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IL VORTICE
Romagna Nostra

Interviste



Intervista con My Awesome Mixtape

10/03/2010

Sound Magazine incontra i My Awesome Mixtape, promettente band emiliana che ha dato pubblicato l’album “How could a village turn into a Town” per 42 Records.
Risponde alle domande Paolo Torreggiani.

Domande a cura di Angela Mingoni

Per chi non vi conosce bene, potete presentarvi ai nostri lettori?
I My Awesome Mixtape sono cinque ragazzi non esattamente tutti originari di bologna, in quanto 3/5 del gruppo proviene da realtà del tutto diverse (vd. Porto Viro, San Pietro in Vincoli e Piverone) e geograficamente lontane da bologna…che si sono conosciuti suonando e hanno deciso di intraprendere questo progetto quasi per gioco, tutti motivati dalla voglia di divertirsi suonando in giro per l’Italia e non.
 
 
Il vostro genere è un miscuglio di sonorità molto diverse tra loro che spaziano dal pop all’hip hop, dall’elettronica al rock: quale tra queste vi rappresenta di più? O banalmente vi piace di più?
Sicuramente l’influenza black si sente…o quantomeno molti di noi ascoltano correntemente black music quindi è sicuramente il genere che ci contraddistingue di più certo è che non disdegnamo affatto altri generi: folk, pop, rock, etc etc.
 
 
Bologna: mix di razze, diversi stili, giovani universitari, feste, cultura. Come vi influenza? Cosa portate di lei magari nei vostri tour?
Sicuramente il commissariamento della giunta comunale non le ha fatto bene…ad esempio oggi siamo sommersi dalla neve e nessuno sgombera le strade…a parte le cavolate…Bologna in questi ultimi 10 anni è drasticamente cambiata come molte altre realtà italiane ha vissuto un appiattimento culturale notevole e dunque le cose per cui Bologna è famosa in tutta Italia si sono andate affievolendo.
Nei nostri tour la cosa che portiamo è indubbiamente la parlata e il gergo da regaz!
 
 
2009 “A could a village turn into a town?”. Cos’è village e cos’è town?  Da dove nasce l’idea per questo titolo evoluzionistico?
Non mi sono ispirato a Darwin. “How could a village turn into a town” è un compendio di tutte le emozioni provato da un ragazzo nel vivere il proprio status sociale all’interno di una collettività…emozioni e sentimenti che i luoghi risvegliano nel proprio animo.
 
 
Indie rock, rock indipendente. Com’è vissuto questo genere in Italia? E soprattutto emergere nel nostro Paese quanto può essere difficile?
E’ vissuto questo genere in Italia? Indipendentemente da tutte le iniziatave belle o brutte che ci possano essere state, non mi sembra che in Italia vi sia una cultura rock viva! e intendiamoci per rock intendo tutto ciò che esiste oltre la musica popolare e mainstream (quindi non me ne vogliano fan sfegatati di afterhours o teatro degli orrori).
Quello che voglio dire è che in questo paese siamo tremendamente indietro…oppure mettiamola così, sarò accecato dall’esterofilia militante…ma tutte le volte che ho suonato all’estero sentivo feedback molto differenti rispetto a quelli che sento nel suonare qui in Italia. Non voglio ovviamente fare quello che sputa sul piatto su cui mangia ogni giorno, ma è un dato di fatto che qui in Italia non si sa bene per quale oscurantismo culturale se canti in italiano sei visto in un modo e se canti in inglese in un altro, quindi tornando alla domanda credo che sia Impossibile emergere in questo paese.
 
Com’è allora vivere in Italia?
Eheheheheheheheheh. A Bologna mi trovo bene è una città a misura d’uomo…ma ci sono tantissime metropoli a misura d’uomo fuori l’Italia, vedi Berlino…anche lì mi piacerebbe vivere.
 
Quarto tour europeo.  La musica italiana ha un suo seguito all’estero?
Non credo si debba fare un discorso di genere…la musica all’estero ha un seguito diverso che in Italia…e quindi all’estero può capitarti di suonare anche davanti a 3 persone ma quelle 3 persone avranno uno spirito ad approcciarti a quello che fai totalmente differente.
 
Se poteste scegliere un artista o un gruppo lontano dal vostro genere, chi scegliereste in assoluto e perché?
Mmmmmh. Aiuto domanda difficilissima soprattutto per me….straniero i black mountains perchè oggettivamente spaccano. Italiano: i julie’s haircut o i cut.
 
 
Apparite nel video dei linea77 “la nuova musica italiana”. Com’ è nata l’idea di questa collaborazione?
In realtà l’antefatto a questa storia fa molto ridere…quando ricevemmo la chiamata di emiliano dei linea, pensavamo fosse uno scherzo telefonico…tra l’altro quando l’abbiamo ricevuta si stava guidando per le banlieaux parigine alla ricerca del locale dove dovevamo suonare la sera…comunque, molto semplicemente i linea stavano contattando un sacco di gruppi emergenti e gli siamo venuti in mente anche noi…
 
 
Cosa ascoltavano i mixtape negli anni dell’adolescenza?
Ahia domanda brutta…quando ero 14enne ascoltavo principalmente korn, limp bizkit e rage against the machine…brutte storie eheheheheh.
 
Grazie per la disponibilità e in bocca al lupo per il tour!
Crepi il lupo! Un abbraccio.

www.myawesomemixtape.it



Intervista con Perlè

 

26/02/2010

Sound Magazine ha il piacere di incontrare il musicista veronese Perlè, ex cantante della band Kasanova. Ha all’attivo un album solista, intitolato “Il blu e il nero”.

Ciao Gianluigi e benvenuto su Sound Magazine. Vorresti presentarti ai nostri lettori?
Ciao Valentina è un piacere incontrarti qui, sono Perlè, o Gianluigi se preferisci e sono uno che scrive di sè e che ama il rock’n roll e che, quindi, mischia le due cose. Non mi ritengo un artista che lo fa per scelta o per piacere, ma uno che lo fa per  necessità. Uno che, se nella vita non avesse casualmente incontrato la musica, avrebbe potuto esprimere se stesso in atro, magari avrei studiato recitazione, adoro il teatro e un giorno vorrei farlo. La musica per me è un mezzo, non il fine.

Dopo quattro anni dallo scioglimento dei Kasanova arriva il disco solista. Quella di pubblicare qualcosa di tuo è stata una necessità maturata ai tempi dello scioglimento della band o è arrivata più tardi?
In fondo ne ho sempre avuto voglia, la condizione di band alla lunga mi stava stretta, volevo qualcosa di mio e non volevo più compromessi. Anche se devo ammettere che in quel periodo sono stato molto bene con loro, in 12 anni di totale condivisione diventi quasi una famiglia. Voglio molto bene a tutti loro. Ma avevo un gran bisogno di esprimere ciò che sentivo fino in fondo e quindi ho preso questa decisione, tra l’altro molto sofferta.

“Il blu e il nero” è molto introspettivo e, credo, autobiografico. Com’è avvenuta la stesura di questi pezzi?
Da quando è partita la mia nuova situazione, da solista, ne sono successe di tutti i colori, soprattutto sul piano personale e questo, ne bene o nel male, ha alimentato a dismisura il mio demone, o daimon come lo chiamavano i greci. In quel periodo ho scritto almeno 30 pezzi, ero un vulcano di idee, avevo fame di dire cose.

Il titolo sicuramente non è stato scelto a caso. Il blu e il nero simboleggiano due concetti ben distinti: il blu che ricorda un senso d’infinito e il nero di vuoto. I pezzi stessi suggeriscono momenti più distesi e sognanti intrecciati ad altri zeppi di rabbia. Ho colto bene?
Alle grande! Il titolo del disco “IL BLU E IL NERO” è stato scelto proprio per questo motivo, perché in quel periodo erano usciti alcuni brani che dicevano che la vita è una merda, mentre altri dicevano l’esatto contrario e volevo rendere onore ad entrambe queste due parti. Pulsavano in me con la stessa forza, non ero nella condizione di fare preferenze, una delle due ne avrebbe sofferto troppo e così le ho assecondate entrambe. I due colori scelti, il blu e il nero, davano lo stesso tipo di sensazioni, mi piace molto come titolo.

Hai scelto di inserire la cover di “Caroline Says” di Lou Reed. Sei particolarmente legato a questo pezzo?
Ora lo sono moltissimo. L’idea di inserire quel brano nel disco è stata di Alessandro Gioia, un produttore che mi ha molto aiutato nella realizzazione del disco, e che da sempre ha avuto la forte sensazione che Caroline Says avesse una sorta di legame ancestrale con i mie brani. All’inizio ero molto scettico, non volevo mettere cover nel disco, ma ad oggi devo riconoscere che ha avuto ragione lui, amo quel brano come se fosse mio ed è uno dei miei preferiti.

Quali altri artisti stai ascoltando in questo periodo?
In questo periodo sto ascoltando più che altro artisti indie che mi portano a distaccarmi dal quotidiano, dalla realtà, che creano atmosfere desertiche, che si muovono su corde rarefatte. Mi piace il folk sperimentale, quali Surrounded, Soulsavers, Cat Power, Down ad altri.

Parliamo delle collaborazioni all’interno del disco. Sono molto incuriosita di sapere come hai lavorato con John Agnello e John Parish, due colonne della musica mondiale. Cosa hanno apportato ai tuoi pezzi?
La cosa che più ha lasciato il segno dentro di me, nel lavorare con i 2 John, o Johns, è stata la grandezza con cui loro affrontano il brano sul quale stanno lavorando. Entrano nelle viscere della canzone, per coglierne l’essenza. Si muovono  su livelli differenti, Parish è più sciamano, Agnello è più rock’roll. Persone semplici, umili, con le quali si è instaurato un bellissimo rapporto di stima, sia durante la lavorazione del disco che dopo. Ero quasi riuscito a farli incontrare, nel giugno 2009 quando sono stato l’ultima volta a New York per finire il mastering del disco. In quell’occasione Jonh Parish suonava a Manhattan con PJ Harvey, John Agnello vive nel New Jersey, poco distante da NY, ed io sarei stato li.. Avevo già organizzato la cosa, ma purtroppo la mia partenza dall’Italia è slittata di qualche giorno e non se n’è fatto nulla. Peccato, sarebbe stato figo. Ma ci saranno altre occasioni.. (nda: Gigi, quando succederà portaci con te!!!).
 
Il disco esce sotto La Rosa. Com’è nata l’etichetta?
Terminato il disco, non mi era arrivato niente di convincente e così mi sono arrangiato. Scelta che ad oggi approvo ancora di più. E non so se domani cambierei, sto bene così, faccio quello che voglio e non devo dire grazie a nessuno. E poi mi piacerebbe produrre altri artisti.

Dal vivo sei accompagnato da un pianoforte e da un violoncello. Come mai questa scelta?
Con Alberto ed Anna, il pianista e la violoncellista, sto benissimo sotto tanti punti di vista. Lo spettacolo funziona, per ora va bene così. Forse dopo l’estate farò qualche data in elettrico, ma è una decisione che non ho ancora preso. Inoltre in trio  ci sono più possibilità di suonare anche in posti più piccoli ma non per questo meno interessanti.

Dall’uscita del disco hai avuto modo di fare molte date e molte ne hai in programma. Com’è il responso delle persone che ti vengono ad ascoltare?
La risposta del pubblico è molto diversificata, nel senso che essendo questo progetto particolarmente introspettivo – cosa che nei live è ancor di più evidenziata – ci sono degli avvicinamenti e degli allontanamenti.  In questo progetto la cosa avviene in modo più netto rispetto ai progetti passati, è un live particolare, o t’addormenti o t’acchiappa..

In attesa di vederci alla presentazione ufficiale de “Il blu e il nero” il 5 marzo al Circolo Il Giardino di Lugagnano (VR) ti abbraccio e ti ringrazio per l’intervista.
Ciao Valentina, grazie a te.



Intervista con Thrice

 

18/02/2010

La redazione di Sound Magazine ha avuto l’onore di intervistare i Thrice, uno dei nomi storici della scena post hardcore mondiale. In 12 anni di carriera il gruppo ha pubblicato 7 album e 6 ep, diventando una delle formazioni più rispettate e idolatrate da gruppi e fans.
Risponde alle nostre domande Riley Breckenridge, batterista della band.
Di seguito riportiamo l’intervista in lingua originale.
Domande a cura di Michael Simeon.

Michael: Ciao ragazzi, è un piacere avervi qui su Sound Magazine. Innanzitutto vorreste presentare il gruppo ai nostri lettori?
Riley: Siamo i Thrice. Veniamo dal sud della California, e siamo insieme da quasi 12 anni. Piuttosto che cercare di riassumere questi 12 anni in qualsiasi cosa diversa dal riscrivere la nostra biografia, dico che abbiamo pubblicato l’anno scorso un disco intitolato “Beggars” di cui andiamo molto fieri e pensiamo che dovreste ascoltarvelo.

M: Come hai appena detto, avete recentemente pubblicato un album chiamato “Beggars”. Vorresti parlarcene?
Riley
: Penso che sia il disco miglioe e più compatto che abbiamo mai fatto. La composizione e il processo di registrazione sono stati più facili di qualunque disco precedente, e ci divertiamo molto a suonare le nuove canzoni dal vivo. E’ il secondo disco che abbiamo registrato da soli e autoprodotto (l’altro è “The Alchemy Index Vol. 1-4″) e siamo veramente contenti del risultato finale. Siamo sempre più a nostro agio nel fare le cose per conto nostro, ed è un bene perchè è un notevole risparmio economico, ci spinge a comunicare meglio e ci permette di finire un album esattamente quando vogliamo che sia presentato.

M: Sembra che stiate sperimentando tutti i tipi di suono senza porvi alcun limite, come è successo nelle precedenti “The Alchemy Index”. Per quanto riguarda “Beggars” penso che vi siate concentrati più sull’uso della melodia, e qualche arrangiamento mi ricorda i Radiohead rielaborati nel vostro stile. Quali sono le vostri maggior influenze al momento?
Riley: E’ veramente difficile citarne solo alcune. Sicuramente, i Radiohead sono un’influenza, ma prendiamo molto anche dalle collezioni musicali di quattro persone con gusti molto differenti in fatto di musica. Ognuno nel gruppo compone pezzi di musica su diversi strumenti, e sono ispirati da artisti e stili di muisca differenti nelle idee che portano nelle sessioni di composizione. Penso che la cosa che faccia si che i Thrice suonino come i Thrice sia dovuta al fatto che ognuno ha la sua parte creativa nella scrittura dei nostri album.

M: Di base “Beggars” è una collezzione di bellissime canzoni rallentate, tranne “Talking Through Glass/ We Move Like Swing Sets”. Come siete arrivati a questa decisione?
Riley: Non è stata una scelta/decisione voluta. Abbiamo solamente scritto delle canzoni che per noi suonavano bene, ci muovevano, e canzoni che sentivamo buone da suonare. Che molte di esse siano “rallentate” è una pura coincidenza.

M: Penso che l’artwork sia davvero importante per capire l’intero concept che sta dietro a “Beggars”. Ci avete lavorato personalmente? Di chi è stata l’idea originale?
Riley: Avevamo un’immagine di copertina diversa che ci piaceva di più di quella che abbiamo utilizzato, ma siamo incappati in diritti di copyright e abbiamo dovuto cambiare l’immagine di copertina dopo che il disco era già stato pubblicato digitalmente. Un nostro amico, Nate Warkentin, ha lavorato per l’artwork di “Beggars” e un suo amico fotografo ha trovato l’immagine degli uomini che gettavano le reti in mare (così come le altre immagini del booklet). Penso che l’immagine degli uomini che gettano le reti in mare abbia molto senso con il titol e i temi dell’album.

M: Quali sono i vostri progetti futuri? Andrete in tour per supportare il nuovo album? Verrete in Europa?
Riley: Da quando il disco è stato pubblicato, abbiamo supportato i Brand New negli Stati Uniti, fatto un tour di due settimane in Inghilterra e faremo un tour assieme ai Manchester Orchestra negli Stati Uniti, un tour da headliner negli Stati Uniti questa estate, e speriamo di venire in Europa a fine estate.

M: Dustin ha pubblicato un paio di album da solista. Il resto del gruppo ha altri progetti paralleli?
Riley: Il nostro obiettivo principale sono i Thrice. Se c’è tempo e interesse, sono sicuro che siamo tutti aperti a fare jamming e registrazioni con altre persone, ma al momento penso che siamo tutti concentrati sull’andare in tour per supportare “Beggars” e comporre per il prossimo album dei Thrice.

M: C’è qualche gruppo che al momento adorate e vorreste supportare consigliandolo ai nostri lettori?
Riley: Vedo se riesco a sceglierne uno per ogni componente. So che Teppei ama Dr. Dog. Dustin ha parlato di un gruppo chiamato So Long Forgotten. Ed era estasiato da un album di Anja Garbareks su cui ha lavorato Mark Hollis (Talk Talk) ed io sto ascoltando molto il disco dei Animals As Leaders. Penso che abbia il più entusiasmante lavoro di chitarre metal/jazz che abbia mai sentito, sono pesantissimi. E’ il disco metal più ispirante che ho sentito in questi anni. E c’è anche questo gruppo dal sud della California chiamato We Barbarians che so che piace a tutti nel gruppo – fanno del buonissimo indie-rock.

M: Bene Riley, grazie mille per l’intervista. Vorresti aggiungere qualcosa per i nostri lettori?
Riley: Grazie per il supporto. Torneremo in Europa il più presto possibile. Nel frattempo potete restare connessi con noi su thrice.net, twitter.com/officialthrice, e le nostre pagine individuali su tumblr che sono linkate sul sito web dei Thrice.

 

 

Michael: Hey guys, nice to have you here on Sound Magazine. First of all would you like to introduce the band to our readers?
Riley: We are Thrice. We’re from Southern California, and we have been a band for almost 12 years. Rather than try to summarize those 12 years in anything other than re-writing our bio, I’ll just say that we put out a record last year called “Beggars” that we’re very proud of, and we think you should listen to it.

M: You’ve recently released your new album “Beggars”. Would you like to talk about it?
Riley
: I think it’s the best and most cohesive record we’ve ever made. The writing and recording process went smoother than any record before it, and we’re having a great time playing the new songs live. It’s the second record we’ve self-recorded and self-produced (the other being The Alchemy Index Vol. 1-4) and we’re all really happy with how it turned out. We’re getting more comfortable doing things on our own, which is nice because it’s far more cost-effective, it pushes us to communicate better, and allows us to present a finished album exactly how we want it to be presented.

M: It seems like you’ve been experimenting every kind of sound without any limit, as it happened with the previous “The Alchemy Index” series. In “Beggars” I think you’ve focused more on the use of the melody, and some arrangements remind me of Radiohead revisited in your style. What are your main influences at the moment?
Riley: It’s too hard to name just a few. Sure, Radiohead is an influence, but we’re also drawing influences from the music collections of four people with very different tastes in music. Everyone in the band writes pieces of music on a variety of instruments, and is inspired by different artists and styles of music that are evident in the ideas they bring to the writing sessions. I think the thing that makes Thrice sound like Thrice, is that we all have a creative voice in the making of our records.

M: Basically “Beggars” consists in a collection of awesome slowed down songs, except for “Talking Through Glass/ We Move Like Swing Sets”. How did you come to this choice?
Riley: It wasn’t a conscious choice/decision. We just wrote songs that sounded good to us, songs that moved us, and songs that felt good to play. That most of them are “slowed down” is purely coincidental.

M:I think that the artwork is really important to understand the whole concept behind “Beggars”. Did you personally work on it? Who had the original idea?
Riley: We had a different image for the cover that we actually liked better than what we ended up using, but we ran into some copyright issues and had to change the cover art after the record had already been released digitally. Our friend, Nate Warkentin, handled the artwork for “Beggars” and had a photographer friend that found the image of the men casting their nets into the sea (as well as the other images in the insert.) I think the image of men casting nets into the sea makes a lot of sense with the album title and the themes on the record.

M: What are your future plans? Are you going on tour to support the new album? Are you coming to Europe?
Riley: Since the record was released, we’ve supported Brand New in the US, done a two week tour in the UK, and will be doing a co-headlining tour with Manchester Orchestra in the US, a headlining tour in the US in the summer, and we are hoping to head out to Europe in the late summer.

M: Dustin has released a couple of solo albums. Do the rest of the band have any other side project?
Riley: Our main focus is Thrice. If there’s time and interest, I’m sure we’re all open to jamming/recording with other people, but at the moment I think we’re all focused on touring in support of “Beggars” and writing for the next Thrice record.

M: Is there any band you actually love and you would like to support by suggesting it to our readers?
Riley: I’ll see if I can pick one for each member. I know Teppei loves Dr. Dog. Dustin has been talking about a band called So Long Forgotten. Ed was pretty stoked on a record by Anja Garbarek that Mark Hollis (Talk Talk) worked on, and I’ve been really into the Animals As Leaders record. It has some of the most amazing metal/jazzy guitar-work I’ve heard, and it’s heavy as hell. It’s the most inspiring metal record I’ve heard in years. There’s also a band from Southern California called We Barbarians that I know everyone in the band likes–really good indie rock.

M: Well Riley, thank you very much for the interview. Anything else to say to our readers?
Riley: Thanks for the support. We’ll be back to Europe as soon as we can. In the meantime, you can keep up with us at thrice.net, twitter.com/officialthrice, and our individual tumblr pages that are linked to the Thrice web site.



Intervista con Paola Canestrelli

 

08/02/2010

Sound Magazine incontra Paola Canestrelli, cantautrice romana arrivata al grande successo grazie alla sua recente partecipazione al programma X Factor.

Ciao Paola, è un piacere averti su Sound Magazine.

Il grande pubblico ti ha conosciuta grazie alla tua recente partecipazione a X Factor, ma qual’è stato il tuo percorso artistico prima di approdare su Rai Due?
A 8 anni, ho iniziato a studiare solfeggio e pianoforte, ero una brava alunna. A 12 ho bussato alla porta dei “I Fanciulli Cantori di S. Maria in via” a Trastevere. Ad aprirmi c’era “Padre Vittorio Catena” direttore del coro di S.Cecilia. Grazie a lui conobbi il mio vero strumento: la voce.  A 17 anni iniziai a suonare con il mio primo gruppo musicale: “Effetti Collaterali”. Suonavamo cover rock & blues e reggae e partecipammo al festival nazionale “Emergenza Rock”. Il gruppo si classificò al terzo posto e io vinsi il premio come miglior musicista della manifestazione con lo strumento: voce. A 23 formai il trio acustico “Niña” con cui ancora oggi suono nei locali notturni romani (quali Radio Londra, Caffè Latino, Fonclea, Geronimo’s, il Circolo degli artisti etc…). Fino ad X Factor ho alternato le serate con
l’insegnamento in tante scuole di musica a Roma.

So che stai lavorando sul tuo primo lavoro solista. Puoi parlarcene?
Si. Si tratta di due progetti diversi ma con un dna in comune…Con Claudia Mori comincerò presto a lavorare ad un album di pezzi inediti di grandi autori italiani, mentre con Ilari Drago ( Ego Music) stiamo preparando un ep di cover di grandi icone pop e rock rivisitate da me in chiave dance.

Da quanto ho potuto ascoltare, sei legata a sonorità elettroniche. E’ questa la strada artistica che vorresti portare avanti?
Beh mi piacerebbe che si riuscisse a dare anche all’album in italiano quelle certe sonorità fino ad ora poco applicate alla musica pop italiana, che sono invece tipiche della sperimentazione british soprattutto primi anni novanta. Mentre per l’ep dance ovviamente si!!

Per cinque anni hai fatto parte di un coro di canto gregoriano: quest’esperienza ha aiutato a modellare il tuo modo di cantare e cosa ti ha lasciato come bagaglio personale?
Grazie a Padre Vittorio ho conosciuto  la voce e le Sue affinità con l’Anima, giorno dopo giorno, senza mai cercare di impormi la voce di Qualcun Altro mi ha fatto imparare ad amare la mia…. e a 17 anni, ben coperta, sia nell’anima che nella musica, ero pronta ad affrontare il mio destino di Cantante!
 

Mi pare di capire che i tuoi gusti musicali spazino dal pop di Madonna, al rock di Jeff Buckley, a Bjork e Bob Marley…in questo periodo cosa stai ascoltando?
Più o meno sempre le colonne sonore della mi vita e poi Adele e Anthony and the Johnson, Alicia Keys, Ebony Bones.

Puoi consigliarci degli artisti emergenti da ascoltare?
Ebony Bones e in Italia…me! ( no scherzo)…
 
Quando ti potremo vedere live?
Su PAOLA CANESTRELLI FAN CLUB pubblichiamo sempre le date dei miei concerti.. quello che mi spaventa di più è il 15 marzo all’Auditorium Parco della Musica a Roma.

Vuoi fare un saluto ai lettori di Sound Magazine?
Non smettete mai di leggere, ascoltare e imparare  il sound!! fà battere il cuore!
 
Ti ringrazio per la disponibilità, hai una voce bellissima quindi non vediamo l’ora di ascoltare il tuo album!
Grazie e spero di incontrarti presto.



Intervista con Troubled Heads

 

28/01/2010

Sound Magazine incontra i Troubled Heads, giovane band punk genovese che ha da poco pubblicato l’album “Irritant” (leggi qui la recensione di Sound Magazine) con Wynona Records.
Domande a cura di Michael Simeon
Pronti, attenti, via! Innanzitutto con chi ho il piacere di parlare e che ruolo hai nel gruppo?
Matte, il chitarrista.

Potresti farci una breve introduzione del gruppo per chi ancora non vi conosce?
Siamo un gruppo punk che suona da un po’ di tempo in giro. Una volta una recensione ci definì così: “come se i Rancid facessero cover dei Green Day”. Direi che rende bene l’idea. 

Il vostro nuovo album “Irritant!” è uscito recentemente nei negozi grazie alla Wynona Records. Come stanno andando le vendite? Che ricordi hai del periodo di creazione del lavoro?
Le vendite non so come stiano andando, Wynona ancora non ci ha detto nulla. Scrivere e registrare i pezzi è stato quasi necessario perché eravamo appena tornati da un tour nell’est Europa andato strabene e  volevamo avere un pretesto per ritornarci il prima possibile. Così ci siamo messi a fare i nuovi pezzi. Le registrazioni le ha curate Matteo Ricci che aveva fatto anche il nostro primo disco al CDM studio di Genova, come sempre siamo stati benissimo e ci siamo divertiti un casino. 

Il vostro suono sembra abbracciare gli ultimi 20 anni di quello che può essere considerato il punk rock moderno, un incrocio tra Social Distortion e Rancid. Che ne dici? Quali sono i gruppi che vi hanno maggiormente ispirato?
Quelli che hai detto tu sicuramente tanto, sopratutto i Rancid. Poi altre band californiane tipo i Green Day, Offspring , MR.T Experience e tante altre. Alla fine questo genere lo ascoltiamo da quando siamo ragazzini e tutti i gruppi che conosciamo ci hanno influenzato in qualche modo.

Per quanto riguarda i testi chi li scrive? E da dove trae ispirazione?
Per la maggior parte di questo disco, io. L’ispirazione boh non saprei, un po’ da tutto, dalle persone alle situazioni che vivo. Delle volte funziona proprio in maniera strana… Inizialmente i testi  parlano di cose che riguardano me, poi mentre scrivo li collego ad altre cose che apparentemente sembrano non centrare granché, cosi mi rendo conto che una canzone che doveva parlare di una cosa, alla fine sembra che parli di tutt’altro. Per farti un esempio “Straight to nothing”  all’inizio parlava del mio primo lavoro. Poi chissà per quale motivo mentre la scrivevo mi ha fatto venire in mente una frase di  “The Mercy Seat” di Nick Cave che dice “The face of Jesus in my soup” riferito all’ultimo pasto che facevano i condannati a morte, che trovavano la faccia di cristo sul fondo del piatto quando avevano finito di mangiare. Da lì in poi la canzone ha preso una sfumatura diversa  e se leggi il testo ora, è impossibile capire che l’avessi concepita per “descrivere” un lavoro.

Come primo singolo/video avete deciso di puntare su “Man In Black”, cover di Johnny Cash. Come mai avete optato per questa canzone e non su una delle vostre?
Il video di Man in Black alla fine è nato velocemente,  le riprese utilizzate sono di quando abbiamo suonato al Breakout Festival 09, montate insieme a immagini di telegiornali. L’abbiamo fatto perché poteva essere pronto in pochissimo tempo e quindi non ci siamo stati a pensar su più di tanto.

State promuovendo il disco dal vivo? Come stanno andando le date?
Per ora rispetto al solito ne abbiamo fatte poche perché gireremo il video di “Cigarette&Valentine” a febbraio, poi organizzeremo un tour con Wynona Records per stare un bel po’ in giro. Comunque il 19 febbraio suoniamo al Lukrezia di Genova e il 26 a Mondovì (CN).

Come vi trovate a suonare un genere che non “tira” più di quel tanto nel mondo dell’underground musicale italiano? Qual è il vostro rapporto con gli altri gruppi italiani?
Non vedo come una cosa negativa il fatto che  il punk rock ora sia  seguito di meno, è un genere che esiste sempre ma a volte è cagato di più e altre di meno, dipende anche dalla moda del momento. Tra i gruppi ci si da una mano quando serve, siamo tutti sulla stessa barca.

Sempre restando in tema di gruppi, ce n’è qualcuno che consiglieresti ai nostri lettori?
I Bad (Love) Experience, mi direte grazie se non li conoscete ancora!

Bene, grazie mille per l’intervista. Vuoi lasciare un saluto ai nostri lettori?
Un saluto a tutto lo staff e ai lettori di Sound Magazine! Grazie mille per lo spazio e a presto!



Intervista con neXus

 

26/01/2010

 

Sound Magazine incontra i neXus, rock band veronese che, dopo aver pubblicato un ep omonimo, ora sta promuovendo il primo full lenght, intitolato “Firesound”.
Risponde alle domande Cristiano-Mackie, batterista del gruppo.

Ciao e benvenuto su Sound Magazine.
M: Ciao e grazie a te per avermi invitato.

Abbiamo già parlato varie volte dei neXus su Sound Magazine, ma tu come li descriveresti a chi ancora non vi conosce?
M: Ci descriverei in questo modo: siamo appassionati di musica a 360°. Siamo quattro musicisti molto affiatati, legati da uno stretto legame anche di amicizia. La nostra unica preoccupazione quando siamo in sala prove è cercare di scrivere il più possibile delle belle canzoni.

Qual’è il percorso che lega 8KM (primo progetto della band, ndr) , il vostro ep e Firesound?
M: E’ un percorso di maturazione, nel senso che se con 8KM abbiamo lavorato in un modo abbastanza ingenuo per ciò che riguarda la stesura dei pezzi, l’arrangiamento e l’approccio alla promozione, con l’ep prima e il disco successivamente (in un unico nucleo di registrazione), abbiamo cercato di affinare per quanto possibile la scrittura dei pezzi, la pre produzione e la post produzione in tutti i loro particolari, seguendo ciascuna fase in prima persona (compreso il mastering).

Parliamo finalmente di Firesound: innanzitutto ne siete soddisfatti?
M: Non è ovvio, ma siamo soddisfatti.

Come lo descriveresti a chi non è avvezzo all’ascolto del rock?
M: Caldo, fragrante, con i colori del tabacco tostato.

Ora invece descrivilo a chi ascolta rock’n’roll.
M: Bastarda! Che domande difficili che mi fai…il sapore del deserto, un rettilineo senza fine e una fermata alla stazione di servizio con la macchina che ci arriva per inerzia perché è finita la benzina.

Non abbiamo ancora parlato di generi musicali…personalmente ho trovato difficile trovarne uno o più d’uno adatto a voi, tu di solito cosa rispondi alla domanda di rito “Che musica fate?”?
M: Una volta rispondevamo “european alternative rock”, che vuol dire tutto e soprattutto niente, oggi ti risponderei rock’n’roll da 0 a 99 anni, accessibile anche ad un primissimo ascolto e anche a chi non è avvezzo ad ascoltare un certo genere di musica.

Finora com’è stato il responso di pubblico e addetti ai lavori?
M: Se consideri che non abbiamo aspettative di nessun tipo, se non quelle di fare delle belle canzoni per noi e per quelli che ci vengono ad ascoltare, ti posso dire che il responso del pubblico è veramente molto buono e lo stesso vale anche per gli addetti ai lavori.

State già lavorando su nuovi pezzi?
M:  Noi stiamo sempre lavorando sui nuovi pezzi. Quando ci viene in mente qualcosa di nuovo lo prendiamo, lo registriamo e lo sviluppiamo quando è il momento giusto, non importa quando.

Toglimi una curiosità…
M: Dimmi.

Qual’è la domanda che vorresti ti fosse fatta in un’intervista?
M: Andiamo a bere qualcosa quando abbiamo finito? Ovviamente paghi tu.

Dopo questa risposta non posso far altro che salutarti…velocemente!
M: Ti saluto, ti ringrazio tantissimo per lo spazio e la visibilità che ci dai, sia per questa intervista, che per le recensioni che hai pubblicato per l’ep e per il disco. Se mi posso permettere vorrei se fosse possibile dire ai ragazzi che leggono di andare sul nostro myspace, dove ci sono le date che abbiamo in programma e un’anteprima del disco da ascoltare, mentre sul nostro sito c’è la possibilità di preordinare il disco!

www.myspace.com/nexus8kmband
www.nexusfiresound.com
www.vrec.it



Intervista con Meg

 

15/01/2010

Sound Magazine ha il piacere di incontrare Meg, cantante napoletana che ha fatto parte della band 99 Posse e del progetto Nous con Marco Messina. Ha all’attivo due album da solista, il primo omonimo e l’ultimo del 2008, “Psychodelice”.

Ciao Meg, è un piacere averti su Sound Magazine. So che sei stata a lungo impegnata all’estero ed ora sei in tour, quindi grazie per la disponibilità.

L’ultimo tuo album, “Psychodelice” risale all’aprile del 2008. E’ un album molto suggestivo e diretto: qual’è stato il percorso creativo tra l’uscita del tuo album omonimo del 2004 e “Psychodelice” (entrambi pubblicati dall’etichetta indipendente da te creata Multiformis)?
Ogni disco rispecchia secondo me il relativo periodo della vita di chi l’ha scritto. Così per esempio il mio lavoro precedente parlava in buona parte della necessità psichica – dopo circa dieci anni di sovraesposizione e tinte forti – di avere un momento tutto per sè, raccolto ed intimo.
Durante tutta la scrittura di “Psychodelice”, invece, ho sentito forte l’esigenza di far convivere, armonizzandole, due parti emozionali di me in apparenza agli antipodi ma che invece finiscono per essere essenziali l’una all’altra completandosi. Quella delicata e femminile che era venuta fuori in maniera così evidente nel disco scorso e quella più sfrontata, danzereccia, estroversa, insomma quella più da maschiaccio, della quale non potevo prorpio più fare a meno.

Com’è lavorare con Stylophonic?
Ho scelto Stefano perché in mente avevo un progetto sonoro ben chiaro e, quando ho cominciato a lavorare con lui, i miei brani erano già in “fase di lavorazione avanzata”. Nella musica elettronica è molto importante la scelta dei suoni, della library che hai. Stefano è un musicista che ha una naturale predilezione per i suoni solari, ironici, giocosi: i miei pezzi stavano andando proprio in quella direzione, quindi avevo bisogno di un esperto che ottimizzasse e valorizzasse ancora di più questi tratti, che radicalizzasse ancora di più l’energia prepotente con cui tutto ciò stava avvenendo. Volevo che “Psychodelice” esprimesse nel sound compattezza, e che sprigionasse gioia di vivere e di sperimentare, a prescindere dal mood delle singole canzoni.

“Psychodelice” ha una grafica accattivante, basata sul rosa fluo e sulle forme geometriche. Chi ha seguito il progetto grafico (secondo me molto indovinato) ed i video di “E’ troppo facile” e “Distante”?
E’ sempre la stessa persona: Umberto Nicoletti. La collaborazione con lui è iniziata ai tempi del primo disco, con la realizzazione del un video di “Parole Alate”. La cosa che mi ha sempre stimolato del rapporto creativo tra me e Umberto è che riesce a tradurre in immagini la mia musica. In particolar modo per “Psychodelice” abbiamo lavorato in sinergia per far sì che i suoni e le parti visive fossero un esperienza multisensoriale. Oltre alla direzione artistica di tutto il lavoro ha curato anche il merchandising del disco (http://m-e-g.it/wp/?page_id=280).

Una delle tue peculiarità è la sperimentazione: dobbiamo aspettarci cambiamenti in futuro o manterrai l’interesse per l’elettronica?
Per me la sperimentazione è di vitale importanza. Nel nuovo tour “Meg vs. Phone Jobs” esploriamo, credo in modo più estremo di quanto mi sia mai capitato di fare, le potenzialità creative della tecnologia.
La tecnologia progredisce per “capitoli”; se un musicista è curioso di esplorare, può sfruttare a proprio vantaggio tutte le possibilità dell’esistente, del suono che esiste in quel momento, in termini di conoscenze e tecnica. Così è successo quando è uscito il “nuovo oggetto” iPhone, oppure quando ho capito che potevo fare musica con il pc, invece di andare in uno studio: la tecnologia mi ha fatto scoprire che con pochi mezzi riuscivo a creare.
È l’approccio con le cose che fa la differenza: anche se usi un oggetto freddo, come il pc o l’iPhone, puoi fare musica che emoziona. Si può tirare fuori l’emozionalità da tutte le cose; ogni oggetto ha una sua musicalità. A me piacciono gli ossimori, le contraddizioni. Così mi interessa la freddezza della tecnologia unita alla musica, che proprio per questa sua duttilità continua a rinnovare la sua potenza come forma ancestrale di comunicazione.

A proposito di futuro, sono in cantiere nuove canzoni?
Si, certo. Sono ancora in fase embrionale, però: ora sono concentrata sulla realizzazione dello spettacolo con i Phone Jobs, che è molto coinvolgente per me a livello creativo…

Com’è andato il Psychodelice Tour? So che sei stata anche all’Eurosonic Festival di Groningen, com’è andata?
Il tour è andato molto bene! E Groningen è stato un esperimento molto importante di “esportazione” della mia musica: la risposta è stata più reattiva di quanto potessi aspettarmi, e mi ha portato una serie di proposte, che sto valutando proprio in questo periodo.

Una domanda per noi di rito: c’è qualche gruppo emergente che vorresti consigliare ai nostri lettori?
Purtroppo in questa fase di crisi in generale si è tutto per forza di cose un pò fermato, mi sembra anche in ambito musicale… Chissà che proprio i momenti di crisi non facciano sbocciare nuove realtà che riescano a fare di necessità virtù!
Se devo fare dei nomi, ho sentito un rapper molto bravo: si chiama Ghemon Scienz, e il suo stile di scrittura mi piace molto! Restando nella mia zona segnalo – anche se non sono ‘emergenti’ – ovviamente  CòSang, Clementino e, di tutt’altro genere, gli Atari.

Grazie mille d’aver risposto alle nostre domande, spero di poterti vedere al più presto in concerto! 
Vi aspetto!

www.m-e-g.it



Intervista con Helia

 

23/12/2009

 

Sound Magazine incontra gli Helia,band italiana che ha da poco pubblicato l’album d’esordio ”Shivers”. Risponde alle domande Rael, cantante del gruppo.
Domande a cura di Michael Simeon.

Ciao ragazzi, è un piacere avervi qui su Sound Magazine. Prima di tutto, vorreste presentarvi ai nostri lettori?
Rael: Siamo gli Helia, cinque ragazzi sparsi tra la riviera romagnola, la Repubblica di San Marino e Carrara che hanno il cuore diviso tra vari gusti musicali che vanno dal metal più estremo alle sonorità elettroniche sino ad arrivare alla trance anni 90 made in Italy.

“Shivers” è il vostro debutto sulla lunga distanza, che segue l’acclamato ep d’esordio. Vorreste parlarcene?
Si, “Shivers” è il nostro primo album dopo un EP autoprodotto uscito l’anno scorso. Rispetto al vecchio lavoro possiamo dire che abbiamo abbandonato alcune sonorità più “entershikariane” per intenderci, spingendoci più verso il metal. La cosa che ci premeva di più era riuscire ad amalgamare bene il lato metal con quello elettronico e nei pezzi di “Shivers” credo che siamo riusciti a trovare la formula giusta. Ovviamente il nostro sound è un “work in progress”, nel senso che nel disco potrai trovare tracce sensibilmente diverse, ma il filo conduttore di base è sempre lo stesso.

Stilisticamente non è facile trovare gruppi simili a voi qui in Italia, bisogna guardare oltreoceano per queste sonorità. Come mai avete scelto questo incrocio stilistico? Quali sono i gruppi che vi hanno influenzato maggiormente?
Parto citandoti subito gli Enter Shikari perché mi sembra giusto. Quando io ho conosciuto Jackie e abbiamo deciso di mettere in piedi questo progetto siamo stati spinti anche e soprattutto dalla passione per questa band inglese, che col suo primo EP ci aveva fatto perdere la testa! Poi andando avanti col tempo le nostre influenze personali hanno iniziato a incidere maggiormente… Jackie ascolta tanto metal, dal black al death/metalcore, ma anche cose molto melodiche. Per quanto mi riguarda invece posso dire di esser stato influenzato da gruppi come Poison The Well e Faith No More e in generale anche dal vecchio nu metal, con il quale son cresciuto.

Qual’è il vostro rapporto con il resto della “scena” alternative italiana, notoriamente tradizionalista e poco incline alle sperimentazioni e alle novità (salvo poi arrivarci quando il trend è esaurito)?
Se devo essere sincero io non ho dei gran rapporti con il resto della “scena”. E non credo che gli Helia si possano inserire dentro a qualche movimento. Io penso che in Italia siamo indietro su molte cose. E credo che una vera “scena” non esisterà mai finchè questa non si creerà dal basso, dalle idee dei vari gruppi, dalla loro voglia di far cose nuove e originali. Per ora vedo solo una scena costruita “dall’alto”, nel senso che si prende un modello americano di riferimento e si segue quello. Detto questo devo dire che ci sono un sacco di band soprattutto a livello underground che stimo parecchio e che in questi ultimi anni hanno fatto davvero ottime cose.

La Wynona Records punta forte su di voi. Come ci siete arrivati in contatto? Avevate ricevuto altre offerte?
Si, qualche offerta la avevamo, ma abbiamo ritenuto che Wynona fosse la scelta giusta. Perché si tratta di un’etichetta con una certa storia alle spalle, che ha fatto uscire band importanti a livello alternative italiano e per noi la scelta è stata facile. Poi ci siamo trovati bene a livello umano con loro e penso che in questi casi i rapporti personali siano fondamentali per lavorare bene.

Avete iniziato l’attività live a supporto di “Shivers”? Se si, come stanno andando i concerti? Avete in progetto di suonare anche all’estero?
Si, abbiamo iniziato a promuovere “Shivers” col release party al Vidia di Cesena che è stato davvero figo. Poi sono seguite numerose date sparse per il nord italia, da Milano a Torino a Genova. Siamo soddisfatti, soprattutto perché dopo il cambio di line-up e di scaletta avvenuto in estate avevamo voglia di testare il nuovo show. E per ora tutto sta andando alla grande. Per il 2010 stiamo programmando un tour italiano insieme ad un’altra band sul quale ancora non posso dire niente e speriamo di riuscire a fare qualche data fuori dal nostro Paese prima dell’estate.

Se aveste la possibilità di collaborare con qualcuno per il prossimo lavoro, chi chiamereste?
Se devo dirti un nome in questo momento ti direi i Bloody Beetroots. E’ un piccolo sogno che io e Jackie abbiamo nel cassetto, so che sarà dura, ma sicuramente proveremo a contattarli!

C’è qualche gruppo che vi piace o che volete provumovere consigliandolo ai nostri lettori?
Scelgo un gruppo metal e uno di elettronica, per par condicio! Dico Arsonists Get All The Girls per quanto riguarda l’hc/metal e Royksopp per l’elettronica, l’ultimo disco di quest’ultimi, “Junior”, è davvero eccezionale.

Bene ragazzi, grazie mille per l’intervista. Avete qualcos altro da aggiungere ai nostri lettori?
Volevamo salutare tutti e ringraziare chi in questi mesi ci ha supportato, venendo ai nostri concerti, comprando il nostro disco e lasciandoci messaggi d’affetto sui vari MySpace, Facebook… Per noi la cosa più importante è la gente. Speriamo di vedervi presto a un nostro show!

www.myspace.com/heliatrance



Intervista con Alexisonfire

alexisonfire interview

 

 

 

05/11/2009

In occasione della data italiana dell’Eastpak Antidote Tour ‘09, la redazione di Soundmagazine incontra Chris Steele, bassista dei canadesi Alexisonfire che ci racconta un po’ delle esperienze passate, presenti e future della band dell’Ontario.
Di seguito riportiamo l’intervista in lingua originale.
Intervista a cura di Isaac Barzaghi

 
Ciao Chris è un piacere averti su Soundmagazine. Grazie della disponibilità. 
No problem,man.
 
Come procede l’Eastpak Tour? 
Oh,è incredibile. Quest’anno abbiamo l’occasione di visitare posti dove non abbiamo ancora messo piede come la repubblica Ceca, la Spagna e la Finlandia, la tappa conclusiva. Ma nonostante cio’ abbiamo avuto degli alti e bassi durante il tragitto, non so se hai sentito.
 
Ti riferisci ai problemi con il tour bus? Si ho sentito che stamane(2 novembre 2009, nda) avete avuto dei problemi e so anche che non è stata la prima volta, mi sbaglio?  
Per questo tour abbiamo cambiato compagnia ed eravamo eccitati all’idea di viaggiare su questi nuovi bus, tanto che ho comprato il nuovo Tiger Woods 2010 per spassarmela durante il tragitto. Dopo due giorni che eravamo in Inghilterra, il bus si è rotto e abbiamo dovuto ricorrere a quelli vecchi, bassi, scomodi e senza ventilazione al piano superiore.
 
Chissà che buon odore di piedi! (risate) 
Ahahah. Sai non è facile dividere degli spazi con altre 14 persone. Qualche giorno fa ci hanno restituito il bus di partenza, ma nel frattempo ne abbiamo cambiati addirittura 8! E stamattina mentre scendevamo dalle montagne austriache, qualcos’altro non è andato e ci siamo accostati per 5 ore al ciglio della strada. Fortunatamente dormivamo tutti, in quanto era presto.
 
Tuttavia il bill di quest’anno è incredibile, non trovi?
Veramente incredibile. Con gli Anti-Flag abbiamo girato un bel po’ di volta in Nord America e già ci conoscevamo, mentre era la prima volta che incontravamo i Four Year Strong, bravissimi ragazzi e ottima band.
 
Mentre ormai ogni volta che venite in Europa o Inghilterra ultimamente avete sempre i The Ghost Of A Thousand al vostro fianco.
Sono dei ragazzi incredibili, nonchè una grandissima band.
 
Ho sentito in una vostra vecchia intervista che amate molto l’Europa in quanto il target dei “kids” è maggiore, ossia c’è piu’ possibilità di trovare una multitudine di elementi ad un vostro concerto.
Si è vero, e questo tour ne è l’esempio lampante. Ci siamo noi e i TGOAT che siamo i piu’ “pesanti”, poi ci sono gli Anti-Flag che sono punk-rock e poi i FYS, che hanno richiami pop-punk. In Nord America rischi sempre di vedere gente annoiata e annoiarti te stesso, per questo cerchiamo sempre di suonare in occasioni o festival dove c’è piu’ mescolanza fra generi e stili. E poi finalmente torniamo alla dimensione del club, dove suoni di sera e sai precisamente a che ora lo fai. Dopo 53 date di seguit all’aperto, svegliandoti la mattina e sapere che magari da li a mezz’ora dovrai suonare, non è confortante alla lunga, credimi.
 
Immagino. Parliamo del vostro ultimo album. Da fan di vecchia data come lo sono, ho trovato notevoli difficoltà nell’assimilarlo. Che cosa vi ha influenzato umanamente e artisticamente durante la stesura di questo?
Abbiamo sicuramente preso un tempo molto piu’ lungo rispetto ai precedenti lavori, impostando tanto tempo sulla preproduzione. Ai tempi di Watchout e Crisis eravamo in giro 10 mesi all’anno, provavamo le nostre nuove idee sul tourbus o durante i soundcheck, ci fermavamo il periododi Natale e fra Gennaio e Marzo registravamo il tutto. Non è stato il momento di dire, dobbiamo fare un nuovo album, bensi vogliamo farlo. Durante questi 17 mesi ci siamo separati, chi per seguire i propri side-project come Dallas(City and Colour) e Wade(Black Lungs) e chi per dedicarsi alla propria famiglia. Volevamo rappresentare al meglio quanto gli AOF siano cambiato e maturati dagli inizi e quanto ora non siamo piu’ dei ragazzini.
 
Ed è questa la via che volete seguire?
Per quest’album si.
 
Quando ho ascoltato Young Cardinals la prima volta, mi sono venuti in mente i St.Catherines. Forse per il drumming molto piu’ veloce del solito e la voce di George, molto piu’ sporca.
Davvero?!! Adesso che ci penso, è vero! Ci sono delle similitudini.
 
“We are not the kids we used to be” e ” Don’t wishing for yesterday” sono due frasi contenute in Old Crows che mi hanno colpito molto. State ripudiando il passato? O è un modo per dire “Ehi i vecchi AOF non ci sono piu’”?
In un modo si. Credo che devi essere sempre gratificante verso il passato e io lo sono. Ma quando ascolto i brani del 2001, quando eravamo 5 ragazzini da liceo che venivano da esperienze diverse e che volevano solo spaccare il mondo mi accorgo di quanto non ci sia una cosa che vada con l’altra,ognuno andava per i fatti propri quando suonava e non trovavamo nemmeno mai un ritornello che fosse uno! Poi guarda me, guarda cosa facevo! Siamo cresciuti, abbiamo imparato e siamo maturati ed era arrivato il momento di dimostrarlo.
 
Quindi, oggi, gli Alexisonfire sono piu’ Old Crows o Young Cardinals?
Oggi? mmm… bella domanda! Prenderei una via di mezzo fra le due risposte. Diciamo che siamo sempre noi, siamo sempre gli Alexisonfire. Forse il cambiamento di stile è parso drastico, ma comunque non siamo cambiati negli atteggiamenti e nell’attitudine. Di certo non siamo piu’ “the kids we used to be” ma i vecchi Alexisonfire in nuovi vesti.
 
Recentemente al Warped Tour hanno fatto la loro comparsa personaggi che mai avrei immaginato di vedere su quei palchi. Parlo dei vari Jeffree Star, 3OH! e compagnia bella. Come vedi la situazione?
Non sapevo neanche dell’esistenza di questi individui, cioè sono arrivato al Warped e ho visto che tutta sta gente aveva un grosso seguito. È pieno di gruppi che vedi sulle copertine dei giornali e poi magari non hanno neanche mai fatto un tour. E’ una cosa vergognosa, una cazzata disumana.
 
Quindi sei d’accordo con Frank Carter dei Gallows, che recentemente durante una tappa del Warped ha mandato a quel paese tutta quella gente.Non so sei ha sentito.
Si, siamo diventati ottimi amici con i Gallows. Ci conoscevamo già, ma durante l’estate abbiamo condiviso lo stesso palco per lo stesso tempo e ci siamo trovati a meraviglia con loro. Ricordo che Frank disse “Molte band che suonano qua non appartengono a questo tour e non c’è bisogno fare i nomi, ma lo faro’ lo stesso”. Ha sorpreso tutti, ma da lui certe cose sono da aspettarsi.
 
Seguo molto la scena canadese e devo dire che negli ultimi anni ha rafforzato la propria posizione e ha dato al mondo ottime band come voi, i Cancer Bats, i Protest the Hero e altre ancora. C’è qualche band pronta ad esplodere che ci consigli!
Certo! Vi consiglio gli Statues da Toronto, una band incredibile. Poi ci sono i Constantines, altra ottima band. Poi non so, i Moneen.
 
Suonano ancora?
Si sono usciti due mesi fa con il loro nuovo album. Siamo amici di vecchia data ancora prima di uscire dal Canada a suonare, dividiamo la stessa scena e le stesse esperienze. Sono dei veri amici.
 
Un ultima curiosità. Avete girato il vostro ultimo video “Born and Raised” in un ristorante cinese, con i tipici costumi della tradizione e le usanze. C’è qualche significato dietro?
(Ride) Non c’è un vero e proprio significato. Penso solo che Wade (chitarrista) ami talmente tanto quel ristorante che si trova fuori Toronto da proporci di girare il video li. Era la prima volta che entravo in quel locale. È stato divertente, e poi ci interessava solo fare un video in cui facevamo una performance, come del resto in Young Cardinals e nella maggiorparte dei nostri video.
 
Del resto siete una live band.
Definitivamente.
 
Avete in progetto un nuovo clip?
Si, gireremo un video per “The Northern” in quanto dopo due canzoni “veloci” ci vuole quella piu’ tranquilla che rispecchi la vera identità degli Alexisonfire.
 
Grazie mille Chris, Vuoi aggiungere qualcos’altro?
Sono Chris Steele e vi invito a venire a vedere gli Alexisonfire durante questo tour e in futuro se ne avete la possibilità. Mi scuso in anticipo, ma si sa che il crowd è violento e che io non posso promettere di non finire con le mie ginocchia nei vostri occhi, facendoli sanguinare.

 

alexisonfire interview 2

 
 
Hey Chris. Thanks for coming up. How’s going the Eastpak Tour?
It’s unbelieveble. We took some countries we never been before like Czech Republic, we coming up soon in Spain for the first time and we ll end up in Finland for the first time as well. By the way we had some up and down untill here. I don’t know if you heard about.
 
Yeah, I heard you had some problems with the tour bus. And that wasn’t the first time, isn’ it?
We were really excited to start with this new company. Big bus, comfortable bank and good ventilation too. I bought the new Tiger Woods 2010 for enjoy my free time. After 2 days we were heading the UK tour our bus suddenly brake up and we back to the one we used in the past. Arriving in Germany we back to the original of the beginning of the tour. We change 8 bus so far. And this morning, while we crosse dthe mountains, we stared 5 hours on the edge of the street. Lucky was early in the morning and we were sleeping.
 
However the bill of this tour is great.
It’s amazing. We toured with Anti-Flag a bunch before in North America and we met up for the first time Four Year STrong during this tour. Great Guys and good band.
 
I know that in the last 2 years everytime you play UK you do with The Ghost Of A Thousand.
These guys are incredible. Awesome band.
 
Reading to an old Alexisonfire’s interview, I noticed that you love playing Europe because the target of the kids is various.
That’s true and this tour is the best example. You can find us and The Ghost Of A Thousand as pretty much heavy band. There are Anti – Flag, punk rock and then Four Year Strong which sound more pop. In North America you got the risk to get annoying you and the people who’s coming at the show, for this we like to involve us in bill who attend bands coming from different style. At least even back in a club tour is more exaustive. We know at what time we have to play and not waking up and maybe playing after 30 minutes. And after 53 shows straight outdoor, you do love playing in.
 
Let’s talk about your last record. I swear I had more time than for the past albums to get this one “mine”. What’s happened and what’s change into the band as human and as artist?
Well, we took definitely more time to do this album but just because we wanted a new record for rappresenting what Alexisonfire became and not just beacuse was the time. For Watchout! and for Crisis we took something like 2 months to  write ‘em down and recording, trying the different parts along the road or during soundcheck. For this last one, we decided to stop and sit to do a real work. Dallas and Wade took time to playing their side-project, the others to dedicate time to the family.
 
And is this the way you would like to follow?
For this album, yes.
 
When I listen to “Young Cardinals” for the first time, it was sounding to me like St.Catherines, the band. Maybe for the drumming, faster than in the past and for the voice of George.
Oh,really? Yeah! I can see that!

“We are not he kids we used to be” and “Don’t wish for yesterday” are two phrases that hit me. Are you rejecting your past? Or you are showing the world “Here we are the new Alexisonfire”.
In a way. I always been gratifing with my past experience and from which I came. But when I listen to the 2001’s songs, whene we were 5 kids coming from different bands and we wanted to smash the world, I realize there is anything that you can connect with the others. Everyone were still following thei roots and we never evene care to find a proper chorus. So, look to what I do! We grew up and it was the time to show this.
 
So, nowadays, Alexisonfire are Old Crows or Young Cardinals?
Today?mmm…. good question! I say a both of them. We are still the old Alexisonfire. Maybe the change could appear drastic, but we didn’t change the attitude. Sure “we are not the kids we used to be” , but old Alexisonfire in new dress.
 
Recently, during the Warped tour, showing up people who never I thought to see on these stages like Jeffree Star and OH3!. What do you think about it?
I really even know the existence of those bands. I came to Warped and then I see that those guys had a lot of following. In North America is full of band that you can find on the cover of a magazine and maybe they never even tour. Just bullshit.
 
So you agreed with Frank Carter from Gallows. I don’t know if you saw his performance during a event of Warped, when he slaghs off all those people.
We knew Gallows before, but just last summer we became friends and we hanged out together. We shared the Hurley Stage for all the shows we did and I remeber Frank saying “There are bands here who don’t belong to this tour. It’s not the case to mention their name, but I will”. He broke the side.
 
I’m following a lot the canadian scene and in the last few years it grown up a lot in the world through bands like you, like Cancer Bats, Protest the Hero and many more. Would you like to suggest us some others band?
Of course. There are Statues from Ontario, incredible band check’em out. The the Constantines, another great band. Moneen..
 
Are they still playing?
Yeah, they came out with their new record 2 months ago. We are very good friend with them. we grew up in the same scene and we already played together before touring out of Canada.
 
A last question about your recent videoclip “Born and Raised”. You play in a chinese restaurant. Is there some meaning about?
I just think in my mind that Wade loves so much that restaurant out of Toronto that he proposed to us to make the clip there. It was funny and we like so much performance in the video.
 
Maybe because you are a live band.
We definitely are.
 
You always made more than 2 videos for all your records. Is there something else on working?
We’ll do “The Northern” next, coz we want represent the best the sound of Alexisonfire. So, 2 fast song and 1 slow.
 
Would you like to say something else to our readers?
Yes. I m Chris Steele. Catch up Alexisonfire in Europe or in America. I do apologise in advice, but the crowd is violent and I can’t stop myself to put my knee in your bleeding eyes.
 
Thank you so much.
Thanks to you.



Intervista con The Plight

the plight

 

 

02/11/2009

La redazione di Sound Magazine incontra i The Plight, gruppo punk/rock’n'roll britannico. Hanno all’attivo due ep e un album di debutto, “Wind Of Osiris”, fresco di stampa.
Risponde alle domande Lewis, uno dei due chitarristi.
Di seguito riportiamo l’intervista in lingua originale.
Domande a cura di Michael Simeon



Ciao ragazzi, è un piacere avervi qui su Sound Magazine. Vorreste presentarvi ai nostri lettori?
Lewis: Abbiamo iniziato nel 2004. come quartetto. Abbiamo pubblicato un demo all’inizio del 2005, seguito da un ep di 7 pezzi su Thirty Days Of Night Records nel 2006…poi si è aggiunto Stoz (seconda chitarra) e Sean (basso) ha sostituito Liam e abbiamo fatto uscire “Black Summer” su Visible Noise l’anno seguente. Finalmente abbiamo un album fuori, èd è una cosa buona. Nel mezzo delle uscite dei nostri lavori, siamo andati in tour ogni volta che abbiamo potuto. Penso che siamo andati in tour 11 volte in Inghilterra, un mix di concerti diy e dei locali più “mainstream”. Siamo stati in Europa una sola volta, per alcune date con Converge e Coliseum, ed è stato fantastico…

 

Avete finalmente pubblicato “Wind Of Osiris”, il vostro primo album su Visible Noise. Vorresti parlarcene?
Lewis: L’abbiamo registrato con Jase Sanderson, penso nell’ottobre del 2008. Sarebbe dovuto uscire a inzio 2009 ma non è successo, ma ora è fuori! Ed è un bene per noi perchè possiamo andare avanti e continuare a comporre. Stoz (seconda chitarra) ha realizzato tutto l’artwork, con la colorazione e lo smisurato contributo del nostro amico Luke (Deathcola Design). “Winds…” è una collezione di canzoni che abbiamo composto dopo “Black Summer”.
Qualcuna è vecchia, qualcuna l’abbiamo finita prima di registrare.

Oggigiorno sembra che alcuni gruppi hardcore tendano a mischiare il loro suono con il rock’n'roll. Al contrario voi sembrate un gruppo rock’n'roll mescolato a hardcore. Cosa ne dici? Qual è il vostro background musicale?
Lewis: Direi che per inquadrarci meglio siamo un gruppo punk rock che suona rock’n'roll. Tutti noi siamo stati in gruppi hardcore diy in una forma o nell’altra…ho conosciuto così Stoz perchè abbiamo suonato agli stessi concerti coi nostri vecchi gruppi, specialmente locali o al nord. Per Sean è stata una storia simile. Ma hai ragione – sembra che ci sia un po’ di trend al momento. Sembra che molti gruppi vogliano mescolare il rock’n'roll al hardcore. A me non importa.

Il vostro precedente ep “Black Summer” è stato acclamato sia da critica che dai fans. Avete sentito qualche pressione nel comporre il nuovo materiale?
Lewis: No.

Recentemente siete andati in tour con i Outcry Collective. Com’è andata? E’ stata una bella esperienza?
Lewis: Siamo andati in tour un paio di volte da quel momento, ma si è stato figo. Sulla carta siamo simili e possiamo sembrare come gruppi simili, ma in realtà siamo distanti musicalmente (per quanto riguarda le influenze). Ci siamo divertiti e sono dei ragazzi in gamba. La prima notte che li abbiamo incontrati, quasi tutti abbiamo dormito nel loro furgone dopo essere stati in una discoteca schifosa, ce n’erano 10 tutti incastrati tra di loro. Io ho preferito dormire  nel nostro furgone. Nonostante non ci fossero cuccette nel nostro, non ho dovuto svegliarmi pensando di essermi addormentato in una bara!

Verrete in tour in Europa? Penso che ci siano i fans qui in Italia che vi stanno aspettando.
Lewis: Abbiamo visitato brevemente l’Europa una volta (Austria, Ungheria, Germania). Vogliamo tornarci. Non so se ci stanno aspettando in Italia, probabilmente no – ma vogliamo venirci comunque. Non ci sono mai stato.

Quali sono i vostri progetti futuri?
Lewis: Andare in tour ogni volta e ovunque ne abbiamo la possibilità. Comporre e registrare di nuovo. Per il momento non abbiamo piani precisi ma le cose cambiano sempre…

C’è qualche gruppo che vorresti supportare consigliandolo ai nostri lettori?
Lewis: Momento dei nomi: un pò di buoni gruppi hardcore inglesi…The Horror, The Sex Maniacs, Cold Ones, Burning the Prospect, Skiplickers, Throats, Turbowolf, Starfish Drillaz…(hardcore/punk) e poi Human Fly (riff puri), Gentlemens Pistols (retro rock), Sam Barrett (folk da Yorkshire con una dodici corde). Direi che può bastare.

Bene Lewis, grazie mille per l’intervista. Vorresti dire qualcos’altro ai nostri lettori?
Lewis: Per quanto ti riguarda, ti ringrazio molto per l’intervista. Se tutto va bene ci vedremo presto. Per quanto riguarda i lettori grazie per leggere. Se tutto va bene verremo presto nel vostro paese, prometto di portare il rum…

 

the plight

 

Hi guys, it’s a pleasure to have you here on Sound Magazine. Would you like to introduce yourselves to our readers?
Lewis: We started back end of 2004, as a 4 piece. Released a demo early ‘05, followed by a 7 track E.P on Thirty Days Of Night records in ‘06… then Stoz joined (additional riffing) and Sean (rolling bass) replaced Liam and we did “Black Summer” on Visible Noise the following year. Now we’ve finally got an album out, which is nice. In-between the physical documents of sound, we’ve been touring any opportunity we get. I think we’ve toured the U.K about 11 times, a mixture of DIY tours and the more “mainstream” venues. We’ve Been to Euro-land once, for a few dates with Converge & Coliseum, which was amazing…

You’ve finally release “Wind Of Osiris”, your first full length on Visible Noise. Would you like to talk about it?
Lewis : We recorded it with Jase Sanderson, Oct 08 I think. Was supposed to be out early 09 but didn’t happen, but now it’s out! Which is good for us because we can move on and continue writing. Stoz (rhythm guitar) has done all the artwork, with additional colouring and a immeasurable contribution from our friend Luke (deathcola design). ‘Winds’ is a collection of songs we wrote after “Black Summer”. Some are old, some we finished just before recording.

Nowadays it seems that some hardcore bands tend to mix their sound with rock’n'roll. On the contrary you look like a rock’n'roll band mixed to hardcore. What would you say? What’s your musical background?
Lewis: I’d say to better understand us we’re more of a punk rock band paying rock ‘n roll music. All of us have been in DIY hardcore punk bands in some shape or form previously… that’s how I met Stoz because our old bands would share the same gigs, mainly local or around the north. Was a similar story with Sean. But you’re right – it does seem to be a bit of a trend right now. Seems like a lot of bands want to rock ‘n roll hardcore tag; I really don’t care for it.

Your previous ep “Black Summer” was well acclaimed both by critics and fans. Have you felt any pressure writing the new material?
Lewis: No.

You’ve recently been on tour with Outcry Collective. How did it go? Was it a nice experience?
Lewis: We’ve toured a few times since then, but yeah it was cool. On paper we’re a similar band and we might appear like similar bands, but in reality we’re pretty far apart, musically (in terms of influences.) We had a good time and they are nice boys. The first night we met them, nearly all of us slept in their van after some shit disco we’d been to, there was about 10 of them all crammed in together. I opted for our van instead. Despite there being no bunks in ours, I didn’t have to wake up thinking I’d fallen asleep in a coffin!

Are you going to tour in mainland Europe? I guess you have fans here in Italy that are waiting for you!
Lewis: We’ve visited Europe briefly once (Austria, Hungary, Germany). We want to come back. I’ve no idea if they’re waiting for us in Italy, probably not – we’d love to come over though. I’ve never been.

What are your plans for the future?
Lewis: Touring whenever/wherever we get chance. Writing & recording again. Right now we have no solid plans but things are always changing…

Is there any band you would like to support by suggesting it to our readers?
Lewis: Name drop time: good British hardcore punk… The Horror, The Sex Maniacs, Cold Ones, Burning the Prospect, Skiplickers, Throats, Turbowolf, Starfish Drillaz…(hardcore/punk) and then Human Fly (pure riffs), Gentlemens Pistols (retro rock), Sam Barrett (Yorkshire folk on a 12-string). That’ll do for now.

Well Lewis, thank you very much for the interview. Would you like to say something else to our readers?
Lewis: (To you) Thanks for the interview; hopefully we can meet in the flesh soon.
(To readers) Thank you for reading. Hopefully we can visit your country soon, I promise to bring rum…