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Amarone in Jazz

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“Deep Cuts” – The Knife

“Deep Cuts” è il secondo album del duo elettronico svedese The Knife, pubblicato nel 2003 da Rabid Records. I The Knife sono i fratelli Karin Dreijer Andersson e Olof Dreijer.

Tracklist
1. Heartbeats
2. Girls’ Night Out
3. Pass This On
4. One for You
5. The Cop
6. Listen Now
7. She’s Having a Baby
8. You Take my Breath Away
9. Rock Classics
10. Is it Medicine
11. You Make Me Like Charity
12. Got 2 Led U
13. Behind the Bushes
14. Hangin’ Out




Warum Warum Ist Die Banane Krumm? è il titolo dell’album di debutto dei KRAMERS

Warum Warum Ist Die Banane Krumm? è il titolo dell’album di debutto dei KRAMERS, la cui uscita a marzo segue quella dell’EP “Songs for Every Morning” (Marsiglia Records), che già aveva portato la band all’attenzione di Tom Robinson su BBC6 e negli studi di Radio Rai.
Attraverso numerosi cambi di formazione e innumerevoli live il quintetto – in cui si ritrovano componenti ed ex componenti di note band di Genova come En Roco, Cartavetro, Cut of Mica, The Banshee, Still Leven e Tunecrash – ha raggiunto ormai un’assoluta padronanza dei propri mezzi e un perfetto affiatamento on stage. I brani di Warum Warum si destreggiano fra tappeti di elettronica e vocalità jazzate, fra lampi di hip-hop e inserti di flauto traverso. Il sapore pop è inseparabile dalla componente elettronica, dance ma ricercata. Si potrebbero azzardare paragoni con Goldfrapp, Portishead, Air o Go Team, o addirittura Asian Dub Foundation.
I Kramers sono una band raffinata, formata da musicisti a 360° ma alla continua scoperta di formule per poter rivolgersi a qualunque tipo di pubblico.



Uscirà ad aprile il nuovo disco di Il Pan del Diavolo: “Piombo”

Uscirà il 3 aprile Piombo, polvere e carbone, il secondo atteso album de Il Pan del Diavolo (che è Pietro Alessandro Alosi e Gianluca Bartolo). Undici tracce per quaranta minuti di musica. Un viaggio potentissimo imbevuto di onirismo e maledizioni, psichedelia e rhythm and blues.

Prodotto da Il Pan del Diavolo e Fabio Rizzo, mixato da JD Foster (nel suo curriculum tra gli altri spicca la collaborazione con Calexico), assistito da Andrea Scardovi.
Piombo, polvere e carbone sarà pubblicato da La Tempesta Dischi e distribuito da Venus.

Per realizzare questo disco Il Pan del Diavolo ha inoltre lavorato con due grandissimi musicisti italiani: Antonio Gramentieri e Diego Sapignoli (Sacricuori, Hugo Race).

Fonte: Lunatik

 



“Pacifico” di Bad Love Experience

Recensione di Andrea Broggi

Ché quando Curzio Malaparte scriveva “Maledetti toscani” non aveva che ragione. Mi si presenta oggi un disco che vedrà i riflettori delle scene tra poco meno di un mese (14 febbraio 2012): la copertina curata dall’artista statunitense Sanya Glisic è inquietante e surreale come un quadro di Bosch (erano dieci giorni che mi ronzava in testa la voglia di usare il pittore a metro di paragone e finalmente ce l’ho fatta), mescolando in un ambiente simil cittadino demoni zannuti e cornuti e un uomo dal sorriso disturbato che abbraccia tutto. Un titolo campeggia in alto, Pacifico, il gruppo è Bad Love Experience e questo loro terzo traguardo discografico segna l’ingresso nel roster della Black Candy records (cui si affianca alla pubblicazione Audioglobe e per il vinile la Tannen records).
E, guarda un po’, i protagonisti son toscani.
Questi quattro ragazzi di livorno (ma per capirlo ho dovuto leggere il comunicato, che mai l’avrei detto, ops, temo di aver appena confessato la mia ignoranza), reduci dalla candidatura al David di Donatello per la miglior canzone (21st Century Boy, presente nella colonna sonora de La prima cosa bella di Paolo Virzì), in una quarantina di minuti propongono schitarrate prorompenti come in Devil in the town accostandoci poi ballate folk come Dream eater e suoni armonizzati dal sapore brit pop. Il loro rock è piacevole, orecchiabile e, in una parola, fresco.

Qualche giorno fa, in un giornale dalla quasi incontestabile autorevolezza, si leggeva che il rock aveva i giorni contati e poteva chinare pure la testa di fronte alla scure boiaccia del pop. Ora, non per contraddirvi in pubblico, cari giornalisti mainstream, ma forse dovreste pesare un po’ più la vostra attenzione a quel che la scena, soprattutto indie, propone.
Per chi cerca una conferma in questo gruppo di capaci musicisti italiani, scoprirà un disco in grado di stupirlo e fortunatamente anche questa volta in bene.
Buon ascolto.

TRACKLIST
01 The kids have lost the war PT. I
02 The kids have lost the war PT. II
03 Devil in town
04 That country road
05 Old oak wood
06 Dream eater
07 Cotton candy
08 Dawn ode
09 Rotten roots
10 The princess and the stable boy
11 Samba to hell
12 Words in the wind
13 The kids have lost the war PT. III
14 The kids have lost the war PT. IV



My Terminal and the Trip

Biografia:
MY TERMINAL AND THE TRIP è il progetto musicale definitivo di Carlo Baldini, un musicista italiano 28enne che negli anni ha guadagnato esperienza di home-recording attraverso vari progetti do-it-yourself.

Sono molto pretenzioso su ogni cosa ed essere un musicista DIY è tutto per me. Quando scrivo una canzone, il più delle volte so già in che modo suonerà e quando non è così, il processo di scrittura si estende fino alla fine della produzione, cioè il mixaggio. Per questo, sono molto attento a tenere d’occhio costantemente la mia musica! (Carlo Baldini)

Seguendo questa direzione, Carlo inizia My Terminal And The Trip durante l’estate 2010 come un progetto elettronico orientato sulle chitarre. Il primo EP, chiamato “Promo”, riflette quest’attitudine ma il sound si sposta decisamente verso un clima più dark ed elettronico con il singolo natalizio del 2010, “Real Love”.
Il secondo EP, chiamato “American Gothic” esce nel giugno 2011 come anticipo del primo album ed è supportato da un videoclip per l’omonima canzone, diretto da Emidio De Berardinis cantante della indie-rock band Laika Vendetta. Contemporaneamente, Carlo inizia ad essere operativo anche nei remix, guadagnando notevoli feedback nei remix contest di  R.E.M. e Jane’s Addiction e  i suoi remix sono inclusi in album ufficiali di band indipendenti italiane come Laika Vendetta (“Laika, Sylvia, Jeanne e le altre”) e Artcore Machine (“Polymixed”).

L’album di debutto di My Terminal And The Trip si chiama “Behind The Black Curtain” ed esce il 14 novembre 2011. Il disco è un mix dell’attitudine do-it-yourself degli Have A Nice Life (Wrong God, Blood On The Carpet), i synth dark e ariosi di Gary Numan (Where Hedges Never Grow, In Daybreaks) e i riverberi shoegaze tipici dei My Bloody Valentine (Emily, Don’t Fall In Love) insieme ad echi della musica industrial (The Landlord) e c’è spazio anche per la prima canzone in italiano del progetto (Remota). L’album esce per la Marylebone Records ed è scaricabile gratuitamente su Bandcamp.

Il free download e il self-releasing sono estremamente importanti per me. Il primo permette alle tue canzoni di circolare più velocemente, in modo legale e sostanzialmente senza alcun freno; il secondo ti permette di gestire completamente la distribuzione della tua musica! (Carlo Baldini)

Insieme al suo progetto primario, Carlo è anche bassista per la band post-punk The Nine Tears e si occupa della net-label Marylebone Records.

Contatti:
Official Website: myterminalandthetrip.com
Facebook: facebook.com/myterminalandthetrip
Twitter: twitter.com/myterminaltrip



Uscirà il 28 febbraio il nuovo disco de Il Cielo di Bagdad

Uscirà il 28 febbraio il nuovo disco de Il Cielo di BagdadUnhappy the land where heroes are needed or lalalala, ok”.

Il secondo lavoro del gruppo campano è stato registrato allo Zoo Studio di Aversa con la produzione artistica di Fausto Tarantino ed è stato anticipato nei mesi scorsi dal video del singolo “LaLaLaLa, ok” girato da Giacomo Triglia (Brunori S.A.S, Colapesce, Di Martino, Maria Antonietta), selezionato su MTV New Generation e trasmesso in Italia, Spagna, U.K., Korea, Francia e Brasile.

Un disco Colorato, Profondo e Semplice.
Per tutti gli eroi che non conosceremo mai.

La musica non cambia il mondo. A farlo ci pensano gli eroi, quelli “semplici” ma difficili da trovare in giro, a cui Il Cielo di Bagdad dedica il nuovo disco “Unhappy the land where heroes are needed or lalalala, ok”.

L‘amara massima brechtiana viene riscritta con un festoso “lalalala, ok” conclusivo, che rappresenta al meglio il nuovo lavoro del gruppo campano: un tempo alfiere del miglior post-rock della Penisola con il crepuscolare “Export for Malinconique” (distribuito in oltre mille copie anche fuori confine), oggi a cavallo di otto canzoni solari e colorate, profonde e semplici, che non dimenticano la gioia, la festa, i felici e gli infelici.

Così “Unhappy the land where heroes are needed or lalalala, ok” è un inno alla vita e all‘eroismo quotidiano che rilegge il folk in una prospettiva luccicante e orchestrale, partendo dai Beatles di “Yellow Submarine” per arrivare ai primi Arcade Fire, ma con uno spirito che personalizza i migliori episodi del pop europeo degli ultimi anni, grazie anche alla produzione artistica di Fausto Tarantino.

Energico e suggestivo, cantato in un inglese mischiato ad un “codice” universale e ancestrale (“lalalala”), il secondo lavoro de Il Cielo di Bagdad è un percorso intenso, costellato di sonorità ricche di sfumature, nel quale scampanellii e violini danzanti si alternano a echi mediterranei e cavalcate dal passo poderoso.

Il tutto diventa una celebrazione del coraggio di affrontare le gioie e i dolori di tutti i giorni, con la fantasia dei bambini e la forza degli innamorati. Come quegli eroi che non conosceremo mai e che dinanzi ad un ostacolo hanno sorriso e cominciato a cantare il loro “lalalala, ok!”.

Fleish Ufficio Stampa



I New Candys firmano per Foolica

Foolica comincia il nuovo anno con un importante novità: sono entrati a far parte del roster i New Candys.
La band di Treviso ha già all’attivo un ottimo EP di esordio (omonimo) registrato con Matt dei Mojomatics che ha attirato l’attenzione di critica e pubblico per qualità e attitudine rock’n'roll nelle declinazioni più dirty.
E ora che si misura con la distanza lunga, Foolica non si è fatta scappare l’occasione di arricchire il proprio caleidoscopio musicale con i colori psichedelici dei New Candys.
L’album si intitola Stars Reach The Abyss ovvero “Stelle giungono all’Abisso” ed uscirà il 23 marzo con distribuzione Audioglobe.
Il tema ricorrente nel disco è la concezione del tempo: si tratta di un trip tra ambienti che passano continuamente da oscurità a luce e viceversa, in un susseguirsi continuo che fa viaggiare la mente.
Dal rock più acido e cupo al pop più fluttuante e sognante, con nel mezzo panorami mistici caratterizzati dalla presenza del sitar in più brani.
Stars Reach The Abyss è un vortice di psychedelia e garage che riporta allo spirito sixties, una validissima interpretazione di quello che è il rock’n'roll secondo Foolica.
Scritto dai New Candys, prodotto, registrato e mixato al TUP studio da Pierluigi Ballarin (The R’s) e Stefano Moretti (Pink Holy Days), l’album è stato masterizzato da Jon Astley che ha detto testualmente: “Well what a lovely day and what a great record!” e noi siamo d’accordo con lui!
Preparatevi ad una bella sorpresa prima dell’uscita del disco, stay tuned!

www.foolica.com



Uscito “La Fabbrica dei Ricordi” di Delsaceleste

DELSACELESTE
“La Fabbrica Dei Ricordi”
Il nuovo lavoro del cantautore milanese Marco Del Santo
Disponibile in cd su www.delsaceleste.it ed in tutti gli store digitali – dist. Zimbalam

Delsaceleste è la creatura artistica di Marco Del Santo, cantautore milanese da anni attivo nella scena. Uno dei punti chiave del suo stile è la volontà di riallacciarsi secondo modalità personali alla tradizione dei concept album, proponendo opere musicali dotate di una propria coerenza strutturale interna, in cui i diversi brani si intrecciano e si richiamano tra di loro, veicolando un contenuto narrativo.
“La Fabbrica Dei Ricordi” è un concept album sull’esplorazione e la rivelazione di sè stessi; un percorso sonoro in cui il protagonista invita la persona che ama ad attraversare con lui le diverse stanze della sua Fabbrica dei Ricordi, spazi simbolici dove riscoprirsi e raccontarsi.
L’album è stato presentato in anteprima nel Giugno 2011 presso lo spazio espositivo Sassetti Cultura di Milano, con opere di alcuni artisti ispirate alle tematiche del concept, la proiezione del video del singolo “La Stanza degli Incanti”, nonchè di foto tratte dal backstage del videoclip. Il disco e la mostra annessa hanno attirato l’attenzione di addetti ai lavori sia in ambito musicale che artistico.
“La Fabbrica Dei Ricordi” procede nel percorso di ricerca inaugurato con l’EP “Sogni di Sabbia” (2006) e con l’album di debutto “Io come…la voce della stagioni” (2008) che ha ottenuto ottimi riscontri critici ed è stato così descrittoda Giulia Salvi (RockIt, Virgin Radio): il disco “vuole riprodurre il succedersi delle stagioni come se fosse un viaggio in bicicletta, tra sentieri, profumi e immagini di vita. Con sonorità magiche ed avvolgenti, Delsaceleste ci rende partecipe degli scenari che si presentano davanti ai suoi occhi e ci lascia fluttuare in un mare di emozioni che scorrono insieme al passare dei mesi”. 

Discografia:
“Sogni di sabbia” – ep – 2006
 ”Io come…la voce della stagioni” – 2008
“La Fabbrica dei Ricordi” – 2011

“La Fabbrica Dei Ricordi” – tracklist:
1. Intro – Sulle Pareti – 2. La Fabbrica Dei Ricordi PT.1 – 3. La Stanza Dei Momenti – 4. La Stanza Delle Storie – 5. La Stanza Degli Incanti – 6. La Stanza Degli Sguardi – 7. La Stanza Dei Silenzi – 8. La Fabbrica Dei Ricordi PT.2
Contatto per promozione: New Model Label

 



“Utopie e piccole soddisfazioni” di Bologna Violenta

Recensione di Andrea Broggi

Utopie e piccole soddisfazioni terza fatica di Bologna violenta (progetto musicale dietro al quale si cela il polistrumentista Nicola Manzan), pubblicata da Wallace records e Dischi Bervisti e distribuito da Audioglobe, si presenta con un motto: “Le grandi utopie che muovono il mondo e l’animo umano, sono ridicolizzate dalla sensazione che tutto sommato son le piccole soddisfazioni di ogni giorno a rendere la nostra vita migliore”.

All’interno di questo clame co-esistono ventuno brani, in cui la voce è poco più che il pizzico di sale in un condimento strumentale spontaneo, concitato e altamente rumoroso, che già nei singoli titoli delle tracce rivela il suo essere lisergico, il bisogno di urlare un sonoro vaffanculo al cielo.
Dal punto di vista strettamente musicale, il disco viene aperto con Incipit dall’ingessato discorso di fine anno di un vecchio Presidente della Repubblica e, per i successivi trenta minuti, oscilla da un hardcore-punk anni ottanta, vero leitmotiv di tutte le tracce, a cori aulici, canti tradizionali, componimenti per orchestre da camera e urla agghiaccianti, terminando con un requiem di archi dal titolo Finale – Con rassegnazione. Nel mezzo tra gli altri brani una cover molto personale dei CCCP Valium Tavor Serenase, Intermezzo l’unico pezzo dell’album privo di interferenze hardcore e Le armi in fondo al mare il migliore dei ventuno.

Utopie e piccole soddisfazioni è uno di quei dischi che mette addosso la voglia di affaticare oltre misura i polmoni o almeno le corde vocali, il che non lo inserisce per direttissima tra i miei preferiti, o almeno non ne fa un disco che ascolterei quotidianamente, ma senza dubbio in tutto il suo essere disturbato, manifesta un sentimento di espulsione della rabbia interiore fagocitandolo in archi, percussioni, distorsioni e cannibalizzazioni vocali sinistramente piacevoli.
E musicalmente si devono avere le contro-palle per fare un disco con questi intenti così ben riuscito.
Buon ascolto.

 
Tracklist
1. Incipit
2. Vorrei Sposare Un Vecchio
3. Utopie
4. Sangue In Bocca
5. Costruirò Un Castello Per Lei
6. E’ sempre La Solita Storia, Ma Un Giorno Muori
7. Valium Tavor Serenase
8. You’re Enough
9. Lasciate Che I Potenti Vengano A Me
10. Remerda
11. Intermezzo
12. Il Convento Sodomita
13. Terrore Nel Triregno
14. Mi Fai Schifo
15. Il Bimbo
16. Lutto Della Testa
17. Piccole Soddisfazioni
18. Popolo Bue
19. Le Armi In Fondo Al Mare
20. Transexualismo
21. Finale – Con Rassegnazione



“9 Psalms Of An Antimusic To Come” di Antigama/Psychofagist

Recensione di Luca Malinverno

Lo split è da sempre un formato molto gettonato nel panorama grind, diverse infatti le produzioni che vedono confrontarsi nomi di spicco a interessanti realtà. Il caso di 9 Psalms Of An Antimusic To Come è leggermente diverso, in quanto ci troviamo di fronte a due nomi ormai consolidate nella suddetta scena. E allora a che serve uno split? A divertirsi innanzitutto, a sperimentare, a far vedere che in fondo, non è affatto vero che suonare certi tipi di musica porti a fossilizzare il proprio estro. In nove brani queste due band mostrano a chiare lettere una grande capacità, quella di sapersi mettere in discussione optando per soluzioni rischiose ma mai avventate. Basti infatti pensare al modo in cui è stato preso questo lavoro dagli Antigama, che in quattro brani vanno a piazzare alternanze ritmiche, elettronica, giri di chitarra tamarri (quest’ultimo termine prendetelo con le dovute proporzioni) per poi chiudere in bellezza con un outro decisamente inutile nel complesso. In poche parole pregi e difetti del fare grind insomma. Chi invece non ha timori a mostrare il proprio lato bastardo sono i Psychofagist, che da bravi manovali nei loro cinque brani pestano senza pietà mettendo al tappeto chiunque, persino i compagni di split Antigama. La fame o se vogliamo il modo di prendere in considerazione questa opportunità è stata concepita in maniera diversa dalle due band, con gli Antigama più propensi a chiudere in fretta la loro parte e i Psychofagist a far sì che anche in questa occasione si possa parlar di loro in maniera positiva. E così è stato. 9 Psalms Of An Antimusic To Come è un lavoro interessante, che sa offrire spunti e una visione insolita di ciò che viene comunemente definita musica estrema.