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“Pragmatica” di Rise After Defeat

Pragmatica. La disciplina della linguistica che si occupa dell’uso della lingua come azione. Dicono che le azioni parlino più forti delle parole, ed in molti casi è vero. Ma qui le parole fanno riflettere, non sono slogan a caso.
Il nuovo lavoro dei cagliaritani Rise After Defeat è una mazzata non indifferente, e non solo musicalmente. C’è un nichilismo di fondo che trasuda in ogni verso dei cinque pezzi che compongono questo ep. La consapevolezza di una generazione fallata e inerme, portata alle estreme conseguenze. Un vuoto (Emptiness) che difficilmente riesce a chiudersi, la coscienza di non aver affrontato l’incedere del tempo (Hold Fast), la ricerca del perdono per essere finiti in una gabbia senza uscita (Confession), una stanza senza porte da cui nasce la necessità di evadere un’apatia generazionale (Unknown). Ma il mondo è ormai in caduta libera, e la colpa è solo dell’umanità, che ha accettato tutto senza farsi domande, portando il buio su tutto ciò che ci circonda (Stillborns). Non c’è speranza, non c’è luce, solamente un punto di non ritorno. E questo piccolo viaggio nell’inferno della coscienza umana è fatto di sfuriate hardcore crusteggiante, con ritmiche d-beat alternate a velenosissimi mid tempo, con la voce di Carlo che vomita verso dopo verso il suo malessere verso un mondo che sta collassando su se stesso senza opporsi.
I Rise After Defeat non hanno mai suonato così bene, segno che una relativa stabilità della line up ha giovato non poco al sound del gruppo, così fresco e potente e allo stesso tempo nichilista. Dal primo aprile è in download gratuito, sono due semplici miseri click e un paio di tasti destri per salvare questa patata bollente sul vostro pc. Fatelo.



Intervista con Fomento

26/03/12

Incontriamo Marco Krasinski, affabile leader del combo capitolino che di recente è tornato a farsi sentire con “To Persevere Is Diabolical”, l’ennesima sfuriata metal che tanto piacerà agli amanti di sonorità death/thrash.
Domande a cura di Luca Malinverno.

Ciao ragazzi, innanzitutto benvenuti sulle pagine di soundmagazine, volete farci una breve introduzione del progetto Fomento?
Ciao! I Fomento nascono nel 2006 e più precisamente il 06/06/06, data del nostro primo live! Abbiamo pubblicato nel 2009 “Either Caesars or Nothing” via Coroner Records ed è appena uscito il nostro nuovo lavoro “To Persevere is Diabolical”. Siamo: Marco Krasinski (voce/basso), Fabrizio Damiani (chitarra ritmica), Tommy Aurizzi (chitarra solista) e Umberto Maliziotti (batteria).

Noto con piacere che il vostro lato provocatorio/sarcastico è rimasto inalterato anche in “To Persevere…”, se nel precedente lavoro avevate preso di mira il lato fashion della musica oggi l’obiettivo è stato puntato sulle reunion con dichiarazioni che hanno diviso la Rete. Cosa si cela dietro a questo modo di andare contro tutto e tutti?
Mi fa piacere che hai colto il lato sarcastico delle nostre provocazioni perché spesso vengono prese decisamente troppo sul serio. Con “Necropotency” abbiamo voluto semplicemente descrivere la situazione veramente triste e desolante in cui si ritrova l’industria discografica oggi. Tutte queste reunion con tour annessi le trovo francamente ridicole e decisamente superflue. Posso capire gli Alice In Chains (che tra l’altro hanno sfornato anche un gran bel disco), ma tutti gli altri no: Faith No More, Anthrax, Coal Chamber, Fear Factory, Guano Apes, At The Drive-In, Rage Against The Machine e System Of A Down potevano anche restarsene a casa.

Nel nuovo disco non vi siete affidati a Ettore Rigotti per la produzione, optando per gli studi romani di Matteo Gabbianelli. Una scelta dettata dalla comodità di avere lo studio nella stessa città o cos’altro?
Come per il primo disco, ho seguito e curato io la produzione mentre abbiamo registrato, mixato e masterizzato tutto “To Persevere Is Diabolical” l’estate scorsa agli studi Kutso Noise Home di Roma con Matteo. Siamo veramente contenti di come suona il disco e anche le prime recensioni che stanno cominciando a girare confermano l’incredibile lavoro fatto e ne siamo veramente orgogliosi. Suona veramente da paura.

In questo nuovo lavoro noto una forte volontà di staccarsi – musicalmente parlando – da quanto fatto all’esordio. Una valutazione corretta? Se sì a cosa è dovuta?
Abbiamo avuto un cambio di line-up sostanziale (chitarra solista e batteria) e sicuramente i nuovi membri hanno contribuito significativamente alla nostra evoluzione come genere. Diciamo che come sound ci siamo un po’ “impolacchiti”… Siamo passati da un thrashcore molto americano ad un thrash/death decisamente più freddo e cupo.

In Rete in fatto di ispirazione si parla di Slayer, Lamb Of God, Behemoth… Ma cosa ascoltavate una volta entrati in studio?
In realtà una volta entrati in studio ho ascoltato solo ed esclusivamente il disco per tutto il tempo che ci è voluto per finirlo. Poi una volta fatto il master finale ho dovuto disintossicarmi con una settimana di assoluto silenzio, intervallata da un po’ di Katie Melua e di Sigur Ros!

Quali obiettivi vi eravate posti una volta realizzata l’idea di dare un seguito al debut?
Volevamo fare un disco che fosse allo stesso tempo un seguito ma anche un’evoluzione di “Either Caesars Or Nothing”. Doveva essere più cattivo, veloce e soprattutto cazzuto!

Cosa vi rende maggiormente orgogliosi di “To Persevere…”?
Il disco anche se molto variegato tra un pezzo e l’altro ha una sua forte identità che rispecchia appieno il background musicale di ognuno di noi. Non è facile trovare la giusta armonia tra i gusti di ognuno ma ci siamo riusciti.

Quanto tempo avete impiegato a mettere in piedi l’intero lavoro?
Ci abbiamo messo circa un anno e mezzo per scriverlo, poi due mesi di pre-produzioni e grossomodo un mese per registrarlo e finirlo in studio.

Per l’artwork vi siete affidati a un’artista di livello internazionale. Come è nata questa collaborazione e quali imput avete dato all’artista per arrivare a quest’opera?
Ho contattato Brent Elliott White (Trivium, Job for a Cowboy) spiegandogli in dettaglio il nostro progetto e cosa avevo in mente graficamente per l’artwork del disco. Gli è piaciuto molto il concept ed essendo poi una cosa che non aveva mai fatto è stata una bella sfida. A quanto mi ha detto l’idea era anche piaciuta molto alla sua ragazza, magari l’ha convinto lei a lavorare con noi!

Quali sono state le maggiori difficoltà riscontrate nella creazione di “To Persevere…”?
Beh, la cosa più faticosa è stata probabilmente la fase di pre-produzione. Per entrare in studio il più preparati possibile e con le idee chiare su tutto eravamo arrivati a fare circa cinque prove la settimana. E’ stato massacrante ma ne è valsa la pena.

I testi hanno sempre un ruolo cardine nel progetto Fomento, qual è il concept generale?
Il concept del primo disco era che l’uomo tende a non imparare nulla dalla storia compiendo sempre gli stessi errori, quindi qualche miglior seguito se non quello di dire che se continua così è veramente un coglione! Ogni pezzo però è una storia a sé e ho cercato di trattare temi che potessero essere stimolanti (“The Skeleton Coast”, “Devil’s Trill” o “The Dysteleological Argument”) e soprattutto visti da una prospettiva originale (“Blood Pact”). Dal mio sito è possibile scaricare il “Lyrics Book” di entrambi i dischi e spero li troviate interessanti.

Quanto conta oggigiorno per una band avere alle spalle un’etichetta discografica capace di spingere un disco a dovere?
E’ fondamentale! Ci sono un milione di cose che ormai si possono fare da soli, più o meno bene, ma avere un’etichetta alle spalle può fare davvero la differenza. Siamo molto grati alla Coroner Records per tutto il duro lavoro che hanno messo nel promuovere e distribuire il disco in tutto il mondo, è grazie a loro che il nome Fomento gira in Europa come in America.

In passato avete condiviso il palco con act di livello internazionale. Dal punto di vista live cosa dobbiamo attenderci dal 2012 in casa Fomento?
Stiamo organizzando tutta una serie di date per l’estate e speriamo di riuscire anche a tirar su qualche bel tour per la prossima stagione per promuovere il disco anche oltralpe.

Roma è da sempre una scena attivissima, soprattutto in sede hardcore. Nel metal come si muove? E quali band sentite di consigliarci?
Beh, la scena hardcore in realtà negli ultimi anni è mezza morta con gran parte delle band che si sono sciolte, mentre quella metal fa come sempre un po’ fatica a imporsi soprattutto perché si tende a seguire trend di genere che magari nel resto del mondo sono già vecchi. Vi posso consigliare i Fomento, si dice che sono forti!

C’è qualche emergente che state seguendo con interesse?
Nessuna in particolare, personalmente non ho visto grandi novità in giro negli ultimi tempi. Forse giusto i Fomento, è uscito il loro nuovo disco e spacca veramente il culo!

Chiudete pure a vostro piacimento!
Grazie mille per l’intervista e seguiteci su FaceBook per novità sul disco, sui live, per foto di donne nude e quant’altro!

www.fomento.it
www.facebook.com/fomentometal
www.marcokrasinski.com



“Idioti” di Uochi Toki

Recensione di Giulia Galvani

Uochi Toki. La più innovativa realtà musicale di rap sperimentale in circolazione nel panorama underground italiano.? Sono un duo, formato da Matteo Palma “Napo”, voce e testi, Riccardo Gamondi “Rico”, basi elettroniche.
Idioti, il titolo del loro ultimo lavoro. Un disco POP il loro.
Un disco che scorre tra passato, presente e futuri improbabili.
POP come popular, non come musica leggera, diventata sinonimo di musica vuota che non dice e che non sa di niente. Pesante, come la pesantezza, senza accezione negativa alcuna in tal contesto, dei contenuti riportati nei versi, nei fiumi di parole dei Uochi Toki. Non di facile ascolto, per chi non risulta essere amante del genere, ma al tempo stesso diverso da dischi che potrebbero essere fatti rientrare nel loro ambito musicale, in quanto quello degli Uochi Toki risulta essere un genere tutto loro, uno stile unico e inconfondibile, un marchio di fabbrica, oramai. Testi elaborati che si snodano seguendo le interessanti basi musicali. Un’elaborazione complicata, un disco in cui nulla è stato lasciato al caso, dalla minima parola sino al più piccolo suono.
Dicono di aver fatto un disco pop.
Possiamo fargli passare l’espressione, ringraziandoli di aver ripulito tale termine troppo spesso associabile a musica di diffusione di massa, ridandogli la primigenia dignità di musica popolare, in quanto legata al popolo, o per essere più moderni, alla gente.
Intelligenti e irriverenti. Esplosioni di suoni e parole, che formano frasi, che formano canzoni, discorsi e un disco intero; si muovono in simbiosi, interagiscono, l’una serva l’altra e viceversa. Il connubio tra musica e parola. Né Rap, né Hip Hop, semplicemente Uochi Toki Style.
I testi che scorrono veloci come neutrini raccontano storie, riportando alla mente dell’ascoltatore dolori, ricordi, paure, situazioni, che sono comuni agli uomini, per questo è un disco POP. Perchè l’ascoltatore non può far a meno, di immedesimarsi nei racconti, ognuno a suo modo, ognuno ci può trovare qualche cosa da far suo, qualche spunto di riflessione. Tra una frase e l’altra portano il pubblico a sviluppare un pensiero, spingono al ragionamento.
Idioti esce ufficialmente il 6 Marzo per La Tempesta, attivissima etichetta indipendente. Gli Uochi Toki entrano nel suo ricco rooster nel 2009, pubblicando con la stessa Libro Audio, e Cuore Amore,Errore, Disintegrazione, sino a Idioti, Marzo 2012, il settimo lavoro di studio dei nostri affezionatissimi.
Mi fermo qui, anche perchè la recensione di questo disco la fanno loro, quindi mi limito a riportare umilmente alcune impressioni senza pretese. La traccia in questione è proprio ”La Recensione Di Questo Disco”.
Un album questo, come i lavori precedenti, ricco di frequenze basse, quindi attivate i woofer, abbassate le luci e buon ascolto!



“Don’t Try This At Home” – Billy Bragg

“Don’t Try This At Home” è il quarto album in studio del cantautore inglese Billy Bragg. E’ uscito il 17 settembre 1991 per Elektra Records.
La canzone “Tant Park Salute” è stata scritta per suo padre, Dennis Bragg, morto di cancro ai polmoni quando Billy era diciottenne. Ha detto che durante un concerto a Barking, dove è cresciuto, è stato talmente colpito dalla presenza della madre e del fratello tra la folla che ha tenuto una copia del testo nel caso se lo dimenticasse durante l’esibizione.

Tracklist

01 Accident Waiting To Happen
02 Moving The Goalposts
03 Everywhere
04 Cindy Of A Thousdand Lives
05 You Woke Up My Neighbourhood
06 Trust
07 God’s Footballer
08 The Few
09 Sexuality
10 Mother Of The Bride
11 Tant Park Salute
12 Dolphins
13 North Sea Bubble
14 Rumours Of War
15 Wish You Were Her
16 Body Of Water



“The Golden Age” di Your Demise

Ve li ricordate i Your Demise di “The Blood Stays On The Blade” e “Ignorance Nerver Dies”? Quando erano tutto velocità, violenza e ignoranza? Beh dimenticateveli, perchè non torneranno mai più. Qualcuno potrà obbiettare che questo pensiero si possa ricondurre già al precedente “The Kids We Used To Be”, ma nonostante fosse lontano anni luce dagli antichi fasti, riusciva a regalare ancora qualche emozione. Certo gli esperimenti melodici hanno fatto storcere il naso a più di qualcuno, ma solo i maliziosi erano riusciti a pensare che quella sarebbe stata la nuova direzione musicale del gruppo. Beh devo dire che ci avevano visto bene e che il gruppo l’ha fatta fuori dal vaso.
Non c’è niente che funzioni in questo “The Golden Age”: una voce debole che tenta di ruggire finendo per essere un misero miagolio, una produzione piatta e leccata, velocità e violenza (?) addomesticate, bordate di pop-core da classifica, tante idee messe a caso senza alcun segno di continuità tra un pezzo e l’altro. “These Lights”, ultimo singolo/video uscito, è l’emblema di dove sia arrivato il gruppo: un cantato pop punk alternato a qualche gracchiata, un ritornello che, seppur melodico, è talmente anonimo che non riesce ad entrarti in testa, pose da rapper da ghetto e una parata di marche e vestiti che farebbe impallidire il più incallito dei poser.
La title track, “Born A Snake” e la conclusiva “Worthless” sono i pezzi “migliori” di questo lavoro. La cosa triste è che farebbero da riempitivi su un qualsiasi album degno di nota. Le tracce restanti sono tanto fumo e poco arrosto: “Push Me Harder” tenta di ricalcare il passato del gruppo senza averne la rabbia e la potenza, “Paper Trails” (con tanto di voce femminile alla Paramore), “These Lights”, “Never A Dull Moment” e “A Decade Of Drifting” giocano con le melodie facili, tentando di essere improbabili hit da classifica per giovani incazzati e ribelli.
Se questa è la direzione che il gruppo ha scelto, buon per loro. Avranno successo, adolescenti rabbiosi e bambine urlanti come fan e potranno fare tutti i video stile fashion show che vogliono. Poco male. Ma a sto punto che cambino nome. Più che altro per una questione di rispetto verso chi li ha seguiti/supportati dagli inizi, incrementando il loro fan base e facendo si che oggi abbiano un nome. Un nome che ora è pieno di strati di fango. Ah no, pardon, intendevo strati e strati di marche e vestiti. L’esempio più lampante di come per molti l’hardcore al giorno d’oggi sia solo una sfilata di moda. Forse avrebbero dovuto controllare che tutto il sangue fosse rimasto sulla lama e lasciare che le lingue bruciassero del tutto. Adieu.



Intervista con Apologies, I Have None

21/03/12

La redazione di Sound Magazine incontra Apologies, I Have None, quartetto londinese che ha all’attivo diversi ep e split e che è giunto finalmente alla pubblicazione del loro primo album “London”. Risponde alle nostre domande il chitarrista/cantante Dan Bond.
Di seguito riportiamo l’intervista in lingua originale.
Domande a cura di Michael Simeon.

Prima di tutto, vorresti presentare te e il gruppo ai nostri lettori?
Ciao Michael, mi chiamo Dan, suono nei Apologies, I Have None, siamo un gruppo di Londra che consiste in Josh, Pj, Joe e me.

Dopo diversi ep e split siete finalmente riusciti a pubblicare il vostro primo album “London”. Vorresti parlarne?
Mi piacerebbe parlarne. L’album è stato un qualcosa su cui abbiamo lavorato per molto tempo ed è una sensazione grandiosa quella di averlo finito e pronto per essere ascoltato. In un certo senso, sembra che tutte le uscite precedenti abbiano messo le fondamenta per questo album, o almeno per me è così. Abbiamo visto come poter lavorare assieme per poter tirare fuori il meglio da ogni canzone e da come suoniamo e sono contento di come l’album sia così vicino alle mie aspettative pià di quanto fatto in passato. Ne sono davvero orgoglioso.

Il titolo dell’album sembra essere un tributo d’amore alla città in cui vivete. In che modo Londra influisce sulla vostra musica e sulle vostre vite?
Se da una parte amo vivere a Londra, questo album non parla per niente di Londra. Le canzoni sono prevalentemente personali, autobiografiche e Londra è stata lo scenario per quelle canzoni ma non ha influenzato per niente il contenuto, se non fornendo punti di riferimento geografici che ogni tanto citiamo. Se fossimo vissuti a Manchester mentre scrivevamo questo album, il risultato sarebbe stato più o meno lo stesso. Detto questo, Londra è una città complessa, con così tanti gruppi, locali, problemi, costi e pressioni che qualcosa di tutto questo è finito nell’album.

Vi seguo dai vostri primi lavori e posso dire che la vostra crescita mi fa pensare ai Against Me!, soprattutto per essere passati da un sound acustico a uno più elettrico. Ve l’ha mai detto nessuno, tipo essere la risposta inglese a quel gruppo? Cosa ne pensi?
Di tanto in tanto ci arriva quel paragone, specialmente ai tempi in qui eravamo solo Josh ed io nel gruppo e le canzoni suonavano come qualcosa dei primi lavori dei Against Me!. Amo i Against Me! e posso vedere le somiglianze e sono più che apposto con il paragone. Penso che a livello di testi ci sia qualche differenza, ma amo la loro energia e dinamicità.

Un’altra cosa che mi ha colpito e che mi ha fatto innamorare di voi ancora di più è il fatto che il vostro nome viene da una frase del testo di “The Tension Between Stillness And Motion” dei Grade. Li avete pure tributati in “Sat In Vicky Park”. Devo dire che hanno una grossa influenza su di voi. Avete mai pensato di coverizzarli ne vostro stile?
E’ stato Josh che mi ha fatto conoscere i Grade qualche anno fa e mi ci è voluto del tempo prima che mi piacessero, non so perchè. Penso che al tempo ascoltavo di più gruppi che erano all’estremo opposto in fatto di melodie, ma quando hanno ingranato li ho amati e il loro sound è stato un’influenza innegabile su di noi, non sono sicuro se sia ovvio o meno. Il finale di Vicky Park è probabilmente la cosa più vicina che faremo per coverizzarli  – non siamo una band che fa cover (nonostante abbiamo fatto uscire lo split di cover assieme a Calvinball e Onsind) perchè quando abbiamo 30 minuti di concerto da suonare, preferisco suonare canzoni che abbiamo scritto, in cui sono personalmente coinvolto e di cui sono orgoglioso.

Come descrivereste la vostra musica? Di sicuro c’è una base punk, ma c’è di più.
C’è sicuramente un’influenza punk nel nostro sound, abbiamo speso gran parte delle nostre vite ad ascoltare dischi punk e a suonare in gruppi punk, ma non penso che le nostre influenze siano limitate al punk, e ascoltiamo una vasta gamma di musica che può essere facilmente identificata nei nostri lavori. Sono un fan di trame, melodie e testi e trovo tutte queste cose in diversi generi musicali a parte il punk. Mentre componevamo “London” ho passato mesi ad ascoltare esclusivamente musica che non era per niente punk, sono stato in qualche modo affascinato dalle cantanti femminili e di come le loro voci siano più dinamiche e potenti di molte voci maschili, e penso che questo abbia avuto una qualche influenza su di me. C’è una ballata per pianoforte sul disco…quindi l’influenza è stata più ovvia di quanto pensassi.

Assieme a Sharks, Crazy Arm e Great Cyinics, siete secondo me una delle migliori realtà di quella che possiamo chiamare come una seconda “british punk invasion”, perlomeno a livello musicale. Cosa ne pensi di questi gruppi e della “scena” inglese in generale?
Trovo davvero eccitante lo stato della musica in Inghilterra al momento. Sono un grande fan dei gruppi che hai citato e la qualità nella loro composizione è consistente, anche se il suono è diverso. Ci sono moltissimi gruppi che lavorano sodo che vanno in tour in Inghilterra e all’estero e penso che la gente al di fuori del tipico giro punk e da fuori l’Inghilterra ci si stia avvicinando e penso che sia una cosa davvero positiva. E’ grandioso per il nostro gruppo di farne parte – almeno in parte perchè riusciamo a suonare con i gruppi che amo.

Avete fatto la granparte dei vostri tour/concerti in giro per l’Inghilterra, c’è la possibilità di vedervi presto in Europa?
Siamo stati da qualche parte in Europa un po’ di volte, ma può essere davvero difficile programmare lunghi tour dall’Inghilterra, percui i nostri tour sono durati poche settimane e nonostante abbiamo suonato dei grandi concerti, non è stato perfetto come avrei voluto. Quest’anno abbiamo in programma di venire in Europa il più possibile. Mi piace andare in tour fuori dall’Inghilterra dove alle volte mi sento familiare. E’ davvero una bella sensazione sentirsi fuori dalla nostra area di sicurezza quando viaggiamo attraverso l’Europa – non sappiamo esattamente in che locale suoneremo, chi incontreremo, dove staremo. Amo tutto questo.

C’è qualche gruppo che ti piace o che hai ascoltato recentemente che vorresti suggerire ai nostri lettori?
I gruppi di cui abbiamo parlato prima sono tutti gruppi che chiunque dovrebbe ascoltare, suonano tutti musica genuina ed onesta ed è davvero la miglior musica che viene fuori dall’Inghilterra al momento. Sam Russo invece è un totale cambiamento di portata in quanto è un solista che suona acustico, ma non c’è nessuno che lo fa come lui, la sua scrittura è su un altro livello.

Bene Dan, grazie per il tuo tempo. Vorresti aggiungere altro?
Nessun problema, grazie per l’intervista Michael.

 

 

So first of all would you like to introduce yourself and the band to our readers?
Hi Michael, my name is Dan, I play in Apologies, I Have None, we’re a band from London made up of Josh, Pj, Joe and myself.

After several eps and splits you’ve finally get to release your first album “London”. Would you like to talk about it?
I would love to talk about it. The album has been something we’ve been working on for a long time now and it feels great to have it finished and ready for people to hear it. In a way, it feels like all the releases before now have been building towards this record, at least to me anyway. We’ve been figuring out how we work together to bring out the best in each song and our own playing and I’m content that the record sounds closer to my own expectations than anything we’ve done previously. I’m very proud of it.

The album title looks like a love tribute to the city you live in. How does London affect your music and your lives?
While I love living in London, the record isn’t about London at all. The songs are mostly personal, autobiographical songs and London has been the setting for those songs and hasn’t influenced the content much at all, other than providing some of the geographical landmarks we reference at times. Had we been living in Manchester when writing this album it would have sounded more or less exactly the same. That said, London is a complex city, with so many bands, venues, hassles, expenses and pressures that some of that is bound to end up in the record.

I’ve been following you since your early works and I might say that your growing remind me of Against Me!, most of all from going from an acoustic vibe to a more electric one. Has anyone ever told you that, I mean like being the British answer to that band? What do you think about it?
We get that comparison from time to time, particularly back when it was just Josh and I in the band and the songs sounded more like some of Against Me’s earlier stuff. I love Against Me and I can see the similarities and I’m more than fine with the comparison. I think lyrically, there is little cross over, but I love their energy and dynamics.

Another that caught me and made me love you even more is the fact that your name comes from a line of Grade’s song “The Tension Between Stillness And Motion”. You also tributed them in “Sat In Vicky Park”. I must say they somehow have a huge influence on you guys. Ever thought about covering them in your style?
It was Josh that actually introduced me to Grade quite a few years ago and it took me a little while to get into it at first, I don’t know why. I think at the time I was listening to bands that were perhaps at the poppier end of the spectrum but once I got it though, I really loved it and their sound has been a definite influence on us, though whether thats obvious or not I’m not sure. The ending of Vicky Park is probably the closest we’ll come to covering them though – we aren’t a band who really do covers (despite releasing the split covers record with Calvinball and Onsind) because when we get 30 minutes to play at most shows, I prefer to spend that time playing songs that we have written, that I feel personally involved with and proud of.

How would you describe your music? There’s surely a punk vibe, but there’s more in it.
There’s definitely a punk influence on our sound, we’ve all spent huge parts of our lives listening to punk records and playing in punk bands, but I don’t think our influences are limited to punk at all, and we listen to a much wider scope of music than might be easily identifiable on our records. I’m a fan of hooks, melody and lyrics and I find all of these things in other styles of music aside from punk. Through writing for ‘London’ I spent months listening almost exclusively to music that wasn’t punk at all, I got kind of fascinated with female vocalists and how their voices are often more dynamic and powerful than most guys voices, and somehow I am sure that has had at least some influence on me. There’s a piano ballad on the record…so perhaps the influence was more obvious than I thought.

Along with Sharks, Crazy Arm and Great Cynincs, you are in my opinion one of the best realities in what we can call a second “british punk invasion”, at least musically. What do you think about these bands and the british “scene” in general?
I’m finding the state of music in the UK really exciting at the moment. All the bands you mentioned I am a huge fan of and the quality in their songwriting is really consistent, even if the sound is diverse. There’s loads of awesome, hard-working bands touring the UK and abroad at the moment and I think people outside of the typical ‘punk scene’ as well outside of the Uk are coming round to it which I think is really positive. It’s exciting for our band to feel like a part of that – at least partly because we get to mostly play shows with bands that I love watching.

You’ve done most of your tours/gigs around England, is there going to be a possibility to see you in mainland Europe sometimes soon?
We’ve been round some parts of Europe a few times previously but it can be difficult to book up lengthy tours from the UK, so our tours have usually been a few weeks at most and despite us playing some great shows, haven’t been as thorough as I’d like. This year though we definitely plan on coming through as much of Europe as we can though. I love touring outside the UK where it can feel all so familiar at times. It’s really enjoyable to feel out of our comfort zone when we drive around Europe – we never know exactly what kind of venue we’ll be playing, who we’ll meet, where we’ll stay etc. I love it.

Is there any band you like or listen to lately that you would like to suggest to our readers?
The bands we talked about previously are all bands that anyone should have a listen to, they all play very genuine, honest music and it really is some of the best music I think is coming out of the Uk at the moment. Sam Russo is a total change of pace from the bands mentioned here as he plays solo acoustic, but there’s no-one doing it better than him – his songwriting is on another level.

Well Dan, thank you for your time. Anything you would like to add?
No problem, thanks for the interview Michael.



“White Butterfly” – InMe

“White Butterfly” è il secondo album del trio dell’Essex InMe. E’ stato pubblicato il 20 giugno 2005 dalla V2 Records.
L’album segna una svolta rispetto al precedente “Overground Eden”, specialmente nella voce di Dave McPherson, che passa da un tono rabbioso e sporco ad uno più melodico e pulito. E’ anche l’ultimo album assieme al bassista Joe Morgan.

Tracklist

01 7 Weeks
02 So You Know
03 This Town
04 Otherside
05 Faster The Chase
06 You’ll Get There
07 White Butterfly
08 Safe In A Room
09 Just A Glimpse
10 Almost Lost
11 A World Apart
12 Chamber



“Answers” di Reflections Of Internal Rain

“Answers” è il secondo capitolo della discografia del quartetto serbo Reflections Of Internal Rain. Gli innumerevoli tour in giro per l’europa devono aver giovato al gruppo, che sembra essere in uno stato di grazia.
Rispetto al precedente “Last Flood” il gruppo suona più compatto e sicuro di se, regalando 7 schegge impazzite, suonate al fulmicotone. I ROIR suonano un hardcore decisamente emozionale, e non sto parlando di frange che alternano voci angeliche a versi gutturali. Parlo di una voce che spasima e rantola, riversando tutte le sue emozioni su ritmiche forsennate e intrecci chitarristici che rimandano alle migliori cose uscite per la Ebullition Records. Un po’ come se avessero trovato l’anello mancante tra la sensibilità sofferta dell’emoviolence e la velocità e compattezza del hardcore. Il tutto suonato con un’etica diy che fa si che il gruppo non venga inquadrato facilmente e suoni a suo modo originale.
“Committed To Silence”, “With One Eye Opened” e la title track “Answers” sono gli episodi migliori di un ep che deve essere ascoltato tutto d’un fiato. Un plauso va anche ai testi, molto introspettivi ed emotivi, che danno quel tocco in più ai 7 pezzi.
Che dire, non è sicuramente un prodotto per tutti, specialmente se siete abituati a iper produzioni, marche e vestiti trendy. Dico solo che dai solchi di questi pezzi esce tutto il sudore, la rabbia, l’etica e la passione di un gruppo che si sta sbattendo non poco per portare avanti la propria musica senza scendere a compromessi “commerciali”. Un po’ quello che dovrebbe fare ogni gruppo, senza dover voler cavalcare l’onda a tutti i costi. “Answers”, risposte. Ne volete? Procuratevi questo ep e non lasciate che i ROIR siano una semplice voce fuori dal coro.



“Souvlaki” – Slowdive

“Souvlaki” è il secondo album in studio del gruppo dream pop/shoegaze inglese Slowdive. E’ uscito il 17 maggio 1993 in Inghilterra e l’8 febbraio 1994 negli Stati Uniti.
Considerato da tutti come il loro miglior album, vede anche il contributo del co-produttore Brian Eno, che suona il sintetizzatore su “Sing” e “Here She Comes”.

Tracklist

01 Alison
02 Machine Gun
03 40 Days
04 Sing (Brian Eno, Slowdive)
05 Here She Comes
06 Souvlaki Space Station
07 When The Sun Hits
08 Altogether
09 Melon Yellow
10 Dagger



“Noiseless” di Foxxes

Ritorno in grande stile per i Foxxes, giovane gruppo hardcore inglese. Avevano già impressionato positivamente con il precedente ep “Forget The Rain”, tornano ora con “Noiseless”, ep di 3 tracce che fa da apripista all’imminente primo album che dovrebbe vedere la luce a fine anno.
“Noiseless” ci mostra quanto il gruppo sia cresciuto rispetto ai precedenti lavori. L’iniziale “Let Me Drown” ci mostra come sia maturata notevolmente la voce del cantante Cameron, che esplode in tutta la sua sufferenza sul midtempo iniziale, vomitando i suoi demoni fino al pessimismo che accompagna l’accelerata finale. La chitarra acustica che apre “Faces Blurred” viene seguita da ritmiche più dinamiche del pezzo precedente, portando l’ascoltatore verso un crescendo melodico che rimanda allo stile classico del gruppo. La conclusiva “Noiseless”, che da il titolo all’ep, è sicuramente il pezzo più interessante del lavoro, dove liriche al vetriolo si stendono su ritmiche sì melodiche, ma più pensanti e meno scontate rispetto a quanto fatto in passato dal gruppo, segno che il quintetto è pronto a fare il salto di qualità.
Certo tre pezzi sono pochi per giudicare un gruppo, ma è evidente ed innegabile che i Foxxes abbiano aumentato il proprio potenziale, e questo non fa altro che ben sperare per il futuro album di debutto. Certo è anche difficile emergere nel calderone di tutte le migliaia di band che affollano il panorama mondiale, ma sicuramente i cinque inglesi sapranno dire la loro, forti di un discreto seguito e di potenti esibizioni live. L’ep è in download gratuito sul sito della Strikedown Records, quindi se già conoscete il gruppo o semplicemente siete curiosi sapete cosa fare. Non sarete mica così pigri da non fare un paio di clic?