unica che noi possiamo sentire nostra e che credo non verrà mai in mente a nessuno è quella che ci lega ai Faith No More. Loro hanno fatto di tutto e bene&#8230; Non meravigliatevi se in futuro mettessimo del funky nella nostra musica, per noi ci potrebbe anche stare. Questo non aiuta di certo una band a emergere, ma nel modo giusto con la musica si può fare di tutto. Su Tarja possiamo dire che di lei ci piace molto l’attenzione che ha per le melodie. E&#8217; una grande artista dotata di una voce stupenda e di certo su questo aspetto c’è una similitudine col lavoro svolto dalla nostra cantante Barbara.</p>
<p><strong>La musica heavy è sempre il fulcro del vostro sound, nonostante ciò la vena prog dei precedenti capitoli sembra esser stata accantonata. Siete d&#8217;accordo e come sono nati i brani di “Biomechanical Future Engine”?</strong><br />
Ultimamente ci siamo accorti che alla lunga certe nostre composizioni risultavano noiose anche ai sottoscritti. Forse è questo che ci ha spinto a un approccio più diretto con le emozioni che vogliamo suscitare.</p>
<p><strong>Quali è difficile per una band come i Todio farsi notare oggigiorno?</strong><br />
Molto difficile perchè non vogliamo essere etichettati attraverso un genere e oggi se non lo sei nessuno rimani nell&#8217;underground. Noi inseguiamo l’idea di non essere nessun altro che i Todio, anche se dopo vent&#8217;anni non si è famosi. Fatichiamo a trovare date ma per fortuna c&#8217;è chi crede in noi.</p>
<p><strong>Il fattore live è da sempre fondamentale per ogni band. Meglio esser assistiti da un&#8217;agenzia o l&#8217;approccio DIY rimane sempre il più gettonato nel vostro caso?</strong><br />
Sarebbe meglio far convivere entrambe le cose. Ci sono piccoli pub nella nostra zona con budget ridottissimi dove non avrebbe alcun senso passare attraverso un&#8217;agenzia, mentre per palchi più grandi potrebbe avere un senso. Fino ad ora non abbiamo mai incontrato un&#8217;agenzia seria che basasse il suo lavoro su una percentuale del cachet, cercando solo soldi sicuri da parte delle band. Noi investiamo molto in strumenti, amplificatori, furgone, prove&#8230; Dobbiamo pagare per avere chi ci rappresenta?! Un rappresentante di commercio serio lavora a provvigione e non necessariamente con un fisso!</p>
<p><strong>Con questo lavoro ho la sensazione che vogliate affacciarvi con maggior presenza sull&#8217;estero o mi sbaglio? A tal proposito avete qualche progetto in ballo?</strong><br />
Noi speriamo da anni di trovare il canale giusto per fare dei mini-tour all’estero ma per ora non abbiamo ancora agganciato il promoter giusto. Speriamo di poterlo fare presto!</p>
<p><strong>Cosa vi ha spinto a inserire una voce femminile nella line-up e quale apporto ha dato questo ingresso ai Todio?</strong><br />
E&#8217; stato un caso. Barbara è venuta in sala prove alcune volte essendo la moglie di uno dei membri e in un periodo in cui eravamo senza cantante e con 6\7 brani pronti le abbiamo chiesto di cantarci sopra per rendere la cosa meno triste. E in 5 minuti avevamo le liriche di un brano che ci piaceva&#8230; E non poco! Da lì è scaturita la proposta. Lei ha accettato e in tre anni abbiamo prodotto già due dischi.</p>
<p><strong>A voi la chiusura!</strong><br />
Prima di tutto vi ringraziamo per lo spazio concessoci. In questo periodo avere modo di promuovere l’underground italiano è un&#8217;ottima cosa. Speriamo di potervi vedere a un nostro show per farvi vedere di cosa siamo capaci. Perché in fondo mettere in una traccia tutta la passione che nutriamo per la musica è davvero impossibile.</p>
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		<title>Intervista con Outcube</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 13:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Zardini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[Anima Liquida]]></category>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/outcube-band-150x150.jpg" alt="" width="54" height="54" />Ecco allora che questa chiaccherata con i sardi Outcube assume un contorno interessante, dove il cantante Mauro Aragoni e il chitarrista Giuseppe Rigogliuso riescono nell'intento di non passare inosservati. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="size-medium wp-image-30246 aligncenter" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/outcube-band-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">30/01/2012</p>
<p>Imbattersi con band che hanno realmente qualcosa da dire non è cosa semplice oggigiorno. Al punto che spesso le interviste finiscono per essere dei tristi copia e incolla di affermazioni usate a dismisura. Ecco allora che questa chiaccherata con i sardi Outcube assume un contorno interessante, dove il cantante Mauro Aragoni e il chitarrista Giuseppe Rigogliuso riescono nell&#8217;intento di non passare inosservati. Buona lettura.<br />
<em>Domande a cura di Luca Malinverno</p>
<p></em><br />
<strong>Dall&#8217;esordio a oggi è passato del tempo. Cosa avete fatto in questo periodo a livello di band?</strong><br />
M.A.: Abbiamo suonato un po&#8217; in giro e creato i pezzi che sono dentro “Anima Liquida”. Ci sono serviti due anni per finire l’album e il fatto di avere una sala di registrazione ci ha permesso di lavorare con calma, andando incontro ad ogni nostro capriccio musicale.</p>
<p><strong>La prima cosa che ovviamente si nota ascoltando il nuovo lavoro è il cambio di lingua adottato in “Anima liquida”. Cosa vi ha spinto a optare per la madrelingua e quali, a vostro avviso, i vantaggi di tale scelta?</strong><br />
M.A.: Dico e dirò sempre la solita cosa, l’italiano è la mia lingua e gli diamo un grosso valore, almeno la gente capisce quello che scrivo…</p>
<p><strong>Musicalmente dopo un esordio a mio avviso ibrido avete finalmente optato per una strada precisa, andandovi a concentrare maggiormente sul lato rock degli Outcube. Siete d&#8217;accordo con questa mia visione delle cose e cosa ha portato questa scelta?</strong><br />
M.A.: In realtà è stato tutto abbastanza naturale, il primo album era una sorta di compilation e forse è l’unico lavoro che dà veramente senso al significato del nome Outcube (fuori dalla terza dimensione, alternativo e sperimentale allo stato puro). Ma dopo un album così diciamo che sentivamo il bisogno di trovare una nostra faccia, non troppo definita ma comunque chiara; Così siamo andati verso un qualcosa di più controllabile, levando quasi completamente il “metallo” ed evitando come sempre di cadere nel banale&#8230; Siamo rimasti parecchio a tavolino per creare delle buone sonorità, il resto lo ha fatto la nostra natura.<br />
G.R.: Una strada che sicuramente abbiamo imboccato volutamente è quella del “cantato in italiano”, perchè permette di esprimerci al meglio e ha una splendida sonorità. Ma a parte questo rimarremo “outcube” ossia un po&#8217; fuori dalle righe. Quest&#8217;album è chiaramente più lineare e forse rock, ma come abbiamo sempre fatto non credo ci porremo limiti ferrei per il futuro; Se ci stiamo muovendo verso una strada definita, penso sia dovuto a un qualcosa di inconscio, sicuramente in linea con i nostri desideri musicali.</p>
<p><strong>All&#8217;esordio si parlava di voi in chiave alternative, crossover soprattutto. Quanto vi sentite cambiati rispetto al disco omonimo di debutto?</strong><br />
M.A.: Cambiati? Non ti saprei dire quanto, penso che gli Outcube abbiano “anime liquide” da questo punto di vista, non abbiamo standard e non ne avremo mai, in questi anni ci siamo specializzati in molti generi musicali&#8230; Come ho già detto ci siamo un po&#8217; allontanati dal metal ma reputo ignorante il musicista che fa solo un genere musicale. Insomma la musica è talmente varia e bella che mi sembra brutto non approfittarne e suonare diversi generi, mischiarli e magari riuscire a dare al pubblico qualcosa che non sa di già sentito.</p>
<p><strong>I testi hanno un ruolo chiave nella buona riuscita del nuovo lavoro. Come sono nati e qual è il concept generale su cui è stato studiato “Anima liquida”?</strong><br />
M.A.: I testi sono nati durante questi due anni, sono stati scritti in buoni e cattivi momenti delle nostre vite, forse per quello sono emotivamente speciali.<br />
G.R.: I nostri testi non passano mai per una sola testa e proprio in questo album è maggiore, rispetto al passato, la mia partecipazione a riguardo. I testi in qualche modo girano attorno al concetto di una natura che cambia&#8230; E&#8217; la natura umana, svincolata da ogni logica, inafferrabile, sempre più inaccontentabile, spesso stupida e autodistruttiva. Si parla di anime duttili, capaci di adeguarsi a ogni circostanza, ma allo stesso tempo insoddisfatte e tormentate. Dalle canzoni trasudano stati d&#8217;animo svariati e spesso rasenti una malattia mentale che forse ci appartiene.</p>
<p><strong>C&#8217;è un nesso tra artwork e titolo del disco?</strong><br />
G.R.: Non so se le lumache abbiano un&#8217;anima, ma il loro corpo è malleabile, sono capaci di assumere tante forme e sono perennemente umide e appiccicosiccie&#8230; Mi fa pensare a ciò di cui parlavo prima riguardo “Anima liquida”.</p>
<p><strong>Il fatto di proporvi in lingua italiana stringe il focus sul nostro paese, soprattutto a livello live. Non credete che sotto questo aspetto sia una sorta di limite auto imposto?</strong><br />
G.R.: Il solo limite auto imposto è quello di scrivere e trasmettere un qualcosa che sia realmente sentito da parte nostra e che arrivi facilmente alle persone che ci sono vicine. Siamo tutti italiani nel gruppo, in quale lingua se non quella che ci appartiene potremmo esprimere al meglio ciò che pensiamo. Non è una forma di patriottismo o xenofobia, semplicemente l&#8217;italiano ci permette di dare un carattere,un espressione e un suono ai pezzi, che per ora non riusciremmo a dare con l&#8217;inglese.<br />
M.A.:  Tutto ciò non esclude la possibilità di proporre nuovamente l’inglese in futuro ma “Anima liquida” deve rimanere un lavoro completamente unico e italiano.</p>
<p><strong>Quali sono i prossimi passi in casa Outcube?</strong><br />
M.A.: Sicuramente far uscire i vari singoli e video del nuovo album dato che a comprare i CD ci vanno in pochi, visti i tempi che corrono! Poi anche un tour ovviamente.</p>
<p><strong>Facendo un sunto di quanto fatto sinora, come giudicate l&#8217;evoluzione degli Outcube?</strong><br />
M.A.: L&#8217;evoluzione degli Outcube è stata e sarà in meglio, siamo musicisti molto aperti mentalmente e propensi a sperimentare… Penso che andando avanti avremo sempre maggior esperienza e personalità.</p>
<p><strong>Il fatto di vivere in Sardegna è a vostro avviso un limite alle vostre ambizioni?</strong><br />
M.A.: Sarà pure un limite ma è un buon posto per un artista. Un posto particolarmente tranquillo.<br />
G.R.: E&#8217; chiaramente un limite fisico per quanto riguarda gli spostamenti, ma concordo con Mauro nel dire che ci si vive bene e non limita le nostre potenzialità artistiche.</p>
<p><strong>Chiudete pure a vostro piacimento.</strong><br />
M.A.: Saluto e ringrazio per l&#8217;intervista, chiudo dicendo che il rock italiano non è morto… Non affidatevi soltanto alle classifiche e non state dietro solo agli irraggiungibili, chi ha già raggiunto il proprio sogno tende ad essere statico e poco innovativo. Parlo di quelli che pensano solo a non cadere e continuano a proporre sempre e solo le solite cose (&#8230;italiane); Qualcuno si salva ovviamente. Comunque “Italiani” ascoltate di più la musica underground!</p>
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		<title>Intervista con Nerd Follia</title>
		<link>http://www.soundmagazine.it/blog/2012/01/26/intervista-con-nerd-follia/</link>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 12:57:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Zardini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista nerd follia]]></category>
		<category><![CDATA[Logout]]></category>
		<category><![CDATA[Nerd Follia]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/nerd-follia-band-150x150.jpg" alt="" width="54" height="54" />Ruffiani e dannatamente efficaci, i milanesi Nerd Follia raccontano storie di vita moderna, fatta di Web e non solo. Con “Logout” si sono guadagnati la stima di critica e pubblico.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-30205" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/nerd-follia-band-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">26/01/2012</p>
<p>Ruffiani e dannatamente efficaci, i milanesi Nerd Follia raccontano storie di vita moderna, fatta di Web e non solo. Con “Logout” si sono guadagnati la stima di critica e pubblico, una sorta di punto di partenza sulla quale costruire un brillante futuro. A raccontarci tutto sono il cantante Stefano e l&#8217;uomo synth Ale.<br />
<em>Domande a cura di Luca Malinverno</em></p>
<p><strong>Vi seguo dall’esordio e sinceramente avere di nuovo a che fare con voi mi fa piacere. Fa piacere notare soprattutto il grosso passo in avanti fatto sia a livello strumentale che di personalità da parte di tutti i componenti della band. Avvertite anche voi all’ascolto del nuovo album “Logout” la sensazione di essere passati a un livello superiore rispetto al debutto?</strong><br />
Direi di sì, sono cambiate parecchie cose e anche alcuni componenti… E questo nostro ultimo lavoro si può considerare una somma di tutte le nostre esperienze passate e di ciò che ci piacerebbe esplorare per il futuro.</p>
<p><strong>La movida milanese e la metropoli in generale vi affascina non poco stando a leggere i vostri testi. Cosa ha di tanto speciale per i Nerd Follia Milano?</strong><br />
Siamo fondamentalmente dei provinciali “milanesizzati”, siamo immersi in questa realtà e ci piace raccontarla a modo nostro. Non ha nulla di speciale è solo il contesto in cui viviamo e siamo cresciuti. Personalmente (Ale) Milano fa pure abbastanza schifo!</p>
<p><strong>Il titolo è legato alla vostra idea di “staccarsi” dalla Rete, cosa che in fondo per una band però è assai controproducente visto che il Web è la fonte primaria di promozione per una band. Logico quindi chiedervi cosa intendete con un titolo del genere.</strong><br />
Mah, diciamo che è un concetto ambivalente. Da una parte hai ragione, il Web è una risorsa oramai indispensabile per un sacco di cose, soprattutto per una band come la nostra. Inoltre essere parte della Rete deve essere considerato ormai un diritto, che purtroppo in alcuni paesi non è concesso. D’altra parte la Rete ci ha un po’ risucchiato e stiamo in parte dimenticando a vivere rapporti sociali “reali” in favore di quelli virtuali. Diciamo che tutti vorrebbero – almeno per un po’ – staccarsi dalla Rete,  anche se la vera libertà è poter tornare indietro quando si ha voglia di farlo!</p>
<p><strong>Siete una band molto attenta a tutti gli aspetti che vi circondano, la musica, il look, il vostro team e via dicendo. Quanto tempo vi porta via nel quotidiano la band, visto che come logico intuire, il progetto Nerd Follia non è ancora in grado di essere la vostra attività principale?</strong><br />
Il progetto ci porta via molto tempo, ma è divertente! E&#8217; ciò che abbiamo sempre fatto, senza mai aspettarci un riscontro monetario incredibile o fama immediata. Avremmo già smesso da un po’ se non fosse così!</p>
<p><strong>“Logout” a mio avviso ha una particolarità, quella di poter avvicinare a sé ascoltatori di musica assai differenti tra loro, indie rockers, brit, chi ascolta elettronica e persino qualche punk. Come siete riusciti a creare una miscela così varia di suoni e soprattutto ad amalgamare il tutto? Sarà stato un vero caos immagino!</strong><br />
Sì. Abbiamo cercato di unire tutti i generi che ci hanno ispirato, ci piacciono e ascoltiamo, nella speranza di creare un sound abbastanza innovativo. Abbiamo avuto pareri discordanti riguardo a questa nostra scelta. C’è chi ci ha premiato e chi no! Ma a noi piace!<br />
<strong>Il problema della maggior parte delle band italiane che optano per la lingua inglese è sempre lo stesso: l’italianizzazione della lingua anglosassone. Nel vostro caso la cosa fortunatamente non si evince, al punto che si fa davvero fatica a pensarvi come un gruppo italiano. Qual è la dimensione ideale per una band come la vostra? Estero o Italia?</strong><br />
Direi che la dimensione ideale per TUTTE le band è l’estero. In Italia si fa veramente tanta fatica a fare tutto, si è poco valorizzati. Anche se il catering ai concerti è molto più buono!</p>
<p><strong>Come stanno rispondendo pubblico e critica al vostro nuovo lavoro? Vi ritenete pienamente soddisfatti del risultato ottenuto?</strong><br />
Fino ad ora siamo soddisfatti, abbiamo ottenuto recensioni positive sia da critici che dal pubblico.  Cerchiamo di raggiungere più gente possibile, quello a cui puntiamo è portare l’entusiasmo mostrato in Rete anche ai nostri concerti. Suonare davanti a gente che balla ed è presa bene alla fine è la soddisfazione più grossa.</p>
<p><strong>Un brano che mi ha particolarmente fatto sorridere è “Love, Sex, Postepay” dove in qualche modo descrivete in maniera semplice e veritiera ciò che avviene sul Web e mostrando un lato di voi alquanto scherzoso. Come è nato questo brano e quale a vostro avviso vi rappresenta meglio?</strong><br />
Il titolo è chiaramente una parodia del noto brano “Love, Sex, American Express”.  Volevamo rappresentare questa nuova tendenza a sperperare soldi su Internet tra giochi online, scommesse… La scelta della Postepay secondo me è divertente perché è forse la più becera delle carte di credito, in perfetto stile italiano.<br />
(Ale) Non saprei dire quale sia il brano più rappresentativo, ogni pezzo ha una storia e i suoi perché… Direi “WWRevolution”, forse è quello con il giusto mix tra tutti i generi che abbiamo sperimentato!</p>
<p><strong>So che per il vostro ultimo clip siete stati censurati dal Governo Cinese, a cosa dobbiamo tutta questa attenzione verso di voi da un paese così lontano?</strong><br />
Visto che censurano un po’ di tutto… Ci siamo finiti anche noi!</p>
<p><strong>Ultimamente state suonando parecchio in compagnia di band blasonate. Quali sono gli appuntamenti imminenti ai quali non si può mancare?</strong><br />
Abbiamo appena concluso la stagione concerti 2011 che devo dire è andata piuttosto bene, abbiamo avuto la fortuna di condividere il palco con gruppi come Metronomy, Planet Funk e Architecture in Helsinki. Per il 2012 abbiamo in cantiere parecchie altre date! Seguiteci sulla nostra pagina Facebook!</p>
<p><strong>A voi la chiusura!</strong><br />
Un salutone a tutti e speriamo di vedervi a qualche nostro concerto!</p>
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		<title>Intervista con Title Fight</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 13:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michael</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista Title Fight]]></category>
		<category><![CDATA[title fight]]></category>
		<category><![CDATA[Title Fight interview]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/title-fight-150x150.jpg" alt="" width="54" height="54" />La redazione di Sound Magazine ha incontrato i Title Fight nella loro prima data assoluta in Italia al Bloom di Mezzago, l' 1 dicembre 2011. Tutto il gruppo è presente all'intervista.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-30106" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/title-fight-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">23/01/2012</p>
<p>La redazione di Sound Magazine ha incontrato i Title Fight nella loro prima data assoluta in Italia al Bloom di Mezzago, l&#8217; 1 dicembre 2011. Con un sound a metà strada tra hardcore e alternative rock anni 90, i quattro giovani di Kingston hanno pubblicato due demo, uno split, diversi ep e un album uscito per Side One Dummy. Tutto il gruppo è presente all&#8217;intervista.<br />
Di seguito è riportata l&#8217;intervista in lingua originale.<br />
<em>A cura di Michael Simeon</em></p>
<p><strong>M: Prima di tutto, vorreste presentarvi e dire che ruolo avete nel gruppo?</strong><br />
B: Io sono Ben e suono la batteria.<br />
J: Io sono Jamie, suono la chitarra e canto.<br />
N: Io sono Ned, suono il basso e canto.<br />
S: io sono Shane e suono la chitarra.</p>
<p><strong>M: &#8220;Shed&#8221; è uscito a maggio, quindi è fuori già da qualche mese, qual&#8217;è stata la reazione della gente nei confronti del disco.</strong><br />
B: Sembra davvero bene. Sai è davvero grandioso poter suonare nuovi pezzi dal vivo e dopo che il disco è uscito abbiamo iniziato ad avere un riscontro più che positivo ed è davvero figo perchè abbiamo suonato sempre le stesse canzoni per 2 o 3 anni. E&#8217; davvero grandioso, davvero gratificante, sai molte persone dicono che sono molto contente di come è riuscito il disco, dei progressi che abbiamo fatto e cose così, è figo davvero, siamo davvero entusiasti di questo.<br />
<strong>M: C&#8217;è stata una grande crescita nel vostro stile, vi seguo da quando è uscito il vostro split con The Erection Kids. Di baste questa è per te (Jamie) e per te (Ned). La vostra voce è più matura: è perchè volevate sembrare più aggressivi o semplicemente vi sono &#8220;cresciute le palle&#8221;?</strong><br />
TF: Ahahahahahahah!<br />
J: Sono sicuro che sia entrambe le cose. Sai, al tempo in cui abbiamo registrato lo split avevo 15 o 16 anni e ora ne ho 21, quindi si c&#8217;è stato un cambiamento fisico&#8230;<br />
S: E sulle sue palle&#8230;<br />
J: Yeah e sulle mie palle ahahaha<br />
M: Però i testi son grandiosi!<br />
J: Eh eh, grazie.</p>
<p><strong>M: Venite tutti da gruppi hardcore e di base suonate assieme da quel periodo. Cosa vi ha fatto cambiare dal hardcore a qualcosa di più melodico?</strong><br />
J: In realtà abbiamo iniziato come un gruppo super melodico quando avevamo 12 anni, e quando siamo cresciuti abbiamo iniziato ad ascoltare più hardcore, praticamente la nostra adolescenza fino ad ora, non so, virtualmente abbiamo optato per uno stile più abrasivo ma allo stesso tempo melodico.<br />
<strong>M: Jawbreaker!</strong><br />
J: Esattamente!</p>
<p><strong>M. Quindi quali sono le vostre maggiori influenze ora?</strong><br />
N: Tantissime cose diverse.<br />
B: Penso che tutto quello che ascoltiamo, ognuno di noi ascolta qualcosa di diverso, porta tutto sul tavolo, non solo musica perchè tutti abbiamo diversi interessi e quando scriviamo i pezzi nuovi abbiamo tutti diverse idee da mettere sul tavolo. Ma parlando di musica, direi tutto l&#8217; hardcore newyorkese anni 80 e 90 e l&#8217;alternative anni 90 di gruppi come Texas Is The Reason, Seaweed, Jawbreaker, Samiam, ovviamente Saves The Day, questo è quello che abbiamo nella nostra testa quando componiamo i pezzi nuovi.</p>
<p><strong>M: Questa è una domanda personale per ognuno di voi. Qual&#8217;è il disco che vi ha cambiato la vita e perchè?</strong><br />
B: Blink 182, &#8220;Dude Ranch&#8221;, penso che fosse un bootleg di &#8220;Dude Ranch&#8221; quando ero nel 1st grade. Mio fratello l&#8217;ha dato a Ned e me per ascoltarlo e siamo impazziti perchè pensavamo che fosse grandioso, e poi più avanti &#8211; non lo abbiamo ascoltato tanto &#8211; quando eravamo nel 6th grade siamo diventati ossessionati dai Blink 182 e sono il vero motivo per cui abbiamo iniziato il gruppo, per via dei Blink 182 e The Descendents, quindi dico quel disco.<br />
J: Sono d&#8217;accordo. Dico lo stesso.<br />
<strong>M: Solo perchè non vuoi rispondere alla domanda..</strong><br />
J: No, Blink 182 sono il motivo che ha influenzato i Title Fight ad essere quel che sono. Ovviamente dopo siamo finiti in diversi stili musicali, ma Blink 182 sono stati l&#8217;inizio.<br />
M: Quindi in tutta la loro discografia qual&#8217;è il loro album migliore?<br />
J: &#8220;Take Off Your Pants And Jacket&#8221;.<br />
<strong>M: Davvero?</strong><br />
J: Yeah!<br />
B: Io preferisco &#8220;Dude Ranch&#8221;.<br />
<strong>M: Quindi&#8230;i vostri dischi&#8230;</strong><br />
S: Uhm quando ho iniziato ad ascoltare musica ci sono stati molti gruppi che ho ascoltato in momenti specifici e che possono essere importanti, ma quello più importante è probabilmente il demo dei Title Fight quando ancora non ero nel gruppo, &#8220;Demo 2004&#8243;. Può sembrare davvero strano ma non ero ancora nel gruppo in quel periodo e conoscevo i ragazzi solo per via della scuola e avevo sentito il demo dei Title Fight e pensavo fosse davvero buono e mi piaceva e volevo entrare nei Title Fight e ora sono un Title Fight. Sicuramente non il mio disco preferito di sempre, ma di sicuro mi ha cambiato la vita.<br />
N: Io dico Jawbreaker &#8211; &#8220;Dear You&#8221;. Blink 182 sono stati il gruppo che mi ha fatto interessare alla musica ma &#8220;Dear You&#8221; ha cambiato totalmente la mia percezione su come suonare e scrivere canzoni e penso che i testi su quel disco siano intoccabili, sono i miei preferiti e quel disco è stato un punto cruciale della mia vita nel passare da ragazzino a qualcuno di maturo sicuramente. Amo davvero quel disco e penso che dopo averlo ascoltato c&#8217;è stato un cambiamento deciso in quello che erano i Title Fight, ci siamo innamorati tutti di quel disco allo stesso momento, quindi per me è uno dei dischi più importanti.<br />
<strong>M: Preferisco &#8220;24 Hours Revenge Therapy&#8221;, ma sono un nostalgico ed è quello con cui sono cresciuto. Mi aspettavo qualcosa di hardcore da te!</strong><br />
N: &#8220;Break Down The Walls&#8221; è il mio disco preferito di sempre, ma solamente perchè uhm non so&#8230;<br />
<strong>M. Cose di famiglia?</strong><br />
N: No, è solo che ho sempre voluto trovare un disco come quello e quando ho trovato &#8220;Break Down The Walls&#8221; ha praticamente soddisfatto pienamente quello che cercavo: era straight edge, era veloce, era incazzato e questo era quello che volevo veramente. E&#8217; ancora il mio disco preferito, ma è un qualcosa che va oltre la musica, per quello è importante per me, e &#8220;Dear You&#8221; è stato qualcosa di completamente diverso per me.</p>
<p><strong>M: Siete stati spesso in tour da quando siete un gruppo praticamente. Avete mai pensato di raggiungere questi livelli quando avete iniziato? Intendo andare in tour per il mondo e cose così.</strong><br />
J: Quando abbiamo inziato non avevo proprio idea di cosa volesse dire essere in un gruppo, ovviamente quando abbiamo iniziato ho pensato &#8220;oh beh, faremo musica&#8221; e l&#8217;unica cosa a cui potevo paragonarci erano i Blink 182 che erano un gruppo enorme, ma non ho mai capito come funzionavano i concerti all&#8217;inizio, quando ne abbiamo suonato uno. Praticamente non sapevo cosa aspettarmi del tutto, ma quando siamo cresciuti non ho mai pensato che avrei avuto la possibilità di suonare in Europa quando ho capito come funzionava un tour, ma è grandioso, sono davvero contento di essere qui.<br />
B: Yeah, non penso che ci abbiamo mai pensato, nel 2005 parlavamo di fare un tour con un gruppo amico, dicevamo sempre di farlo in estate ma i nostri genitori non ci hanno mai permesso di farlo. Quindi quando siamo cresicuti, al liceo abbiamo iniziato a suonare nei weekend e a fare tour di una/due settimane e poi abbiamo deciso di andare al college, che non è durato molto, al massimo un semestre, così abbiamo deciso di fare questo a tempo pieno, abbiamo avuto questa opportunità e l&#8217;abbiamo presta. E&#8217; davvero grandioso.<br />
S: Quando ho suonato per la prima volta in un gruppo tutto quello che volevo fare era suonare in un locale della nostra città chiamato Cafè Metropolis, che non è per niente grande ma a me sembrava la cosa più figa del mondo, e tutto quello che volevo era suonare in un gruppo e fare concerti li, pensavo che sarebbe stato davvero figo e non ho mai pensato che avrei avuto di più o mi sarei aspettato di più, ma poi è successo e ne sono davvero felice.</p>
<p><strong>M: C&#8217;è qualche gruppo nuovo che state ascoltando in questo periodo che vorreste consigliare ai nostri lettori?</strong><br />
B: C&#8217;è questo gruppo chiamato Daylight che sta per fare uscire un nuovo 7&#8243; e oggi hanno pubblicato un nuovo video. E&#8217; grandioso, suona un po&#8217; come i Nirvana.<br />
N: A me piaccono molto i United Youth. Vengono da Wilks Barre. Sono ragazzini e suonano pezzi hardcore. E&#8217; grandioso vedere che le nuove generazioni di ragazzi della nostra città prendano in mano la torcia e penso che il disco che hanno fatto uscire quest&#8217;anno sia uno dei migliori, è grandioso, è davvero bello.<br />
S: Mi piace questo gruppo canadese chiamato Single Mothers, non conosco molto di loro, ho solo il loro demo, ma un mio amico me li ha fatti sentire ed hanno un sound gran sound e mi piacciono molto i testi, li ho ascoltati molto, penso che molte persone li apprezzerebbero se andassero in tour e cose simili.<br />
J: A me piace Strands Of Oak, è un altro progetto delle nostre parti, un po&#8217; folk, davvero figo.</p>
<p><strong>M: Di base l&#8217;intervista è finita. C&#8217;è qualcos&#8217;altro che vorreste aggiungere per i fan italiani e i lettori di Sound Magazine?</strong><br />
B: E&#8217; la nostra prima volta in Italia, grazie a qualsiasi fan italiano per leggere e supportare Sound Magazine. E&#8217; grandioso.</p>
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<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-30106" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/title-fight-300x217.jpg" alt="" width="300" height="217" /></p>
<p><strong>M: First of all would you like to introduce yourselves and what you do in the band?</strong><br />
B: I&#8217;m Ben and I play drums.<br />
J: I&#8217;m Jamie and I play guitar and sing.<br />
N: I&#8217;m Ned and I play bass and sing.<br />
S: I&#8217;m Shane and I play guitar.</p>
<p><strong>M: &#8220;Shed&#8221; came out in May, so it&#8217;s been out for several months. What is the people reaction to the record?</strong><br />
B: Seems really good so far. You know it&#8217;s finally cool to play some new songs live and after the new record came out we&#8217;re getting more of a positive reception which is cool you know to finally see cause we&#8217;ve been playing the same songs for like 2 or 3 years. So it&#8217;s really cool, it&#8217;s really satisfying, you know a lot of people say that they&#8217;re really happy how the record turned out, the progression we made and whatever, it&#8217;s really cool, we&#8217;re really excited about it.<br />
<strong>M: There has been a great increase in your style, I&#8217;ve been following you since your split with The Erection Kids came out. Basically this one is for you (Jamie) and you (Ned). Your voice is more mature: is it because you wanted to sound more aggressive or you just grew balls?</strong><br />
TF: Ahahahahahahah!<br />
J: I&#8217;m pretty sure it&#8217;s both. You know, I mean back when we recorded the split I was 15 or 16 and now I&#8217;m 21 so I guess there was a change, phyiscally&#8230;<br />
S: And on his nuts<br />
J: Yeah and on my nuts ahahaha<br />
<strong>M: But the lyrics are great!</strong><br />
J: Eh eh, thanks.</p>
<p><strong>M: You all come from hardcore bands and basically you&#8217;ve been playing together since back then. What made you change from hardcore to more melodic stuff?</strong><br />
J: Actually we started out playing as a super melodic band, that was back when we were 12, and as we got older we we got to listen to more hardcore, basically our teen years until now, I don&#8217;t know, virtually we decided to get to into something more abrasive yet melodic style&#8230;<br />
<strong>M: Jawbreaker!</strong><br />
J: Yes, exactly!</p>
<p><strong>M: So what are you main influences now?</strong><br />
N: A lot of different stuff.<br />
J: Yeah<br />
B: I think everything we listen to, like each person listens to something different, which kinda brings everything to the table, not just music like everyone has kind of different things we&#8217;re into so when we write new songs we all have different ideas we bring to the table. But musicwise I guess everything from the 80&#8242;s/90&#8242;s new york hardcore, 90&#8242;s alternative stuff like Texas Is The Reason, Seaweed, Jawbreaker, Samiam, Saves The Day of course, so yeah I don&#8217;t know that&#8217;s the stuff we have in the back of our minds when we write songs.</p>
<p><strong>M: So here&#8217;s a personal question for all of you. What record changed your life and why?</strong><br />
B:  Blink 182, &#8220;Dude Ranch&#8221;, I guess it was a bootleg of &#8220;Dude Ranch&#8221; when I was in first grade. My brother gave it for Ned and I to listen to that record and just like you know freaked out to it cause we thought it was awesome, and then later &#8211; well we didn&#8217;t listen to it that much &#8211; but later when we were in sixth grade we got pretty obsessed with Blink182 and that&#8217;s why we really started the band, because of Blink 182 and The Descendents, so I say that record.<br />
J: I agree. Same.<br />
<strong>M: You just don&#8217;t want to answer to the question</strong>..<br />
J: No, Blink 182 is probably what influenced Title Fight to be what it is. Later on obviously we got into different styles of music, but Blink 182 were the start.<br />
M: So in their whole discography which album is the best for you?<br />
J: &#8220;Take Off Your Pants And Jacket.&#8221;<br />
<strong>M: Really?</strong><br />
J: Yeah!<br />
B: I like &#8220;Dude Ranch&#8221; best actually.<br />
<strong>M: So&#8230;your albums&#8230;</strong><br />
S: Uhm when I got into music there were like a lot of bands that I certainly liked at specific times and I can probably point out as being important, but the biggest thing is probably the Title Fight demo before I was in the band, &#8220;Demo 2004&#8243;. I know it sounds really weird but I wasn&#8217;t in the band at the time and I know these guys from school and I heard the Title Fight demo and it was really good and I liked it and I wanted to be in Title Fight so bad and then I became a Title Fight. Not like the favourite record ever but it&#8217;s the most important you know, it changed my life for sure.<br />
N: I&#8217;m going to say Jawbreaker &#8211; &#8220;Dear You&#8221;. Blink 182 is the band that got me interested into music but I think &#8220;Dear You&#8221; changed my whole perception on how to play and write songs and I think the lyrics on that record are untouchable, they&#8217;re my favorite and that record is a very defining point in my life going from kinda being like a litte kid to being someone mature for sure. I really love that record and I think after really getting into that there was a definite change in what Title Fight were, we all got in that record at the same time, so for me it&#8217;s one of the most important records.<br />
<strong>M: I prefer 24 Hour Revenge Therapy, but that&#8217;s just me I&#8217;m an old timer and that&#8217;s what I grew up with. I was expecting something hardcore from you</strong>!<br />
N: &#8220;Break Down The Walls&#8221; is my favourite record of all time, but that&#8217;s just because uhm I don&#8217;t know&#8230;<br />
M: Family stuff?<br />
N: No, it&#8217;s just kinda I always wanted to find a record like that and when I found &#8220;Break Down The Walls&#8221; it kinda fullfilled what I was looking for: it was straight edge, it was fast, it was pissed off and that&#8217;s what I really wanted. I mean it&#8217;s still my favourite record, but to me it&#8217;s just like something more than music, that&#8217;s why it&#8217;s important to me, and &#8220;Dear You&#8221; was something completely different to me.</p>
<p><strong>M: You&#8217;ve been touring a lot since you&#8217;ve become a band basically. Did you ever think to get to this level when you started? I mean touring around the world and stuff.</strong><br />
J: When we started I didn&#8217;t really have a grasp on what being in a band was actually like, obviously when we started I just kinda thought &#8220;oh we&#8217;ll make music&#8221; and the only thing that I could compare us to was Blink 182 that was an enormous band, but I really didn&#8217;t understand shows when we started out, when I first played one. When we started I didn&#8217;t know what to expect at all, but as we got older I didn&#8217;t think I&#8217;ll ever be able to tour Europe when I actually understood what touring was about, but it&#8217;s cool, I&#8217;m excited to be here.<br />
B: Yeah, I didn&#8217;t think we have really thought about it, I mean back in 2005 we were talking to do a tour with friends band, we always talked about to do a tour in the summer but it didn&#8217;t happend cause our parents never allowed us to do it. So when we got older, in high school we started doing weekends, we started doing one week &#8211; two weeks long tours and then we decided we were going to college which didn&#8217;t last very long, at least one semester and we decided to do take this full time and we got this opportunity and we took it. It&#8217;s really cool.<br />
S: When I first played in band all I wanted to do was to play in this venue in our hometown called Cafè Metropolis, which is not a big venue at all but at the time it just seemed like the coolest thing in the world, and all I wanted to do was being in a band and play shows there just because I though it would have been so cool and I never thought I would have anything more or expect anymore but it just kinda happened and I&#8217;m happy about that.</p>
<p><strong>M: Is there any new band you&#8217;re listening now to suggest to our readers?</strong><br />
B: There&#8217;s this band called Daylight and they&#8217;re putting out a new 7&#8243; and they put up a new video today. It&#8217;s cool, it kinda sounds like Nirvana.<br />
N: I like United Youth a lot. They&#8217;re from Wilks Barre. They&#8217;re little kids, they play hardcore songs. It&#8217;s cool to see the new generation of kids of our town kinda picking up the torch and I think the record they put out this year is one of the best, it&#8217;s awesome, it&#8217;s really good.<br />
S: I like this band from Canada called Single Mothers, I don&#8217;t know much about them I just have their demo, but a friend of mine showed them to me and they really have a cool sound and I like their lyrics a lot, so I&#8217;ve been listening to them a bunch, I think a lot of people would like them if they tour and stuff like that.<br />
J: I like Strand Of Oaks, it&#8217;s another project from our area, it&#8217;s kinda folky , really cool.</p>
<p><strong>Basically the interview is over. Is there anything you would like to add for the italian fans and the webzine readers</strong>?<br />
B: It&#8217;s our first time in Italy, thanks to any of our italian fans for reading  and supporting Sound Magazine. It&#8217;s cool.</p>
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		<title>Intervista con Roberto Angelini</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 09:11:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Zardini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista roberto angelini]]></category>
		<category><![CDATA[l'era dell'apparenza]]></category>
		<category><![CDATA[roberto angelini]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/roberto-angelini-150x150.jpg" alt="" width="54" height="54" />Esce oggi in freedownload su www.fiorirari.com "L’Era dell’Apparenza", il nuovo brano di Roberto Angelini. Roberto in questa breve intervista ci parlerà del nuovo lavoro e delle varie collaborazioni preziose.
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-30006" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/roberto-angelini-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" /></p>
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<p style="text-align: right">19/01/2012</p>
<p>Esce oggi in freedownload su <a href="http://www.fiorirari.com/">www.fiorirari.com</a> <strong><em>L’Era dell’Apparenza</em></strong>, il nuovo brano di <strong>Roberto Angelini</strong>.<br />
Cantautore, chitarrista acustico, polistrumentista, discografico indipendente, modellatore di plastilina, Roberto Angelini è un artista a tutto tondo. Con il suo talento utilizza diverse forme d&#8217;espressione spaziando dall&#8217;incisione dei suoi dischi alla produzione di altri musicisti, dal lavoro di autore all&#8217;esecuzione di sculture in plastilina.<br />
Angelini torna con un nuovo lavoro musicale a distanza di 2 anni dal suo terzo album, <em>La Vista Concessa</em> e dalla realizzazione del dvd del <em>SoloLive Tour</em>, con la scelta di “regalare” il suo nuovo singolo<strong><em> L’Era dell’Apparenza</em></strong> su <a href="http://www.fiorirari.com/">www.fiorirari.com</a>, un assaggio dell’EP che uscirà il 23 gennaio 2012 e chiuderà una fase del suo importante percorso artistico per dare spazio al nuovo progetto con l’uscita del nuovo album nella primavera del 2012.</p>
<p><strong>Ciao Roberto, benvenuto su Sound Magazine e grazie per la disponibilità.</strong><br />
<strong>Partiamo subito con la novità più succulenta: l&#8217;uscita in free download del singolo &#8220;L&#8217;era dell&#8217;apparenza&#8221;, che anticipa l&#8217;EP omonimo atteso per il prossimo gennaio. Come definiresti questo EP?</strong><br />
E’ un disco di transizione. Chiude un periodo. Le canzoni appartengono alle sessioni di registrazione della “Vista Concessa” del 2009. E’ un regalo per chi mi segue. Il mio prossimo lavoro in studio sarà molto diverso.</p>
<p><strong>Questo è un lavoro che arriva dopo anni di scrittura, di live, di importanti collaborazioni. Puoi dire che contenga un po&#8217; tutte queste esperienze?</strong><br />
Come ti dicevo prima, è un lavoro che appartiene al passato.<br />
Sono canzoni che per esigenze di spazio erano rimaste fuori dall’ultimo disco.</p>
<p><strong>Ho sempre avuto l&#8217;impressione che le tue canzoni siano curate con amore e nei minimi particolari, come le tue bellissime sculture di plastilina. Trovi un&#8217;analogia tra queste due arti?</strong><br />
Ti ringrazio. Si. Per me sono state sempre collegate. Da quando sono bambino. Ora, la mia attenzione si è concentrata sulla musica e collaboro con Gianluca Maruotti (un artista che lavora la plastilina in maniera eccezionale) per quanto riguarda i video e le copertine. L’animazione richiede tanto tempo e pazienza.</p>
<p><strong>L&#8217;EP esce tra l&#8217;altro per la tua etichetta, Fiorirari. Come mai l&#8217;esigenza di fondare una tua etichetta e di allontanarti quindi da major o da scelte &#8220;mainstream&#8221;?</strong><br />
Libertà. Semplice. Il prezzo è alto, ma fare solo quello che mi va di fare mi ripaga totalmente.</p>
<p><strong>Dopo il grandissimo successo avuto con il secondo disco e quindi l&#8217;esposizione mediatica molto forte, sembra che tu abbia voluto tornare a quote più leggere (o meno opprimenti), in un contesto più &#8220;indie&#8221;. Pare tu abbia fatto un grande salto da &#8220;Angelini&#8221; a &#8220;La vista concessa&#8221;, sia emotivo che di scelte artistiche. E&#8217; così?</strong><br />
Si è così. E’ descritto tutto nella “Vista Concessa”.</p>
<p><strong>So che hai anche molte attività parallele: il Collettivo Angelo Mai, Discoverland e TRINITA&#8217;. Puoi parlarcene?</strong><br />
Avere progetti paralleli è fondamentale. Sono stimoli. E gli stimoli sono vitali per questo strano mestiere.<br />
Il Collettivo è un gruppo di musicisti e cantautori che si riunisce nello splendido spazio, dal quale prende il nome, dell’Angelo Mai. A roma.<br />
Discoverland è un progetto insieme a Piercortese in cui rivisitiamo canzoni italiane e non.<br />
Trinità è una follia.. Un gruppo di improvvisazione satirica con Diego “Zoro” Bianchi, Giovanni di Cosimo e la partecipazione di Niccolò Fabi.</p>
<p><strong>Condividi anche con il bravissimo Niccolò Fabi il progetto Violenza 124: di cosa si tratta?</strong><br />
Con Nic condividiamo un sacco di cose. Da un paio d’anni ho il piacere di accompagnarlo dal vivo come chitarrista elettrico.</p>
<p><strong>Visto che ho citato altri gruppi ed artisti, quali sono al momento i dischi che stai ascoltando maggiormente?</strong><br />
Ascolto tante cose. In questo momento sul mio i-pod suona spesso una band americana che si chiama Manomena.</p>
<p><strong>In attesa di poter gustare il tuo nuovo lavoro ti ringrazio e spero vivamente di poter vederti in concerto prestissimo!</strong><br />
Grazie a te.</p>
<p><em>“L’Era dell’Apparenza doveva entrare nella rosa dei brani sella “Vista Concessa”(2009).” racconta Angelini “poi all’ultimo, insieme al mio produttore Sergio Della Monica, decidemmo di tenerlo da parte. E’ una canzone dedicata ai sognatori. In un’epoca al collasso dove l’ossessione collettiva è Apparire, Arrivare, Avere, mi piace augurare buona fortuna a chi crede nelle favole, nei miracoli. A chi ha la testa tra nuvole.&#8221;</em></p>
<p> <br />
<a href="http://www.fiorirari.com/">www.fiorirari.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Intervista con Mainline</title>
		<link>http://www.soundmagazine.it/blog/2012/01/12/intervista-con-mainline/</link>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2012 14:57:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Zardini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/mainline-band-150x150.jpg" alt="" width="54" height="54" />Ci hanno sempre creduto i Mainline, band che da anni viaggia su livelli altissimi sfornando produzioni di qualità e show intensi. Con il nuovo capitolo “Azalea” il combo piemontese ha voluto confermare quanto di buono è stato fatto.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-29862" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/mainline-band-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p style="text-align: center"> </p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">12/01/2012</p>
<p>Ci hanno sempre creduto i Mainline, band che da anni viaggia su livelli altissimi sfornando produzioni di qualità e show intensi. Con il nuovo capitolo “Azalea” il combo piemontese ha voluto confermare quanto di buono è stato fatto in passato, ottenendo ancora una volta risultati sopra le righe. Incontriamo il batterista Alessandro Benedetto e il cantante Maurizio Lazzaroni per saperne di più in merito.</p>
<p><em>Domande a cura di Luca Malinverno</em></p>
<p><strong>Partiamo con un quesito semplicissimo: cosa avete fatto nel tempo trascorso tra un disco e l’altro?</strong><br />
A.B.: Tra i due dischi effettivamente è passato qualche anno, innanzitutto a causa del cambio di line-up: a Diego e Simo, rispettivamente chitarrista e bassista della band all’era di “From Oblivion to Salvation” (ottimi amici con cui siamo tutt’ora in contatto), sono subentrati Flavio e Davide. Esauriti gli impegni promozionali del disco, praticamente un anno e mezzo tra tour, concerti e la ricerca di una nuova label dopo Dioxion per la ristampa del disco (realizzatasi in UK tramite Glasstone Records), ci siamo fermati e abbiamo cercato di trovare una nuova strada, imparando dagli errori e dall’esperienza fatta. Con l’ingresso di nuove teste e nuove idee nella band ci siamo resi conto che era necessario cambiare per trovare un’intesa musicale restando comunque concreti, senza risultare modaioli o disattendere chi aveva apprezzato il nostro primo disco.<br />
Tutti questi cambiamenti, innanzitutto a livello umano &#8211; e di riflesso anche musicale &#8211; hanno richiesto tempo.</p>
<p><strong>Di Azalea abbiamo apprezzato in primis la professionalità con la quale sono stati curati tutti i suoi aspetti, dalla registrazione, all’artwork. Tutto. Quanto tempo avete impiegato a mettere in piedi il tutto e quanto è stato difficile arrivare alla dirittura d’arrivo?</strong><br />
A.B.: Ti ringrazio per le tue parole! Per noi “Azalea” è stato innanzitutto il disco della costanza e della perseveranza, considerando il tempo trascorso da “From Oblivion”.<br />
Diverse canzoni del disco erano pronte da tempo, alcune le avevamo già incise in un promo del 2009 (“Mainline”) suonandole dal vivo in molte occasioni (il tour del 2009 con i Destroy The Runner in UK, le date in Italia con i Misery Signals). Poi, rimettendo tutto in discussione in sala, alcune le abbiamo stravolte, altre solo modificate, mettendoci ovviamente molto tempo. Altri elementi del disco, sono stati invece portati a termine in tempi brevi, quasi di getto, come le registrazioni a cura di Andrea Fusini, realizzate in un paio di settimane, e l’artwork realizzato dal nostro chitarrista Flavio, grafico di “The Artscapes”.</p>
<p><strong>Un classico dei musicisti è un insoddisfazione generale che li porta a metter mano più volte ai brani. E’ successo anche a voi in sede di composizione? Cambiereste qualcosa all’interno di Azalea oggigiorno?</strong><br />
A.B.: Mettersi a pensare su cosa vorremmo modificare/cambiare del disco è pericoloso!  La tentazione di modificare i propri brani viene a chiunque ci tenga a fare/dare del suo meglio, a qualsiasi livello, da chi si trova in sala solo per jammare fino a chi suona per professione. E’ successo ovviamente anche a noi. “Azalea” rappresenta un’istantanea di cosa siamo, di cosa abbiamo fatto in questi ultimi anni e di cosa ci piace suonare ora. Il disco è frutto del nostro lavoro, del tempo, dei mezzi e del budget che avevamo a disposizione per realizzarlo. Chiedersi se con più tempo avessimo potuto migliorare gli arrangiamenti, o aumentando il budget migliorarne suoni e produzione risulterebbe fine a se tesso, solo un trip che ora preferisco non fare.</p>
<p><strong>Le atmosfere create all’interno del disco mi ricordano molto quelle ad opera di band americane come Poison The Well, Misery Signals e via dicendo. Visto il numero di show tenuti in compagnia di nomi noti del panorama internazionale, quanto pensate vi abbiano influenzato e fatto crescere queste esperienze live?</strong><br />
A.B.: I live di spalla a band del genere ti danno indubbiamente un punto di vista privilegiato, ti permettono di vedere e capire cosa sta dietro a gruppi che fanno musica con la M maiuscola; Sicuramente sono state esperienze che ci hanno influenzato molto.<br />
Per contro penso che se queste esperienze non vengano vissute con la giusta prospettiva, il rischio di diventare derivativi, citando a ripetizione le tue band di riferimento, è molto concreto. La mia impressione è che molte band oggi tendano a ridursi in versioni sbiadite tipo copia-incolla dei loro beniamini, magari un po’ per superficialità, nel peggiore dei casi credendo di potersi dare maggiore visibilità.</p>
<p><strong>Il disco è stato autoprodotto. Una scelta che va controcorrente rispetto alla maggior parte dei vostri colleghi, che sognano deal discografici per farsi notare. Quali sono i pro e contro del DIY a vostro avviso? Rifareste questo passo col senno di poi?</strong><br />
A.B.: A riguardo ti rispondo con la massima sincerità: non avremmo assolutamente disprezzato la possibilità di far uscire il disco sotto una label, i mezzi di chi è “del mestiere” sono superiori a quelli di chi come noi, per sopravvivere, deve comunque avere un altro lavoro oltre alla musica. Il disco è stato fatto ascoltare in anteprima agli addetti ai lavori, da alcune label abbiamo ricevuto proposte anche interessanti, che però alla fine non abbiamo accettato, reduci anche dalle esperienze con le altre indie con cui abbiamo lavorato in passato e dagli impegni che ci sarebbero stati imposti. Se metti sul piatto della bilancia la libertà di poterti autogestire, libero da vincoli di qualunque genere (scadenze commerciali, imposizioni di manager, promoter e di chi gestisce le band per mestiere&#8230;) puoi permetterti di pensare, senza presunzione ovviamente, che stai facendo la tua musica, e non lavorando sotto padrone in catena di montaggio, inserito negli ingranaggi commerciali del mercato discografico. Il DIY è dal nostro punto di vista una della soluzioni che ti forza meno a scendere a compromessi, se non quelli dati dalle risorse che la band è in grado di impiegare per auto prodursi.</p>
<p><strong>Una cosa che vi caratterizza da sempre è la forte impronta data ai testi. Anche in questo caso non ci troviamo di fronte a considerazioni banali. Qual è il concepì lirico di “Azalea”?</strong><br />
M.L.: Ti ringrazio della considerazione. Anche i testi in ogni loro sfaccettatura sono stati curati nei minimi particolari. Siamo di fronte a un netto cambiamento lirico rispetto al precedente disco &#8220;From Oblivion To Salvation&#8221;: banalmente ti potrei dire che le tematiche sono espressione delle emozioni che ci rappresentano e che ci hanno caratterizzato in questi ultimi anni, fatte di dolori e gioie. Sicuramente ho mantenuto il tema del contrasto a cui sono molto legato, mentre la dedica in alcune nostre canzoni va a persone importanti scomparse, amici e parenti cari. Provocazioni e allusioni al tema sociale si nascondono qua e là nei testi e nelle strofe di alcune canzoni, ma direi che il concept più importante rimarrà per sempre l&#8217;ancora di salvataggio, il faro che ci illumina da più di 10 anni ormai: la musica pura, reale ispirazione e unica forma di vera atarassia mentale in cui ci rifugiamo per provare quelle emozioni che difficilmente la natura ci concede. Non saremo mai abbastanza grati a chi ci ha fatto scoprire questa chiave emozionale insita nella mente; &#8220;art saves&#8221; recitava un&#8217;anagramma della cantante Otep. Provare ad ascoltare “Azalea” leggendo il concept lirico tra le righe e cercando di immedesimarsi emotivamente per me rappresenta la massima gratificazione.</p>
<p><strong>La registrazione è ad opera di Fusini, mentre in passato vi siete affidati a un guru del metal quale Ettore Rigotti. Cosa vi ha spinto a cambiare e che differenze avete trovato nel lavorare con due personaggi così importanti per la scena italiana e internazionale?</strong><br />
A.B.: Andrea ed Ettore sono due ottime realtà, con cui abbiamo lavorato molto bene in periodi diversi. Ettore lo abbiamo conosciuto grazie ai suoi Disarmonia Mundi, che per il tempo (2004-2005) vantavano produzioni di alto livello, cresciute fino ad attirare ottime band come Slowmotion Apocalypse (rip), Stigma, Destrage. Ettore ci ha seguiti nel primo disco, aiutandoci a dare una dimensione più discografica alla nostra musica, ai suoni, agli arrangiamenti, che fino a quel momento erano pensati solo per il live, senza coscienza dei mezzi messi a disposizione da uno studio di registrazione professionale. Con Andrea Fusini ci conosciamo da tempo, io in particolare, avendo suonato per qualche anno nei Day1Day, la sua band. Nello specifico come Mainline in passato avevamo lavorato con Andrea solo sul fronte live. Rispetto a quanto fatto con Ettore, con Andrea il percorso è stato un po’ inverso: volevamo un lavoro diretto, che fosse riproponibile dal vivo senza troppi artifici (basi, sampler&#8230;). A partire dall’ottimo promo realizzato con lui nel 2009, ci ha aiutati al meglio nel realizzare questi obbiettivi nel nuovo disco, con entusiasmo e professionalità. Andrea ha un gran talento come produttore e nonostante il poco tempo che abbiamo avuto in fase di registrazione, essendo lui sempre molto impegnato, ci ha permesso di lavorare al meglio.</p>
<p><strong>“Azalea” lo vedo come un working progress, nel senso che vista la particolarità del disco mi viene logico pensare a un videoclip che sia altrettanto all’altezza. State lavorando sull’aspetto visivo? Cosa dobbiamo aspettarci?</strong><br />
M.L.: Al momento stiamo lavorando su un videoclip del singolo con cui abbiamo presentato il disco (“The Romantic End”). Prestissimo ci saranno news a riguardo.</p>
<p><strong>In chiusura arriviamo alla parte live: esperienza ne avete da vendere, e in Italia credo non avrete grossi problemi a trovare club dove esibirsi. Ma la vostra indole esterofila credo vi porti a spingervi oltre confine arrivando però a mio avviso a un problema di fondo: al di fuori dell’Italia al momento il disco circola poco a livello promozionale da quanto ho visto in Rete. Che avete in mente per rendervi appetibili in Europa?</strong><br />
M.L.: Step by step, ora la fase promozionale è attiva in Italia e sarà entro un paio di mesi attiva anche in Europa, nonché in America e nel resto del mondo. Il digital download certamente è a copertura internazionale ma preferiamo comunque controllare tutto quello che riguarda la fase promozionale con il supporto del nostro promoter, che ci sta aiutando nel lavoro promozionale. Sono in previsione una serie di attività di booking tra cui un tour europeo a breve e una serie di concerti promozionali, quindi state connessi sulla nostra pagina Facebook perché ogni giorno ci sono novità in arrivo.</p>
<p><strong>A voi la chiusura!</strong><br />
Grazie a te per lo spazio concessoci e a tutti coloro che ci hanno supportato in questi anni.</p>
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		<title>Intervista con Sweet Danger</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jan 2012 13:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Zardini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[City Nights]]></category>
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		<description><![CDATA[<strong><img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/sweet-danger-band-150x150.jpg" alt="" width="54" height="54" /></strong>

<strong></strong>Ultimi arrivati nella scena pop-punk italiana gli Sweet Danger, che con “City Nights” si presentano al grande pubblico coi pregi (e i difetti) classici di ogni debuttante. 
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><strong><img class="aligncenter size-medium wp-image-29723" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2012/01/sweet-danger-band-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></strong></p>
<p style="text-align: right">03/01/2012</p>
<p>Il pop-punk dopo aver riscosso ampio successo sul finire degli anni 90 ha avuto il suo naturale declino, al punto che oggi sono poche le band storiche ancora in attività. Strano a dirsi, in Italia questo tipo di musica continua a interessare, al punto che sono molte le nuove leve attinenti al genere. Ultimi arrivati gli<strong> Sweet Danger</strong>, che con “<strong>City Nights</strong>” si presentano al grande pubblico coi pregi (e i difetti) classici di ogni debuttante.<br />
<em>Domande a cura di Luca Malinverno</em></p>
<p><strong>In sede di recensione ho evidenziato il lato positivo e quello negativo di avvicinarsi a un sound ormai visto e rivisto in tutte le sue salse. Cosa vi ha spinto ad andare incontro a questo tipo di sonorità?</strong><br />
Noi, come tutte le band, abbiamo iniziato a suonare prima di tutto per divertirci.<br />
Sin dalle prime prove ci siamo accorti che le nostre idee e il nostro sound convergevano nello stesso punto. Quindi possiamo dire che i nostri pezzi non sono stati fatti “a tavolino” ma sono stati il nostro modo più spontaneo di esprimerci… Facciamo la musica che ci piace.  </p>
<p><strong>La scelta di proporvi con un EP a mio modo di vedere è stata azzeccata: così facendo potete correggere il tiro e farvi un&#8217;idea su quello che critica e pubblico pensano su di voi. Questa mia visione coincide con quella avuta da voi una volta pronti a entrare in studio?</strong><br />
Assolutamente si! Fin da subito avevamo in mente di incidere un EP per vedere appunto la reazione degli ascoltatori. Tutte le critiche e/o meriti riferiti al nostro lavoro ci saranno di grande aiuto per il futuro. E&#8217; ovvio che bisogna imparare dai propri errori per migliorare.</p>
<p><strong>Nel vostro sound così come nell&#8217;artwork e nel look si evince un <em>mood</em> dark, cosa che però non rientra nei canoni del vostro sound. Questa contrapposizione è stata studiata oppure riflette ciò che siete all&#8217;interno ed esterno della band?</strong><br />
Come abbiamo già detto in precedenza non facciamo le cose a tavolino ma ci basiamo solo ed esclusivamente su quello che ci piace. Anche se i nostri brani ricadono nel genere pop-punk contengono una piccola vena malinconica, questo non significa però che possediamo un mood dark. Fa semplicemente parte del nostro modo di essere. <br />
<strong>Quale dei brani presenti in “City Nights” ritenete il più efficace per presentarvi a chi ancora non vi conosce?</strong><br />
Noi diamo uguale importanza a tutti i brani di “City Nights”. Se dovessimo far conoscere la nostra musica preferiremmo far ascoltare “I Need To Know (su cui è stato girato anche un video), in quanto racchiude in sé tutte le nostre idee: una melodia pop-punk che si lega a un riff di stampo grunge.</p>
<p><strong>Musicalmente parlando quali album e artisti hanno influito sulla vostra crescita?</strong><br />
Primi su tutti i Bush, che è il gruppo che più ci ha ispirati. Memorabile è il loro album d&#8217;esordio “Sixteen Stones”. Altre band a cui facciamo riferimento sono i Weezer di “Blue Album” e infine i 30 Seconds To Mars. </p>
<p><strong>A questo punto una domanda che viene spontanea, state già pensando all&#8217;album d&#8217;esordio e cosa dobbiamo aspettarci da esso?</strong><br />
Appena finito di incidere “City Nights” abbiamo buttato giù le prime idee in vista di un vero e proprio album. Sicuramente cercheremo di rendere più personale il nostro songwriting per riuscire a farci spazio tra la concorrenza di questo genere. Stiamo già lavorando su nuovi brani&#8230;</p>
<p><strong>La scena alternative italiana vanta nomi divenuti celebri anche al di fuori dei nostri confini. Quale pensate sia un esempio da seguire nel vostro caso?</strong><br />
I Lacuna Coil, anche se non rappresentano il nostro genere, hanno saputo farsi spazio (e diremmo anche bene) nel panorama mondiale. A nostro parere, degni di nota sono anche i Linea 77 che hanno avuto i primi consensi in Gran Bretagna.</p>
<p><strong>Il vostro EP esce in formato digitale, una strada battuta da moltissime band oggigiorno. Cosa vi ha spinto a questa soluzione e quali sono i punti a favore?</strong><br />
La scelta è stata dettata dal fatto che il digitale è molto più utilizzato oggigiorno rispetto ai CD fisico. Inoltre sulle piattaforme digitali è possibile ascoltare una volta il pezzo, in modo che l’ascoltatore possa decidere se acquistarlo o meno. <br />
<strong>A voi l&#8217;ultima parola!</strong><br />
Ringraziamo “Sound Magazine” per lo spazio concessoci. Ora è giunto il momenti di farci conoscere il più possibile e lavorare sui nuovi brani.</p>
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]]></content:encoded>
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		<title>Intervista con The PotT</title>
		<link>http://www.soundmagazine.it/blog/2011/12/28/intervista-con-the-pott/</link>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 11:08:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Zardini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[intervista the pott]]></category>
		<category><![CDATA[the pott]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2011/12/the-pott-band-150x150.jpg" alt="" width="54" height="54" />L’esordio dei torinesi The PotT non è passato inosservato a Soundmagazine, particolare e misterioso al tempo stesso. Per saperne di più su questo progetto abbiamo incontrato la band.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-29594" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2011/12/the-pott-band-300x178.jpg" alt="" width="300" height="178" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">28/12/2011</p>
<p>L’esordio dei torinesi The PotT non è passato inosservato a Soundmagazine, particolare e misterioso al tempo stesso. Per saperne di più su questo progetto abbiamo incontrato la band…</p>
<p><em>Domande a cura di Luca Malinverno</em></p>
<p><strong>Fino a un anno fa non vi conosceva praticamente nessuno. Oggi vi presentate con un debutto che non suona certo come il classico disco di una band all’esordio e siete ben recensiti ovunque. Dove sta la fregatura?</strong><br />
<strong>Emanuele</strong>: Siamo dei perfezionisti maledetti. Non che questo disco sia perfetto, ma generalmente siamo i primi nemici di noi stessi, quindi finché una cosa non è venuta come diciamo noi, non esce. Ci siamo concentrati molto sul nostro sound e volevamo iniziare a costruire la nostra carriera con un mattoncino ben confezionato e inserito nel giusto spazio… E poi ci facciamo abbastanza gli affari nostri, quindi non è che andiamo cercando chissà quali dinamiche pur di far girare il nostro nome. Vogliamo lavorare e basta, e con questo tipo di atteggiamento tracciare il nostro percorso.<br />
<strong>Simone:</strong> I giudizi espressi sul nostro operato sono stati molto positivi finora. Di solito quando tutto va bene “c&#8217;è sempre il trucco”. In realtà questa volta no: ci siamo tirati su le maniche; abbiamo inciso un LP rimpinzandolo di tutto ciò che ci piace e curando maniacalmente non solo l&#8217;aspetto musicale, ma anche quello estetico e soprattutto quello semantico; lo abbiamo mandato in stampa e abbiamo cominciato a scriverne un altro, godendoci nel frattempo le gustose sorprese che ogni nuova recensione ci propone. Siamo ben consci del fatto che non va così per la maggior parte delle band, ma lo siamo altrettanto del mazzo che ci siamo fatti (se permetti il francesismo). A essere onesti non vedo alcuna fregatura, solo meriti alla portata di chiunque voglia impegnarsi seriamente in quello che fa.<br />
<strong>Manuele</strong>: Eh eh&#8230; nessuna fregatura, giuro! Ci crediamo molto in questo progetto e siamo molto felici di come stia procedendo la promozione. Siamo stupiti e onorati di ricevere tutta questa attenzione e tutte queste recensioni positive, e grazie anche a te per aver detto che “non suona certo come il classico disco di una band all&#8217;esordio”!</p>
<p><strong>Il nome The PotT incuriosisce, ma come tutte le band dall’animo noir evito di chiedervi il significato andando oltre, ossia al titolo del disco “To Those In The Eyes Of God”. C’è qualcosa di mistico dietro alla scelta del titolo e al concept grafico/lirico del disco?</strong><br />
<strong>E</strong>: Sì, penso sia riscontrabile direttamente non solo dal titolo e dal concept grafico, ma proprio dalla nostra musica in generale… Mi auguro. Il fatto che abbiamo voluto mantenere un&#8217;atmosfera mistica che rimanesse costante in ogni aspetto di questo lavoro indica la nostra volontà di far capire come la quotidianità possa essere descritta anche in maniera ritualistica, almeno secondo la nostra visione delle cose. Conferire sacralità a un gesto di tutti i giorni lo rende per certi versi più facile da analizzare, come se fosse sotto una lente d&#8217;ingrandimento. Tutto ciò di cui parliamo all&#8217;interno del disco è perfettamente immanente, solo ammantato da quest&#8217;aura ascetica che, nel nostro caso, rende più facile presentare questi contenuti.<br />
<strong>S</strong>: Il mistico serve il terreno. Ogni richiamo religioso/mistico è un mezzo di rappresentazione tramite il quale puntiamo a descrivere la realtà concreta della società che ci ingloba.</p>
<p><strong>Musicalmente parlando avete dimostrato di essere adepti della scuola Nine Inch Nails/Tool, lasciando poi un velato alone 80s ai brani. Siete partiti come duo per poi diventare una band a più elementi e proprio per questo mi chiedevo quanto fosse stato difficile trovare musicisti che arrivassero a comprendere alla perfezione le vostre idee tutt’altro che banali…</strong><br />
<strong>E</strong>: Ti ringrazio. Più che difficile è stato letteralmente impossibile trovare altri musicisti… Un po&#8217; per la &#8220;stranezza&#8221; della nostra proposta, che probabilmente era ancora meno accessibile di quanto si possa sentire oggi, e un po&#8217; per il fatto che, pur non essendocelo mai detto, forse io e Simone stavamo anche bene per i fatti nostri nella realizzazione di queste tracce… Quindi l&#8217;introduzione di nuovi elementi l&#8217;avremmo probabilmente vissuta come una sorta di intrusione piuttosto che un&#8217;integrazione. Non so, è solo una supposizione comunque. Poi, chissà per quale strano intreccio della vita, abbiamo incrociato Manuele e a lui la nostra musica è piaciuta da subito: per quanto migliorabile, a tratti stentata e raffazzonata, è riuscito a vederci qualcosa di viscerale e fortemente comunicativo. Da questo siamo partiti, e oggi ne potete sentire i risultati. Per fortuna.<br />
<strong>S</strong>: Non è stato facile infatti. Abbiamo avuto una buona dose di fortuna, ma si tratta di gocce in un mare fatto invece di impegno e pazienza. In ogni caso, lo scambio non è stato univoco, ci tengo a precisarlo: abbiamo tutti imparato qualcosa l&#8217;uno dall&#8217;altro e spero continueremo a farlo.<br />
<strong>M</strong>: Guarda, l&#8217;incontro è stato completamente casuale. Nel 2010 io lavoravo presso un altro studio a Torino, e Simone stava registrando un EP da noi con un altro progetto. Un giorno, durante i mix, mi ha portato un provino di questo duo, i The PotT: era “Alice”, mi piaceva e ci lasciammo dicendoci di provare a fare qualcosa insieme. Verso luglio conobbi Emanuele e lavorammo a una versione embrionale di “Showing Muscles”. Mi piaceva molto l&#8217;idea di ritornare a lavorare con l&#8217;elettronica, visto che anni fa Fabio, Simone Roseo e io, infatti, suonavamo in una band industrial; così parlammo tutti e 5 insieme di questa possibilità di unire le due band, la cosa ci è piaciuta, ed è nato “To Those&#8230;”</p>
<p><strong>Il fatto di proporvi in lingua inglese non vi ha però negato la possibilità di tornare in un occasione alla madrelingua. A cosa dobbiamo la scelta di questo mix a livello di linguaggio?</strong><br />
<strong>E</strong>: Ti dirò, tutta questa attenzione sulla lingua non la capisco. Il 90% delle persone non ascolta quello che cantiamo e non ha voglia di leggersi il testo, per cui che io parli di Teletubbies così come di fabbricazione di sedie in Uzbekistan non cambia molto… Per quanto riguarda il mix idiomatico, si è manifestato naturalmente… Simone ha scritto questo pezzo in italiano, a noi è sempre piaciuto molto e l&#8217;abbiamo messo nel disco, anche perché segue perfettamente la linea tracciata dal resto delle canzoni. Che sia cantato in italiano o aramaico non cambia… Per noi intendo.<br />
<strong>S</strong>: Temo non ci siano grandi spiegazioni metafisiche del fenomeno&#8230; Una sera ero particolarmente affetto da ciò che mi piace chiamare “nausea sociale”. Così ho preso il mio microfono da due soldi e in piena notte ho cantato sottovoce per non far casino, tutto d&#8217;un fiato, le parole scorrevano come se le avessi sempre avute in testa. “Alice” è stata scritta in dieci minuti o giù di lì. Poi l&#8217;idea di tenere un brano in italiano ci è sembrata utile, oltre che coraggiosa.<br />
<strong>M</strong>: Emanuele e Simone sono veramente bravi in inglese… Hanno una grande padronanza della lingua e sono ottimi parolieri. Quando hai un cantante che scrive così, e hai un&#8217;ottima pronuncia inglese, credo che la scelta di usare quella lingua sia quasi obbligatoria. Alice è nata così, e così doveva essere. Prediligiamo l&#8217;inglese, ma se c&#8217;è bisogno dell&#8217;italiano, si usa la nostra lingua.</p>
<p><strong>Visto il vostro mood vecchia scuola andrò contro corrente chiedendovi i 5 migliori dischi electro rock del 2011.</strong><br />
<strong>E</strong>: Non ascolto abbastanza dischi di quel genere per poter fare una classifica… In più non è che sia bravo in questo genere di cose. Comunque ci provo, ma sappi che sono i cinque migliori in assoluto e soprattutto in ordine sparso: And So I Watch You From Afar &#8211; Gangs, Bruce Lamont &#8211; Feral Songs For The Epic Decline, Liturgy &#8211; Aesthethica, Scott Matthews &#8211; What The Night Delivers… e Ulver &#8211; Wars Of The Roses. Che fatica…<br />
 Il fatto di autoprodursi in parte cosa comporta (nel bene e nel male) oltre all’esborso monetario?  E: Che si pagano le conseguenze dei propri errori così come si gode dei propri meriti nella stessa egual misura; e i soldi che guadagni tornano direttamente a te, senza nessun filtro. In un certo senso è più stimolante così rispetto ad avere le spalle coperte da un&#8217;etichetta che più che sostenerti tende a &#8220;possederti&#8221;. Ad esempio, se ci togliessero la libertà di comporre liberamente la nostra musica forti della nostra firma sul loro contratto, per noi sarebbe un assoluto dramma e non riusciremmo a tirare fuori niente di cui potremmo ritenerci fieri. Quindi ben vengano etichette che ti lasciano libero di lavorare, fidandosi delle tue capacità e del tuo buon gusto, decidendo di aiutarti veramente. Penso che non abbiamo deluso nessuno.<br />
<strong>S</strong>: Credo ci siano quasi solo aspetti positivi. I lati negativi sono sostanzialmente due: il costo e, da un punto di vista più artistico, il rischio di chiudersi in sé stessi e non riuscire ad accogliere nuovi input dall&#8217;esterno. Ma, con un po&#8217; di attenzione e lungimiranza, l&#8217;autoproduzione è l&#8217;unica strada per concepire un prodotto genuinamente proprio, in tutto e per tutto. È triste, ma è così.<br />
<strong>M</strong>: Tanto, tanto, tanto impegno, costanza e sacrificio, ma anche, e soprattutto, tanto divertimento. Moltissime band ormai scelgono o sono costrette a intraprendere questo percorso obbligato. Noi l&#8217;abbiamo scelto, non lo rimpiangiamo e siamo felicissimi di aver firmato con Sinusite, che ha creduto in noi da subito. Detto questo però, sarei un&#8217;ipocrita se non ti dicessi che comunque non rifiuterei una produzione (a livello esclusivamente economico) da parte di una etichetta “major”. Abbiamo lavorato molto sulla produzione di questo disco, 4/5 mesi, e poi l&#8217;abbiamo realizzato nel giro di una settimana; l&#8217;autoproduzione ha questo enorme limite, il “low budget”, ma ha anche l&#8217;enorme vantaggio di lasciarti una completa autonomia in fase di scrittura e composizione. E scusa se è poco! </p>
<p><strong>Sinusite Records pur non essendo nota ai più sta pubblicando lavori di buona qualità. Come siete arrivati al contatto con questa piccola realtà e quali sono i progetti in cantiere con essa?</strong><br />
<strong>E</strong>: Su Facebook vidi che c&#8217;era questa possibilità dopo aver visto che Francesco Valente de Il Teatro Degli Orrori avrebbe pubblicato un suo side-project per la Sinusite (onestamente non so che fine abbia fatto questo lavoro)… Così decisi di mandare le nostre canzoni e sono piaciute… Tutto qua, da lì in poi abbiamo iniziato a collaborare ed è sempre andato tutto bene nei nostri rapporti, anche perché lavorano bene e sanno scegliere in maniera intelligente. I progetti in cantiere con essa sono che adesso si cerca di far fruttare questo nostro disco in modo da ripagare anche il loro sforzo economico… E in futuro vedremo cosa succede. Comunque sia, sarò loro eternamente grato per l&#8217;enorme possibilità che ci hanno dato.<br />
<strong>S</strong>: Va a Emanuele il merito di aver scoperto questa piccola realtà che continua a crescere. È stato importante firmare con loro perché ci ha dato quella spinta di cui avevamo bisogno per decidere di concretizzare il sogno del disco.</p>
<p><strong>Oggi ogni band per poter vivere deve suonare il più possibile, ma si sa, per una band all’esordio non è semplice trovare posti in cui esibirsi, soprattutto di questi tempi. Quali sono le vostre idee e progetti in merito?</strong><br />
<strong>E</strong>: Sono dell&#8217;idea che ce la faremo a trovare locali validi che credano nella buona musica… Sono inguaribilmente ottimista. Ti posso dire che stiamo cercando di strutturare il nostro tour promozionale e sicuramente si stanno profilando interessanti novità… Ma ogni notizia a tempo debito.<br />
<strong>S</strong>: In realtà una band, volendo, potrebbe suonare quasi ogni giorno. Il problema è che lo farebbe gratis. Trovare posti disposti a pagare una band è un&#8217;impresa, sono sempre meno diffusi e più sprovvisti di strumentazione&#8230; Purtroppo anche appoggiarsi a una booking agency non garantisce di entrare in un certo giro. Credo si tratti, come al solito, del magico cocktail “Impegno e fortuna”. Per ora ci siamo presi più sbronze con questo drink, speriamo di prenderci l&#8217;ennesima anche sul fattore live.<br />
<strong>M</strong>: Come chiunque suoni, vogliamo fare un milione di date… Ma hai perfettamente ragione, è molto difficile. Il locale vuole sapere se gli porti gente, affittare il furgone e viaggiare hanno costi elevati, la strumentazione va sempre riparata, sostituita… Però sai che c&#8217;è? Che quando sei sul palco e dai tutto quello che hai, va bene così! A parte questo, Emanuele sta cercando di tirare fuori un po&#8217; di date per il 2012… Chi vivrà vedrà!</p>
<p><strong>A voi la chiusura!</strong><br />
<strong>E</strong>: Seguiteci sulla nostra fanpage su Facebook (<a href="http://www.facebook.com/The.PotT.music">http://www.facebook.com/The.PotT.music</a>) per rimanere aggiornati su tutti i nostri movimenti e grazie a te, Luca, per l&#8217;intervista e a Soundmagazine per lo spazio concessoci.<br />
<strong>S</strong>: Cercateci e ascoltateci. La nostra musica è liberamente scaricabile da bandcamp: potete stabilire voi il prezzo, anche gratis. Vi si richiede solo la fatica di essere curiosi. Grazie a SoundMagazine, grazie a voi che avete letto, grazie a chi si precipiterà su bandcamp per ascoltare la nostra musica e molte grazie a chi ci reputerà degni di un supporto finanziario che male non fa. Ciao!</p>
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		<title>Intervista con unòrsominòre.</title>
		<link>http://www.soundmagazine.it/blog/2011/11/24/intervista-con-unorsominore-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 10:42:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Valentina Zardini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista unòrsominòre]]></category>
		<category><![CDATA[la vita agra]]></category>
		<category><![CDATA[Unòrsominòre]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2011/11/unorsominore-pk1-150x150.jpg" alt="" width="54" height="54" />Sound Magazine ha nuovamente il piacere di intervista unòrsominòre, cantautore veronese che ha da poco pubblicato il nuovo disco "La vita agra" per Lavorare Stanca.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-28811" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2011/11/unorsominore-pk1-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">24/11/2011</p>
<p>Sound Magazine ha nuovamente il piacere di intervistare <strong>unòrsominòre</strong>, cantautore veronese che ha da poco pubblicato il nuovo disco &#8220;<strong>La vita agra</strong>&#8221; per Lavorare Stanca.</p>
<p><em>Domande a cura di Andrea Broggi<br />
</em><br />
<strong>Cominciamo con le presentazioni che c’ho sto pallino dei nomi e mi piacerebbe capire il perché del tuo. Perché unòrsominore. tutto minuscolo, tutto attaccato e col punto finale?</strong></p>
<p>Perché richiede impegno e attenzione, per disorientare un po&#8217;, perché è diverso dagli altri; o per lo meno lo era quando ho iniziato, cinque o sei anni fa. Non c&#8217;era questa invasione di bestie nell&#8217;indie italiano. Adesso con tutti i quadrupedi e i plantigradi in giro mi sa che cambio pseudonimo. Mi ricorda l&#8217;invasione di nomi di donna nella scena degli anni 2000. Bah, tutto passa.<br />
 <br />
<strong>Il tuo ultimo album &#8220;La vita agra&#8221; parla di questo presente. Cosa vedi?</strong></p>
<p>Quello che vedo l&#8217;ho scritto e cantato: un paese stravolto, sconvolto, abbruttito nel suo intimo da decenni di corrosione della cultura, dello spirito critico, della tensione morale, e generazioni di padri e di figli distratti e superficiali e smemorati. Il 12 novembre scorso è cambiato qualcosa, è finita un&#8217;epoca ed è caduto un simbolo, ma l&#8217;epoca nuova di serenità e progresso è ben di là da venire. Le radici del disastro nel quale viviamo ormai da troppo tempo affondano nella storia di questa nazione. Questa liberazione, diversamente da quella del &#8217;45, non porta con sè la voglia di ricominciare a ricostruire; siamo tutti stanchi, sfiduciati, non ci aspettiamo niente di nuovo. La mia generazione è cresciuta con l&#8217;imperativo categorico di rinunciare a credere, a sperare di cambiare qualcosa; &#8220;ci hanno preso tutto&#8221; e non vedo spiragli di sorta, nel futuro. La sinistra non esiste più da anni, l&#8217;Italia era e resta un paese di destra più o meno criptica, populista e ignorante, con o senza il tirannuccio in prima persona sullo scranno. E circa le nuove generazioni, direi che Manuel Agnelli la cantava giusta già una quindicina d&#8217;anni fa, e la situazione non è migliorata, anzi.</p>
<p><strong>E il mondo discografico, invece, come ti appare?</strong></p>
<p>Se parli del mondo indie, direi per lo più un mondicino piccino tutto teso a vivacchiare di cosine piccine; una piccola rete di amicizie e favori personali, esattamente come ogni altro settore. Per carità, esistono le eccezioni, ci mancherebbe. E comunque ovviamente io parlo solo per invidia. Del mondo major non posso parlare perché non lo conosco direttamente, ma mi pare che abbia sempre meno a che fare con la musica e sempre più con altre faccende.<br />
 <br />
<strong>“Le parole sono importanti”, quanto lo sono per te e da quali letture o esperienze o modi di sentire nasce la tua poetica?</strong></p>
<p>Lo sono assai, e mi piace pensare presuntuosamente che si intuisca nelle cose che scrivo e canto. Forma e sostanza non sono scindibili, &#8220;chi parla male pensa male e vive male&#8221; e chi scrive male difficilmente parla bene. Non è solo il godimento estetico di leggere e ascoltare costruzioni verbali piacevoli, c&#8217;è anche la necessità di essere chirurgici e spietati con le parole, per dire esattamente quello che va detto, per non lasciare spazio a formulazioni deboli &#8211; sia che si scelga di non essere ambigui, sia che si scelga di esserlo, il che è solo una questione stilistica. L&#8217;importante è avere coscienza di quello che si scrive e si dice. Letture: circa l&#8217;uso delle parole, direi Borges, su tutti; e poi Eco, Buzzati; Bulgakov. Ma metti anche Moretti, ovviamente, anche se non scrive romanzi.</p>
<p><strong>Questo disco segna un’ulteriore crescita rispetto ai precedenti lavori, sia dal punto di vista degli arrangiamenti che delle tematiche proposte. Quando hai cominciato a scrivere “La vita agra” e come si sono sviluppati i pezzi?</strong></p>
<p>Ho iniziato a scrivere le canzoni per questo disco molto tempo fa, un paio di anni almeno. E&#8217; stato un processo lungo e complicato, non è il tipo di canzoni che sono sempre stato abituato a scrivere e quindi ho dovuto e voluto limare e sistemare ogni dettaglio. Poi cercare i suoni e le soluzioni musicali giuste per quelle parole è stato altrettano difficile, e in questo ho ricevuto un enorme aiuto da Fabio. Ho cercato, sia nelle parole che nelle musiche, di evitare stereotipi di genere e cercare di non scadere in ovvietà. Non tutti sono convinti che ci sia riuscito, ma era preventivato. Alla fine, per aggiungere complicazioni alle complicazioni, ho deciso di registrare tutto da solo suonando tutti gli strumenti. E&#8217; stato divertente.<br />
 <br />
<strong>Cinismo, rabbia, voglia di reagire, disillusione… quali sono gli stati d’animo che hai riversato in questo disco?</strong><br />
 <br />
Molta rabbia, sì, e molta disillusione, ma sempre cercando di filtrarle attraverso uno sguardo il più possibile razionale. Ho cercato di evitare sfoghi emotivi, anche quando urlo lo faccio con coscienza.<br />
Il cinismo fa parte di me ma non credo si avverta troppo in queste canzoni, mi sa che tendo più a dare voce al mio idealismo romantico (per quanto pessimista) nella musica, per poi essere cinico e fastidioso nella vita di ogni giorno. Circa la voglia di reagire, in Celluloide sono abbastanza esplicito a riguardo: &#8220;Se cambiare qualcosa è impossibile, a cosa ci può servire la voglia di fare?&#8221;. La voglia magari c&#8217;è anche, è il metodo che manca.</p>
<p><strong>Ci sono state altre possibilità musicali o precisi momenti in cui hai pensato di dover cercare nuove esperienze oppure dal momento in cui hai aperto questa nuova parentesi artistica ogni ripensamento ha trovato soddisfazione in ciò che stavi riuscendo a creare?</strong><br />
 <br />
No, hai voglia, decine di ripensamenti, continuamente. Ogni giorno, anche oggi. Sono un insicuro e non sono mai del tutto convinto delle mie scelte. Per questo lavoro poi, avendo deciso per scelta e per necessità di virare significativamente rispetto alle cose passate, i dubbi e le incertezze sono stati numerosissimi. Però posso dire che alla fine la soddisfazione è maggiore rispetto ad ogni altra mia esperienza passata in ambito musicale. Mi sembra di aver fatto, insieme e grazie a Fabio, il meglio che si potesse fare.</p>
<p><strong>Ci sono musicisti o gruppi italiani che godono della tua manifesta stima?</strong></p>
<p>Come no, e anzi grazie che me lo chiedi, così per una volta non sembro l&#8217;eterno insoddisfatto di tutto. Fra i cosiddetti indipendenti mi piacciono Il teatro degli orrori, Offlaga disco pax, Ministri, Non voglio che Clara. Meno noti ma bravissimi: Dilaila, Bancale, Misachenevica. Poi ci sono quelli veri, ma lì è un altro discorso, no? <img src='http://www.soundmagazine.it/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
 <br />
<strong>Quanto pesa una tua canzone e quale del tuo ultimo album senti ti appartenga di più?</strong><br />
 <br />
Quanto pesa per chi? Per me parecchio, troppo probabilmente; per gli altri dipende, non saprei. Immagino non molto, altrimenti vivremmo in un paese migliore. Circa le canzoni, ce ne sono due o tre a cui sono molto legato: Celluloide, La vita agra II, Ci hanno preso tutto. Sono forse fra le meno immediate, e fra le più dirette, e cupe. Fosse stato solo per me forse il disco sarebbe stato tutto su quei toni, ma il mio produttore non ha voluto sentire ragioni e ha esatto il singolo ballabile.</p>
<p><strong>Quali sono i tuoi programmi prossimi?</strong></p>
<p>Suonare un po&#8217; in giro, dove si riesce a farlo.</p>
<p><a href="http://www.unorsominore.it/">www.unorsominore.it</a></p>
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		<title>Intervista con Our Time Down Here</title>
		<link>http://www.soundmagazine.it/blog/2011/11/02/intervista-con-our-time-down-here/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 11:19:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>michael</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista our time down here]]></category>
		<category><![CDATA[midnight mass]]></category>
		<category><![CDATA[our time down here]]></category>
		<category><![CDATA[our time down here interview]]></category>

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		<description><![CDATA[<img src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2011/11/our-time-down-here-150x150.jpg" alt="" width="54" height="54" />La redazione di Sound Magazine incontra i Our Time Down Here, uno dei nomi caldi della scena hardcore punk inglese. Nati come veloce gruppo hardcore senza compromessi, la band ha affinato il proprio sound negli anni.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-27976" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2011/11/our-time-down-here-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right">02/11/2011</p>
<p>La redazione di Sound Magazine incontra i <strong>Our Time Down Here</strong>, uno dei nomi caldi della scena hardcore punk inglese. Nati come veloce gruppo hardcore senza compromessi, la band ha affinato il proprio sound negli anni, diminuendo la velocità in favore di aperture melodiche (senza perdere intensità) che hanno fatto fare ai cinque inglesi il salto di qualità. Hanno all&#8217;attivo due ep e un album, più il nuovo album &#8220;<strong>Midnight Mass</strong>&#8221; in dirittura d&#8217;arrivo.<br />
Risponde alle nostre domande il cantante Will Gould.</p>
<p><strong>Ciao ragazzi, è un piacere avervi qui su Sound Magazine. Vorreste presentarvi ai nostri lettori?</strong><br />
W: Hey, siamo i Our Time Down Here, un gruppo punk rock dalla costa sud dell&#8217;Inghilterra. Mi chiamo Will e canto.</p>
<p><strong>Ancora qualche mese e il vostro secondo album &#8220;Midnight Mass&#8221; sarà nei negozi. Vorresti parlarcene un po&#8217;?</strong><br />
W: Volentieri. E&#8217; un disco totalmente diverso da quanto abbiamo fatto in passato. E&#8217; molto più cupo, molto concettuale di quanto mai lo sia stato prima e penso che molte delle idee che abbiamo avuto mentre componevamo &#8220;Last Light&#8221; sono state sviluppate e maturate. Abbiamo anche smesso di ascoltare hardcore quando siamo a casa, perchè praticamente suoniamo ogni concerto con gruppi hardcore. Non sto dicendo che non ne facciamo più parte! Le nostre radici sono ben ancorate nel genere, ma per noi è diventato un po&#8217; troppo convenzionale negli ultimi anni. Ci sono grandissimi gruppi hardcore in Inghilterra, ma penso che la gente e noi amiamo così tanto gruppi come More Than Life, Attack! Vipers! e Kerouac perchè offrono qualcosa in più rispetto a parti mosh cucite assieme. La gente si lega a questi gruppi contemporaneamente in modi diversi. Siamo riusciti a far cantare il nostro amico Thom (Kerouac) su un pezzo del nuovo album intitolato &#8220;The Reckoning&#8221;, ne siamo davvero entusiasti.<br />
C&#8217;è da dire che avendo suonato canzoni hardcore velocissime per molto tempo, ora sembriamo un gruppo hardcore che suona pezzi pop punk, perchè manteniamo quelle influenze. Molti dei pezzi più lenti e soft del disco sono stati messi assieme da vecchi pezzi di chitarra che Ian aveva scartato quando suonava nel gruppo youth crew Take Em Out (cercateli su myspace). Mi ha fatto sentire alcuni demo sul suo portatile e gli ho detto: &#8220;Hey, posso cantare su questo&#8221;, e da li abbiamo messo assieme una canzone prendendo spunti qua e la.<br />
Ho detto qualche volta che se l&#8217;album dei Green Day è una &#8220;punk rock opera&#8221; vorrei che questo disco venisse riprodotto come una &#8220;punk rock school play&#8221;, con scenografie fatte a mano, mamme che fanno costumi e dove il pubblico si siede su quelle sedie di plastica verde. Perchè è stato creato con un piccolo budget da un gruppo che ha creduto tantissimo in questo progetto e ci ha speso molto tempo, spesso gratis. Per esempio, prendendo spunto dai Dead Man&#8217;s Bones di Ryan Gosling, abbiamo allestito un coro di bambini composto dalla nipote di Greg OTDH e i suoi compagni di scuola. Avevo una grande lavagna bianca, ho scritto le parti e mi sono seduto cantando loro le parti: hanno fatto un lavoro magnifico cantandomi le parti da registrare.<br />
Neil Kennedy ha questo tipo di energia eccitante che porta anche te a tirare fuori il massimo possibile da ogni canzone, è contagioso e dopo aver passato lui stesso anni a suonare in gruppi punk rock, il suo apporto all&#8217;album è stato impagabile. Personalmente lo considero uno dei migliori produttori con cui lavorare al momento.<br />
Di base è un disco pop punk che parla di cose reali, con un unico messaggio su tutto come nel passato. Anche se ci sono substrati più cupi che sono essenziali per la narrazione, abbiamo lavorato sodo perchè non catalizzassero tutta l&#8217;attenzione.<br />
Penso di aver esagerato con questa risposta haha.</p>
<p><strong>Da quando avete pubblicato il vostro primo ep c&#8217;è stata una grandissima maturazione nel songwrtiting del gruppo, da canzoni hardcore veloci e grezze a pezzi più melodici. E&#8217; una crescita naturale o semplicemente vi siete stufati di suonare sempre le stesse cose? O avete voluto provare qualcosa di nuovo?</strong><br />
W: Ian ed io componiamo molti dei pezzi per il gruppo mentre stiamo nella baracca dove dorme, nella casa popolare di sua mamma a Romsey. Veramente non riesco a spiegare il chaos in casa di Ian senza rendergli giustizia. Abbiamo avuto un&#8217;annata davvero pesante mentre stavamo scrivendo i pezzi e penso che per quest album in particolare, nel mezzo di tutto quello che ci stava succedendo, ci ha spinto a comporre in modo più melodico e affrontare le cose in modo introspettivo e discreto con le parti più heavy, piuttosto che un disco incazzato e rabbioso. Abbiamo giocato molto sulle dinamiche in modo che i pezzi, veloci o lenti, abbiano un senso e siano più significativi. Ho sempre faticato a fare un disco dove le canzoni sono totalmente arrabbiate o totalmente positive. Chiedete a qualsiasi gruppo e vi dirà come andare in tour fa diventare tutti un po&#8217; bipolari, penso che la nostra musica sia cresciuta per riflettere meglio questa cosa. Molte canzoni sono rabbiose, ma sono anche per cuori infranti, disilluse, apatiche e alcune ottimiste. E&#8217; stato un processo naturarle, ho sempre avuto l&#8217;idea di fare il disco in questo modo. Non riesco ad immaginare anche come qualcuno voglia che riscriviamo un disco che abbiamo già fatto, siamo fieri del nostro passato ma mi sentirei miserabile a dover scrivere nello stesso modo per sempre!</p>
<p><strong>Il vostro precedente ep &#8220;Last Light&#8221; è stata una grandissima sorpresa appena è uscito. Tutto sembra così perfetto in quell&#8217;ep. Avete mai pensato di scrivere qualcosa di così grandioso mentre lo stavate componendo?</strong><br />
W: Grazie davvero! E&#8217; molto gentile da parte tua. Direi proprio di no: ricordo che è stato davvero difficile per me registrare le parti vocali, perchè la mia voce era troppo stanca a causa dei numerosi tour fatti al tempo. Abbiamo dovuto registrare anche di notte per avere tempo in studio. Mi ha fatto venire in mente il modo in cui i Misfits hanno registrato &#8220;Static Age&#8221; al loro tempo, probabilmente in modo molto meno figo. Steve Bega, il tecnico del suono, è stato davvero paziente con me,  è una delle mie persone preferite. Seriamente, il nostro gruppo è davvero fortunato ad avere gente che si sacrifica per noi. Vorrei sentire che quello che è successo ora è che abbiamo fatto un deciso passo in avanti da quello che avevamo iniziato con l&#8217;ep.<br />
Il mio amico Phil dei Fights And Fires, una volta in tour mi ha detto che aveva già percepito che stavamo andando con quelle idee, con il nuovo album ci siamo decisamente focalizzati sul suono. E&#8217; stato un grande complimento, e posso solo sperare che sia vero.</p>
<p><strong>Quali sono le vostre influenze più grosse come gruppo? Cioè artisti/gruppi che vi hanno influenzato o vi influenzano ancora?</strong><br />
W: Posso solo parlare personalmente, ma penso che abbiamo influenze punk rock di gruppi come Lifetime, Jawbreaker, Hot Water Music, The Bouncing Souls. Personalmente sono stato spesso etichettato come goth kid perchè amo gruppi come The Cult, The Damned, Sisters Of Mercy, The Cure, ma se devo essere sincero amo la musica con risvolti teatrali, specialmente se di natura punk rock. Mi piace molto anche la musica pop, mentre ti sto rispondendo sto ascoltando Fisherman&#8217;s Blues dei The Waterboys haha. E anche se probabilmente è davvero evidente, consumiamo AFI e Alkaline Trio più di ogni altro gruppo quando siamo in furgone.</p>
<p><strong>Recentemente il vostro batterista Chris ha lasciato il gruppo. E&#8217; stata una decisione sofferta? Avete trovato un nuovo batterista stabile?</strong><br />
W: E&#8217; stato terribile e non è stata per niente una nostra decisione! E&#8217; uno dei nostri amici più cari ma sfortunatamente non riusciva più ad andare avanti. Andare in tour è come una tempesta che ti strappa dalle relazioni/situazioni finanziarie/vita e scaglia la gente in posti completamente diversi, penso che Chris abbia raggiunto un punto dove non poteva più giustificare il fatto di dover rinunciare a tutto. Ed è completamente capibile considerando quanto sia ridicolo: non è perchè non gli frega più di noi o del gruppo, ma è tutto quello che ne è conseguito. Ha avuto un grandissimo impatto nella mia vita e lo rispetto come persona e le sue decisioni. Nonostante sia stata una decisione che ci ha spezzato il cuore, abbiamo fortunatamente trovato il nostro nuovo batterista Shane. Considerate le circostanze, siamo riusciti ad atterrare sui nostri piedi.</p>
<p><strong>Parlando dell&#8217;Europa, quali sono le principali differenze con la scena inglese?</strong><br />
W: La scena inglese è molto più legata rispetto ai ragazzi in Europa, ovviamente è dovuto al fatto che la ci sono scene più piccole sparse in paesi completamente diversi. Da quando il gruppo si è formato, visitare l&#8217;Europa è stata sempre una delle mie cose preferite da fare. Sono tutti davvero amichevoli e accoglienti, ci sono molte meno pretese e siamo trattati davvero bene in ambienti di cui magari non conosci neanche una parola della lingua locale. E&#8217; sempre umiliante. Una delle mie cose preferite nella vita è conoscere persone nuove e sentire le loro storie, andare in tour in Europa me ne da la possibilità, quindi sono sempre contento di essere li!</p>
<p><strong>Quali sono i vostri progetti futuri? Avete tour in programma?</strong><br />
W: Vogliamo stare tranquilli per un po&#8217; di mesi in modo da raccogliere un po&#8217; di soldi, ma ci sono stati offerti dei concerti a cui non abbiamo potuto rifiutare. Non andremo in tour per un bel po&#8217;. Prossimo anno, invece, torneremo on the road per supportare il nuovo album, e non vediamo l&#8217;ora di tornare in Europa e rivedere i nostri amici.</p>
<p><strong>Siamo giunti alla domanda classica. C&#8217;è qualche gruppo che vorreste pubblicizzare consigliandolo ai nostri lettori?</strong><br />
W: Ah, non saprei da dove iniziare, ci son tanti gruppi interessanti in Inghilterra al momento! C&#8217;è una band di Norwich che si chiama ManBearPig (<a href="http://www.facebook.com/pages/Manbearpig/130465853679173">http://www.facebook.com/pages/Manbearpig/130465853679173</a>) che adoriamo e offrono qualcosa di speciale alla scena inglese.  C&#8217;è un altro gruppo, dal Galless, che si chiama Forrest (<a href="http://www.facebook.com/Forrestsouthwales">http://www.facebook.com/Forrestsouthwales</a>) che consigliamo. I Grader di Aberdeen sono grandiosi e sono uno dei nostri gruppi hc preferiti di queste parti ((<a href="http://www.facebook.com/GraderMusic">http://www.facebook.com/GraderMusic</a>). Uno che ha avuto un grande impatto su di noi è The Lion And The Wolf (<a href="http://www.facebook.com/thelionandthewolf">http://www.facebook.com/thelionandthewolf</a>), ascoltiamo i suoi dischi tutto il tempo, la sua canzone &#8220;Ghost On Trinity&#8221; è davvero stupenda. Potrei andare avanti ancora, ma penso che se ne consiglio pochi li andate a sentire di sicuro!</p>
<p><strong>Bene ragazzi, grazie per aver avuto il tempo di rispondere alle nostre domande. Volete aggiungere qualcosa?</strong><br />
W: Grazie davvero per il tuo tempo! Spero che tutti daranno un ascolto al nostro disco nei prossimi mesi e si prepari per grandi cose. Seguiteci su Facebook per aggiornamenti! (<a href="http://www.facebook.com/ourtimedownhere">http://www.facebook.com/ourtimedownhere</a>)</p>
<p style="text-align: center"><img class="aligncenter size-medium wp-image-27976" style="margin-top: 5px;margin-bottom: 5px" src="http://www.soundmagazine.it/wp-content/blogs.dir/1/files/2011/11/our-time-down-here-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></p>
<p><strong>Hey there dudes, it&#8217;s great to have you here on Sound Magazine. Would you like to introduce yourselves to our readers?</strong><br />
W: Hey dude, we&#8217;re Our Time Down Here a punk rock band for the south coast of the UK. My name is Will and I sing.</p>
<p><strong>A few months and your second album &#8220;Midnight Mass&#8221; will hit the stores. Would you like to talk about it?</strong><br />
W: Yeah totally, It&#8217;s a completely different type of record to what we&#8217;ve done in the past. It&#8217;s a lot darker, more concept driven than ever before and I guess some of the theatrical ideas we had when approaching writing &#8216;Last Light&#8217; have been expanded and matured on too.  We also kinda of stopped listening to hardcore as much when we were at home as we play with hardcore bands practically every night.?That&#8217;s not to say we&#8217;re not into it! we&#8217;re deeply rooted in that scene but it&#8217;s all just become a little formulaic for us in the last few years. ?There are some amazing Hardcore bands in the UK, but I think there&#8217;s a reason other people and ourselves love bands like More Than Life, Attack! Vipers! and Kerouac to such a degree, they&#8217;re very different bands offering something more than a series of sewn together mosh parts. People connect with these bands in a different way altogether.?We actually managed to get our friend Thom (kerouac) to come in and sing on a song called &#8216;The Reckoning&#8217; for the album, we were stoked.?It seems to me though, where we have been writing fast hardcore songs for so long, we still sound like a hardcore band writing pop punk songs, as we retain some of those sensibilities.?Even some of the slowest/softest songs on the record, were actually put together from pieces of guitar work Ian had left over from his old youth crew band &#8216;Take &#8216;Em Out&#8217; (myspace them). He&#8217;d play the old demos to me on his laptop and i&#8217;d go &#8216;hey I can sing over that&#8217;, and we&#8217;d put a song together there and then.?I&#8217;ve said a few times that if the Green Day record was a &#8216;Punk Rock Opera&#8217; that I&#8217;d hope this would translate as a &#8216;Punk Rock School Play&#8217;, with hand painted sets, mums making costumes and  where the audience sits on those green plastic chairs.?Because everything was created on a tiny budget by a group who really believed in the project and worked over time to get it right, often for free. ?For example, in the vein of Ryan Goslings band Dead Mans Bones we managed to get a children&#8217;s choir made up of Greg OTDH&#8217;s niece and her school friends to come sing. ?I had a big white board, wrote down the lines and sat there, sang to them parts and then they did an awesome job of singing back the sections for takes.?Neil Kennedy, has this kind of excited energy that makes you want to take the songs as far as you can too, it&#8217;s contagious and after years of playing and touring in punk rock bands himself his contributions for this album were priceless. ?For me he&#8217;s one of the most exciting producers to work with at the moment.?Basically It&#8217;s a pop punk album about real things, with one over all message just like in the past. Though it has a lot of darker undertones that creep up throughout and while they&#8217;re there and kind of essential to the narrative, we worked hard to make sure that they weren&#8217;t the entire focus.?Man I&#8217;ve rambled here haha.</p>
<p><strong>Since you released your first ep there&#8217;s been a massive growing in the band songwriting, from raw and fast hardcore to more melodic songs. Is it a natural progression or you just got bored playing the same old stuff? Or you just want to try something new?</strong><br />
W: Ian and I do a lot of the writing for the band whilst sat in the shed where he sleeps, in his Mums council house in Romsey. I can&#8217;t really explain the chaos of Ian&#8217;s house and do it justice. ?We&#8217;d had a really hard year when we were writing and I think for this album in particular, in the midst of everything going on around us, it pushed us, rather than to write a pissed off angry record, to write a lot more melodically and deal with things by being introspective and tactful with heavier parts.?We&#8217;ve been playing around a lot more with dynamics so that if we do something harder or faster, it makes sense and seems a little more significant.?I&#8217;ve always struggled with doing one record where all the songs are pissed off or really positive anyway. ?Ask any band you know and they will tell you how much being on tour turns everyone a bit bipolar, our music has grown to reflect that now a little more i think.?Some songs are angry, but just as many are heartbroken, disillusioned, apathetic and some optimistic.  ?It&#8217;s a natural thing, I&#8217;ve wanted to make a record in this vein since i can remember.?I also cant imagine why anyone would want us to rewrite a record we&#8217;re already made, we&#8217;re proud of our past but I&#8217;d be totally miserable being forced to write one way forever!</p>
<p><strong>Your previous ep &#8220;Last Light&#8221; was definitely a massive surprise when it first came out. All things seem so perfect on that ep. Did you realize you were making something great during the songwriting?</strong><br />
W: Thanks so much! that&#8217;s so sweet of you to say. Not at all though. I remember recording vocals being really difficult for me because my voice was so road tired from the amount of touring we did at the time.<br />
We had to do night time recording sessions to get studio time. It made me think of the way The Misfits recorded Static Age back in the day, only probably a lot less cool.<br />
Steve Bega who engineered it was very patient with me, he is one of our favorite dudes.<br />
Seriously, our band is so lucky with the amount of people that go out of their way for us.<br />
I&#8217;d like to feel that what&#8217;s happened now is that we&#8217;ve stepped up into the frame we set with that EP a lot more though.<br />
My friend Phil from &#8216;Fights and Fires&#8217; told me once on tour that he felt like before where we were playing around with those ideas, with the new record we&#8217;d properly committed to the sound.<br />
It was a huge compliment and one I can only hope is true.</p>
<p><strong>What are your main influences as a band? I mean artists/bands that inspired and still inspire you guys?</strong><br />
W: I can only speak personally really but, obviously we have the staple punk rock influences like Lifetime, Jawbreaker, Hot Water Music, The Bouncing Souls etc.?Personally i always get told I&#8217;m a massive goth kid because I love The Cult, The Damned, Sisters Of Mercy, The Cure but to be honest I just really dig music with a theatrical edge, especially if it&#8217;s of a punk rock nature. I&#8217;m a big fan of pop music too, as I type this I&#8217;m listening to &#8216;fisherman&#8217;s blues&#8217; by The Waterboys haha.?Also though it&#8217;s probably massively obvious, we rock AFI and The Alkaline Trio probably more than any other bands in the van.</p>
<p><strong>Recently your drummer Chris left the band after your last mainland Europe tour. Was it a tough decision? Did you find a new stable drummer?</strong><br />
W: It was awful and not our decision at all! He is one of our closest friends but sadly he just couldn&#8217;t carry on.?Touring is kind of like a hurricane constantly ripping the shit out of your relationships/financial situations/life and throwing people into completely different places, I think Chris just reached a point where he couldn&#8217;t justify giving up everything anymore. Which is completely understandable considering how ridiculous it is, Its not because he doesn&#8217;t care about us or the band at all, it was just everything that came along with that. ?He&#8217;s had a huge impact on my life and I have a lot of respect for him as a person and his decisions.?Though it was heartbreaking, we&#8217;ve thankfully found somebody who fits the role perfectly in our new drummer Shane. All circumstances considered, we&#8217;ve luckily somehow managed to land on our feet.</p>
<p><strong>Talking about mainland Europe, what are the main differences with the UK scene</strong>?<br />
W: The UK scene is a lot tighter knit than the kids in Europe, obviously that has a lot to do with there being smaller scenes spread out within completely different countries. Since the formation of the band, visiting europe has been one of my favorite things to do. Everyone is super friendly and very welcoming over there, there&#8217;s a lot less pretense and we&#8217;re looked after very well despite being in an environment where you might not even know a word of the language. It&#8217;s always very humbling. ?One my favorite things in my life is getting to meet different people and hearing their stories, touring europe obviously means a lot of that and so I&#8217;m always stoked to be there!</p>
<p><strong>What are your plans for the next future? Any tours programmed?</strong><br />
W: We&#8217;re supposed to be quiet for a few months as we gather up some money, but we&#8217;ve been lucky enough to be offered lots of shows that we couldn&#8217;t refuse. We&#8217;re not properly touring for a while though. Next year however, we&#8217;ll be back hitting the road more intensely with the new record, and we can&#8217;t wait to be back over in Europe again, seeing our friends there.</p>
<p><strong>Classic question time. Is there any band you would like to promote by suggesting it to our readers?</strong><br />
W: Ah I don&#8217;t know where to start, there are so many radical Uk bands at the moment!?There&#8217;s a band from Norwich called ManBearPig (<a href="http://www.facebook.com/pages/Manbearpig/130465853679173">http://www.facebook.com/pages/Manbearpig/130465853679173</a>) who we love and offer something pretty special to the UK scene.?Also there&#8217;s a great band from Wales called Forrest (<a href="http://www.facebook.com/Forrestsouthwales">http://www.facebook.com/Forrestsouthwales</a>) who we really rate too. ?Grader from Aberdeen are really rad and one of our favorite HC bands from over here (<a href="http://www.facebook.com/GraderMusic">http://www.facebook.com/GraderMusic</a>) .?I think one who has had significant impact on us too is The Lion And The Wolf (<a href="http://www.facebook.com/thelionandthewolf">http://www.facebook.com/thelionandthewolf</a>) we listen to his records all the time, his song &#8216;Ghosts on Trinity&#8217; is such an truly beautiful piece of work. ?I could go on and on but I hope if I just list a few you dudes might check them out!</p>
<p><strong>Well dudes, thank you for taking the time to reply to these questions. Is there anything else you&#8217;d like to add?</strong><br />
W: Thank you so much for your time! I really hope everyone checks out our new record in a couple of months and get ready for some radical things. Follow us up on facebook to keep up to date! (<a href="http://www.facebook.com/ourtimedownhere">http://www.facebook.com/ourtimedownhere</a>)</p>
<p>&nbsp;</p>
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